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“Quell’isola la voglio!”
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Domenica 7 mattina leggo su quel prezioso sito che è Comune, degli avvenimenti in Albania. Detjon Begaj racconta della Rivoluzione dei fenicotteri. E dice che la stessa mattina, alle 10,30, ci sarà una presidio di protesta anche a Firenze, in Piazza della Signoria. So poco della politica albanese, ma quello che è in ballo riassume tutta la storia dei nostri tempi; e poi ci sono di mezzo i fenicotteri, proprio come da noi qui sulla Piana, a Firenze. Per questo decido di andare subito alla manifestazione. Jared Kushner è un gentiluomo che ha preso in mano la società di speculazione immobiliare di famiglia, quando il babbo è finito in carcere. Il babbo è uscito perdonato da Trump, e Jared ha sposato la figlia di Trump. Jared opera da un grattacielo che si trova significativamente al numero 666 Fifth Avenue, che in seguito il genero del presidente ha fatto edulcorare in 660, togliendo la scritta che rendeva unico il palazzone: Jared è un attivissimo sostenitore dello Stato d’Israele, e tramite la Affinity Partners, gestisce due miliardi di dollari pubblici sauditi (poi a noi vengono a parlare di scontro di civiltà). Soldi con cui promette di trasformare Gaza in un resort di lusso, dopo averne cacciato gli indigeni. Qualche anno fa, la signora Ivanka era sulla costa albanese nella barca dell’amico Nathaniel Rothschild, quando ha visto l‘isola di Sazan. L’ha raggiunta a nuoto. Tornata in barca, ha detto al marito, “quell’isola, la voglio!”. Quell’isola – la più grande dell’Albania – appartiene al demanio pubblico; ha una lunga storia, ma grazie al fatto di essere stata dichiarata zona militare decenni fa, è diventata una delle oasi più ricche di varietà faunistica del Mediterraneo. Tra decine di specie, si distinguono la foca monaca e il fenicottero, con il più grande insediamento d’Europa. Così Jared va dal socialista che governa l’Albania da anni, e si fa conferire subito lo status di strategic investor, cioè uno di quelli cui si danno le chiavi di casa (e per i primi dieci anni non deve pagare tasse). Jared decide di fare del bene demaniale/riserva naturale un ““very high-end luxury product” e si mette in affari con la Aman Resorts, di proprietà di un oligarca russo moroso della Naomi Campbell (la compianta Dacia Valent mi ricordava, “nessuno è razzista con Naomi Campbell”). Insieme, fanno un progettone per farci un albergo con 10.000 camere di lusso e tante villette sparse. Arrivo in Piazza della Signoria, dove mi aspetto di vedere un piccolo presidio di quattro attivisti, magari con qualche agenda politica tutta interna all’Albania, di cui non so nulla. E invece vedo centinaia e centinaia di albanesi, con grandi bandiere rosse e nere. E ovunque immagini di fenicotteri. Inizio a riconoscere singole persone, una dopo l’altra – la mamma che lavora la sera fino a tardi al ristorante, l’operaio, quello che con la bancarella al mercato, i ragazzi e le ragazze di seconda generazione… La persona più carismatica è una ragazza, che sa anche cavarsela bene diplomaticamente. Prendono la parola tante persone, parlando quasi sempre e solo in albanese. Un paio però parlano in italiano, dicendo che loro sono dovuti emigrare per lavorare, non volevano lasciare il loro paese che amano profondamente; ma il loro paese è in mano a politici che hanno scelto di arricchirsi cementificando e distruggendo l’ambiente, anziché fornire i servizi essenziali. C’è un’intensità nei discorsi che mi colpisce, perché si sente che dietro ci sono esperienze personali forti: non somiglia per nulla al tono dei nostri oratori politici, istituzionali o estremisti. Nei Balcani, è facile che si abusi delle bandiere, ma almeno questa volta non sono rivolte contro qualche altro popolo confinante; sono lì per parlare di storia e di storia personale, di luoghi e di animali e di boschi. Una bambina prende la parola, in italiano che immagino