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SCUOLA: MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA. UNA DOZZINA LE OCCUPAZIONI A FIRENZE. PICCHETTO E OCCUPAZIONE AL PORTA ROMANA DOPO L’AGGRESSIONE DI UN CUSTODE
Continua a crescere la protesta nel mondo della scuola. Sono sempre più numerose quelle occupate contro il collasso della scuola pubblica, contro il dl Valditara e il tetto agli alunni di origine migrante nelle classi. Istituti occupati dagli studenti a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. In altre scuole studenti e studentesse stanno dando vita a scioperi improvvisi e a macchia di leopardo. È successo a Legnano, nel Milanese, a Cesano Maderno (Monza-Brianza), a Iseo, in provincia di Brescia e a Trento, dove stamattina centinaia di studenti e studentesse stanno sfilando in corteo. A Firenze dopo l’occupazione del liceo Gramsci avvenuta lunedi un gruppo di studenti e studentesse ha annunciato l’occupazione di diversi istituti cittadini, contestando le scelte del governo in materia di istruzione, spesa pubblica e politiche scolastiche. Nel comunicato diffuso dagli “Studentə Occupanti di Firenze” la mobilitazione viene presentata come una risposta a un sistema che, secondo i promotori, privilegia gli investimenti militari a discapito della scuola: “Come Studentə Occupanti di Firenze, abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, si legge nel documento. Il documento è firmato dagli Studentə Occupanti dei licei Alberti-Dante, Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico, che indicano tra le principali contestazioni i finanziamenti destinati all’istruzione e le condizioni strutturali di numerosi edifici scolastici. Gli studenti richiamano i dati della Commissione europea, secondo i quali nel 2023 l’Italia si sarebbe collocata al terzultimo posto nell’Unione europea per investimenti nel settore, e denunciano tagli al sistema scolastico per circa 620 milioni di euro nel triennio 2026-2028, attribuiti alla Legge di Bilancio. Secondo i promotori della protesta, le conseguenze si riflettono direttamente sulla quotidianità degli studenti, sulla sicurezza e sulla qualità della formazione. Nel comunicato vengono elencati problemi come aule soggette ad allagamenti, materiali didattici insufficienti, infestazioni di insetti e roditori, presenza di muffe, impianti di riscaldamento e raffreddamento danneggiati e carenza di personale. Tra le criticità segnalate figurano anche la precarietà dei docenti, le barriere architettoniche che ostacolano l’accessibilità per le persone con disabilità e le condizioni di degrado di alcune strutture. Situazioni che, secondo gli occupanti, rendono necessario un intervento complessivo di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti. Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la spesa militare. Gli studenti contestano l’aumento delle risorse destinate alla difesa, contrapponendolo alle difficoltà del sistema scolastico. Nel documento sostengono che, negli ultimi sei anni, la quota del Pil destinata alle spese militari sia passata dall’1,4% del 2020 al 2,5%. Il comunicato contiene inoltre una dura critica alla politica estera italiana e al sostegno del governo alle operazioni militari, con riferimenti agli Stati Uniti e a Israele. Gli occupanti chiedono di ridurre i fondi destinati al riarmo e di aumentare, al contrario, le risorse per l’istruzione. La protesta non si limita esclusivamente agli aspetti economici. Nel mirino degli studenti ci sono anche le misure che riguardano la composizione delle classi e l’educazione sessuo-affettiva. Il documento critica il limite al numero di studenti stranieri nelle classi e il Ddl Valditara, contestato per le disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Gli occupanti sollevano anche il tema della sicurezza nei percorsi di formazione scuola-lavoro, un tempo denominati PCTO. Nel comunicato si afferma che, negli ultimi tre anni, 33 ragazzi e ragazze avrebbero perso la vita durante queste esperienze. Per gli studenti, si tratta di un ulteriore elemento che mette in discussione il rapporto tra scuola, lavoro e tutela dei giovani. La richiesta è di abolire gli attuali percorsi, indicati nel documento con la sigla FSL, considerati dagli occupanti una forma di lavoro non retribuito e potenzialmente rischioso. I promotori denunciano inoltre l’utilizzo degli spazi scolastici per iniziative che giudicano riconducibili