Le piccole scene della vita
C’È UN PICCOLO LUOGO, IN UNA CITTÀ CIRCONDATA DALLE ALPI, DOVE CHIUNQUE PUÒ
RITORNARE A ESSERE QUALCUNO CHE RACCONTA E QUALCUNO CHE VIENE ASCOLTATO. UNA
SALA PER NON PIÙ DI CINQUANTA PERSONE NELLA QUALE L’ARTE (TEATRO, DANZA,
SPETTACOLI DI STRADA IN SALA PERCHÉ QUI LA STRADA LA CONOSCONO MOLTO BENE, ARTI
CIRCENSI E MIMO, MARIONETTE, PERFINO OPERA E PICCOLA MUSICA DAL VIVO, MA ANCHE
POESIA E RACCONTI) SERVE A RICUCIRE LE LACERAZIONI INVISIBILI. IN QUESTA SALA, I
SENZATETTO, I VICINI, I VOLONTARI, GLI ASSISTENTI SOCIALI, GLI ARTISTI E I
SOGNATORI SI SIEDONO FIANCO A FIANCO. NON SI SA PIÙ CHI È CHI
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Nella cantina della sede centrale della Fondazione Carrefour-Rue & Coulou, a
Ginevra, sta avvenendo un piccolo miracolo sotterraneo. Un luogo giaceva lì in
letargo, come un vecchio gatto che avesse deciso di fare un pisolino lungo
diversi anni. E poi, senza preavviso, si è stirato, ha aperto un occhio, poi
due, e ha deciso che il mondo meritava ancora un po’ di luce. Questo luogo
è CodeBar – Les petites scènes, una sala da una cinquantina di posti, minuscola
come un segreto, ma vasta come un cuore che ricomincia a battere. Un luogo dove
si scende per rialzarsi meglio.
Da quasi sessant’anni, la Fondazione accoglie chi è stato troppo battuto dalla
vita, in particolare le persone senza dimora. Offre pasti, letti, spazi di
riposo – ma anche, e forse è questo l’aspetto più rivoluzionario, spazi dove si
può ritornare a essere qualcuno che racconta e qualcuno che viene ascoltato. La
rinascita di CodeBar si inserisce in questa tradizione di gesti semplici e
radicali.
Un luogo per la cultura viva, non per lo spettacolo
Qui non ci sono concerti fragorosi né spettacoli calibrati. CodeBar è
uno strumento di equilibrio mentale, un piccolo laboratorio dove l’arte serve a
ricucire le lacerazioni invisibili, a ridare un po’ di colore ai pensieri, a
riscaldare le anime congelate.
Vi si accolgono forme artistiche che hanno in comune l’essere vive, incarnate,
un po’ fragili, un po’ folli, sempre umane: teatro (stand-up, burlesque con
qualche risata che a volte scappa senza preavviso); danza (dal gesto minuscolo
al vortice che scompiglia i capelli); spettacoli di strada in sala (perché la
strada, qui, la conosciamo bene); arti circensi e mimo (l’arte di restare in
piedi anche quando tutto vacilla); marionette (quei piccoli esseri che spesso
dicono ciò che noi non osiamo più dire); opera in versione tascabile (fa vibrare
le pareti); piccola musica dal vivo (non per fare rumore, ma per fare del bene);
poesia (la vitamina C dello spirito); racconti e narrazioni (l’arte di
raccontare se stessi, di raccontare gli altri, di tessere storie che ci tengono
uniti).
Qui, ogni disciplina diventa uno strumento di riparazione, un pretesto per
l’incontro, un respiro condiviso.
Perché una sala spettacoli in una fondazione sociale? Perché la cultura non è un
supplemento. Perché l’equilibrio mentale non si cura solo con le pillole. Perché
la dignità passa anche attraverso la bellezza, la sorpresa, la risata, il
pensiero, la possibilità di dire: «Anch’io ho una storia».
In questa piccola sala, i senzatetto, i vicini, i volontari, gli assistenti
sociali, gli artisti e i sognatori si siedono fianco a fianco. Non si sa più chi
è chi – ed è proprio così che deve essere. Si diventa un pubblico, un coro, una
piccola comunità effimera. La rinascita di CodeBar è la rinascita di un noi.
