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A Roma il Festival della Nonviolenza Attiva: due giorni per costruire insieme una cultura di pace
Il 2 e 3 ottobre 2026, presso ExtraLibera in Via Stamira 5, panel, incontri, presentazioni di libri, laboratori, spettacoli ed eventi per celebrare la Giornata Internazionale della Nonviolenza. Guerre, militarizzazione, arretramento democratico, frammentazione sociale e normalizzazione della violenza stanno segnando sempre più profondamente la vita quotidiana in ogni parte del mondo. Di fronte a questo scenario, cresce la necessità di costruire spazi di incontro, confronto e azione collettiva capaci di generare alternative concrete. Nasce da questa esigenza il Festival della Nonviolenza Attiva, in programma il 2 e 3 ottobre 2026 a Roma, presso ExtraLibera, in Via Stamira 5, in occasione della Giornata Internazionale della Nonviolenza, celebrata ogni anno il 2 ottobre. Il Festival sarà uno spazio aperto di partecipazione, riflessione e proposta, rivolto a persone, associazioni, scuole, movimenti e realtà sociali che credono nella possibilità di trasformare i conflitti attraverso pratiche di dialogo, solidarietà, giustizia sociale e nonviolenza attiva. Nel corso delle due giornate avranno luogo quattro panel tematici dedicati ad alcune questioni centrali del nostro tempo: migrazioni, educazione alla pace, disarmo e ruolo delle donne come costruttrici di pace. Saranno momenti di approfondimento e dialogo con attivisti, studiosi, operatori sociali e rappresentanti del mondo associativo. All’interno del Festival troverà spazio anche Eirenefest, il Festival del libro per la pace e la nonviolenza, con presentazioni di libri, incontri con autori, autrici ed editori indipendenti impegnati nella diffusione di una cultura di pace e nonviolenza. Il Festival della Nonviolenza Attiva si collega inoltre alla 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, mobilitazione internazionale che, tra il 21 settembre e il 4 ottobre 2026, metterà in relazione città, gruppi e iniziative impegnate nella costruzione di una cultura di pace e nonviolenza. L’evento è promosso da Energia per i Diritti Umani APS, con il sostegno del fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese e con il patrocinio del Comune di Roma. Informazioni utili Festival della Nonviolenza Attiva ExtraLibera – Via Stamira 5, Roma Orari 2 ottobre: dalle ore 16.00 alle ore 23.00 3 ottobre: dalle ore 10.00 alle ore 23.00 L’ingresso è libero e aperto a cittadine e cittadini, associazioni, scuole, movimenti e a tutte le persone interessate a contribuire alla costruzione di una società più giusta, solidale e nonviolenta. Per informazioni e aggiornamenti sul programma: festivalnonviolenza.it Per aderire: https://www.festivalnonviolenza.it/adesioni/ Email: info@festivalnonviolenza.it Telefono: +39 06 89479213   Adesioni al 6 giugno 2026: ABC Ass Beni Comuni S. Rodotà Amnesty International Ass Umanista Atlantide CESC Project CIPSI CISDA Diritti al Cuore ODV Emergency ENGIM Compagnia teatrale Il Cantastorie La Comunità per lo Sviluppo Umano Le Danze di Piazza Vittorio Associazione Multimage APS Pressenza Scout Resistenti RESQ . People saving people. Energia per i Diritti Umani
June 8, 2026
Pressenza
Eirenefest Firenze: “Ritrovare il Senso”, laboratorio al Giardino Olistico