a propaganda fascista e razzista, chiedendo che gli istituti siano luoghi di inclusione, uguaglianza e confronto. La mobilitazione, spiegano i firmatari, vuole inserirsi in un movimento di protesta più ampio, nazionale e internazionale, dando voce anche agli istituti che non dispongono delle risorse necessarie per partecipare alle iniziative. Tra le richieste avanzate figurano l’aumento della spesa pubblica per l’istruzione, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici, la disponibilità di spazi per gli studenti dentro e fuori dagli istituti e maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà con l’acquisto dei materiali didattici e il pagamento delle uscite scolastiche. Gli occupanti chiedono inoltre un taglio ai finanziamenti per il riarmo, il divieto di ingresso nelle aule per le forze armate e di polizia, l’abolizione delle misure che introducono limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi, progetti di educazione sessuo-affettiva affidati a esperti e la cancellazione dei percorsi di formazione scuola-lavoro. La conclusione del comunicato ribadisce la volontà di proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento degli obiettivi indicati: “Non vogliamo essere spettatori del nostro futuro. Organizziamoci, lottiamo, riprendiamoci la scuola!”. Il punto con Oscar compagno fiorentino che segue le mobilitazioni nelle scuole Ascolta o scarica  Anche il Liceo Artistico di Porta Romana si aggiunge alla lista dei licei fiorentini occupati. Dopo il tentativo di occupazione avviato nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, terminato con uno sgombero lampo e pesanti polemiche, un’assemblea straordinaria di stamani si è conclusa con la decisione di procedere all’occupazione dell’Isa. L’assemblea, indetta da studenti e studentesse per chiarire quello che già attraverso una nota ufficiale il collettivo degli studenti aveva spiegato, è servita a ricostruire la propria versione dei fatti, in risposta alle dichiarazioni della preside e denunciando presunte aggressioni fisiche subite durante i concitati momenti della protesta. Il momento più critico del blitz si sarebbe consumato intorno alle quattro e mezzo del mattino, in concomitanza con l’arrivo della dirigente scolastica, del personale ATA e dei Carabinieri. Gli studenti descrivono un clima di forte contrapposizione fisica all’interno dei corridoi, sostenendo che un custode avrebbe aggredito alle spalle uno studente nel tentativo di strappargli il passamontagna. Nel tragitto verso la palestra, secondo il racconto dei giovani, si sarebbero verificati spintoni, capelli tirati e persino calci da dietro per far cadere i ragazzi in fuga, prima che questi riuscissero a barricarsi dietro una porta per frenare la furia del dipendente. Il comunicato lamenta poi la totale chiusura da parte delle autorità e della presidenza rispetto a qualsiasi forma di mediazione. La dirigente si sarebbe rifiutata di leggere il documento politico dell’occupazione, redatto in coordinamento con gli altri licei cittadini già mobilitati. Secondo la nota studentesca, a porre fine alla protesta è stato un ultimatum di tre minuti prospettato dalla dirigenza prima del massiccio intervento della DIGOS, accompagnato da avvertimenti di possibili denunce e ripercussioni legali. Di fronte alla prospettiva dello sgombero forzato, gli occupanti avevano preferito allontanarsi dall’edificio. In conclusione della nota, i giovani rivendicano la matrice interamente politica del loro gesto. L’azione di Porta Romana viene inserita in una mobilitazione nazionale più ampia che contesta la povertà, le morti sul lavoro e il taglio di seicento milioni di euro alla scuola pubblica a favore delle spese belliche, definendo queste ultime le vere piaghe sistemiche contro cui è necessario continuare a lottare. Ci siamo collegati con alcune studentesse del Collettivo Capre durante il picchetto di questa mattina  Ascolta o scarica   
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Futuro delle ex OGR, oltre mille questionari compilati. Ultimi giorni per partecipare
Ha già superato le mille risposte il questionario proposta da Salviamo Firenze per il destino delle ex-OGR, otto ettari di terreno tra il parco delle Cascine, la stazione Leopolda, San Jacopino e la Manifattura Tabacchi. È l’area delle ex Officine … Leggi tutto L'articolo Futuro delle ex OGR, oltre mille questionari compilati. Ultimi giorni per partecipare sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