sia ormai la sua prima lingua, e inizia a dire, “Ci vogliono togliere la nostra terra, i nostri boschi!” e poi scoppia a piangere. “Miguel, ho un bellissimo nome, mi chiamo Anila e vuol dire il vento!”, mi dice la madre di uno dei ragazzi cresciuti al Giardino. Anila è un vento davvero, una forza sorridente, a volte una tempesta, un’enciclopedia di storie, ma con una straordinaria capacità di prendersi cura degli altri. E mi presenta un signore che mi racconta che ha messo insieme una raccolta di migliaia di libri sulla storia dell’Albania, e mi parla male dei comunisti e dei loro shpiuni. E mi fa, “sai che noi in Albania abbiamo due lingue? Il Gheg e il Tosk, il Toscano! Io sono Toscano!”. Una donna mi fa, “anch’io ho un bellissimo nome, Shpresë, ‘Speranza’… ma guarda!” E si gira, sulle spalle indossa un’enorme bandiera albanese con l’aquila… “Ecco questo dice tutto!”. E mi insegnano anche a pronunciare correttamente, Shqipëria. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Kelebek Blog -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI DETJAN BEGAJ: > Per un’intera generazione, saranno per sempre tra i giorni più belli -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo “Quell’isola la voglio!” proviene da Comune-info.
June 9, 2026
Comune-info
20.000 alloggi in affitto: un successo per i costruttori, non per la città
“Gli assessori Biagi e Coggiola insistono a rivendicare meriti inesistenti sul programma “20.000 alloggi in affitto”, ma più che meriti questa amministrazione ha pesanti responsabilità in una vicenda tutt’altro che limpida….” Così iniziava il mio intervento in Consiglio comunale … Leggi tutto L'articolo 20.000 alloggi in affitto: un successo per i costruttori, non per la città sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Alle OGR un Forum pubblico per la nuova Firenze. E niente cemento
“Siamo attualmente di fronte a una città soffocata dagli interessi privati – interessi di grosso calibro, dove gli spazi pubblici vengono sempre più cannibalizzati dalla speculazione […]. Una città in cui è in atto un vero e proprio saccheggio del … Leggi tutto L'articolo Alle OGR un Forum pubblico per la nuova Firenze. E niente cemento sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente
La relazione tecnica commissionata dal Comune di Firenze al dipartimento Memotef della Sapienza guidato dal professor Filippo Celata fotografa con precisione una città in stato di emergenza abitativa. I numeri parlano da soli: nel nucleo storico il rapporto tra abitazioni … Leggi tutto L'articolo Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
No cemento alle OGR. Una petizione da firmare e far circolare
Firmate e fate circolare la petizione per Salvare le OGR e le Cascine dal cemento della speculazione edilizia. Il testo è stato presentato all’affollata assemblea pubblica indetta da Salviamo Firenze x viverci al ridotto del teatro Puccini, il 28 … Leggi tutto L'articolo No cemento alle OGR. Una petizione da firmare e far circolare sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“Si può trattare solo da uomini liberi”: libertà per Marwan Barghouti e per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi
Oggi a Firenze si è tenuta, al Mandela Forum, l’iniziativa promossa dalla Campagna per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, dalla Rete degli Enti Locali per i diritti del popolo palestinese e dal Nelson Mandela Forum, un migliaio le persone presenti durante l’incontro, al pranzo di raccolta fondi ed all’Urlo per Gaza, che oggi è tornato nelle strade della città di Firenze. “Si può trattare soltanto da uomini liberi”: con le parole di Mandela, apre Massimo Gramigni, presidente del Nelson Mandela Forum a Firenze, con un appello alla speranza, per poter fare uscire dalla cella Marwan Barghouti, il cui figlio è presente e prenderà parola al termine della mattinata. Sara Lucaroni, giornalista, sottolinea l’impegno della Regione Toscana, con la rete degli enti locali, per un “risveglio delle