L’altra sera non avevamo una soluzione. Ma avevamo una comunità

Comune-info - Saturday, September 26, 2026

Quello che è successo ieri allo Sportello diritti di Poggiomarino (Salerno) – gestito dall’associazione Restiamo umani-Ya basta! all’interno della Rete vesuviana solidale – merita di essere raccontato, perché dentro una piccola storia c’è tutto il senso di ciò che, da anni, proviamo a costruire.

Eravamo alla fine dell’orario dello Sportello. La giornata era stata lunga, intensa e faticosa e stavamo per chiudere, quando si è presentato improvvisamente H. che già nei giorni precedenti era passato da noi chiedendo aiuto: dorme per strada, non ha nessuno e non ha un posto dove andare, non sa cosa fare. Avremmo potuto dirgli che non c’erano soluzioni. E, in effetti, le risposte istituzionali immediate erano praticamente pari a zero. Non perché non esistano bisogni, ma perché sul territorio mancano servizi di accoglienza a bassa soglia, come i dormitori, capaci di intervenire soprattutto nelle emergenze. E anche quei pochi servizi esistenti spesso prevedono procedure e meccanismi di accesso che richiedono tempo, mentre chi dorme per strada ha bisogno di una risposta adesso, non tra qualche giorno.

Ma noi non potevamo semplicemente chiudere la porta dello Sportello e voltargli le spalle. Abbiamo così cominciato a cercare una possibile soluzione. Abbiamo pensato anche a un inserimento in un progetto di accoglienza straordinaria, ma sappiamo che anche quella strada richiede tempi e procedure che non sempre coincidono con l’urgenza di chi, quella notte, non sa dove dormire. Ed è proprio in quel momento che ci è venuta un’idea: rivolgerci direttamente alla comunità che, dal basso, stiamo costruendo da anni.

Abbiamo scritto nel nostro gruppo WhatsApp della nostra comunità, chiedendo semplicemente se qualcuno fosse disponibile ad accogliere H. per qualche giorno, il tempo necessario per cercare una sistemazione più stabile. La risposta ci ha emozionato. Sono stati tanti coloro che hanno dato la propria disponibilità ad ospitarlo e per il momento ha trovato una casa dovo poter stare alcuni giorni.

Non abbiamo risolto il problema della povertà abitativa. Non abbiamo sostituito i servizi pubblici. Non abbiamo trovato una soluzione definitiva. Tuttavia abbiamo fatto una cosa fondamentale: abbiamo impedito che una persona rimanesse sola davanti alla propria emergenza. Ed è proprio questo, per noi, il vero senso della comunità. Una comunità non è soltanto quella che si ritrova quando c’è qualcosa da festeggiare. È quella che, quando qualcuno cade, si ferma, si guarda intorno e dice: “Non sei solo, non sei sola, vediamo insieme cosa possiamo fare…”. È la comunità che non aspetta sempre che qualcuno venga dall’alto a risolvere i problemi, ma che sa organizzarsi in basso, mettere in comune un po’ di tempo, una stanza, una parola.

Giovedì sera non avevamo una soluzione. Ma avevamo una comunità. E a volte, quando tutto sembra mancare, è proprio da una comunità solidale che può nascere la prima possibilità di ricominciare.

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