La seconda assemblea della Rete “Firenze Città Operatrice di Pace”
Si è svolta presso Casa Caciolle oggi 10 ottobre la seconda assemblea della Rete Firenze Città Operatrice di Pace. Dopo l’introduzione di Andrés Lasso che ha fatto il punto sui primi sei mesi di lavoro della rete ci si è riuniti in gruppi di lavoro: educazione alla Pace, verso un forum per la Pace,  mobilitazioni e campagne. A fine mattinata si è formalizzato il nuovo coordinamento in carica per i prossimi sei mesi. Dopo un delizioso pranzo palestinese cucinato da Suha, arrivata a Firenze da Gaza da poco più di due anni,  i lavori sono ripresi con la prima riunione allargata del nuovo coordinamento. I partecipanti si sono poi diretti verso le manifestazioni per Gaza previste per la giornata. Redazione Toscana
October 10, 2026
Pressenza
Il 10 Ottobre la seconda assemblea di Firenze Città Operatrice di pace
Questo sabato 10 ottobre a Casa Caciolle a Firenze si riunirà in Assemblea la rete Firenze Città Operatrice di Pace, rete pacifista che riunisce oltre cinquanta associazioni e gruppi del territorio, oltre a decine di singoli aderenti. Sarà la seconda assemblea della rete, dopo quella costitutiva di febbraio e dopo la presentazione del documento di indirizzo a gennaio a San Miniato a Monte. L’assemblea inizierà alle 9:15 e nominerà anche il nuovo coordinamento, con durata semestrale. I lavori procederanno fino alle 13 per poi riprendere dalle 14:30 alle 16 Ha confermato la presenza la Presidente di Commissione Politiche europee e affari internazionali della Regione Toscana, Irene Galletti. I lavori assembleari prevedono tre gruppi di lavoro tematici: uno avrà come focus le campagne e mobilitazioni prossime, un secondo si occuperà di percorsi di Educazione alla Pace, un terzo l’organizzazione di un Forum per la Pace a Firenze. L’assemblea è aperta, oltre che agli aderenti, a tutta la cittadinanza interessata ai temi della pace, del disarmo e del diritto internazionale. Il coordinamento di Firenze Città Operatrice di Pace Contatti:                      firenzeoperatricedipace@gmail.com Documenti:                 https://firenzeoperatricedipace.blogspot.com/ Video:                          www.youtube.com/@FirenzeCittàOperatricediPace Redazione Toscana
October 8, 2026
Pressenza
Giornata dei Senzatetto: il Governo taglia 307 milioni su 450
della redazione di «Diogene» Foto Downtowngal Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license   Sabato 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale dei senzatetto. In Italia la ricorrenza cade mentre il principale intervento del PNRR dedicato alle persone senza dimora è passato dai 450 milioni di euro inizialmente programmati a 143 milioni dopo la revisione del Piano. Anche l’obiettivo è
Gli ingredienti per fare la Pace
Novanta bambini, dai 6 ai 10 anni, insieme per una domanda grande, forse grandissima: come possiamo sconfiggere la violenza e costruire la Pace? Sono piccoli, è vero. Ma ormai da tempo sentono parlare di guerra, di conflitti, di persone costrette a lasciare le proprie case. E forse proprio per questo hanno bisogno, più che mai, di parlare di Pace. Non come di qualcosa di lontano e astratto, ma come di qualcosa che possiamo imparare a costruire ogni giorno, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nel modo in cui guardiamo e ascoltiamo l’altro. E così insieme ad Irene L’ Abate e Claudia Baietta della Piccola Scuola di Pace “Gigi Ontanetti” abbiamo chiesto a ciascuno di loro di portare un libro. Non un libro qualsiasi, ma un libro che, tra le sue pagine, potesse nascondere un ingrediente per fare la Pace. Ne sono arrivati tanti: storie diverse, personaggi, avventure, emozioni e parole capaci di suggerire che la Pace può avere molti ingredienti. L’ascolto, l’amicizia, il coraggio, la gentilezza, il rispetto, la capacità di chiedere aiuto, il perdono, l’empatia… e soprattutto la possibilità di imparare a stare in relazione con gli altri senza ferirli. Tra le nostre riflessioni abbiamo incontrato anche la Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, attraverso due figure simboliche che aiutano a comprendere il nostro modo di comunicare: la giraffa e lo sciacallo. La giraffa, con il suo grande cuore, ci insegna ad ascoltare ciò che accade dentro di noi e dentro gli altri, a riconoscere i bisogni e le emozioni, a cercare parole che non feriscano.