Un  anticipo di Eirenefest Firenze si è svolto sabato 23 maggio al Giardino Olistico al Giardino dell’Anconella. Quest’anno la terza edizione del Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza che si svolgerà in vari punti della città dal 20 Settembre al 4 Ottobre avrà alcune date di anticipazione nella convinzione della necessità di diffondere sempre più la cultura della nonviolenza. Nel primo anticipo del 2026, un gruppo di adulti e bambini ha partecipato al laboratorio “Ritrovare il senso – laboratorio sulle virtù per riumanizzare l’educazione”, facilitato da Jacqueline Mera e Stefano Colonna della Corrente Pedagogica Umanista Universalista. Attraverso dinamiche esperienziali, momenti di relazione, gioco e attività creative, i partecipanti hanno lavorato sulle proprie virtù e sulle possibilità di un’educazione più umana, cooperativa e nonviolenta, in un clima di allegria, ascolto e distensione. Durante l’evento ha funzionato un banchino di esposizione dei libri della Multimage inerenti le tematiche della pedagogia umanista e nonviolenta. Il Comitato promotore ricorda che c’è tempo per fare proposte per Eirenefest Firenze fino al 30 luglio di quest’anno attraverso il seguente modulo https://docs.google.com/forms/d/1b6oFMlUzaTt7sQOx4pnXA7ofqhbLtelN87gAxrQprVg/edit Foto del Giardino Olistico Redazione Toscana
May 24, 2026
Pressenza
Eirenefest: a San Giovanni Valdarno un book party per la pace e la nonviolenza
La seconda serata del terzo Eirenefest valdarnese si è svolta a San Giovanni presso la sede di Nanda&Friends ed ha avuto come tema un book party. Il book party è un’attività consolidata che consiste in un cerchio di persone che condividono dei libri e le loro letture. Da ogni lettura possono scaturire commenti, dibattiti, riflessioni, una ulteriore lettura. La serata di venerdì 22 Maggio aveva come tema la pace e la nonviolenza e questo ha prodotto in un pubblico vario, attento e dialogante letture di vario genere, testi poetici, cronache, testimonianze, interviste e perfino la lettura della Bibbia in un clima affettuoso di scambio e relazione.   Redazione Toscana
May 23, 2026
Pressenza
Inizia in Valdarno la terza edizione locale di Eirenefest, Festival del libro per la Pace e la Nonviolenza
Inizia oggi martedì 12 Maggio con un testo estremamente significativo per il momento, L’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo, la terza edizione valdarnese di Eirenefest, Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza. Alessandro de Pascale, redattore dell’Atlante, lo presenterà alle 21 alla Biblioteca Le Fornaci a Terranuova Bracciolini. Il festival continuerà poi, secondo uno stile consolidato, in varie sedi della vallata, situata tra le province di Firenze ed Arezzo, secondo il seguente calendario: 22 Maggio h. 21 San Giovanni Valdarno Associazione Nanda & Friends, Corso Italia 211 Book Party sulla pace e la nonviolenza: porta il tuo libro preferito e leggilo agli altri 26 Maggio h. 21 San Giovanni Valdarno Associazione Nanda & Friends, Corso Italia 211 Café la Paz: quattro chiacchiere con Borges, il Che e Silo; ricostruire lo storico caffè di Buenos Aires dove si incrociavano scrittori, intellettuali, rivoluzionari durante il periodo della dittatura. 3 Giugno h. 18,30 Associazione Circuito Corto Via Petrarca 172 Incisa Valdarno Presentazione del libro di Paola Carta, Frontiere Visibili e invisibili  alla presenza dell’Autrice, introduce Olivier Turquet 6 Giugno h. 17 Aia di Ramarella,  Via Poggio Bagnoli 7, SP18, 52019 Laterina Pergine Valdarno  Laboratorio di disegno creativo e letture tratte dal libro Anche gli alberi nascono da un sogno Redazione Toscana
May 12, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo: Pace, dalla Parola ai fatti
Incontro un po’ diverso, questo, dalle tradizionali presentazioni di libri. Il bresciano don Fabio Corazzina, figura di riferimento del pacifismo cattolico e già coordinatore nazionale di Pax Christi, ha dialogato attorno al suo libro Pace, dalla Parola ai fatti (Paoline Editoriale Libri, 2025) con il cantautore Alessandro Sipolo che ha intrecciato le parole del libro con la risonanza musicale di alcune sue canzoni. L’incontro – introdotto da Rosita Poloni, coordinatrice dell’associazione italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam – si è svolto nell’ambito di EireneFest Bergamo, il 28 Aprile, nel suggestivo chiostro di Santa Marta.  