coscienze”, per quella “famiglia umana che non si è arresa”; questo appello non è però solo per Marwan, ma per tutti i prigionieri e le prigioniere palestinesi, per i diritti umani. “Il tantissimo che c’è ancora da fare” porta oggi ad essere qua ed a confrontarci tra “amiche e amici”, in termini che sono risuonati durante la tarda mattinata tra “compagne e compagni”. Cosimo Guccione, presidente del consiglio comunale di Firenze, parla di “emozioni che si fanno ricordo”, ricordando, nella tradizione di La Pira, Mario Primicerio. Ringraziando i comuni che hanno dato sostegno a Marwan Barghouti, invita a prendere parola, per la rete, il sindaco di San Casciano in Val di Pesa, che, sottolinea, “non può esserci pace senza giustizia” e, con le parole di Mandela, che “la pace nasce dal riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni popolo”. Seguono i rappresentanti dei comuni che hanno conferito la cittadinanza onoraria a Marwan, leggendo i testi delle motivazioni della scelta; sono rappresentati i comuni di Pontedera, Calenzano, Vicchio, Impruneta, Campi Bisenzio, San Casciano in Val di Pesa, Calcinaia. Da Pontedera, il ricordo dei detenuti bambini palestinesi, punta di iceberg, che richiama l’importanza che questa campagna per Marwan sia rivolta anche e soprattutto all’infanzia. Da Calenzano, la dimostrazione di quanto tutta la comunità di questo territorio sia vicina al popolo palestinese; Marwan ha subìto, per oltre ventiquattro anni, le torture chiuso in una cella, e come lui altri 10000 palestinesi abbandonati anche dai governi; infatti, “siamo qui anche per esigere giustizia, perché Marwan è la voce di chi non ha voce, è la voce di un popolo che lotta per la propria libertà”, sottolinea Marco Bonaiuti. Da Vicchio: “chi lotta per i propri diritti non è solo un compagno ma un fratello”; infatti Marwan è, sottolinea Federica Petti, “fratello della comunità” e così i suoi familiari e i palestinesi e le palestinesi (tutti e tutte); l’appello è a “stare dalla parte giusta della storia, con il popolo palestinese”. Da Impruneta, segue un appello all’Unione Europea, che non ha ancora preso posizione. Da Campi Bisenzio, si sottolinea il fatto che Israele sia uno stato sionista, che al contempo Marwan non debba diventare un martire; “dobbiamo avere il coraggio di denunciare” e “ci dobbiamo domandare che cosa noi stiamo facendo, mentre i bambini e le bambine vengono bombardate”. Abed Daas prende parola in rappresentanza della comunità palestinese fiorentina: “11000 palestinesi sono nelle carceri israeliane” e, guardando alla realtà, ricorda essere un dato che “l’80 per cento dei palestinesi hanno subito il carcere come strumento di controllo politico, in una società costantemente sottomessa”. Continua: “i partecipanti alla Flotilla abbiamo visto che cosa hanno subìto, abbiamo visto che cosa hanno subito la nostra amica e sorella Antonella Bundu e il nostro amico e fratello Dario Salvetti”. Preoccupato, sottolinea che: “se un ministro può fare sciacallaggio mediatico sui detenuti, questo significa che viene a lui dato il potere di farlo”; resta da chiedersi quale sia il livello di violenza (probabilmente maggiore rispetto a quelli visti aver subìto i partecipanti alla Flotilla) praticato contro detenuti palestinesi: “lì non si sono giornalisti, c’è l’arbitrio assoluto”. Marwan è in prigione dal 2002, “giudicato dall’occupante”, maltrattato, perché Israele teme Marwan per il peso politico di oggi, perché è “figura trasversale”, ha promosso il documento dei prigionieri su una piattaforma comunale di resistenza; “la scarcerazione dei prigionieri è necessaria per la libertà del popolo palestinese, così come fu per il Sud Africa”, quindi l’appello è a “continuare ad informare, smontare le narrazioni, quelle della sicurezza, dietro cui si nasconde l’abuso, e applicare il diritto internazionale”. Antonella Bundu ringrazia i sindaci e fa appello anche al comune di Firenze (tuonano gli applausi di consenso da parte delle persone