Tag - eirenefest

Quanti bei LIBRIx alla Humanweek 2026 a Milano!
Alla prima edizione milanese di Eirenefest organizzata nella cornice della Humanweek 2026 (1-4 ottobre), ha esordito il format LIBRIx, 1 libro in 10 minuti, immaginato e realizzato dal Centro di nonviolenza attiva di Milano, co-fondatore e parte del comitato promotore di Eirenefest. Cos’è LIBRIx esattamente? Una declinazione del più noto TEDx in chiave, appunto, libraria. Un susseguirsi di incontri con autrici, autori e molto altro, invitat3, in massimo dieci minuti, a raccontare un libro, condividere un’idea o una prospettiva di pace, nonviolenza e cambiamento. A inaugurare il format sono state persone, le più varie, che hanno partecipato alla call con una proposta di libro, scritto o semplicemente letto da loro e che, nei modi più inattesi e inconsueti, toccano questioni tanto care alla Humanweek: inclusione, dialogo, superamento delle violenze e delle discriminazioni di genere, diritti umani, pratiche di disarmo e azioni nonviolente. Sul palco color della pace, hanno preso la parola docenti, attivist3, giornalist3, scrittrici e scrittori, ricercatrici e studiose di ogni età e provenienza.  Hanno presentato opere con titoli ispiranti ed evocativi che vale la pena riportare e ricordare, insieme a chi gli ha dato voce e corpo. La nonviolenza come pratica concreta ha avuto ampio spazio attraverso il racconto dell’esperienza di Danilo Dolci presentata da Giorgio Schultze, della giustizia riparativa illustrata da Antonella Meiani, dell’educazione con il dialogo spiegata da Annabella Coiro, fino alle figure, portate da Sabina Langer, che hanno agito la nonviolenza come via al cambiamento. La riflessione di Elena Cerruto sulla DanzaMovimentoTerapia come esperienza di ascolto, relazione e trasformazione, ha reso una testimonianza ulteriore sul tema. Centrale è stato anche il focus sul ruolo delle donne nella costruzione della pace: Elisabetta Vergani, Elisabetta Ruffini ed Emma Baiguera hanno riacceso la memoria sui tre milioni di firme raccolte dalle donne italiane tra il 1947 e il 1948, Valeria Russo ha aperto una porta sul femminismo musulmano, Rossana Di Fazio e Clarissa Limonta hanno condiviso una serie di studi e pubblicazioni sull’impegno femminile contro la guerra. LIBRIx ha affrontato poi le diverse forme della violenza: quella psicologica con Pietro Verdelli e quella di chi opera nelle zone di conflitto come il volontario Ludovico Gualano. Elisabetta Tealdi ha reso omaggio a Gino Strada attraverso le pagine della sua opera postuma, richiamando il valore della cura e della difesa dei diritti, mentre Alex Miozzi con Spiragli ha mostrato come la letteratura possa aiutare a interrogarsi sulla guerra. A chiudere, Giuseppe Mazza ha presentato il suo Campagne di guerra, lavoro che mostra quanto e come comunicazione e propaganda possano contribuire a costruire l’immaginario bellico. A questa lista, giù ricca di portati e significati, si sono aggiunti due fuori programma molto graditi e decisamente in tema: i lavori di Alessio Signoriello e Marisa Mazzini editi da Another Coffee Stories, che pubblica letteratura dei diritti umani declinati su tutto i generi. Librix ha occupato lo spazio del pomeriggio di venerdì 2 e della mattina di sabato 3 ottobre, permettendo a chi c’era di ascoltare e poi restare per partecipare a un momento di confronto collettivo e condiviso. Perché la sfida lanciata con questo format è mettere in circolo saperi e punti di vista in grado di far cambiare gli sguardi, i pensieri e le azioni. Una sfida ambiziosa, che ha come unico prioritario obiettivo quello di praticare la nonviolenza per costruire la pace. Qui la playlist per guardare o rivedere le presentazioni di LIBRIx 2026! Questi i titoli dei libri presentati * A ritmo di Cuore. DanzaMovimentoTerapia tra Oriente e Occidente — E. Cerruto, Xenia Edizioni, 2023 * The Feeling Dance Therapist — E. Cerruto, Xenia Edizioni, 2024 * L’ascesa alla felicità — Danilo Dolci, nuova edizione a cura di Giorgio Schultze, Spazio Cultura Edizioni, 2025 * Oltre la vendetta. La giustizia riparativa in Italia — M. Bortolato e E. Vigna, Laterza, 2025 * Donne belle bandiere di pace — Elisabetta Vergani, Enciclopedia delle donne.it, 2026 * Donne e uomini che hanno scelto la nonviolenza attiva — S. Langer e A. Coiro, Multimage, 2026 * Il posto dove stare. Racconti di viaggio di un volontario in Ucraina — Ludovico Gualano, Cinesmania Edizioni, 2024 * Una persona alla volta — Gino Strada, Feltrinelli, 2022 * Un livido nell’anima. L’invisibile pesantezza della violenza psicologica — a cura di P. Pace, Mimesis, 2018 * Racconti fra guerra e pace — a cura di Alex Miozzi e Gian Luca Margheriti, Neos Edizioni, 2023 * Femministe musulmane — Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki, Astarte Edizioni, 2026 * Liberare la speranza — Giuliana Chiaretti, Enciclopedia delle donne.it * Fuori la guerra dalla storia — Lidia Menapace, Enciclopedia delle donne.it * Vogliamo vivere — Cairoli, Fossati e Migliucci, Enciclopedia delle donne.it * Educare con il dialogo. Attività e percorsi di nonviolenza — A. Coiro, G. Fanara e S. Langer, Erickson, 2025 * Campagne di guerra. 