Pace, dalla Parola ai fatti, già dal titolo interroga la realtà e le Scritture, la fede e la testimonianza, la necessità e il bene: “tutto quello di cui abbiamo bisogno per capire la pace e i suoi contrari è scritto in molte pagine della Bibbia che in questo libro funzionano come da specchio per i nostri giorni”.  Quasi un reading musicale in quattro movimenti e un controcanto (da seguire e gustare con il video al link sotto riportato): a partire da alcuni brani del Primo e del Nuovo Testamento e da alcuni testimoni del nostro tempo, la parola pace è “declinata” come liberazione, resistenza, riconciliazione, accoglienza, nonviolenza, convivialità, legalità, disobbedienza, impegno politico e alleanza educativa. Le riflessioni seguono un percorso tortuoso, spesso difficile, controcorrente (anche la pace ha un prezzo), non consolatorio e forse nemmeno pacificato. Don Fabio richiama quattro elementi fondamentali, che attraversano quella conversione evangelica che può generare rapporti e relazioni di pace: “tu non uccidere, rispondi al male con il bene, ama anche il tuo nemico, perdona… il Vangelo non è una pia esortazione per anime belle”. La canzone “Gagiò romanò” racconta la storia, raccolta anni fa da Alessandro in Franciacorta, di un obiettore totale, un renitente alla leva bresciano, aggregatosi, negli anni ‘70 a un gruppo di giostrai rom per sfuggire al servizio militare. Un istintivo del rifiuto delle armi senza compromessi, come ne L’uomo in rivolta di Albert Camus, “il ribelle, l’insorto rivendica per tutti e per tutte la libertà che vorrebbe per se”, dunque – propone Sipolo – “forse anche la sua scelta, per quanto violenta, può essere legittima e non possiamo non essere solidali con quei popoli, che anche oggi invasi e colonizzati, hanno diritto di insorgere”. È possibile immaginare una resistenza nonviolenta? Oppure è possibile giustificare una resistenza violenta? Nella sacra scrittura è giustificabile il tirannicidio? Sicuramente – osserva Corazzina –  nella Bibbia è facile trovare pagine che lo giustificano, tuttavia la “Parola” rimane una bussola fondamentale per orientarsi. Ad esempio, l’inizio del libro dell’Esodo si svolge sotto il segno delle donne che salvano la vita, due levatrici (Esodo 1, 15-17), Sifra e Pua, prime obiettrici di coscienza che si sono ribellate al potere del Faraone, “con intelligenza creativa e metodo nonviolento ci tramandano che la vita è più potente di qualsiasi ordine di sopprimere la vita.”  La nonviolenza e la resistenza nonviolenta: è una questione di testimonianza individuale o una scelta di popolo e di comunità? Se, in nome della fede (o di alcuni valori), è chiesto a qualcuno di testimoniare profeticamente la nonviolenza è un fatto, se invece la nonviolenza è un processo, un percorso affrontabile come comunità e come popolo, allora si apre tutta un’altra stagione: “non quella degli eroi ma la stagione di un popolo che si assume la responsabilità di una scelta e di un modello nonviolento di pensiero e azione.”  Per il sacerdote bresciano, se si vuole passare attraverso il riferimento evangelico, “non può esistere la possibilità di giustificare l’omicidio e nemmeno il tirannicidio. Come resistere al male e al potere che opprime, rimane una questione aperta alla coscienza delle persone credenti e non credenti.” Se saremo disposti a superare quest’ostacolo allora potremo incamminarci verso quella parola e cominciare a darle il giusto significato. Come si fa a porre limite allo strapotere dei tiranni e un argine a chi vuole negare la possibilità di una svolta? quale legalità e rispetto del diritto internazionale, di quale sicurezza abbiamo bisogno? Nel dialogo Corazzina cerca di sbrogliare la matassa: se i diritti delle persone (diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla scuola, alla parola, alla