Tag - méxico

Dal Messico resistente all’Europa ribelle
Una delegazione del Congreso Nacional Indigena  e del  Centro Derechos Humanos Frayba racconta 30 anni di opposizione anticapitalista Dopo il levantamiento del 1° gennaio 1994  gli Zapatisti  e le  basi di appoggio non hanno mai interrotto l’attività volta, da un lato, a ridefinire ciclicamente l’organizzazione della vita delle Comunità nei territori gestiti in autonomia, dall’altro  a intessere relazioni con l’Europa Insumisa (rinominata Slumil K’ajxemk’op in lingua maya) dopo lo sbarco simbolico di “controconquista” della delegazione Extèmporanea  durante la “Gira por la Vida” del 2021, che ha toccato anche la Sicilia. A Palermo abbiamo poi accolto  le  delegazioni di una prima Gira europea del CNI e del Fray Bartolomè de Las Casas nel 2024, e di una seconda Gira europea nei giorni scorsi: abbiamo ospitato dal 24 al 26 settembre  Abel (del Congreso Nacional Indigena) e Sandra (del Centro Derechos Humanos Frayba).  Cerchiamo brevemente di capire  cosa sono il CNI e il Frayba: il CNI (Congreso Nacional Indigena) è stato costituito 30 anni fa, il 12 ottobre 1996 (il 12 ottobre è data simbolica di resistenza alla “conquista” del 1492) dopo due grandi incontri  organizzati dall’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) con l’obiettivo di lottare per ottenere il riconoscimento (con valenza costituzionale) dei popoli indigeni come soggetto di diritto con un posto degno nella bandiera messicana e di affermare  il diritto all’autodeterminazione dei popoli originari in esecuzione a quanto stabilito dagli Accordi di San Andrès firmati nel febbraio 1996  a seguito dei colloqui di pacificazione tra la Comandancia dell’EZLN e il Governo messicano e mai attuati. E’ utile a questo punto ricordare gli antefatti che portarono al “levantamiento” del 1994: nel 1992 il Presidente Salinas De Gortari aveva cancellato dalla Costituzione l’art.27 che sanciva l’inalienabilità, l’insequestrabilità e l’imprescrittibilità (insomma il divieto totale di espropriazione) degli ejidos – le terre concesse con carattere vitalizio alle Comunità secondo quanto previsto dalla Costituzione del 1917 -, aprendo di fatto le porte del Messico alle speculazioni finanziarie di  USA e Canada con l’Accordo di libero scambio (NAFTA) entrato in vigore il 1°gennaio del ’94, data che non a caso fu scelta dall’EZLN per il levantamiento che portò avanti la lotta armata per 12 giorni prima di intraprendere, per decisione assembleare dei popoli indigeni e su richiesta della società civile messicana, i colloqui di pacificazione che portarono agli Accordi di san Andrès che non hanno mai avuto attuazione legale. La  lotta zapatista e dell’organo rappresentante i popoli indigeni, il CNI, si è  organizzata  per realizzare “con i fatti” l’autodeterminazione dopo che nel 2001  il Governo messicano, con una nuova legge sui diritti dei Popoli Indigeni e Afroamericani, ha di fatto tradito gli Accordi accogliendo invece interessi e pressioni  del capitalismo internazionale, dando continuità alle politiche neoliberiste dei governi precedenti, politiche seguite ancora oggi dall’attuale Governo della Presidenta Sheinbaum, del Movimento MORENA, che si autodefinisce  progressista. L’autodeterminazione” di fatto” dei Popoli Indigeni, esercitata fino a qualche anno fa con il sistema delle Giunte di Buon Governo, dei Caracoles e dei Municipi Autonomi seguendo il principio del mandar obedeciendo (comandare obbedendo), oggi è esercitata tramite strutture assembleari che cercano di evitare i pericoli dell’organizzazione “piramidale” dei sistemi tradizionali di governo, in favore di un sistema “orizzontale” e partecipato. Di tutto questo ha parlato Abel, nell’incontro organizzato la mattina del 25 settembre con la collaborazione di