Tag - accoglienza diffusa

Classi aperte
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Associazione genitori Di Donato -------------------------------------------------------------------------------- In un contesto storico in cui la costruzione di nuovi muri e di nuovi confini sembra alimentare e rafforzare stereotipi e pregiudizi, e si traduce troppo facilmente in parole e discorsi offensivi, discriminazioni, comportamenti violenti o addirittura incitanti alla discriminazione, alla xenofobia e al razzismo, la scuola e i contesti educativi in generale svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione di una società equa, plurale e libera da ogni forma di discriminazione. Per questo Lunaria APS organizza il workshop “Classi aperte, Menti Libere. Pratiche di accoglienza e antirazzismo a scuola”, che si terrà online giovedì 22 ottobre 2026 (dalle 17 alle 19). Si tratta, dunque, di un’occasione per riflettere collettivamente su come costruire una scuola e una società accoglienti e libere da ogni forma di discriminazione, a partire da un principio sancito dalla Costituzione italiana: la scuola è aperta a tutte e a tutti (art. 34). La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la registrazione attraverso la compilazione di questo modulo: link. Il workshop si rivolge a educatori e educatrici, docenti, studenti, studentesse, associazioni antirazziste e istituzioni scolastiche. Intervengono Grazia Naletto (coordinatrice Area Migrazioni e Lotta al Razzismo di Lunaria), Franca Di Lecce (insegnante ed esperta di migrazioni) e Giuseppe Faso (insegnante e autore di Le regole non piovono dal cielo. Grammatiche immaginarie, Pungitopo, 2026). Qui il programma completo. L’iniziativa fa parte del progetto ACT: https://www.retecontrolodio.org/progetto-act/. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTA INCHIESTA: > Aprire i tetti per far entrare il mondo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Classi aperte proviene da Comune-info.
October 12, 2026
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Fucina delle culture
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- 𝐈 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐒𝐀𝐈 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐚𝐧𝐨 (Lecce) 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐆𝐔𝐒 – 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ “𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐏𝐮𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢” danno avvio alla 𝐅𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞, uno spazio dedicato alla comunità, alla formazione e alla partecipazione attiva. Le iniziative presentate in settembre, comprendono: 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐜𝐢𝐭𝐨, dedicato all’apprendimento di tecniche sartoriali e alla condivisione di competenze; 𝐀𝐫𝐦𝐚𝐝𝐢𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, spazio di scambio gratuito e solidale per il riuso responsabile degli indumenti; 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, servizio su prenotazione che valorizza le competenze delle beneficiarie dei progetti SAI. Sono in fase di attivazione anche il 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐫𝐞𝐟𝐢𝐜𝐞𝐫𝐢𝐚 e il ciclo di incontri 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚. La Fucina delle Culture si configura come un luogo aperto, 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 e alla crescita condivisa della comunità locale. Tutte le iniziative si svolgono presso le 𝐀𝐮𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 – 𝐅𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞, 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐭𝐞 – 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐢𝐧 𝐯𝐢𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Fucina delle culture proviene da Comune-info.
October 3, 2026
Comune-info
Una stanza tutta loro
-------------------------------------------------------------------------------- Pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono storie che entrano nella nostra vita quasi per caso e poi, giorno dopo giorno, diventano parte di noi. Qualche mese fa ho incontrato una famiglia: papà, mamma e due figlie, richiedenti asilo, che vivevano da qualche anno a Pomigliano d’Arco (Napoli). Abitavano in una vecchia struttura alberghiera non più agibile, affittata loro irregolarmente e in nero. Una situazione abitativa fragile, che li esponeva continuamente al rischio di ritrovarsi da un giorno all’altro senza un tetto. La famiglia ha iniziato a frequentare il nostro Sportello Diritti, dove abbiamo cercato di accompagnarla nel percorso della protezione internazionale, nell’iscrizione sanitaria e nell’accesso ai servizi e ai diritti. A un certo punto ho pensato di chiedere aiuto a un caro amico Marco Iasevoli (non perché fosse un consigliere comunale, ma semplicemente perché è un cittadino di Pomigliano d’Arco) che, davanti a una famiglia in difficoltà, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. E Marco, davvero, non si è risparmiato. Ha preso a cuore questa famiglia e, insieme, abbiamo affrontato tante piccole e grandi difficoltà: le questioni