libertà…) dipendono dal potere di turno è un bel problema, ma se i diritti sono legati alla dignità e alla vita delle persone questo allora apre delle potenzialità”. E qui intravede due derive: “da un lato i potenti di turno si arrogano il potere di definire e di dare i diritti (a qualcuno sì e a qualcuno no) attraverso decreti-leggi dove non c’è più la persona al centro”; dall’altro queste stesse leggi non cadono dal cielo, sono frutto di un processo democratico, dove il concetto di “potere” (legislativo) ci fa sentire “impotenti” (incapaci di generare un’umanità nuova) perché lo abbiamo delegato a qualcuno.  “Ho conosciuto il cristianesimo della crociata e quello della croce”, riprende Sipolo, dove anche oggi si legittima la guerra con il “Dio è con noi”, così per la corsa al riarmo per difendere l’Europa, nata da un’idea di pace. Corazzina reagisce affermando che esiste anche il cristianesimo della resurrezione: “scegliere la nonviolenza, l’equità, la solidarietà, la legalità, la fraternità e il disarmo come unica via per un’incarnazione della giustizia”, e che il “fondamentalismo cristiano nell’America di Trump non ha niente più a che fare con il vangelo”. Forse, anche in questo tempo, occorre essere un po’ eretici. Come cristiani e operatori di pace dobbiamo invertire la rotta, riprende don Fabio, proporre prospettive diverse per costruire un progetto di pace che deve smascherare la logica del riarmo: “Non è vero che chi spende di più è più sicuro” e le risorse destinate agli armamenti finiscono inevitabilmente per penalizzare le spese destinate alla scuola e alla salute, che stanno alla base di una convivenza pacifica. Purtroppo, per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda ONU nei Paesi occidentali abbiamo investito soltanto un centesimo di quanto abbiamo speso per le armi”. La fatica è quella dell’azione quotidiana, dell’incontro con l’altro e della scelta disobbediente. Quali forme di disobbedienza mettere in atto per provare a dire un “no!” a beneficio della collettività? Si può iniziare un nuovo cammino solo dalla fiducia, dall’ascolto, dal coraggio e dalla speranza di trovare positività laddove tutti vedono cattiveria, dalla capacità di riconoscere la profezia dove prevale il “buonsenso”, dalla certezza della primavera dopo l’inverno, dalla potenza del seme che muore per dare nuova vita. Solo allora si saprà cogliere la pace.  Link alla registrazione video:  https://www.youtube.com/watch?v=Xa468JQn_WU   Per consultare i testi completi delle canzoni di Alessandro Sipolo: https://www.alessandrosipolo.com/testi Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo: l’attualità di Don Milani
Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 1° maggio 2026 è stato presentato l’edizione critica, curata da Sergio Tanzarella, ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, del volume Lorenzo Milani, Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani militari, Il Pozzo di Giacobbe, 2025. Ha dialogato con l’autore Battista Villa, coordinatore del Punto pace Pax Christi di Bergamo.  Il 12 febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo della Toscana pubblicano su “La Nazione” di Firenze un comunicato nel quale «considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà». Don Milani, con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, rispondono così: «Avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo» usando, «con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi». Piovono da ogni parte lettere anonime di ingiurie e di minacce a don Lorenzo. Denunciato da un gruppo di ex combattenti per incitamento alla diserzione e vilipendio delle forze armate, Milani è rinviato a giudizio con Luca Pavolini, vicedirettore della rivista “Rinascita” che aveva pubblicato la Lettera ai cappellani. Non va al processo perché gravemente malato