Un luogo modesto, un gesto audace
Riaprire questa sala significa affermare che la cultura cura, la creazione
ripara, l’arte unisce, la bellezza è un diritto… e che anche una cantina può
diventare un faro (certamente un piccolo faro, ma pur sempre un faro).
È anche offrire agli artisti uno spazio raro: un luogo dove si suona per persone
che non sempre hanno accesso alla cultura, ma che spesso ne hanno più bisogno, e
il miglior senso dell’umorismo.
Un piccolo palcoscenico per grandi storie
CodeBar – Les petites scènes non è solo un luogo di spettacolo. È un luogo dove
si racconta, dove si ascolta, dove ci si riconosce. Un luogo dove le fragilità
diventano punti di forza, dove i silenzi diventano respiri, dove le storie –
piccole o grandi – diventano ponti.
La sua rinascita è un atto di fiducia: fiducia nell’arte, negli artisti, nel
pubblico, nella capacità di ciascuno di essere ancora più vivo.
Un luogo minuscolo, sì. Ma un luogo dove si può, per una sera, sentirsi un po’
più vivi.
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*Fin dai suoi primi passi, ben prima che il suo nome figurasse in un registro,
la Fondazione Carrefour-Rue & Coulou, con sede in Rue Élisabeth-Baulacre 10,
1202 Ginevra/Svizzera, non è mai stata una semplice entità. È una forza viva,
una resistenza all’inaccettabile, una mano che rifiuta di mollare. All’inizio
non c’era un progetto, ma una certezza: «Nessuno dovrebbe dover giustificare il
proprio diritto di esistere». Noël Constant, presidente e fondatore, non ha
espresso questi principi a parole. Li ha tradotti in azione, nella realtà. Lì
dove troppo spesso le voci si spengono sotto il silenzio assordante
dell’indifferenza. Non siamo un’istituzione che osserva. Noi agiamo. Qui nessuno
deve dimostrare di meritare aiuto. Nessuna casella da spuntare. Nessun modulo da
compilare. Solo una mano tesa. Rifiutiamo le soluzioni affrettate, dettate
dall’urgenza. Crediamo nella ricostruzione paziente, umana, rispettosa del ritmo
di ciascuno. All’altezza di donne e uomini. I margini fanno parte del libro. Ma
dobbiamo accettare che delle vite vacillino e scompaiano tra le righe? No.
Costruiamo ponti, non barriere. Creiamo legami, mai confini. Perché aiutare non
deve essere una posizione di potere, ma un atto di condivisione, un movimento
del cuore. Si tratta di ricostruirsi ma anche di nutrirsi: di accedere alle
cure, alle docce, al bucato, al parrucchiere, al podologo, alle cure
dentistiche, alla medicina d’urgenza, ai contributi per occhiali e apparecchi
acustici e persino alle protesi gratuite; di ritrovare l’autonomia attraverso
attività adeguate; di ricostituire la propria autostima con vestiti, mobili,
stoviglie; di sentire le risate dei bambini, che ricevono i loro giocattoli
senza condizioni, senza contropartita. Il rifugio per senzatetto «La Coulou»
accoglie senza fare domande. Ma qui l’urgenza non si limita all’immediato.
Insieme alle persone disegniamo prospettive: monolocali mobili, rifugi dedicati
a donne e bambini, case in attesa di permesso. Laddove si estendono le ombre,
costruiamo vie di fuga. E poiché sopravvivere non basta, vogliamo offrire la
possibilità di respirare, di sognare, di ritrovare il gusto della vita. Un
villaggio di vacanza, un vecchio autobus londinese trasformato in centro di
attività, uno spazio di condivisione dietro la stazione Cornavin, un luogo dove
la porta non si chiude mai, una sala spettacoli, una galleria d’arte, un
giornale di strada, una radio partecipativa, ecc. Camminiamo insieme, scriviamo
insieme, ripariamo ciò che può essere riparato.Rifiutiamo che la fiducia sia un
lusso. Perché, al di là dei numeri e delle azioni, Carrefour-Rue & Coulou è una
protesta: «Dare il meglio a chi non ha più nulla» non è un’utopia. È una
promessa. Una parola data, una parola mantenuta. (Noël Constant e il suo team)
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