scolastiche, l’attivazione dei buoni libro, gli accompagnamenti nel percorso sanitario, il sostegno scolastico per la figlia più piccola. Anche attraverso il nostro Sportello di contrasto allo sfruttamento lavorativo abbiamo accompagnato il papà nell’attivazione del conto corrente necessario per poter regolarizzare il suo percorso lavorativo. Nel frattempo qualcosa cominciava a cambiare. La mamma aveva trovato un lavoro stabile in una pizzeria, il papà lavorava come guardiano notturno. La famiglia stava lentamente costruendo una propria autonomia, con sacrificio e dignità. Ma c’era ancora un problema enorme: la casa. La struttura in cui vivevano continuava a essere una sistemazione precaria e il proprietario aveva deciso di mandarli via, dando loro pochi giorni per trovare un’altra soluzione. Per mesi abbiamo cercato una casa. Abbiamo bussato a porte, chiesto, cercato possibilità. Ma trovare un’abitazione in zona, soprattutto per una famiglia migrante, non è stato semplice. A quel punto abbiamo cercato un’altra strada: l’inserimento in accoglienza, in un SAI. Finalmente la risposta è arrivata: la famiglia è stata accolta, anche se in un’altra provincia. Lunedì li ho accompagnati nella loro nuova casa. E lì è successa una cosa che difficilmente dimenticherò. Quando siamo entrati nell’appartamento e le due bambine hanno visto la loro cameretta, sono esplose di felicità. Sembrava una cosa semplice: due letti, una stanza, uno spazio tutto loro. Ma per quelle bambine, non era semplicemente una cameretta: era sicurezza, era dignità, era la possibilità di sentirsi finalmente a casa, era la fine della paura di dover andare via da un momento all’altro. Le loro facce felici valevano più di mille parole. E in quella felicità c’era anche un pezzo del lavoro fatto insieme, passo dopo passo, senza lasciare quella famiglia sola. Abbiamo dimostrato che, al di là dei ruoli e degli incarichi, prima di tutto siamo cittadini e persone. E che quando una comunità decide di prendersi cura di qualcuno, anche una piccola cosa può diventare enorme. Quella cameretta ci ricorda una cosa semplice ma fondamentale: la solidarietà non è dare qualcosa a qualcuno. È camminare insieme finché quella persona non riesce a riprendere in mano la propria vita. E lunedì, vedendo quelle due bambine esplodere di felicità, ho pensato che ne è valsa davvero la pena. Perché dietro ogni pratica, ogni documento, ogni accompagnamento e ogni difficoltà, ci sono persone. Ci sono famiglie. Ci sono bambini e bambine che hanno soltanto bisogno di poter sognare, finalmente, una stanza tutta loro. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una stanza tutta loro proviene da Comune-info.
October 3, 2026
Comune-info
A Parma hanno acceso i fornelli resistenti
NASCONO I FORNELLI RESISTENTI DI PARMA: IL 1° NOVEMBRE IL PRIMO VIAGGIO A TRIESTE PER GARANTIRE UNA CENA ALLE PERSONE MIGRANTI. UN CONCERTO E UNA SERATA CONVIVIALE PER RACCOGLIERE I FONDI NECESSARI Trieste, “Piazza del mondo” -------------------------------------------------------------------------------- Trieste è una città di confine e di passaggio, una piazza del mondo affacciata su una delle principali vie di ingresso in Europa. Per migliaia di persone provenienti dalla rotta balcanica rappresenta il primo approdo dopo mesi trascorsi attraversando frontiere, boschi e territori ostili. Arrivano spesso senza nulla, provati dal viaggio e dalle violenze subite. Fra loro ci sono molti giovani e minori non accompagnati. In piazza della Libertà, davanti alla stazione, l’associazione Linea d’Ombra offre ogni giorno una prima risposta: cure, abiti, coperte, informazioni, ascolto e qualcosa di caldo. Nata a Trieste dall’impegno di volontarie e volontari, Linea d’Ombra sostiene le persone migranti in transito lungo la rotta balcanica, offrendo assistenza materiale e sanitaria e denunciando le violenze subite alle frontiere. Un impegno reso ancora più necessario dalla mancanza di un’accoglienza pubblica adeguata. Le politiche dell’amministrazione comunale hanno privilegiato negli ultimi anni gli sgomberi e l’allontanamento dei richiedenti asilo dagli spazi visibili della città, senza risolvere il problema di chi continua a dormire in strada o in edifici abbandonati. Ora a Parma sta prendendo forma una nuova rete di solidarietà. L’idea è nata durante Solidalia 2026, nell’incontro “Piazze che (si) curano”, che aveva riunito esperienze capaci di trasformare la cura in una presenza concreta nei luoghi: non assistenza calata dall’alto, ma una relazione costruita nel tempo, attraverso gesti semplici e condivisi. Promossa dal Distretto di Economia Solidale di Parma, Solidalia è la festa dell’economia solidale: uno spazio di incontro fra associazioni, produttori e cittadini dedicato ogni anno a pratiche capaci di coniugare giustizia sociale, cura dell’ambiente e partecipazione. Dal confronto con i Fornelli Resistenti di Pesaro e Mantova e con la Piazza del Mondo di Trieste è nata la decisione di costituire anche a Parma un gruppo di Fornelli Resistenti. Ne fanno parte, insieme al DES – Distretto di Economia Solidale, CIAC, CSV Emilia, Cuoche Ribelli, gruppi di acquisto solidale e Casa delle Donne. Realtà