di linfoma, ma durante l’estate del 1965 prepara e invia una memoria difensiva – la Lettera ai giudici – in cui indica la necessità di disobbedire alle leggi ingiuste e battersi per cambiarle obbedendo solo alla propria coscienza. L’epilogo della vicenda è noto: don Milani viene assolto in primo grado, il pm ricorre in appello e chiede 4 anni per il prete. Nell’ottobre 1967 Pavolini viene condannato, il reato di Milani invece è «estinto per morte del reo» avvenuta a giugno dello stesso anno. Tuttavia, le carte del processo sono tra le “fonti meno conosciute e citate da parte di coloro che celebrano Milani senza Milani.” Tanzarella, che si era occupato dell’intero epistolario milaniano per l’Opera Omnia (Mondadori, 2017), ha voluto dedicarsi in particolare a queste due Lettere per la loro estrema attualità: sono lettere, scrive, “che fanno paura perché scardinano tutta la retorica militaresca e celebrativa della nostra storia nazionale”. Non solo, allora come oggi risultano scomode e per questo subiscono una sorta di rimozione dalla produzione milaniana.  Nel libro si ricostruisce così il contesto storico-politico, la genesi delle lettere, il loro impatto pubblico, inoltre si può comprendere la complessa e impegnativa preparazione della Lettera ai giudici. Grazie alla ricerca sulle fonti, che Tanzarella richiama nel libro assieme alla corrispondenza che intercorre nel tempo intercorso tra le due lettere (da febbraio ad ottobre 1965), sappiamo della rete di solidarietà e di consulenza che si attiva attorno a don Milani, il quale si era rivolto al giurista Arturo Carlo Jemolo, ad Aldo Capitini e a Giorgio Peyrot della Tavola Valdese per comporre e organizzare le strategie difensiva che avrà poi come risultato la Lettera ai giudici.  Come per Esperienze pastorali, anche se in tempi più stretti, il lavoro di perfezionamento (il “metodo Milani”) è un continuo rimando ai lettori per migliorare il testo, documentatissimo ma accessibile (primato della comunicazione),  perché i veri destinatari della lettera non sono i giudici ma tutti i cittadini. È in questa luce che per Milani anche la storia nazionale deve essere riscritta. Non è più possibile arroccarsi nelle celebrazioni di caduti e di vittorie, accettare l’ideologia della retorica militaresca – che si rinnova anche in ambienti ecclesiali (la Militia Christi, le preghiere dell’alpino e del bersagliere o il culto e le simbologie del Milite Ignoto) – e la propaganda sempre più pervasiva dei valori bellicisti nei luoghi della formazione (vedi l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università). Nel presente di guerra in cui si ipotizza di ripristinare il servizio militare, questi due testi di don Lorenzo Milani, datati 1965, assumono rinnovata attualità e forza persuasiva: “Abbasso tutte le guerre”. Redazione Italia
May 4, 2026
Pressenza
Eirenefest Bergamo 2026: riflessioni sul pacifismo
Nel corso dell’EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo, il 24 aprile 2026 si è presentato il libro di Roberto Della Seta, Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa, Mimesis edizioni, 2025. Quando e come sono nati i movimenti pacifisti? Hanno ancora la valenza originaria assoluta e universale? Roberto Della Seta, già presidente nazionale di Legambiente, autore di saggi sulla storia dei pensieri, dei movimenti ambientalisti e sulla storia delle idee nel ’900, ha scritto una storia del pacifismo avvincente e complessa che è stata presentata ad EireneFest Bergamo, nell’ambito della 67° Fiera dei Librai in corso sul Sentierone cittadino. L’incontro è stato coordinato Dario Acquaroli, membro della Presidenza delle Acli di Bergamo Nel 1907 al congresso della pace di Monaco è stata enunciata la prima definizione di pacifismo: «Il pacifismo è l’unione di tutti gli uomini e le donne di ogni nazionalità che ricercano i mezzi