La Marcia Mondiale per far germogliare una rivoluzione nonviolenta

Pressenza - Friday, October 9, 2026

Quando si parla di rivoluzione, spesso si immaginano soltanto folle che invadono le strade in modo spettacolare, a volte con violenza, assaltando edifici simbolici, ecc. Esiste però una forma di rivoluzione più silenziosa che sta germogliando in tutto il pianeta, dalla base sociale fino alle iniziative di alcuni leader ispirati e che, evidentemente, non appare nei mezzi di comunicazione ufficiali.

Per mettere in luce tutti questi contributi positivi che stanno emergendo in diverse parti del pianeta, nel 2009 un idealista e moderno Don Chisciotte originario della Mancia (Spagna), Rafael de la Rubia, ebbe l’ispirazione e propose quella che sembrava una follia: fare un percorso attraverso il pianeta. Con il sostegno di Silo e la collaborazione di amici umanisti di tutto il mondo, prese così il via la 1ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, con un’équipe multiculturale di una dozzina di persone che attraversò diversi continenti, partendo da un luogo simbolico della Nuova Zelanda e arrivando a Punta de Vacas (Argentina, 2009), con una tappa in India sotto gli auspici di Gandhi.

Furono 93 giorni attraverso 97 Paesi dei cinque continenti. Non si trattava tanto di camminare fisicamente, quanto di fare luce, lungo tutto il percorso, sulle iniziative a favore della pace e della nonviolenza, e ispirando altre persone a realizzare azioni nella stessa direzione. Questo avvenne in ambiti quali la cultura, l’educazione, l’ecologia e la politica, attraverso marce naturalmente, ma anche concerti e giornate tematiche, sia sociali che culturali.

Com’è stato possibile? Con quali mezzi?

Tutto questo è stato realizzato in modo completamente autonomo, senza il sostegno finanziario di alcuna istituzione e senza pubblicità commerciale di multinazionali, ma con collaborazioni puntuali nelle nostre attività e campagne, secondo il luogo, in modo da non mettere mai in pericolo la nostra libertà di espressione né compromettere le nostre posizioni.

Poi sono arrivate la 2ª e la 3ª Marcia

Dopo aver realizzato la prima Marcia, con la chiara intenzione di continuare a diffondere questi ideali di nonviolenza, si è presa in considerazione la possibilità di realizzare una seconda Marcia dieci anni dopo, nel 2019. Questa volta faceva il giro completo del pianeta, partendo da Madrid e tornando a Madrid 159 giorni dopo, dopo aver attraversato 51 Paesi e 122 città.

Nel frattempo, l’esperienza aveva ispirato un gruppo di donne, che presero l’iniziativa di organizzare marce regionali in America Centrale e in America Latina.

Non si aspettarono altri dieci anni per la Marcia successiva: la 3ª Marcia si è svolta nel 2024-2025, partendo dalla Costa Rica (il Paese che ha abolito il proprio esercito dichiarando la Pace al mondo) e tornando nuovamente lì.

Tutte le Marce hanno seguito gli stessi criteri, adattando però parte dei temi iniziali ai luoghi e al momento storico.

E oggi siamo arrivati alla quarta edizione?

Di fronte alla situazione mondiale, nella quale si stanno presentando sempre più conflitti, rendendo più complicati gli spostamenti e aumentando anche la pressione economica necessaria per autofinanziare un percorso internazionale, si è deciso di cambiare formato.

Si sarebbe realizzata una marcia in ogni città, cioè nel periodo compreso tra due date simboliche: il 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace, e il 2 ottobre, Giornata Internazionale della Nonviolenza (con uno scarto di circa un giorno in più o in meno). E si sarebbe fatto ogni anno. Ed è proprio ciò che stiamo facendo.

Per quanto ne sappiamo, fino a oggi la 4ª Marcia nella mia città si è svolta in più di 200 città distribuite nei diversi continenti, dove sono state organizzate attività come marce, figure umane e iniziative culturali.

Tra gli altri Paesi, possiamo citare: Nepal, Bangladesh, India e Filippine in Asia; Colombia, Argentina, Brasile ed Ecuador in America; in Europa, Italia, Spagna, Francia, Danimarca e Grecia; e in Africa, Senegal e Benin.

L’obiettivo è arrivare a 1.000 città, proseguendo ogni anno fino al 2029, per celebrare il ventesimo anniversario della 1ª Marcia Mondiale.

