Gli ingredienti per fare la Pace

Pressenza - Saturday, October 3, 2026

Novanta bambini, dai 6 ai 10 anni, insieme per una domanda grande, forse grandissima: come possiamo sconfiggere la violenza e costruire la Pace?
Sono piccoli, è vero. Ma ormai da tempo sentono parlare di guerra, di conflitti, di persone costrette a lasciare le proprie case. E forse proprio per questo hanno bisogno, più che mai, di parlare di Pace. Non come di qualcosa di lontano e astratto, ma come di qualcosa che possiamo imparare a costruire ogni giorno, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nel modo in cui guardiamo e ascoltiamo l’altro.


E così insieme ad Irene L’ Abate e Claudia Baietta della Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti” abbiamo chiesto a ciascuno di loro di portare un libro. Non un libro qualsiasi, ma un libro che, tra le sue pagine, potesse nascondere un ingrediente per fare la Pace.
Ne sono arrivati tanti: storie diverse, personaggi, avventure, emozioni e parole capaci di suggerire che la Pace può avere molti ingredienti. L’ascolto, l’amicizia, il coraggio, la gentilezza, il rispetto, la capacità di chiedere aiuto, il perdono, l’empatia… e soprattutto la possibilità di imparare a stare in relazione con gli altri senza ferirli.


Tra le nostre riflessioni abbiamo incontrato anche la Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, attraverso due figure simboliche che aiutano a comprendere il nostro modo di comunicare: la giraffa e lo sciacallo.
La giraffa, con il suo grande cuore, ci insegna ad ascoltare ciò che accade dentro di noi e dentro gli altri, a riconoscere i bisogni e le emozioni, a cercare parole che non feriscano.
Lo sciacallo, invece, rappresenta quella parte di noi che giudica, accusa, attacca, pretende. Quella voce che spesso compare quando siamo arrabbiati o feriti e che rischia di trasformare un conflitto in uno scontro.
E allora ci siamo chiesti: quale delle due voci vogliamo allenare?
Abbiamo scoperto che la Pace non significa non litigare mai. Significa imparare a litigare in modo diverso. Significa poter dire “sono arrabbiato” senza trasformare la rabbia in violenza; poter dire “ho bisogno di essere ascoltato” invece di urlare; riuscire a guardare l’altro e chiedersi: “Che cosa sta provando? Di che cosa ha bisogno?”
Forse la Pace comincia proprio da qui.
Da una parola scelta con cura.
Da un ascolto in più.
Da un giudizio in meno.
Da una mano tesa.
Da un bambino che scopre di avere dentro di sé la possibilità di cambiare qualcosa.

Perché per cambiare il mondo, forse, non bisogna aspettare di diventare grandi.
Si può cominciare oggi.
E magari il primo ingrediente è proprio questo: credere che le nostre parole e le nostre azioni possano fare la differenza.

Beatrice Barbieri (insegnante scuola primaria Montagnola)

Redazione Toscana