per sopprimere la guerra, per aprire un’era senza violenza e per risolvere attraverso il diritto le controversie internazionali». L’idea di pace precede questo fatto, si sviluppa nei secoli, per assumere una fisionomia più specifica nel ‘700 (Per la pace perpetua di Kant è del 1795) per poi prendere forma in occidente con dottrine pacifiste in un quadro storico globale, per nulla lineare, che attinge a diverse tradizioni culturali e filosofiche (non solo occidentali). Una prima doppia ispirazione del pacifismo saranno nell’800 Thoreau e Tolstoj (un americano e un russo), due intellettuali impegnati in prima persona con scelte radicali ma con una diversa interpretazione pratica: il “pacifismo assoluto” di Tolstoj e il “pacifismo possibilista” di Thoreau. Della Seta ricostruisce con un’indagine accurata queste due anime del pacifismo ante-litteram (fondamentale anche per l’influenza che entrambi avranno su Gandhi) come la prova iniziale di un pacifismo che nasce come una parola plurale. Queste due posizioni, animate da una comune sensibilità umanitaria e universalista, sono rimaste in campo fino all’intervallo tra le due guerre mondiali, dove si affianca una posizione di tipo nuovo che in parte risponde a sollecitazioni opposte: non lasciarsi coinvolgere in guerre “altrui” perché “non sono fatti nostri”. Prende così forma un “nazional-pacifismo” – oggi si potrebbe dire un pacifismo “sovranista” – che negli anni ’30 del secolo scorso ha visto molti nazionalisti francesi, inglesi e americani opporsi nel nome della pace alla prospettiva di una guerra contro i fascismi. L’odierno pacifismo “sovranista” emerso con forza negli orientamenti di opinione in Europa e negli Stati Uniti di fronte alla guerra tra Russia e Ucraina, «è un sentimento alimentato da un desiderio di pace sempre più radicato nella mentalità contemporanea, lo stesso al quale da sempre fanno appello i movimenti pacifisti, ma è largamente sconnesso dalla radice umanitaria e cosmopolita da cui il pacifismo è nato». Questo estremo “strabismo” si può ancora definire pacifista? Della Seta ci invita a interrogare il pacifismo non come dogma astratto ma come un campo di battaglia politico, etico e culturale, dove la pace e la giustizia si confrontano non solo con le guerre ma anche con le diverse sfaccettature delle nostre stesse idee. Non ritiene di appartenere al paradigma di un “pacifismo assoluto”: ci sono dei casi in cui la guerra non può essere evitata e cita come esempio la scelta controcorrente di Alexander Langer che, per tentare di fermare il genocidio della popolazione musulmana in Bosnia (durante l’assedio di Sarajevo), si fa promotore di un’ingerenza umanitaria con un intervento militare sotto l’egida delle Nazioni Unite. Se vogliamo guardare all’oggi, il pacifismo – osserva l’autore – rischia di continuare a leggere le guerre attuali con occhiali ormai obsoleti, e di privarsi della visione di quel pacifismo possibilista «che si interroghi su come quel sogno di un’Europa pacifica, unita e solidale tratteggiato più di ottant’anni fa in piena guerra mondiale nel Manifesto di Ventotene e poi divenuto almeno parzialmente realtà, possa sopravvivere agli odierni scenari globali». Redazione Italia
May 3, 2026
Pressenza
EireneFest Bergamo – libri sulla pace e la nonviolenza alla 67ª Fiera dei Librai di Bergamo