partecipanti), che possa esserci anche questo comune tra quelli che daranno la cittadinanza onoraria a Marwan. Ricorda che nel carcere israeliano “siamo stati torturati e… lì vengono torturati bambini e bambine”; “in quel mare navi da guerra ricercavano persone protette dal diritto internazionale”, eppure il sequestro avveniva “con la complicità attiva dei governi dell’ l’unione europea”. Continua Antonella: “filo spinato, ci bagnavano in continuazione, ci puntavano il fucile addosso, noi in sciopero della fame, privati del sonno, ci davano calci, rimasti lì due ore in posizione di stress”. Pensando che sia inaccettabile che le istituzioni abbiano permesso questo, si ricorda che “non solo il centro destra, ma anche il cento sinistra sta permettendo tutto questo”. E questo succede anche nel mare mediterraneo, mentre le istituzioni si siedono con i criminali”. Smaschera il fatto che anche qui in Toscana c’è chi appoggia il governo israeliano sionista (riferendosi a Carrai). Chiude con l’appello di riconoscere lo stato di Palestina. Dario Salvetti dichiara: “siamo per la fine del genocidio”; continua: “abbiamo visto solo un piccolo pezzo di una piccola bolla distopica” e “ci deve essere un cambiamento radicale rispetto al sionismo”. Che cosa ci rimane di umano? Si chiede, perché è necessario “rompere ogni accordo con il sionismo col boicottaggio e le sanzioni”; infatti, mentre ci si domanda a che punto sia la “sionizzazione” della nostra società, non si porta la solidarietà alla Palestina come qualcosa di lontano La Flotilla è stata fermata, un briciolo di speranza è necessaria. “Non ci possiamo più permettere di attendere”. Luisa Morgantini ringrazia i sindaci, ricorda che adesso a Ramallah sono entrati i soldati in ospedale, a Gaza stanno continuando a uccidere, hanno ucciso un fotografo che fotografava i bambini, che diceva che anche questi bambini erano diventati i suoi figli. Dobbiamo ricordare, oltre Gaza, anche la Cisgiordania, che “anche il respiro i coloni l’esercito la polizia tolgono”. Perché il disegno di Israele non è più quello dal fiume al mare ma che questa terra sarà nostra dal tigri all’eufrate perché dio ce l’ha data. In nome di Dio viene fatto tutto questo. Non c’è silenzio nel mondo ma chi non parla o parla male sono i governi , che si spera che vadano davanti al parlamento europeo. Fa appello all’unità ed al valore a chi conferisce le cittadinanze onorarie a Bargouti. Arab Barghouti, emozionato, ringrazia per la solidarietà attiva , diversa dall’empatia silenziosa. Ricorda che “essere pro Palestina significa essere per tutti i popoli oppressi nel mondo”. A Gaza è in corso un genocidio ancora oggi, negli ultimi due tre giorni abbiamo visto scene che mettono alla prova l’umanità del mondo. In questo momento Israele quindi non sta rispettando quel cessate il fuoco di cui si parla, è una finzione (strumentale). “Dal 7 ottobre mio padre è in isolamento, rotte le costole, la mano destra”; e ancora “da più di cinquanta anni lotta per il popolo palestinese”; suo padre “non è mai stato una minaccia per la sicurezza, ma una minaccia per gli obiettivi politici di Israele, che vuole fare una vera e propria pulizia etnica”. È in gioco la libertà per tutti i palestinesi e le palestinesi oppresse. Suo padre, continua Arab, “crede nel diritto internazionale e nel diritto all’autodifesa dei palestinesi. L’obiettivo degli oppressori è uccidere ogni speranza tra gli oppressi, mio padre porta la speranza di un futuro migliore per la Palestina, che i bambini palestinesi possano vivere in sicurezza. La causa palestinese la insegniamo ai nostri figli, non la si può cancellare”, anche perché “non si può dimenticare la libertà della Palestina, non ci potrà altrimenti essere nessuna Pace in Medio oriente”. E chiude con l’appello a continuare a fare pressione sui governi, compre quello italiano, per “un atteggiamento giusto nei confronti del popolo Palestinese”, restituendo responsabilità collettiva. Foto di Emanuela Bavazzano Emanuela Bavazzano