Lo sciacallo, invece, rappresenta quella parte di noi che giudica, accusa, attacca, pretende. Quella voce che spesso compare quando siamo arrabbiati o feriti e che rischia di trasformare un conflitto in uno scontro. E allora ci siamo chiesti: quale delle due voci vogliamo allenare? Abbiamo scoperto che la Pace non significa non litigare mai. Significa imparare a litigare in modo diverso. Significa poter dire “sono arrabbiato” senza trasformare la rabbia in violenza; poter dire “ho bisogno di essere ascoltato” invece di urlare; riuscire a guardare l’altro e chiedersi: “Che cosa sta provando? Di che cosa ha bisogno?” Forse la Pace comincia proprio da qui. Da una parola scelta con cura.
Da un ascolto in più.
Da un giudizio in meno.
Da una mano tesa.
Da un bambino che scopre di avere dentro di sé la possibilità di cambiare qualcosa. Perché per cambiare il mondo, forse, non bisogna aspettare di diventare grandi. Si può cominciare oggi. E magari il primo ingrediente è proprio questo: credere che le nostre parole e le nostre azioni possano fare la differenza. Beatrice Barbieri (insegnante scuola primaria Montagnola) Redazione Toscana
October 3, 2026
Pressenza
#Firenze, sabato 3 ottobre, ore 15.30 - #Imperialismo - Resistenze - Nuovo Internazionalismo. La crisi dell'imperialismo globale unilaterale. #war Stati Uniti: il dominio del dollaro e delle sue armi è giunto ad una svolta? Intervengono Alessandro Volpi (docente di Storia contemporanea presso l'Università di Pisa) e Antonio Mazzeo (qiornalista antimilitarista NoWar). Coordina Giovanni Monti (Casa dei Diritti dei Popoli).
October 2, 2026
Antonio Mazzeo
D’Amore e Guerra a Eirenefest Firenze
Parlare di pace ti mette a nudo. Farlo in pubblico ancora di più. Farlo parlando di amore come antidoto alla guerra è letteralmente dirompente. L’amore ti fa sentire indifeso. Ti parla di una abbandono possibile e disinteressato. Sentirsi innamorato è la dimensione più vicina all’estasi che possiamo conosce in questa vita. Ed è per questo che capovolge tutti i presupposti su cui si fonda l’ordine costituito. L’amore è rivoluzionario, travolge le barriere, esonda gli spazi, chiede tempo. E’ disinteressato ir-razionale. E’ la perfetta negazione dell’assetto capitalista che genera le distorsioni del mondo in cui viviamo. Per questo fa paura. Per questo si ha paura di parlare d’amore. Amare significa riconoscere e rispettare l’umanità del’altro/a nella sua dimensione più profonda, laddove la guerra, è, al contrario, la negazione più radicale della dignità umana. L’amore è conoscenza, empatia, com-passione, solidarietà. La guerra è negazione, distanza, odio, disprezzo. Tutte le guerre hanno la medesima radice. Che ci richiama il potere, la dimensione del dominio, dell’accaparramento, della sete di ricchezza. Laddove l’amore ci mette a nudo, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Il libro e il reading d”amore e guerra nasce da questa visione: non è possibile chiedere pace al mondo se non siamo in grado di darla a noi stessi. Non è possibile pretendere che i popoli del mondo vadano d’accordo se noi per primi siamo in grado di scannarci per un soprasso o un parcheggio. Non è possibile chiedere rispetto per i diritti dei popoli, se quando vediamo un nostro collega maltrattato, ci giriamo dall’altra parte. Non è immaginabile piangere per la sorte di un bambino in un teatro di guerra