Dal Messico alla Sardegna: complici e solidali

Pressenza - Thursday, September 24, 2026

Organizzato da Tzicara e dall’Associazione Sarda Contro l’Emarginazione, si è svolto martedì 22 settembre alla Casa del quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, un interessante incontro internazionale.

Davanti ad un pubblico di oltre un centinaio di persone, due rappresentanti della resistenza dei popoli indigeni del Messico hanno parlato della situazione nel loro paese e delle prospettive di lotta, in una tappa del loro giro in Europa.

In rappresentanza del Congreso Nacionàl Indigena, Abel Sanchez Martinez ha ripercorso le principali tappe del movimento di resistenza che si è sviluppato nel Chiapas e nel Messico meridionale. Dopo la rivolta del 1994, con la nascita dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), erano stati raggiunti degli accordi con il governo messicano (accordi di San Andrés 1966), che avevano portato al riconoscimento dell’esistenza delle popolazioni indigene e della loro autodeterminazione.

Ma, come spesso capita, gli accordi sono rimasti in buona sostanza sulla carta, nonostante il raggiungimento di una maggiore autonomia amministrativa in alcune zone. Infatti i vari governi che si sono succeduti alla guida del Messico hanno mantenuto lo stato del Chiapas in una posizione di sottomissione coloniale, declinando lo sviluppo del territorio secondo i classici criteri capitalistici di espropriazione delle risorse naturali e di distruzione dell’habitat e della cultura indigena.

La situazione attuale è decisamente drammatica, con il trasferimento forzato della popolazione di alcune zone, a causa di megaprogetti speculativi, sia di genere energetico che turistico, con intimidazioni, minacce, pestaggi e numerosi assassinii politici. Ogni forma di dissenso viene criminalizzata e repressa violentemente, con l’uso di arresti arbitrari da parte della polizia e di rapimenti ad opera di bande prezzolate. Così si contano centinaia di omicidi politici ai danni dei dissidenti, centinaia di desaparecidos, oltre ai numerosi prigionieri politici, spesso tenuti in carcere senza accuse comprovate. In alcune zone le popolazioni sono in stato di ostaggio da parte della criminalità organizzata e non sono rari i casi di arruolamento forzato ad opera di bande di narcotrafficanti.

In questo clima, la speculazione sfrenata sembra a suo agio. Lievitano così progetti faraonici, come il Proyecto Corredòr Intraoceanico, presentato come un’alternativa al Canale di Panama e che avrebbe la pretesa di cambiare la geografia del Messico, naturalmente a spese di un immane disastro ambientale e della dislocazione (o deportazione?) degli abitanti dei territori interessati. O ancora i progetti turistici, come quelli denominati Tren Maya e Ruta de la cultura maya, che sono destinati ad aumentare la deforestazione e incrementare la cementificazione dell’ambiente.

Oltre ad Abel, ha preso la parola Sandra Lopez, del Centro per i diritti umani Fry Bartolomé de Las Casas (FRAYBA), fondato dal vescovo di San Cristobàl de Las Casas, don Samuèl Ruiz Garcia. Ci ha spiegato che il compito del centro sia quello di raccogliere testimonianze e denunce sulle violazioni dei diritti umani, oltre che di accompagnare e sostenere le vittime.

“Se mi chiedono se c’è la pace nel Chiapas, rispondo che c’è una paz pendiente. Ci sono più di 24.000 persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa dei megaprogetti e 416 desaparecidos negli anni 2024-25, oltre agli attacchi armati, alle torture.” La Lopez denuncia inoltre il tentativo del mercato di appropriarsi e svuotare di significato la cultura indigena. Per questo ritiene importante lavorare ed attivarsi per il mantenimento delle lingue originarie, della cultura e della visione filosofico-spirituale (cosmovisiòn) delle popolazioni indigene.

Lavorando in modo coordinato, CNI e FRAYBA hanno avviato azioni legali per fermare alcuni megaprogetti, ma per ora con scarsi risultati.

“I megaprogetti – ci dice Abel – vengono mandati avanti lo stesso, grazie al concetto governativo di “utilità pubblica”, per cui senza una reale valutazione sull’impatto ambientale”. E qui probabilmente a molte persone del pubblico il pensiero sarà corso alla vicenda della fabbrica RWM in Sardegna. E il pubblico era numeroso e attento.

Il Congreso Nacionàl Indigena compie ad ottobre 30 anni di storia e i presenti hanno salutato con un caloroso applauso i due rappresentanti di un mondo lontano sulla carta geografica, ma assai vicino per molte altre cose. Anche la Sardegna ha a che fare con i megaprogetti, fra turbine eoliche, gasdotti, rigassificatori, cavi sottomarini, per tacere della speculazione turistica e dei danni delle servitù militari. Quel che cambia, in Messico e in particolare nel Chiapas, è il livello della violenza repressiva contro le persone che si oppongono alle ingiustizie ed ai soprusi.

“Non vogliamo solo solidarietà, vogliamo complicità”, hanno detto. Complicità significa essere con loro, conoscere, divulgare, sostenere, partecipare ai gruppi di osservatori internazionali, per chi può.

Cosa dire, come testimone, davanti a questo incontro pubblico così forte di conoscenze e di emozioni, se non augurare ad Abel e a Sandra un buon proseguimento della loro marcia d’informazione e confronto nel continente europeo ed un augurio di vittoria per i popoli del Chiapas contro le grandi speculazioni e per i propri diritti, per i diritti della Natura. Meritano un sostegno attivo.

 

Carlo Bellisai – Redazione Pressenza  Sardigna

foto di Redazione Sardigna

Carlo Bellisai