Domenica 19 Aprile si è svolto il primo evento di Eirenefest 2026 ed è stato a Bergamo che inaugura una nuova stagione di Festival del libro per la Pace e la Nonviolenza. Come l’anno scorso Eirenefest si svolge a Bergamo all’interno e in collaborazione con la Fiera dei Librai di Bergamo. Il primo ebento in programma consisteva nella presentazione del volume di Victoria Amelina, Guardando le donne guardare la guerra. Diario di una scrittrice dal fronte ucraino, Guanda 2025. L’incontro con Yaryna Grusha, curatrice dell’edizione italiana del libro è stato coordinato da Laura Cicirata della Fondazione Serughetti La Porta. Cosa può fare una scrittrice in tempo di guerra? Mostrare ad altri cosa era successo e continuava a succedere nel suo paese, contagiare il maggior numero di persone possibili con la verità in modo che anche loro possano contagiare con la verità altre persone. Victoria Amelina è stata uccisa nel campo di battaglia della verità, aveva 37 anni.  Victoria Amelina è stata scrittrice, giornalista, poetessa e attivista ucraina deceduta in seguito alle ferite riportate nell’attacco missilistico su Kramatorsk effettuato dall’esercito russo il 27 giugno 2023, che ha colpito un ristorante pieno di civili. Victoria ha lasciato un vuoto, ma ha anche un’eredità che doveva essere custodita e tramandata. La sua voce non doveva disperdersi. Yaryna Grusha, curatrice dell’edizione italiana del libro, traduttrice e docente di Lingua e Letteratura ucraina all’Università Statale di Milano, impegnata nella promozione della cultura ucraina in Italia, fa parte della stessa generazione della scrittrice scomparsa.  Con un gruppo di amici ha collaborato a una redazione internazionale per la pubblicazione del manoscritto di Amelina rimasto incompelto: Looking at Women, Looking at War. A War and Justice Diary (scritto in inglese, tradotto in diciassette lingue e pubblicato in contemporanea in sei paesi), senza modificarne la struttura originale e senza alterare la voce di Victoria. Sono state aggiunte – dice Yaryna – solo alcune note a piè di pagina assieme a qualche commento storico di spiegazione del contesto.   L’intero racconto del libro ruota attorno al concetto di giustizia e di una pace altrettanto giusta. È così, annota la stessa Amelina, che «la ricerca della giustizia mi ha trasformato da scrittrice e madre in una investigatrice di crimini di guerra». Lo ha fatto attraverso lunghi viaggi nelle zone di confine, occupate e liberate, che Amelina farà assieme a tante donne ucraine dopo il 24 febbraio 2022, raccogliendo le loro storie straordinarie nel libro, seguendole nella loro impresa di perseguire la giustizia.  Raccontando le loro vicende, Victoria racconta anche la propria e di un paese che resiste in tempo di guerra che non accenna a finire. Nel frattempo, in Ucraina la vita va avanti e ancora si resiste anche mantenendo proposte culturali e cura per la salute mentale, in altre parole  rafforzandosi dall’interno: occorre ricalibrare l’attenzione e lo sguardo per una guerra iniziata oltre 4 anni fa e forse è già diventata una “guerra lunga” (il 2025 è stato l’anno più difficile per il numero di morti civili e per le rigidità dell’inverno). “La storia ucraina si ripete e va raccontata ed è strettamente legata alla storia e al significato di questo libro”, spiega Grusha, nel solco di altri testimoni del passato: nel manoscritto, Victoria intreccia la storia ucraina dell’inizio del Novecento con il presente, partendo dalla mancata punizione per i crimini russi commessi contro gli ucraini. In questo parallelismo, tra la generazione degli artisti ucraini degli anni 60 (e prima ancora con le persecuzioni del gruppo “Risorgimento giustiziato” degli anni 30) e la generazione di oggi, la narrazione è ricca di immagini e testimonianze, dove la cronaca si fonde con il privato, la storia con la memoria. Le sue testimoni privilegiate sono le donne, sono loro che guardano la guerra accadere e attraversare le loro vite e scelgono di fare qualcosa. E incontriamo grazie a lei le donne che si uniscono alla resistenza: la bibliotecaria del piccolo villaggio di Kapytolivka, non se ne andrà dopo l’invasione russa perché quel posto non serve solo per i libri ma per assistenza e come ritrovo per i bambini. In quello stesso villaggio vive Volodymyr Vakulenko, lo scrittore per l’infanzia il cui corpo è stato trovato in una fossa comune a Izyum dopo la ritirata russa a ottobre 2022.Victoria ritroverà il suo diario sepolto nel giardino e ne curerà la pubblicazione. Redazione Italia