150 anni di comunicazione, pubblicità, propaganda — Giuseppe Mazza, Prospero Editore, 2023 Redazione Milano
October 8, 2026
Pressenza
L’ascesa alla felicità di Danilo Dolci alla Humanweek
Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore, Giorgio Schultze la sua presentazione del libro di Danilo Dolci L’ascesa alla felicità a Milano durante la  HumanWeek e l’Eirenefest, Venerdì, 2 ottobre 2026 --------------------------------------------------------------------------------   Oggi vi parlerò brevemente di un libro, L’ascesa alla felicità e del suo autore Danilo Dolci. Danilo Dolci, il padre, assieme ad Aldo Capitini, della nonviolenza in Italia. Il “Gandhi della Sicilia”. Il promotore del primo sciopero della fame in Italia, nel 1952, tra i poveri pescatori di Trappeto, in provincia di Palermo L’inventore dello “sciopero alla rovescia”: i disoccupati che lavoravano per migliore una trazzera del proprio paese. Attività che gli costò l’arresto, il carcere ed un processo che, nel 1956, divenne memorabile. Il suo avvocato difensore era nientemeno che Piero Calamandrei, che fece della sua arringa difensiva una lezione magistrale sulla Costituzione Italiana e di ciò che la nascente repubblica “basata sul lavoro” doveva essere, ma che ancora non era. Ma chi era Danilo Dolci prima di diventare quel Danilo Dolci, che in molti abbiamo conosciuto? Siamo nell’immediato dopoguerra, nel pieno della transizione tra le macerie della guerra e del Nazi-fascismo e la ricostruzione materiale, morale, spirituale di un popolo alla ricerca della propria libertà, identità e dignità mai acquisite. A Sesto San Giovanni, la città simbolo, medaglia d’Oro della Resistenza operaia a nord di Milano, si aprono le scuole serali per gli operai che vogliono studiare, imparare, conoscere. Nel 1948, in una di queste, giunge un giovane, alto e robusto, di 24 anni, che per pagarsi gli studi nella facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano, fa l’insegnante di materie tecniche. Il suo nome è Danilo Dolci. Questo docente, più giovane dei suoi stessi studenti-operai, ha un approccio non convenzionale: non vuole travasare nozioni, vuole far riflettere; non vuole istruire, vuole educare; non vuole dare risposte, ma pone domande. E’ l’inizio della sua maieutica reciproca: dove chi insegna impara da coloro a cui insegna; dove prima di dare le risposte ci si deve interrogare su quali siano le “vere” domande. Un metodo che richiede un unico sforzo: fermarsi a riflettere. Sì “fermarsi” e “riflettere”, due atti molto difficili a livello personale e profondamente sovversivi a livello sociale, in un mondo sempre in accelerazione, ad elevato consumismo ed ad alta entropia. Un esercizio non accettabile da chi ci vorrebbe privi di un pensiero critico. Perchè fermarsi a riflettere potrebbe ribaltare lo stabilito e porci domande sempre più profonde. Per esempio, se io ti chiedessi “cosa ti rende felice?” suonerebbe diverso da chiderti: Come puoi essere felice se, intorno a te, i tuoi fratelli e le tue sorelle vengono consumati e travolti dalla fame, dalla miseria, dalla guerra? E fu proprio questa la domanda che pose Danilo ai suoi studenti. Una domanda che implicitamente poneva la questione della felicità non come uno stato apparente e provvisorio a livello personale, ma come presa di responsabilità crescente della nostra vita e di quella di coloro che ci circondano. Poneva la questione del “prendersi cura”, di sè, degli altri del mondo. Una domanda che ampliava l’orizzonte della propria essitenza: chi sono i miei fratelli, le mie sorelle? Dove si ferma il cerchio della “fratellanza” o della “sorellanza”? Una domanda che costrinse i suoi studenti a fermarsi a riflettere e chiedere aiuto, non solo a Danilo, ma a tutti i suoi amici più fidati: i libri. Decine, centianaia di libri (ai tempi non esisteva internet e l’intelligenza era solo quella umana), attraverso cui consultare filosofi, pensatori, scrittori, poeti, mistici