May 30, 2026
Pressenza
Studenti senz’acqua da due settimane, ma Calamandrei è vergognosa da anni
È dal 16 maggio che manca l’acqua nella residenza universitaria Calamandrei. Tra gli studentati pubblici quello di viale Morgagni è il maggiore in città, contando 504 posti letto dei circa 1800 in città. L’edificio, con le sue quattro … Leggi tutto L'articolo Studenti senz’acqua da due settimane, ma Calamandrei è vergognosa da anni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Firenze, 28 maggio: università al bivio tra guerra e pace
Nelle ultime settimane le nostre lotte sono state animate dalla flotilla, una comunità di uomini e donne che ha messo i propri corpi su piccole imbarcazioni e si è spinta nel mar Mediterraneo per riportare l’attenzione su Gaza e sul genocidio palestinese messo in atto da Israele. Le barche della flotilla, insieme alle mobilitazioni di terra, hanno nuovamente svelato l’ipocrisia dei governi occidentali e la nostra complicità con Israele e le sue politiche di annientamento. La complicità è presente su più piani: le relazioni commerciali, la tecnologia che viene condivisa, la ricerca e il dual use, le collaborazioni, i silenzi di chi può e deve prendere parola per fermare questa vergogna ma non lo fa. La flotilla, riaccendendo i riflettori sulla Palestina, riporta l’attenzione sui processi interni che riguardano i nostri Paesi e i luoghi di lavoro e di vita che attraversiamo; in particolare sulla militarizzazione della società, sul disciplinamento, sul riarmo come programma politico di rilancio delle nostre economie. Le università rivestono un ruolo centrale in questi processi: trasferiscono infatti conoscenze attraverso partnership istituzionali formali o altre tipologie di collaborazione e ricevono finanziamenti da programmi europei come Horizon EU in cui, ad esempio, il dual use by design e by default sta diventando una prassi legittimata. L’università è dunque da intendersi come luogo privilegiato per individuare le nuove forme di accumulazione del capitale e i suoi processi distruttivi, ma anche lo spazio in cui costruire forme di resistenza. Dentro e oltre l’università, infatti, l’idea di una società autoritaria e militarizzata non è nuova, ma oggi sta diventando l’unica narrazione che costruisce i confini del nostro immaginario. Non c’è alternativa alla guerra e al riarmo, ci dicono. Dobbiamo difenderci, dobbiamo essere pronti. In questo quadro distopico, come Seminari per la Palestina dell’Università degli studi di Firenze, quindi come docenti, studenti e studentesse, ricercatori e ricercatrici e personale tecnico-amministrativo, come lavoratori e lavoratrici dentro e fuori l’università, abbiamo deciso di tornare a interrogarci sul ruolo dell’università, ovvero l’istituzione di cui facciamo parte e quindi sul nostro ruolo all’interno dell’istituzione stessa. Per questa ragione il 28 maggio abbiamo organizzato un momento di confronto all’interno degli spazi del centro didattico Morgagni. Alla tavola rotonda che abbiamo chiamato erano presenti diverse realtà che lavorano contro la militarizzazione delle nostre vite, della ricerca, dell’università, della scuola e della formazione. Tra queste il Collettivo CORDA di Padova, un gruppo di lavoratori e lavoratrici precarie nato dal rifiuto della concezione di università come luogo neutrale produttore di un sapere disconnesso dalle dinamiche sociali e politiche, chiuso alla società, al dibattito pubblico e al pensiero critico. Il collettivo oltre a mobilitarsi e a costruire momenti di condivisione, ha prodotto un importante Report sui rapporti tra UNIPD e Israele che ha esposto durante l’iniziativa. Luca Rondi, giornalista di Altreconomia, che ha tracciato i rapporti tra università e apparato bellico e aziende della Difesa. Chiara Buonaiuti (IRES Toscana) che ci ha aiutato a leggere i documenti prodotti nell’ambito del programma ReArm Europe plan / Readiness 2030 e Simone Virgilii (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che