differenti che hanno scelto di unire competenze, energie e disponibilità attorno a un primo obiettivo comune: raggiungere Trieste e preparare una cena per circa duecento persone. Il viaggio è previsto per domenica 1° novembre. Le pietanze saranno cucinate nella sede del circolo Il Cervo di Collecchio, tenendo conto delle abitudini alimentari e delle esigenze delle persone a cui saranno destinate. Il pasto prevede preparazioni semplici e nutrienti, come riso con verdure e legumi, uova sode e tè caldo. A Trieste gruppi provenienti da diverse città italiane si alternano secondo un calendario condiviso, garantendo con regolarità la preparazione e la distribuzione delle cene. L’intenzione della rete parmense è inserirsi stabilmente in questa organizzazione e tornare una volta al mese. Le associazioni si occuperanno della preparazione dei pasti, della raccolta dei materiali e delle pratiche burocratiche. Un primo sopralluogo, effettuato nei giorni scorsi, ha mostrato una situazione particolarmente difficile. Il violento maltempo che ha colpito Trieste ha allagato anche uno dei ripari utilizzati dalle persone migranti, aggravando condizioni già precarie. Il gruppo parmense porterà quindi non soltanto la cena, ma anche altri aiuti raccolti sulla base delle necessità indicate da Linea d’Ombra. Per sostenere le spese di viaggio e acquistare stoviglie e attrezzature sono in programma alcune iniziative in città. Partecipare a queste serate significa contribuire in modo diretto al primo viaggio dei Fornelli Resistenti di Parma. Significa anche permettere a un’esperienza nata durante Solidalia di uscire dal tempo della festa e diventare un impegno continuativo. Da una piazza all’altra, da Parma a Trieste, una cena può trasformarsi in un gesto di vicinanza e in una scelta precisa: non voltarsi dall’altra parte -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo A Parma hanno acceso i fornelli resistenti proviene da Comune-info.
October 3, 2026
Comune-info
L’altra sera non avevamo una soluzione. Ma avevamo una comunità
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Quello che è successo ieri allo Sportello diritti di Poggiomarino (Salerno) – gestito dall’associazione Restiamo umani-Ya basta! all’interno della Rete vesuviana solidale – merita di essere raccontato, perché dentro una piccola storia c’è tutto il senso di ciò che, da anni, proviamo a costruire. Eravamo alla fine dell’orario dello Sportello. La giornata era stata lunga, intensa e faticosa e stavamo per chiudere, quando si è presentato improvvisamente H. che già nei giorni precedenti era passato da noi chiedendo aiuto: dorme per strada, non ha nessuno e non ha un posto dove andare, non sa cosa fare. Avremmo potuto dirgli che non c’erano soluzioni. E, in effetti, le risposte istituzionali immediate erano praticamente pari a zero. Non perché non esistano bisogni, ma perché sul territorio mancano servizi di accoglienza a bassa soglia, come i dormitori, capaci di intervenire soprattutto nelle emergenze. E anche quei pochi servizi esistenti spesso prevedono procedure e meccanismi di accesso che richiedono tempo, mentre chi dorme per strada ha bisogno di una risposta adesso, non tra qualche giorno. Ma noi non potevamo semplicemente chiudere la porta dello Sportello e voltargli le spalle. Abbiamo così cominciato a cercare una possibile soluzione. Abbiamo pensato anche a un inserimento in un progetto di accoglienza straordinaria, ma sappiamo che anche quella strada richiede tempi e procedure che non sempre coincidono con l’urgenza di chi, quella notte, non sa dove dormire. Ed è proprio in quel momento che ci è venuta un’idea: rivolgerci direttamente alla comunità che, dal basso, stiamo costruendo da anni. Abbiamo scritto nel nostro gruppo WhatsApp della nostra comunità, chiedendo semplicemente se qualcuno fosse disponibile ad accogliere H. per qualche giorno, il tempo necessario per cercare una sistemazione più stabile. La risposta ci ha emozionato. Sono stati tanti coloro che hanno dato la propria disponibilità ad ospitarlo e per il momento ha trovato una casa dovo poter stare alcuni giorni. Non abbiamo risolto il problema della povertà abitativa. Non abbiamo sostituito i servizi pubblici. Non abbiamo trovato una soluzione definitiva. Tuttavia abbiamo fatto una cosa fondamentale: abbiamo impedito che una persona rimanesse sola davanti alla propria emergenza. Ed è proprio questo, per noi, il vero senso della comunità. Una comunità non è soltanto quella che si ritrova quando c’è qualcosa da festeggiare. È quella che, quando qualcuno cade, si ferma, si guarda intorno e dice: “Non sei solo, non sei sola, vediamo insieme cosa possiamo fare…”. È la comunità che non aspetta sempre che qualcuno venga dall’alto a risolvere i problemi, ma che sa organizzarsi in basso, mettere in comune un po’ di tempo, una stanza, una parola. Giovedì sera non avevamo una soluzione. Ma avevamo una comunità. E a volte, quando tutto sembra mancare, è proprio da una comunità solidale che può nascere la prima possibilità di ricominciare. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’altra sera non avevamo una soluzione. Ma avevamo una comunità proviene da Comune-info.