di tutti i tempi e di tutte le credenze: da Socrate a Marco Aurelio, da Aristotele a Bentrand Russel, dalla Bibbia al Ramakrishna. Testi che, anche dopo centinaia o migliaia di anni, erano ancora “vivi” e pronti a ridonare l’eterna saggezza di coloro che avevano avuto il coraggio di sondare i tortuosi e misteriosi sentieri dell’animo umano. Tutti coloro che dall’antichità ci stanno ancora parlando dal “futuro”. Un futuro molto diverso da quello che gli uomini della paura, dell’angoscia, della guerra ci stanno raccontando. Il giovane Danilo, raccolse e riordinò pazientemente centinaia di pensieri, aforismi, suggestioni. Li organizzò secondo un indice di argomenti coerenti e correlati. Predispose una dotta introduzione e ne fece un libro, con un unico scopo “… mettere a disposizione dei giovani, affamati di sapere, quanto non era giusto tenessi solo per me”. E lo intitolò L’ascesa alla felicità, stampato nel 1948 in sole 200 copie dalla Stamperia Cesare Tamburini di Milano. Un libro, più volte citato nella bibliografia di Danilo Dolci, ma di cui non vi era più traccia. Esisteva solo un’ultima copia, presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, salvata dall’alluvione del 1966. Ed eccolo qui, dopo oltre 75 anni, questo prezioso libro, il tassello per comprendere chi era “Danilo prima di Danilo”, riportato alla luce. Curato e ristampato in questa nuova edizione della SCE-Spazio Cultura Edizioni di Palermo, come omaggio al pensiero di Danilo Dolci, per dare continuità alle sue azioni e ai suoi progetti, ma soprattutto per fornire strumenti d’azione, queste, sì le vere armi di cui abbiamo bisogno(!), agli attuali e futuri coltivatori di speranze. Non una ricetta, ma una proposta di riflessione, non uno stato, ma un sentiero, a cui può accedere chi si incammina in umile ed attenta ricerca. Un libro da cui si evince che la vita del singolo non può prescidere dalla rete che lo sostiene, dall’umanità, dal mondo, dalla casa comune. Pagine che ci mostrano che non siamo individui sospesi nello spazio vuoto, ma siamo una rete in cui la nostra vibrazione, la nostra frequenza entra in risonanza con quella degli altri, siamo una parte-intera di Uno, un Ubuntu che sostiene la vita.. In questo buio oscuro che ci è capitato di vivere, se per un momento riuscissimo fare silenzio dagli assordanti rumori del quotidiano, potremmo sentire la straordinaria vibrazione che giunge dalla richiesta di vita, di noi stessi, degli altri, del nostro pianeta. In questo buio denso, che ci è capitato vivere, anche una flebile vibrazione può lanciare il segnale di speranza, un segnale che possa risvegliarci e che ci faccia ritrovare noi stessi, gli altri, il mondo e quel futuro straordinario che ancora ci attende. Giorgio Schultze
October 6, 2026
Pressenza
Flotilla e Gaza, il valore di una “chiamata”
Sabato 3 ottobre scoprire che a Milano, nel Municipio 3, vi è una Human Zone è stata insieme ad altre una bella consolazione. Sollecitata dalla presentazione di due libri che raccontano della partecipazione degli autori alla prima spedizione della flotilla verso Gaza, ho scoperto che l’incontro, collegato a EireneFest, era inserito in una molteplicità di iniziative organizzate da una rete territoriale di associazioni e comunità che promuovono la nonviolenza. Una Human Week che da ben nove anni propone innumerevoli eventi, presentazioni e dialoghi per la costruzione di un tavolo permanente per la pace e la nonviolenza. Insomma, per me una matrioska tutta da scoprire, un contesto perfetto per questi due libri dal taglio intimo e umano che, attraverso testimonianze e un diario di bordo, raccontano della spedizione internazionale, pacifica e umanitaria dell’anno scorso per rompere il blocco navale della striscia di Gaza e denunciare la terribile crisi umanitaria del popolo palestinese. I protagonisti: Vanni Bianconi con il suo libro “Wahoo! Un’odissea al contrario” e il monaco buddista Claudio Torrero Dharmapala, con il libro “Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla”. Accanto a loro una giovane ragazza, Emma Citterio, in rappresentanza del centro sociale Lambretta, inserito nella rete a livello nazionale di Gaza FREEstyle. Anna Polo, redattrice italiana dell’agenzia di stampa internazionale Pressenza, ha facilitato l’incontro con queste tre belle e luminose figure. Claudio Torrero Dharmapala e Anna Polo Per i due “naviganti” le stesse domande: Cosa ti ha spinto a partecipare al viaggio della flotilla un anno fa? Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Vanni Bianconi, un curriculum ricco e interessante legato alla letteratura, alla scrittura di libri, poesie e costruzione di eventi di denuncia, a un certo punto della sua vita, nel 2024, si rende conto che questo non basta più a rispondere a un bisogno impellente di partecipazione: il suo corpo fisico chiede di vivere e agire. Passa così da esperienze di interposizione nei territori palestinesi, alla Global March to Gaza, tentativo interrotto di raggiungere Gaza via terra dall’Egitto, fino alla decisione di aderire alla Global Sumud Flotilla. Il bisogno era quello di toccare, confortare e solidarizzare con i corpi martoriati dei gazawi, con quell’umanità violata, quelle vite spezzate. Attraverso la flotilla il mondo ha riscoperto di avere una voce nelle piazze, nei movimenti e questo ha dato un senso diffuso di partecipazione viva alla spedizione. Non sono mancate le esperienze di crudeltà gratuita, di sofferenze inferte con fredda e cinica volontà. Attraverso queste esperienze Vanni ha vissuto, non il contatto fisico desiderato e immaginato, ma ciò che nella realtà e in massima misura vivono i gazawi. Il libro è stato un modo per rielaborare l’esperienza, un momento terapeutico che ha permesso di recuperare emozioni e paure che hanno lasciato un segno profondo influendo su ciò che è il senso della vita, della famiglia, della giustizia, dei valori e del futuro. Nei vari scambi fra i partecipanti che hanno portato a termine la spedizione si è parlato di un’esperienza trasformativa, di un click che ha cambiato il modo di stare in quella situazione: “Posso concedermi di morire, ho vissuto una vita degna…”. Questo pensiero ha ribaltato tutto, è subentrata una modalità diversa di stare con quello che c’era nel qui ed ora, come a dire che la disponibilità a rinunciare a vivere permette di vivere pienamente. Ciò che è rimasto e accompagna la vita attualmente è la consapevolezza che esiste un giusto equilibrio con le cose, un giusto distacco dall’io. È stato molto interessante ascoltare in successione la testimonianza di Dharmapala, che ha ribadito questa acquisizione. Il monaco buddista ha portato il suo vissuto da un punto di vista interiore e da una dimensione spirituale. Questa prospettiva si evince già dal titolo del libro:  “Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla”. L’Arca ha un significato simbolico profondo, è uno spazio protetto contro la disumanizzazione che, in questa metafora, approda nel ventre della balena, ossia la morte, il male, l’oscuro, ma anche e soprattutto la resurrezione. Il ventre della balena simboleggia un momento di crisi profonda, di sosta forzata in cui l’uomo affronta i propri limiti prima di rinascere a una nuova vita. Partecipare alla flotilla è stata per il monaco una “chiamata” che ha le sue risonanze nel suo percorso cristiano/buddista e nella catastrofe morale del mondo ebraico. L’ebraismo, una delle radici del mondo occidentale, patrimonio di tutti in senso spirituale, è gravemente minacciato dalla scelleratezza dello Stato di Israele. Il viaggio verso Gaza è un viaggio verso noi stessi, un viaggio interiore, afferma Dharmapala. Le trasformazioni mondiali attuali richiedono un rinnovamento spirituale, necessario perché il pericolo è grande: guerra e tecnica ci allontanano dall’umano. Il rinnovamento arriva da culture diverse, come quelle rappresentate sulla barca Conscience in viaggio verso Gaza. Dal punto di vista personale Dharmapala ha fatto i conti con il pericolo fisico, con la morte che mette in rapporto profondo con la vita. La meditazione, condivisa con l’equipaggio durante la navigazione, è stata un momento importante, una preparazione fondamentale e necessaria per stare nel presente e affrontare quella chiamata a partire, di antico insegnamento biblico, che è risuonata nei cuori. Non è sempre facile lasciarsi alle spalle noi stessi. Ci sono stati momenti di profonda ira, “ira che custodisce la dignità umana”, contro le guardie carcerarie che incarnavano una crudeltà gelida, disumana, in un’atmosfera da campo da concentramento. Gli spunti di riflessione portati dagli autori dei due libri sono stati profondi e molteplici e vale la pena di approfondirli direttamente nei loro libri. Un tocco di freschezza e bella vitalità è stato portato da Emma Citterio, ventenne che ha raccontato i progetti di Gaza FREEstyle, una ONG di giovani che collabora con gruppi di giovani gazawi, promuovendo progetti di sport, break dance, laboratori di disegno, attività artistiche e musicali, una tenda scuola e una di sostegno medico attraverso scambi e raccolte fondi. Molte