Eirenefest Bergamo: Pace, dalla Parola ai fattiIncontro un po’ diverso, questo, dalle tradizionali presentazioni di libri. Il
bresciano don Fabio Corazzina, figura di riferimento del pacifismo cattolico e
già coordinatore nazionale di Pax Christi, ha dialogato attorno al suo libro
Pace, dalla Parola ai fatti (Paoline Editoriale Libri, 2025) con il cantautore
Alessandro Sipolo che ha intrecciato le parole del libro con la risonanza
musicale di alcune sue canzoni. L’incontro – introdotto da Rosita Poloni,
coordinatrice dell’associazione italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam –
si è svolto nell’ambito di EireneFest Bergamo, il 28 Aprile, nel suggestivo
chiostro di Santa Marta.
Pace, dalla Parola ai fatti, già dal titolo interroga la realtà e le Scritture,
la fede e la testimonianza, la necessità e il bene: “tutto quello di cui abbiamo
bisogno per capire la pace e i suoi contrari è scritto in molte pagine della
Bibbia che in questo libro funzionano come da specchio per i nostri giorni”.
Quasi un reading musicale in quattro movimenti e un controcanto (da seguire e
gustare con il video al link sotto riportato): a partire da alcuni brani del
Primo e del Nuovo Testamento e da alcuni testimoni del nostro tempo, la parola
pace è “declinata” come liberazione, resistenza, riconciliazione, accoglienza,
nonviolenza, convivialità, legalità, disobbedienza, impegno politico e alleanza
educativa. Le riflessioni seguono un percorso tortuoso, spesso difficile,
controcorrente (anche la pace ha un prezzo), non consolatorio e forse nemmeno
pacificato. Don Fabio richiama quattro elementi fondamentali, che attraversano
quella conversione evangelica che può generare rapporti e relazioni di pace: “tu
non uccidere, rispondi al male con il bene, ama anche il tuo nemico, perdona… il
Vangelo non è una pia esortazione per anime belle”.
La canzone “Gagiò romanò” racconta la storia, raccolta anni fa da Alessandro in
Franciacorta, di un obiettore totale, un renitente alla leva bresciano,
aggregatosi, negli anni ‘70 a un gruppo di giostrai rom per sfuggire al servizio
militare. Un istintivo del rifiuto delle armi senza compromessi, come ne L’uomo
in rivolta di Albert Camus, “il ribelle, l’insorto rivendica per tutti e per
tutte la libertà che vorrebbe per se”, dunque – propone Sipolo – “forse anche la
sua scelta, per quanto violenta, può essere legittima e non possiamo non essere
solidali con quei popoli, che anche oggi invasi e colonizzati, hanno diritto di
insorgere”.
È possibile immaginare una resistenza nonviolenta? Oppure è possibile
giustificare una resistenza violenta? Nella sacra scrittura è giustificabile il
tirannicidio? Sicuramente – osserva Corazzina – nella Bibbia è facile trovare
pagine che lo giustificano, tuttavia la “Parola” rimane una bussola fondamentale
per orientarsi. Ad esempio, l’inizio del libro dell’Esodo si svolge sotto il
segno delle donne che salvano la vita, due levatrici (Esodo 1, 15-17), Sifra e
Pua, prime obiettrici di coscienza che si sono ribellate al potere del Faraone,
“con intelligenza creativa e metodo nonviolento ci tramandano che la vita è più
potente di qualsiasi ordine di sopprimere la vita.”
La nonviolenza e la resistenza nonviolenta: è una questione di testimonianza
individuale o una scelta di popolo e di comunità? Se, in nome della fede (o di
alcuni valori), è chiesto a qualcuno di testimoniare profeticamente la
nonviolenza è un fatto, se invece la nonviolenza è un processo, un percorso
affrontabile come comunità e come popolo, allora si apre tutta un’altra
stagione: “non quella degli eroi ma la stagione di un popolo che si assume la
responsabilità di una scelta e di un modello nonviolento di pensiero e azione.”
Per il sacerdote bresciano, se si vuole passare attraverso il riferimento
evangelico, “non può esistere la possibilità di giustificare l’omicidio e
nemmeno il tirannicidio. Come resistere al male e al potere che opprime, rimane
una questione aperta alla coscienza delle persone credenti e non credenti.”
Se saremo disposti a superare quest’ostacolo allora potremo incamminarci verso
quella parola e cominciare a darle il giusto significato.
Come si fa a porre limite allo strapotere dei tiranni e un argine a chi vuole
negare la possibilità di una svolta? quale legalità e rispetto del diritto
internazionale, di quale sicurezza abbiamo bisogno?
Nel dialogo Corazzina cerca di sbrogliare la matassa: se i diritti delle persone
(diritto alla casa, al lavoro, alla famiglia, alla scuola, alla parola, alla
libertà…) dipendono dal potere di turno è un bel problema, ma se i diritti sono
legati alla dignità e alla vita delle persone questo allora apre delle
potenzialità”. E qui intravede due derive: “da un lato i potenti di turno si
arrogano il potere di definire e di dare i diritti (a qualcuno sì e a qualcuno
no) attraverso decreti-leggi dove non c’è più la persona al centro”; dall’altro
queste stesse leggi non cadono dal cielo, sono frutto di un processo
democratico, dove il concetto di “potere” (legislativo) ci fa sentire
“impotenti” (incapaci di generare un’umanità nuova) perché lo abbiamo delegato a
qualcuno.
“Ho conosciuto il cristianesimo della crociata e quello della croce”, riprende
Sipolo, dove anche oggi si legittima la guerra con il “Dio è con noi”, così per
la corsa al riarmo per difendere l’Europa, nata da un’idea di pace. Corazzina
reagisce affermando che esiste anche il cristianesimo della resurrezione:
“scegliere la nonviolenza, l’equità, la solidarietà, la legalità, la fraternità
e il disarmo come unica via per un’incarnazione della giustizia”, e che il
“fondamentalismo cristiano nell’America di Trump non ha niente più a che fare
con il vangelo”.
Forse, anche in questo tempo, occorre essere un po’ eretici.
Come cristiani e operatori di pace dobbiamo invertire la rotta, riprende don
Fabio, proporre prospettive diverse per costruire un progetto di pace che deve
smascherare la logica del riarmo: “Non è vero che chi spende di più è più
sicuro” e le risorse destinate agli armamenti finiscono inevitabilmente per
penalizzare le spese destinate alla scuola e alla salute, che stanno alla base
di una convivenza pacifica. Purtroppo, per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda
ONU nei Paesi occidentali abbiamo investito soltanto un centesimo di quanto
abbiamo speso per le armi”.
La fatica è quella dell’azione quotidiana, dell’incontro con l’altro e della
scelta disobbediente. Quali forme di disobbedienza mettere in atto per provare a
dire un “no!” a beneficio della collettività?
Si può iniziare un nuovo cammino solo dalla fiducia, dall’ascolto, dal coraggio
e dalla speranza di trovare positività laddove tutti vedono cattiveria, dalla
capacità di riconoscere la profezia dove prevale il “buonsenso”, dalla certezza
della primavera dopo l’inverno, dalla potenza del seme che muore per dare nuova
vita. Solo allora si saprà cogliere la pace.
Link alla registrazione video:
https://www.youtube.com/watch?v=Xa468JQn_WU
Per consultare i testi completi delle canzoni di Alessandro Sipolo:
https://www.alessandrosipolo.com/testi
Redazione Italia