September 26, 2026
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Sindacato di strada
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Martedì 15 settembre anche l’équipe di giovani che anima Cascina Arzilla ha preso parte alle 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨, l’iniziativa della Flai-Cgil Nazionale, che in questi giorni attraversa le campagne piemontesi per incontrare braccianti e lavoratorɜ e contrastare il fenomeno de caporalato: un appuntamento importante, che incrocia un tema che da anni è al centro del 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 che portiamo avanti in Cascina Arzilla, 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐟𝐢𝐞 che dal 2004 presidiamo e restituiamo alla collettività come luogo di formazione, memoria e impegno. Fenomeno purtroppo sempre più comune sul nostro territorio secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Placido Rizzotto, il 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐚𝐭𝐨 va studiato e compreso, proprio a partire dalle storie delle persone che dentro questo sistema si sono trovate a vivere e lavorare. Per questo, ormai da anni, utilizziamo la mostra “𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒖𝒐𝒎𝒊𝒏𝒊 𝒐 𝒄𝒂𝒑𝒐𝒓𝒂𝒍𝒊?” come strumento educativo: un percorso che permette di immedesimarsi nella giornata di un bracciante e di interrogarsi sul sistema che rende possibile lo sfruttamento, attraversando tutta la filiera agroalimentare. Martedì, durante le Brigate del Lavoro, l’équipe si è messa in gioco attraverso l’esperienza tangibile del 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚, incontrando i braccianti impiegati nella raccolta e fornendo loro acqua e dispositivi di protezione individuali. Partecipare al progetto 𝐃𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨 è stato il modo per noi più significativo per continuare a formarci su questo fenomeno e provare a rendere meno invisibili condizioni, diritti e persone. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sindacato di strada proviene da Comune-info.
September 17, 2026
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Un suicidio di carta
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Qualche giorno fa, nella “Piazza del Mondo” di Trieste, abbiamo assistito a un suicidio: un suicidio di carta, ma pur sempre un suicidio, quando le carte dello Stato sono metà della tua vita – sono la tua “persona”, la tua maschera sociale, la tua possibilità di esistere per qualche tempo in questa società. Un ragazzo è venuto al tavolo dove si preparava la distribuzione della cena, chiedendo di mangiare. Gli è stato detto di mettersi in fila insieme agli altri che, seduti sul bordo dell’aiuola, attendevano l’offerta della cena, come avviene ogni sera. Il ragazzo, allora, in piedi accanto al tavolo, ha estratto da un sacchetto di plastica tutti i suoi documenti e li ha minuziosamente fatti a pezzi. Poi, senza dire una parola, si è allontanato. Un gesto estremo per un migrante distruggere i documenti della questura: l’identità faticosamente strappata dopo il cammino rischioso di mesi o anni, dopo l’attesa umiliante della grazia di poter esistere in questo paese – non un diritto, ma una concessione sovrana. Un gesto disperato nella sproporzione fra la richiesta di mettersi in fila, che non è un rifiuto, ma un accenno agli altri che attendevano. Il giovane è scomparso lasciandoci fra le mani lo scopo della sua lotta per sopravvivere, ridotto a carta straccia. È facile scriverne seduto sul divano: ecco quella che è stata chiamata la “differenza abissale” fra noi e loro… A loro il rischio dell’abisso. A noi la possibilità di lamentarcene pietosamente. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un suicidio di carta proviene da Comune-info.