In altre parole, ogni anno, durante quei giorni, si vuole realizzare il maggior numero possibile di attività nelle città di tutto il mondo.

Siamo passati da un percorso geografico alla produzione del maggior numero possibile di eventi concomitanti per lanciare un segnale al mondo. Riteniamo che, affinché questo abbia un impatto, sia fondamentale il tema della comunicazione.

Che cosa ha permesso e che cosa sta facilitando la Marcia Mondiale?

Da una parte, ha aperto porte a diversi livelli per trasmettere il nostro punto di vista:

  • A persone con una certa influenza nel loro ambiente, siano esse personaggi della cultura, intellettuali o politici, che hanno ricevuto la delegazione della Marcia o partecipato a giornate e forum.
  • A livello di istituzioni e di organismi internazionali, con i quali si continua a collaborare, come Mayors for Peace, WILPF, la Cumbre Mundial de Premios Nobel de la Paz, Peace Boat, ICAN — campagna per la proibizione delle armi nucleari —, l’Iniziativa delle Religioni Unite, la Federazione della Terra, tra gli altri. In questo modo si moltiplicano le connessioni e le possibilità.
  • Educazione: nelle scuole è stata promossa la realizzazione di laboratori, giornate tematiche e simboli umani della pace e della nonviolenza. I simboli, realizzati anche in molte altre occasioni, hanno permesso di entrare in modo ludico nel tema e di aiutare le persone a prendere coscienza di ciò che significano pace e nonviolenza: mettere il proprio corpo, affrontare la violenza e opporvisi. È stata inoltre proposta l’assunzione di un impegno etico: non utilizzare mai le proprie conoscenze per danneggiare un altro essere umano.
  • Università: l’esperienza della Marcia ha favorito notevolmente l’incontro con e tra università di diversi Paesi e continenti, creando progressivamente relazioni e collaborazione, con l’idea di costruire una rete internazionale di università per la pace e la nonviolenza attiva. Va sottolineato il caso dell’Università di Perugia, dove si è svolto un incontro con più di 40 rettori e dove è in corso un protocollo d’intesa per sviluppare nuove iniziative, e quello dell’Università per la Pace delle Nazioni Unite, con sede in Costa Rica, che ora ha una sede a Roma.
  • L’apertura verso altre culture e tra le culture, attraverso concerti ed esposizioni di artisti che condividono alcune delle loro opere. «Il semplice fatto di sapere che, in altri luoghi, in tutto il pianeta, ci sono persone che lavorano anch’esse per la pace e la nonviolenza incoraggia a continuare ad agire con speranza». Dare visibilità ad azioni che, in linea di principio, non ricevono alcun sostegno e alle quali i mezzi di comunicazione non danno spazio apre la mente delle persone che molto spesso pensano che il loro problema di violenza sia esclusivo, così come lo sarebbero le possibili soluzioni.
  • Approfondire ciò che significa realmente la nonviolenza e applicare la sua metodologia d’azione nella vita quotidiana.
  • Senza dimenticare che la 1ª Marcia Mondiale ha dato origine alla creazione di Pressenza, l’agenzia di stampa internazionale umanista oggi attiva in numerosi Paesi.

Per concludere, è opportuno sottolineare un tema chiave, un concetto fondamentale di questa Marcia: promuovere l’espansione numerica e geografica di qualsiasi iniziativa a favore della pace e della nonviolenza, invitando qualsiasi persona o collettivo a riprodurre e ampliare azioni, grazie ai contatti creati dalla Marcia.

Per esempio: un coro di una città X entra in contatto con un altro coro con l’obiettivo di creare una rete di 1.000 cori per la pace. Per facilitare la moltiplicazione dei simboli umani, è stato redatto un manuale d’istruzioni in diverse lingue, affinché possano essere riprodotti ovunque e a qualsiasi scala.

L’idea è uscire dalla nostra zona di comfort per ampliare e moltiplicare l’eco di ciò che facciamo, sia in termini di dimensioni sia di numero e di luoghi, creando queste reti di nonviolenza. Andare oltre le richieste di pace e il pacifismo, che reclama la fine delle guerre, per avanzare verso la costruzione di una vera cultura della nonviolenza.

Per questo continuiamo, perché pensiamo e sentiamo che questo è il tentativo che vale la pena fare.

https://theworldmarch.org/

Presentazione diapositive:

Martine Sicard