le domande dal pubblico, interessato alle attività e a questi giovani che si spendono per la causa palestinese, segno di una speranza che nonostante tutto vogliamo continuare a coltivare. Tutti noi possiamo rispondere alla “chiamata”, così come hanno risposto Vanni, Dharmapala, Emma, quelli che ogni giorno operano per la pace e quelli che quotidianamente, dal giugno dello scorso anno, partecipano al presidio in piazza Duomo a Milano dalle 18 alle 19, per mantenere accesa la fiamma che ricorda e denuncia il genocidio del popolo palestinese, ma non solo: contro l’ingiustizia, la menzogna, la violenza e l’indifferenza, per un rinnovamento spirituale che porti verità e pace. Loretta Cremasco
October 5, 2026
Pressenza
Roma, Festa della Nonviolenza: le foto della giornata conclusiva
Si è conclusa sabato 3 Ottobre presso ExtraLibera la Terza Festa della Nonviolenza con le presentazioni di Eirenefest, i panel tematici, le mostre fotografiche, le proiezioni, musica e balli sempre affollati da un pubblico partecipe e attento. Ecco qua una prima rassegna di foto in aggiornamento:   Redazione Roma
October 5, 2026
Pressenza
A Eirenefest Roma si è presentato ‘i sogni’ con Pia Figueroa
Nell’ambito di Eirenefest Roma si è presentato il libro I sogni, una porta verso altri mondi, recentemente pubblicato da Multimage, con l’autrice Pia Figueroa e Fulvio de Vita di cui riproduciamo la presentazione. --------------------------------------------------------------------------------   Buonasera a tutti e benvenuti alla presentazione di questo libro I SOGNI, una porta verso altri mondi. Un libro importante, scritto da Pia Figueroa e pubblicato dalla Multimage con cui l’autrice ha già pubblicato La Guida Interna e Silo, Il Maestro del nostro tempo. Questo libro, anche se purtroppo non ci insegna a vincere la lotteria attraverso l’interpretazione dei sogni, cosa che è un vero peccato, per me è stato veramente d’ispirazione. In particolare mi ha insegnato che il mondo dei sogni, questo mondo che normalmente consideriamo di fantasie notturne sganciate dalla realtà, sia invece una parte integrante del mio spazio interno. Mi ha fatto capire che lo spazio interno, lo spazio di rappresentazione in cui si muovono le mie aspirazioni, le mie paure, i miei fallimenti, le mie gioie, è sempre lo stesso. Non ci sono due spazi diversi, uno quello dei sogni e l’altro quello delle cose esterne importanti. Il mio spazio interiore è uno, è sempre lo stesso, e se voglio conoscermi valgono le immagini oniriche tanto quanto quelle di ciò che chiamo realtà, solo che ci si presentano in forme diverse. Il mio spazio cambia forma e organizza i contenuti in modi diversi, ma è pur sempre lo stesso spazio. Il libro è diviso in tre parti. La prima è una breve storia dell’importanza che l’uso dei sogni ha avuto nel corso della storia dell’essere umano. Racconta esempi delle diverse scuole dell’antichità, di alcune scuole orientali, delle culture native di diversi continenti e di come anche nel cristianesimo e nell’Islam si sia approfondito il tema dei sogni da diversi punti di vista: i sogni premonitori delle Sibille, i sogni ispiratori delle scuole mistiche o quelli terapeutici e divinatori, spesso cercando di ordinarli per genere e dotandoli così di un significato utile e comprensibile.  Il tema dei sogni viene poi ripreso e sviluppato ampiamente nelle scuole psicologiche dell’era moderna, passando tra i diversi autori, filosofi e psicologi (tra  gli altri ovviamente Freud e Jung, Gurdjieff , Krishnamurti, ecc.) che attribuiscono una grande importanza ai sogni per la comprensione della psiche umana. Nella seconda parte si approfondisce il pensiero di Silo, espresso in Appunti di psicologia, in particolare sul tema dei livelli di coscienza, sulla funzione importante dei sogni nell’economia dello psichismo, sulle catene di immagini allegoriche e che si sviluppano in quell’ambiente onirico e senza controllo. Si dedica molto spazio anche alla fondamentale comprensione della traduzione degli impulsi che la nostra coscienza realizza quando riceve stimoli e li interpreta. Prendendo poi come riferimento il libro Autoliberazione di L.A. Ammann si spiegano i metodi di interpretazione delle catene associative, delle allegorie che appaiono anche nei sogni, e come orientarsi in quel grande mondo che è il nostro spazio interno offrendo un metodo e strumenti di interpretazione per ordinare i fenomeni che lì accadono. Nella terza parte si passa infine alla pratica. Pia spiega nella pratica i passi che lei stessa ha realizzato per prendere contatto e organizzare la grande varietà di espressioni che troviamo nel mondo onirico. Racconta come fare il lavoro di raccolta della materia prima, le immagini dei sogni, senza le quali non è possibile fare alcuna interpretazione. Insomma propone un metodo di lavoro semplice in passi sequenziali che tutti possono, se lo desiderano, portare avanti. Bene, lascio allora la parola a Pia che saprà indicarvi molto meglio di me i temi centrali del libro.   Multimage