se ci disinteressiamo dei bambini che nella nostra città vivono in condizioni di disagio. Non è immaginabile pretendere che i conflitti vengano superati se nel nostro piccolo continuiamo ad alimentarli. Per una parola non detta o detta male. O per un principio che non si condivide. La pace si costruisce innamorandoci della vita. E rispettando la vita degli altri. Le nostre piccole guerre quotidiane sono in nuce la radice delle grandi guerre che diciamo di osteggiare. Ma se non siamo capaci di darci pace, come possiamo pretendere che il mondo se la dia? Questo mondo è costruito sull’asse potere denaro. E’ per la sete di potere e di ricchezze che ci si sbrana. E allora la prima cosa che dobbiamo fare se davvero vogliamo che il mondo proceda in pace è smettere di rincorre denaro e comando: il coraggio delle vittime è quello che ci salverà. Il coraggio di sentirci indifesi, di consegnarci all’altro/o. Esattamente come si fa quando siamo innamorati. Da una parte dunque l’amore, dall’altra la guerra. E noi nel mezzo che possiamo scegliere da che parte stare. Domenico Guarino foto di Irene L’Abate della lettura scenica con accompagnamento musicale realizzata sabato 26 Settembre al Paco dell’Anconella nell’ambito di Eirenefest Firenze 2026 Redazione Toscana
September 27, 2026
Pressenza
SABATO 26 SETTEMBRE MANIFESTAZIONI REGIONALI A BARI E FIRENZE CONTRO LA PRESENZA DEI CONSOLATI ISRAELIANI
Il 26 settembre ci saranno a Bari e a Firenze due manifestazioni regionali lanciate con le stesse parole d’ordine, per un problema che accomuna queste due città e le rispettive regioni: la presenza dei “Consolati onorari di Israele”. Queste sedi sono veri e propri uffici di rappresentanza che permettono all’entità sionista di facilitare e instaurare relazioni economiche su questi territori, i cui governi regionali sono entrambi di centro-sinistra. A Firenze manifestazione con concentramento alle 15 in piazza Bambine e Bambini di Beslan, poi il corteo attraverserà il centro cittadino fino a piazza del Duomo. “La Toscana va in guerra e apre al sionismo. Manifestazione regionale contro distruzione del territorio, sionismo e guerra”, si legge nel comunicato di lancio del corteo promosso da ‘Toscana contro la guerra’. “La Toscana sta diventando uno snodo sempre più centrale nell’Occidente che si muove verso la guerra” e “mentre loro fanno affari e gonfiano i portafogli – si legge su una nota – noi paghiamo il conto: salari fermi al palo, prezzi in aumento, bollette alle stelle, leggi liberticide, scuole e ospedali in sofferenza, devastazione sociale e ambientale. Tutto questo non è più tollerabile”. A Bari il concentramento alle ore 16 da p.zza Umberto. “Mentre il governo israeliano continua a macchiarsi di crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani sulla pelle dei palestinesi, gli interessi sionisti continuano ad espandersi anche qui da noi, in Puglia, agevolati dalla presenza del console onorario Luigi De Santis, noto costruttore edile di Bari. Dal settore energetico a quello militare, passando per colonie e resort di lusso, gli investimenti dell’entità sionista rischiano di cannibalizzare il nostro territorio, condannando ulteriormente le giovani generazioni di pugliesi a un futuro di precarietà, emigrazione, guerra e crisi ambientale”. Da Bari Eddy dell’ex Caserma Liberata Ascolta o scarica 
September 26, 2026
Radio Onda d`Urto