
Notte di guerra a Odessa
Pressenza - Monday, September 28, 2026Sono le due di notte e sto nella mia camera di albergo a Odessa,
Sono tornato qui in pullman partito ieri pomeriggio da Mykolaiv,
Sparano.
Forse alcuni colpi sono della contraerea.
Ora sono le sei e trenta del mattino e, ad ogni modo, io ho dormito profondamente quasi tutta la notte… ero molto stanco.
Ora i colpi continuano, in lontananza. Il coprifuoco ora è finito
Non è corretto parlare di bombardamento, ma di un attacco di droni.
Ora il palazzo ha tremato.
Il colpo era più vicino, ma i vetri hanno retto.
Continuano gli spari: è una notte di guerra.
Penso alle due ragazze italiane – una è la mia amica Giovanna – alla loro amica ucraina e al ragazzo di Mantova: sono volontari italiani di Operazione Colomba che portano aiuti alla popolazione di Kherson che non vuole evacuare.
La nostra meglio gioventù.
L’altro ieri sera tra una cosa seria e l’altra abbiamo un po’ cazzeggiato.
Ho raccontato delle persone più anziane che parlano solo Ucraino o Russo, anzi probabilmente sia Russo che Ucraino.
Se gli mostri un messaggio sul cellulare nell’altro lingua, prendono il cellulare per risponderti, ma si impiccia o, lasciano perdere il cellulare ed iniziano a parlare nella loro lingua e parlano, parlano… è non c’è modo di fermarli.
Una signora ha pensato che fossi un po’ sordo e mi ha gridato una frase nell’orecchio, un’altra mi ha scritto su un foglietto… in Ucraino!
Ho detto che mi capitava la stessa cosa a Napoli dove nel 1984 ho fatto il servizio civile per Pax Christi, al quartiere Ina Casa di Napoli Secondigliano… mi parlavano in Napoletano stretto, io non capivo nulla e allora alzavano il tono della voce, come se fossi sordo.
Questə ragazzə non sono fanaticə e, a Roma si dice, “non se la tirano”, non si danno arie.
Parlavano senza nascondere la preoccupazione e i pericoli.*
C’è gente che ha bisogno: anziani soprattutto, mamme con bambini piccoli. Noi possiamo fare qualcosa per loro, le strade e la città sono coperte da reti anti-droni, e quindi facciamo ciò che è giusto fare.
Certo, le reti non difendono dai missili…
Io invece adesso, in questa camera di albergo di Odessa ho deciso di farmi una doccia… Pensando alla canzone ‘Shampoo” di Giorgio Gaber.
Sotto la doccia non si sentono gli spari.
Non sento altri spari, ma il colpo più forte e vicino non l’ho sentito solo nelle orecchie ma anche nei piedi… per la secca vibrazione dell’edificio.
Credo che me lo ricorderò a lungo, insieme al piacere di aver fatto un’interminabile doccia, calda al punto giusto, e uno shampoo rigenerante.