October 3, 2026
Pressenza
Gli ingredienti per fare la Pace
Novanta bambini, dai 6 ai 10 anni, insieme per una domanda grande, forse grandissima: come possiamo sconfiggere la violenza e costruire la Pace? Sono piccoli, è vero. Ma ormai da tempo sentono parlare di guerra, di conflitti, di persone costrette a lasciare le proprie case. E forse proprio per questo hanno bisogno, più che mai, di parlare di Pace. Non come di qualcosa di lontano e astratto, ma come di qualcosa che possiamo imparare a costruire ogni giorno, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nel modo in cui guardiamo e ascoltiamo l’altro. E così insieme ad Irene L’ Abate e Claudia Baietta della Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti” abbiamo chiesto a ciascuno di loro di portare un libro. Non un libro qualsiasi, ma un libro che, tra le sue pagine, potesse nascondere un ingrediente per fare la Pace. Ne sono arrivati tanti: storie diverse, personaggi, avventure, emozioni e parole capaci di suggerire che la Pace può avere molti ingredienti. L’ascolto, l’amicizia, il coraggio, la gentilezza, il rispetto, la capacità di chiedere aiuto, il perdono, l’empatia… e soprattutto la possibilità di imparare a stare in relazione con gli altri senza ferirli. Tra le nostre riflessioni abbiamo incontrato anche la Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, attraverso due figure simboliche che aiutano a comprendere il nostro modo di comunicare: la giraffa e lo sciacallo. La giraffa, con il suo grande cuore, ci insegna ad ascoltare ciò che accade dentro di noi e dentro gli altri, a riconoscere i bisogni e le emozioni, a cercare parole che non feriscano.
Lo sciacallo, invece, rappresenta quella parte di noi che giudica, accusa, attacca, pretende. Quella voce che spesso compare quando siamo arrabbiati o feriti e che rischia di trasformare un conflitto in uno scontro. E allora ci siamo chiesti: quale delle due voci vogliamo allenare? Abbiamo scoperto che la Pace non significa non litigare mai. Significa imparare a litigare in modo diverso. Significa poter dire “sono arrabbiato” senza trasformare la rabbia in violenza; poter dire “ho bisogno di essere ascoltato” invece di urlare; riuscire a guardare l’altro e chiedersi: “Che cosa sta provando? Di che cosa ha bisogno?” Forse la Pace comincia proprio da qui. Da una parola scelta con cura.
Da un ascolto in più.
Da un giudizio in meno.
Da una mano tesa.
Da un bambino che scopre di avere dentro di sé la possibilità di cambiare qualcosa. Perché per cambiare il mondo, forse, non bisogna aspettare di diventare grandi. Si può cominciare oggi. E magari il primo ingrediente è proprio questo: credere che le nostre parole e le nostre azioni possano fare la differenza. Beatrice Barbieri (insegnante scuola primaria Montagnola) Redazione Toscana
October 3, 2026
Pressenza
Roma, Festival della Nonviolenza, le foto del primo giorno
Oggi venerdì 2 Ottobre, Giornata Internazionale della Nonviolenza, si è inaugurato presso la sede di Extralibera a Roma il Terzo Festival della Nonviolenza, nell’ambito della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Panel, presentazioni di libri, concerti hanno caratterizzato il primo giorno. Ecco qualche foto a cura di Energia per i Diritti Umani. La giornata era iniziata con la realizzazione del simbolo umano della nonviolenza in Piazza del Campidoglio da parte di numerose classi delle scuole romane.   Redazione Roma
October 3, 2026
Pressenza
Eirenefest: Alberto L’Abate ci restituisce la sua vitalità