April 20, 2026
Pressenza
Pressenza: EireneFest, incontro nazionale “Educazione e Libri per la pace e la nonviolenza”
di Francesca De Vito pubblicato su Pressenza del 12 aprile 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Francesca De Vito, pubblicato su Pressenza il 12 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in occasione della presentazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra all’Eirenefest di Roma. SCUOLA E PACE. UNA SCUOLA SOTTO PRESSIONE: TRA MILITARIZZAZIONE E RISCRITTURA DELLA STORIA «L’intervento di Michele Lucivero, filosofo, docente e ricercatore italiano specializzato in etica e antropologia, si colloca dentro un lavoro di analisi e denuncia portato avanti negli ultimi anni dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, di cui è cofondatore. […] Al centro dell’intervento, una critica netta alla trasformazione silenziosa che attraversa la scuola italiana e alla crescente presenza dei militari nei percorsi educativi: dai protocolli del Ministero d’Istruzione e Merito con il Ministero della Difesa ai progetti nelle classi e nei PCTO. Non semplici collaborazioni, ma un cambiamento culturale che rischia di normalizzare la guerra, presentandola in chiave educativa e “valoriale”. Per Lucivero, la sfida è rimettere al centro una scuola che formi alla pace, anche recuperando, in chiave attuale, l’idea di “pace perpetua” di Immanuel Kant del 1975. L’idea kantiana di una federazione di Stati universale e la progressiva scomparsa degli eserciti permanenti appare oggi lontana, ma resta un riferimento politico e pedagogico. D’altronde in Italia esistevano eserciti regionali che poi sono scomparsi in favore di un esercito nazionale. L’ONU, in questa prospettiva, rappresenta un tentativo – incompleto – di realizzazione di quel progetto Kant.Una didattica per la pace passa necessariamente dalla demilitarizzazione del linguaggio e della narrazione storica, ridotta troppo spesso a una sequela di guerre. Rimettere al centro solidarietà, fratellanza, sorellanza significa anche interrogarsi sul senso stesso della “difesa della patria”, alla luce dell’articolo 11 della Costituzione per formare cittadine e cittadini capaci di immaginare e praticare la pace…continua a leggere su www.pressenza.it. Pubblicato anche su Agorasofia.com -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
EireneFest: incontro nazionale. Educazione e Libri per la pace e la nonviolenza
Venerdì 10 Aprile dalle  15:00-19:00 presso la Fondazione Basso – Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma si svolgerà l’evento conclusivo e riassuntivo degli Eirenefest realizzati localmente in tutto il 2025. L’evento è anche una formazione per i docenti e si può chiedere il certificato iscrivendosi a questo link  Programma ore 15: Saluti di Simona Fraudatario – Fondazione Basso 15.15 – La geografia e la pace nei processi educativi, Elena Dell’Agnese 15.30 – Gli/le adolescenti e giovani nei contesti di pace e nonviolenza sociale e umana, Gianmarco Pisa 15.45 – Scuola e pace, Michele Lucivero 16.00 – La maieutica e la pace, Tiziana Morgante 16.15 – Costruttori di pace, Valentina Ripa 16.30 – La pace disarmata, Giorgio Ferrari Ore 17: tavola rotonda “Come proporre ai giovani la pace e la nonviolenza: un festival del libro lungo un anno”, con Annabella Coiro, Elena Dell’Agnese, Michele Lucivero, Tiziana Morgante, Gianmarco Pisa, Valentina Ripa, Olivier Turquet Tutte le info sui prossimi festival del libro per la Pace e la Nonviolenza: www.eirenefest.it Giornata organizzata in collaborazione con Polo Europeo della Conoscenza L’evento è valido ai fini della formazione degli insegnanti Redazione Italia
March 27, 2026
Pressenza