ha parlato dei principali modelli di leva a livello europeo sottolineando come ogni singolo studente diventi un possibile soldato da arruolare in un progetto di difesa totale. Infine Osvaldo Costantini attivo nella campagna La conoscenza non marcia, che nasce per difendere l’università e le scuole dal processo di militarizzazione e dalla complicità col genocidio del popolo palestinese: oltre a un focus sulla leva Osvaldo ha proposto una riflessione sulle possibili forme di obiezione di coscienza interpretandole come strumenti politici di reazione ad un un modello che rifiutiamo. Una delle questioni centrali che è stata riportata all’interno della tavola rotonda, strettamente legata alla scelta politica di finanziare il riarmo e la difesa, è la questione della precarizzazione. I tagli alla ricerca sono una scelta politica chiara, così come la scelta di finanziare ricerche per l’apparato bellico che contribuiscono alla costruzione di un mondo in cui guerra e autoritarismo danno forma alle nostre esistenze. Come precedentemente accennato, un’altra tematica fondamentale al centro della giornata è stata la questione della leva. La leva come prospettiva lavorativa soprattutto per le fasce più povere della popolazione già attanagliate dalla precarietà e dalla mancanza di certezze sul proprio futuro. Questa è la società che ci raccontano, questo è il domani che ci costruiscono intorno. Tante delle lavoratrici e dei lavoratori hanno potuto partecipare all’iniziativa grazie a uno strumento fondamentale, l’assemblea sindacale, diritto che appartiene alle lavoratrici e ai lavoratori e che garantisce la partecipazione attiva alle scelte nella propria vita lavorativa. Durante la giornata è intervenuto il collettivo di fabbrica GKN, che mette al centro i bisogni delle persone, la tutela e il rispetto dell’ambiente e la concreta partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla scelta del cosa e come produrre (ricordiamo la campagna di azionariato popolare “Un’azione contro il riarmo” per salvare la fabbrica socialmente integrata e la reindustrializzazione dal basso). Hanno poi preso parola collettivi di studenti come gli Studenti di Sinistra e i Giovani Palestinesi Italia (GPI) che hanno raccontato le conseguenze di questa deriva sui corpi e le vite del popolo palestinese; rappresentanze sindacali (CGIL, USB), i precari dell’università riuniti nell’Assemblea Precaria universitaria, la sezione ADI di Firenze, il comitato Scuole non caserme e l’Assemblea Calamandrei che sta lottando in questi giorni per veder garantito il diritto all’abitare. Lo studentato all’interno del quale questi studenti vivono è senza acqua da giorni e gli studenti si sono riuniti e stanno chiedendo alle istituzioni una risposta immediata che tarda ad arrivare. Queste diverse soggettività ci raccontano della necessità di una convergenza ampia poiché il nemico contro cui combattiamo non ha scrupoli e la nostra frammentazione è la sua forza. Seminari per la Palestina -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
OGR. I nostri articoli su un bene pubblico svenduto al capitale finanziario
In vista dell’assemblea di giovedì 28 maggio, presso il Ridotto del teatro Puccini, dedicata al destino dell’area ferroviaria delle ex Officine grandi riparazioni e promossa da Salviamo Firenze x viverci, abbiamo raccolto i nostri articoli dedicati alle OGR. … Leggi tutto L'articolo OGR. I nostri articoli su un bene pubblico svenduto al capitale finanziario sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Firenze, 28 maggio: salviamo le Cascine dal cemento
Assemblea pubblica, h.2100, teatro Puccini “Laboratorio” DI COSA SI TRATTA L’area ex OGR (Officine Grandi Riparazioni) è oggi al centro di un’operazione di speculazione edilizia DOVE SONO LE OGR Gli 8 ettari dell’area ex ferroviaria si allungano dal teatro del Maggio alla manifattura tabacchi, stretti tra il quartiere Leopolda/Paisiello e il parco dele Cascine, solcati dal Canale Macinante. COSA VOGLIONO