Ieri, 30 Settembre,  l’Eirenefest era dedicato a una figura importante della nonviolenza fiorentina e italiana: Alberto l’Abate. Nella sua Università si è svolto un incontro commemorativo, ma soprattutto di restituzione di vitalità all’eredità di Alberto L’Abate.  Noto professore universitario che nella sua semplicità ha contribuito a “formare” tante persone a non perdere la speranza di lottare per un mondo più giusto e nonviolento. E’ stato un incontro interattivo, di risveglio e soprattutto di condivisione fra generazioni diverse. Ragazzi e ragazze dell’Università sono stati coinvolti nell’organizzazione dell’evento e il mondo dell’Università e dell’attivismo sociale hanno collaborato insieme per restituire una memoria che ancora oggi si percepisce nelle persone che lo hanno incrociato come professore, come amico e come collega.  Il prof. Biggeri ci ha raccontato di come Alberto sia stato per lui fonte di ispirazione, come anche il Prof. Scotto e il Prof. Cacopardo. Alberto L’Abate ha seminato colori di pace, coraggio e concretezza che abbiamo potuto ancora respirare nel miracolo di un evento intergenerazionale.  Dal libro “Giovani e pace”, sono state fatte attività di letture in musica, di condivisione di “assaggi di libro” in cui si sono mescolati ragazzi con generazioni diverse per raccontarsi cosa pensavano su frammenti di libro scelti dai ragazzi e ragazze stessi, del corso di laurea SECI.  Il corso di laura SECI è l’attuale corso di laurea scaturito da quello in cui L’Abate ci ha arricchito con la sua presenza concreta, sto parlando di “Operazioni di Pace” che era nato all’inizio degli anni 2000 e che con il Social Forum ha contribuito a formare tanti operatori di pace, oggi attivi in vari contesti. L’Eirenefest è anche un evento della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza a cui Alberto l’Abate ha partecipato dalla sua fondazione. L’attività centrale della giornata è stata “schieramenti” dove tutti e tutte si dovevano posizionare in una linea immaginaria in base alla propria risposta ad una domanda: “Per contribuire alla pace oggi, è più importante l’attivismo sociale e politico o un lavoro interiore?”. Hanno creato tre gruppi (più vicini al lavoro interiore, più vicini all’attivismo e il gruppo più grande al centro, ad indicare che sia l’attivismo che il lavoro interiore sono fondamentali) e insieme hanno condiviso idee che sono state rappresentate con parole e statue corporee, a sottolineare che il mondo si cambia con la mente, il corpo e le emozioni. La presenza di Irene L’Abate che ha organizzato e curato l’evento, di Alessandra L’Abate e Maria Luisa moglie di Alberto, hanno reso Alberto presente e vivo in mezzo ai ragazzi e le ragazze. Presenza rassicurante che ancora ci riempie della speranza che un mondo più umano è ancora possibile. Caterina Giustolisi   Redazione Toscana
October 1, 2026
Pressenza
4 giorni di eventi a Milano per parlare di pace e nonviolenza: dal 1° al 4 Ottobre arriva la “HumanWeek 2026”
Dall’1 al 4 ottobre 2026, Milano (con polo principale nei presidi culturali di via Valvassori Peroni 56 – Auditorium Stefano Cerri e Biblioteca di Lambrate) ospiterà la nuova edizione della HumanWeek, il festival diffuso promosso nell’ambito del progetto HumanZone per diffondere i valori della pace, della nonviolenza e della convivenza civile.  Un appuntamento aperto a tutta la cittadinanza, alle scuole e alle famiglie, con un programma interamente gratuito che spazia dalle proiezioni cinematografiche alle tavole rotonde, fino ai laboratori per bambini, alla saggistica e alla drammaturgia contemporanea. I punti salienti del programma: * Cinema e testimonianze per le scuole e la città: Il festival si apre il 1° ottobre con la proiezione del docufilm “There is another way” (con repliche per le scuole e per il pubblico serale), che racconta l’esperienza dei Combatants for Peace, e con incontri tematici dedicati agli studenti degli istituti superiori milanesi. * Tavole rotonde e dibattiti: Venerdì 2 ottobre, giornata internazionale della nonviolenza, si terrà il convegno “Se vuoi la pace, prepara la pace” (che ribalta il celebre motto latino), con la partecipazione di attivisti, accademici, intellettuali tra cui Raul Caruso, Stefano Levi Della Torre, Sarah Mustafa. Tra i temi affrontati anche l’educazione alla nonviolenza alle 16.00 dello stesso giorno che vedrà la presenza di dirigenti, docenti, referenti associazioni e comitati genitori, che si chiederanno come costruire un patto educativo che abbia come valore centrale la pace e la nonviolenza. Il sabato 3 alle 15.30 le testimonianze di chi è stato a bordo della Flotilla attraverso due protagonisti: Vanni Bianconi e Claudio Torrero Dharmapala * Teatro, lettura e cultura: In programma il reading teatrale “Sotto lo stesso cielo” e la rassegna di pillole editoriali “LIBRIx: 1 libro in 10 minuti per la pace e la nonviolenza“ curata da EireneFest, 14 presentazioni di libri a tema.  