Giovanna Minardi (docente di le letterature latinoamericane) presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo, e nell’incontro tenutosi nel pomeriggio dello stesso giorno presso la Casa della Cooperazione/CISS con la partecipazione di ARCI Palermo, Comitato No MUOS Palermo, Laboratorio Andrea Ballarò Palermo. Preziosa la collaborazione di di Stefania Salerno (compa – sta per compagna – di Petralia che ha vissuto 20 anni in Chiapas insieme a Pierpaolo Occorso, medico molto conosciuto dalle Comunità del Chiapas che ha assistito appunto per 20 anni) e di Lillo Messina (compa di Agrigento che insieme a Stefania, Pierpaolo e Antonio, a fine anni Novanta è partito dalla Sicilia per il Chiapas per osservare e sostenere l’organizzazione dell’autodeterminazione zapatista). E in Chiapas li ho incontrati nel 1998 prima di essere espulsa insieme ad altri osservatori internazionali (avevamo raggiunto nella Selva, a Taniperlas, con al seguito un gruppo di giornalisti  stranieri, le donne di una Comunità minacciata dall’esercito e dai paramilitari che avevano arrestato tutti gli uomini). Il racconto di  Abel si è anche soffermato sul CIG (Consiglio Indigeno di Governo), l’organismo di governo autonomo espresso dal CNI e dall’EZLN nel 2016 per dare voce e rappresentanza ai Popoli Indigeni, ma ha dettagliatamente descritto la “guerra” in essere contro il Messico de abajo, il Messico resistente, da parte del Governo messicano e del capitalismo che depreda territori e risorse, inscenando false assemblee che formalmente approvano grandi opere (megaproyectos) che provocano desplazados (sfollati) cacciati via dalle loro terre : si impoverisce il territorio per costruire infrastrutture che sotto il generico termine di “progresso” portano avanti solo gli interessi del capitalismo internazionale. Obiettivo primario del Governo è ovviamente destabilizzare e colpire soprattutto  le Comunità zapatiste che si trovano ormai sotto assedio permanente : la resistenza del CNI dura ormai da 30 anni, e di questa resistenza ci porta la voce questa Gira che nel cartel (locandina), diffuso tra le realtà europee ospitanti, recita : “Denuncia dello stato di guerra in Messico: la pace sospesa, 30 anni di resistenza anticapitalista”. Queste le cifre della repressione: 135.000 persone sparite (ma si tratta di una cifra indicativa), 42 omicidi al giorno. Il CNI conta 45 “desaparecidos/as, 214 assassinati/e, 107 arrestati/e, e tra questi Jesus Placido Galindo, il compa responsabile del CNI nello Stato del Guerrero arrestato nel luglio scorso con false gravissime accuse, detenuto in un carcere di massima sicurezza. Jesus era uno dei  tre compas che abbiamo ospitato nel corso della “Gira” del 2024: un maestro di scuola, un uomo colto e gentile che abbiamo avuto il piacere di conoscere e ascoltare; si sono fatti tanti appelli per la sua liberazione, in Messico e in Europa, ma senza alcun esito.  Anche il racconto di Sandra si concentra sulla forte repressione in atto in tutto il territorio messicano contro chi si oppone alle dinamiche capitaliste di cui sono  parte attiva anche le bande di narcos operative ormai in tutto il Messico e che agiscono spesso in combutta con le istituzioni. Sandra fa parte del centro Derechos Humanos Fray Bartolomè de Las Casas, fondato nel 1989 da Don Samuel Ruìz Garcìa, Arcivescovo di San Cristobal che durante la sua vita fu sempre vicino ai popoli indigeni e che ha dato impulso, dopo il levantamiento ai colloqui di pace tra EZLN e Governo (interrotti dopo il tentato arresto della Comandancia da parte del Governo nel  febbraio del ’95 ). “La pace è sospesa – dice Sandra – , la violenza continua in tutto il territorio messicano causando gravissime violazioni dei diritti umani: detenzioni arbitrarie, torture, oltre 24.000 persone cacciate