September 17, 2026
Comune-info
I Cpr sono una malattia sociale
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- R. ha ventisette anni, è nato in Marocco ed è finito in un Centro di permanenza per rimpatri (Cpr): “Sembravano tutti zombie. Avevano gli occhi aperti ma non guardavano nulla. Ogni giorno passavano a darci un bicchierino a testa di rivotril (sedativo, i cui effetti durano per molte ore). Quasi ogni giorno, c’era qualcuno che provava a uccidersi o che si faceva del male. C’erano tanti ragazzi che come me non sapevano se e quando sarebbero usciti da lì. Le persone venivano stordite dai farmaci, così non si lamentavano, non protestavano. Quando eri sotto rivotril – aggiunge – perdevi il senso del tempo e provavi meno angoscia. L’avvocato d’ufficio l’ho visto una volta e poi è sparito. Io vivo in Italia da quando ho cinque anni. Sono finito in CPR perché quando ho compiuto diciotto anni, la comunità mi ha lasciato in strada. Senza documenti. Mi hanno buttato in una cella dove il bagno non veniva mai pulito. Era disumano. Quando qualcuno stava male e gridava aiuto nessuno interveniva. Eravamo carne umana gettata in un angolo…“. Quest’estate è morto un altro ragazzo al Cpr di Palazzo San Gervasio, a Potenza (La morte di Lassoued Dhoui a Palazzo San Gervasio: il sistema CPR continua ad uccidere). R. ne parla perché negli stessi giorni gli veniva riconosciuta la protezione speciale e il gioco dei destini è atroce. Ne parla perché “li è normale morire“. Quel ragazzo si chiamava Lassoued e la sua morte è arrivata dopo sessantasette eventi critici (ovvero atti di autolesionismo e tentativi di suic registrati in soli sei mesi). I Cpr sono una malattia sociale. -------------------------------------------------------------------------------- [Baobab experience] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I Cpr sono una malattia sociale proviene da Comune-info.
September 14, 2026
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Parole per costruire relazioni
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Non solo imparare una lingua, ma trovare parole nuove per orientarsi, comunicare, costruire relazioni e sentirsi più autonomi nella vita quotidiana. Da lunedì 28 settembre 2026 ripartono i corsi della Scuola di italiano del Centro Ascolto per Migranti e Rifugiati della Caritas di Roma, con sede in via delle Zoccolette 19. La nuova edizione propone percorsi dal livello di pre-alfabetizzazione fino all’A2, con lezioni sia in presenza sia online. Saranno attivati complessivamente sei corsi, pensati per rispondere a bisogni diversi: dal livello di pre-alfabetizzazione (per analfabeti totali) al corso A2, sia con classi in presenza che on-line. Le lezioni si svolgeranno dal lunedì al giovedì secondo questi orari: Pre-alfabetizzazione, Alfabetizzazione e Pre A1: dalle 10 alle 12; A1 e A2: dalle 14 alle 16; corso online A1/A2: dalle 14 alle 16. Le iscrizioni resteranno aperte fino a esaurimento dei posti. La scuola è uno spazio di apprendimento e incontro, in cui la conoscenza dell’italiano diventa uno strumento concreto per favorire autonomia, accesso ai servizi, relazioni e partecipazione alla vita della città. Per informazioni e iscrizioni è possibile telefonare al numero 06 88815300, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, oppure scrivere a scuola.stranieri@caritasroma.it. È inoltre possibile rivolgersi allo sportello di via delle Zoccolette 19 il lunedì, martedì, giovedì e venerdì, dalle 9 alle 13. -------------------------------------------------------------------------------- Fonte: Caritasroma.it -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Parole per costruire relazioni proviene da Comune-info.
September 13, 2026
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Voci migranti
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di T.M. su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Ogni estate circa 3.500 lavoratori, in gran parte di origine africana, arrivano nel Saluzzese (Cuneo) per la raccolta della frutta. Molti di loro cominciano da zero, senza sapere dove dormire, mangiare e trovare lavoro e dormono al parco Gullino. Dopo alcune settimane diversi migranti sono “ospitati” nelle aziende, ma cosa accade nelle aziende non si sa. Altri dormono in containers (accoglienze diffuse sul territorio), alcuni condividono alloggi, una parte di loro resta a dormire all’aperto. L’opuscolo KLICK “La casa dei braccianti” – curato da Marco Buttino per i testi e da Petra Probst e Paola Pia per le immagini e la grafica -, tratta di questo. Klick_agosto_2026Download -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Voci migranti proviene da Comune-info.
September 12, 2026
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