Sabato 3 lo spettacolo su Danilo Dolci ‘La ricetta di Danilo’ unica rappresentazione a Milano che vedrà la presenza anche di Daniela Dolci, figlia del ‘Gandhi italiano’. * Iniziative per bambin* e famiglie: Laboratori creativi, letture animate, gare sportive e stand associativi (“Biblioteca della Nonviolenza” e “Spazio alle Associazioni”) animeranno gli spazi del giardino della Biblioteca di Lambrate tra il 2 e il 3 ottobre. I bambini e le bambine della primaria dlel’IC Maniago costruiranno una nuova bandiera per la pace e la nonviolenza, come simbolo delle voci delle nuove generazioni. Inaugurano così la campagna aperta a tutte le scuole * Si chiude con un flash mob della quarta Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza I promotori: La HumanWeek è promossa dal Tavolo per la Nonviolenza del Municipio 3 di Milano, una rete coordinata dal Municipio stesso di associazioni, enti territoriali e cittadini uniti dall’obiettivo di promuovere percorsi educativi e sociali fondati sulla cultura della nonviolenza a tutti i livelli. Quest’anno ha visto la collaborazione di molte altre realtà cittadine e nazionali, come Emergency e Fondazione Gariwo, per costruire un evento per tutta la città “Confidiamo nella crescente sensibilità della cittadinanza e delle istituzioni per unire le forze in una prospettiva propositiva, capace di sostenere e ampliare una cultura di pace già presente sul territorio.” — Tavolo per la Nonviolenza    INFORMAZIONI UTILI * Quando: Da giovedì 1° a domenica 4 ottobre 2026 * Dove: Milano, via Carlo Valvassori Peroni 56  * Ingresso: Gratuito per tutti gli eventi * Programma completo e dettagli: humanzone.org   Redazione Milano
September 30, 2026
Pressenza
D’Amore e Guerra a Eirenefest Firenze
Parlare di pace ti mette a nudo. Farlo in pubblico ancora di più. Farlo parlando di amore come antidoto alla guerra è letteralmente dirompente. L’amore ti fa sentire indifeso. Ti parla di una abbandono possibile e disinteressato. Sentirsi innamorato è la dimensione più vicina all’estasi che possiamo conosce in questa vita. Ed è per questo che capovolge tutti i presupposti su cui si fonda l’ordine costituito. L’amore è rivoluzionario, travolge le barriere, esonda gli spazi, chiede tempo. E’ disinteressato ir-razionale. E’ la perfetta negazione dell’assetto capitalista che genera le distorsioni del mondo in cui viviamo. Per questo fa paura. Per questo si ha paura di parlare d’amore. Amare significa riconoscere e rispettare l’umanità del’altro/a nella sua dimensione più profonda, laddove la guerra, è, al contrario, la negazione più radicale della dignità umana. L’amore è conoscenza, empatia, com-passione, solidarietà. La guerra è negazione, distanza, odio, disprezzo. Tutte le guerre hanno la medesima radice. Che ci richiama il potere, la dimensione del dominio, dell’accaparramento, della sete di ricchezza. Laddove l’amore ci mette a nudo, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Il libro e il reading d”amore e guerra nasce da questa visione: non è possibile chiedere pace al mondo se non siamo in grado di darla a noi stessi. Non è possibile pretendere che i popoli del mondo vadano d’accordo se noi per primi siamo in grado di scannarci per un soprasso o un parcheggio. Non è possibile chiedere rispetto per i diritti dei popoli, se quando vediamo un nostro collega maltrattato, ci giriamo dall’altra parte. Non è immaginabile piangere per la sorte di un bambino in un teatro di guerra se ci disinteressiamo dei bambini che nella nostra città vivono in condizioni di disagio. Non è immaginabile pretendere che i conflitti vengano superati se nel nostro piccolo continuiamo ad alimentarli. Per una parola non detta o detta male. O per un principio che non si condivide. La pace si costruisce innamorandoci della vita. E rispettando la vita degli altri. Le nostre piccole guerre quotidiane sono in nuce la radice delle grandi guerre che diciamo di osteggiare. Ma se non siamo capaci di darci pace, come possiamo pretendere che il mondo se la dia? Questo mondo è costruito sull’asse potere denaro. E’ per la sete di potere e di ricchezze che ci si sbrana. E allora la prima cosa che dobbiamo fare se davvero vogliamo che il mondo proceda in pace è smettere di rincorre denaro e comando: il coraggio delle vittime è quello che ci salverà. Il coraggio di sentirci indifesi, di consegnarci all’altro/o. Esattamente come si fa quando siamo innamorati. Da una parte dunque l’amore, dall’altra la guerra. E noi nel mezzo che possiamo scegliere da che parte stare. Domenico Guarino foto di Irene L’Abate della lettura scenica con accompagnamento musicale realizzata sabato 26 Settembre al Paco dell’Anconella nell’ambito di Eirenefest Firenze 2026 Redazione Toscana
September 27, 2026
Pressenza