Dal Messico alla Sardegna: complici e solidali
Organizzato da Tzicara e dall’Associazione Sarda Contro l’Emarginazione, si è
svolto martedì 22 settembre alla Casa del quartiere di Is Mirrionis a Cagliari,
un interessante incontro internazionale.
Davanti ad un pubblico di oltre un centinaio di persone, due rappresentanti
della resistenza dei popoli indigeni del Messico hanno parlato della situazione
nel loro paese e delle prospettive di lotta, in una tappa del loro giro in
Europa.
In rappresentanza del Congreso Nacionàl Indigena, Abel Sanchez Martinez ha
ripercorso le principali tappe del movimento di resistenza che si è sviluppato
nel Chiapas e nel Messico meridionale. Dopo la rivolta del 1994, con la nascita
dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), erano stati raggiunti
degli accordi con il governo messicano (accordi di San Andrés 1966), che avevano
portato al riconoscimento dell’esistenza delle popolazioni indigene e della loro
autodeterminazione.
Ma, come spesso capita, gli accordi sono rimasti in buona sostanza sulla carta,
nonostante il raggiungimento di una maggiore autonomia amministrativa in alcune
zone. Infatti i vari governi che si sono succeduti alla guida del Messico hanno
mantenuto lo stato del Chiapas in una posizione di sottomissione coloniale,
declinando lo sviluppo del territorio secondo i classici criteri capitalistici
di espropriazione delle risorse naturali e di distruzione dell’habitat e della
cultura indigena.
La situazione attuale è decisamente drammatica, con il trasferimento forzato
della popolazione di alcune zone, a causa di megaprogetti speculativi, sia di
genere energetico che turistico, con intimidazioni, minacce, pestaggi e numerosi
assassinii politici. Ogni forma di dissenso viene criminalizzata e repressa
violentemente, con l’uso di arresti arbitrari da parte della polizia e di
rapimenti ad opera di bande prezzolate. Così si contano centinaia di omicidi
politici ai danni dei dissidenti, centinaia di desaparecidos, oltre ai numerosi
prigionieri politici, spesso tenuti in carcere senza accuse comprovate. In
alcune zone le popolazioni sono in stato di ostaggio da parte della criminalità
organizzata e non sono rari i casi di arruolamento forzato ad opera di bande di
narcotrafficanti.
In questo clima, la speculazione sfrenata sembra a suo agio. Lievitano così
progetti faraonici, come il Proyecto Corredòr Intraoceanico, presentato come
un’alternativa al Canale di Panama e che avrebbe la pretesa di cambiare la
geografia del Messico, naturalmente a spese di un immane disastro ambientale e
della dislocazione (o deportazione?) degli abitanti dei territori interessati. O
ancora i progetti turistici, come quelli denominati Tren Maya e Ruta de la
cultura maya, che sono destinati ad aumentare la deforestazione e incrementare
la cementificazione dell’ambiente.
Oltre ad Abel, ha preso la parola Sandra Lopez, del Centro per i diritti umani
Fry Bartolomé de Las Casas (FRAYBA), fondato dal vescovo di San Cristobàl de Las
Casas, don Samuèl Ruiz Garcia. Ci ha spiegato che il compito del centro sia
quello di raccogliere testimonianze e denunce sulle violazioni dei diritti
umani, oltre che di accompagnare e sostenere le vittime.
“Se mi chiedono se c’è la pace nel Chiapas, rispondo che c’è una paz pendiente.
Ci sono più di 24.000 persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case a
causa dei megaprogetti e 416 desaparecidos negli anni 2024-25, oltre agli
attacchi armati, alle torture.” La Lopez denuncia inoltre il tentativo del
mercato di appropriarsi e svuotare di significato la cultura indigena. Per
questo ritiene importante lavorare ed attivarsi per il mantenimento delle lingue
originarie, della cultura e della visione filosofico-spirituale (cosmovisiòn)
delle popolazioni indigene.
Lavorando in modo coordinato, CNI e FRAYBA hanno avviato azioni legali per
fermare alcuni megaprogetti, ma per ora con scarsi risultati.
“I megaprogetti – ci dice Abel – vengono mandati avanti lo stesso, grazie al
concetto governativo di “utilità pubblica”, per cui senza una reale valutazione
sull’impatto ambientale”. E qui probabilmente a molte persone del pubblico il
pensiero sarà corso alla vicenda della fabbrica RWM in Sardegna. E il pubblico
era numeroso e attento.
Il Congreso Nacionàl Indigena compie ad ottobre 30 anni di storia e i presenti
hanno salutato con un caloroso applauso i due rappresentanti di un mondo lontano
sulla carta geografica, ma assai vicino per molte altre cose. Anche la Sardegna
ha a che fare con i megaprogetti, fra turbine eoliche, gasdotti,
rigassificatori, cavi sottomarini, per tacere della speculazione turistica e dei
danni delle servitù militari. Quel che cambia, in Messico e in particolare nel
Chiapas, è il livello della violenza repressiva contro le persone che si
oppongono alle ingiustizie ed ai soprusi.
“Non vogliamo solo solidarietà, vogliamo complicità”, hanno detto. Complicità
significa essere con loro, conoscere, divulgare, sostenere, partecipare ai
gruppi di osservatori internazionali, per chi può.
Cosa dire, come testimone, davanti a questo incontro pubblico così forte di
conoscenze e di emozioni, se non augurare ad Abel e a Sandra un buon
proseguimento della loro marcia d’informazione e confronto nel continente
europeo ed un augurio di vittoria per i popoli del Chiapas contro le grandi
speculazioni e per i propri diritti, per i diritti della Natura. Meritano un
sostegno attivo.
Carlo Bellisai – Redazione Pressenza Sardigna
foto di Redazione Sardigna
Carlo Bellisai