via dalle loro terre, intimidazioni e minacce contro i difensori dei diritti umani”. Aggiunge che megaproyectos come il Corridoio interoceanico nell’istmo di Tehuantepec (che servirà a collegare l’Oceano Pacifico al Golfo del Messico), il Tren Maya, la Ruta de las Culturas Mayas,  distruggeranno un patrimonio ambientale, specie forestale e boschivo, di grande rilevanza creando nello stesso tempo più facilità di movimento al traffico di droga e armi e portando avanti la violazione dei diritti dei popoli originari in nome degli interessi delle multinazionali e dei narcos. Ricorda infine Sandra il caso di Antonio Gonzales Mendez (base di appoggio dell’EZLN scomparso nel 1999): nonostante la storica sentenza della Corte Interamericana dei diritti umani abbia riconosciuto nel 2024 la responsabilità dello Stato messicano per il sequestro di Antonio ( ma anche per le politiche di contro-insurrezione portate avanti in Chiapas) i vari livelli dello Stato messicano non hanno fatto indagini sulla sua scomparsa. Contro tutte queste gravi situazioni di repressione e di violazione dei diritti umani, il 9 agosto scorso è stato lanciato un appello per una grande marcia e una grande manifestazione per fine anno a Città del Messico, che vedrà presenti innanzitutto las Madres Buscadoras che cercano i familiari scomparsi: sono invitati a partecipare a questa seconda tappa della Gira por la Vida (dopo quella in Europa del 2021) collettivi messicani, europei e del mondo intero che potranno dare appoggio come Osservatori all’iniziativa.  Uno sarà il grido : “Unire tutte le lotte in una domanda comune, VERITA’ e GIUSTIZIA per le sparizioni”. Appuntamento per tutti quindi a fine anno, a Città del Messico.    Redazione Palermo
September 29, 2026
Pressenza
Dal Messico alla Sardegna: complici e solidali
Organizzato da Tzicara e dall’Associazione Sarda Contro l’Emarginazione, si è svolto martedì 22 settembre alla Casa del quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, un interessante incontro internazionale. Davanti ad un pubblico di oltre un centinaio di persone, due rappresentanti della resistenza dei popoli indigeni del Messico hanno parlato della situazione nel loro paese e delle prospettive di lotta, in una tappa del loro giro in Europa. In rappresentanza del Congreso Nacionàl Indigena, Abel Sanchez Martinez ha ripercorso le principali tappe del movimento di resistenza che si è sviluppato nel Chiapas e nel Messico meridionale. Dopo la rivolta del 1994, con la nascita dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), erano stati raggiunti degli accordi con il governo messicano (accordi di San Andrés 1966), che avevano portato al riconoscimento dell’esistenza delle popolazioni indigene e della loro autodeterminazione. Ma, come spesso capita, gli accordi sono rimasti in buona sostanza sulla carta, nonostante il raggiungimento di una maggiore autonomia amministrativa in alcune zone. Infatti i vari governi che si sono succeduti alla guida del Messico hanno mantenuto lo stato del Chiapas in una posizione di sottomissione coloniale, declinando lo sviluppo del territorio secondo i classici criteri capitalistici di espropriazione delle risorse naturali e di distruzione dell’habitat e della cultura indigena. La situazione attuale è decisamente drammatica, con il trasferimento forzato della popolazione di alcune zone, a causa di megaprogetti speculativi, sia di genere energetico che turistico, con intimidazioni, minacce, pestaggi e numerosi assassinii politici. Ogni forma di dissenso viene criminalizzata e repressa violentemente, con l’uso di arresti arbitrari da parte della polizia e di rapimenti ad opera di bande prezzolate. Così si contano centinaia di omicidi politici ai danni dei dissidenti, centinaia di desaparecidos, oltre ai numerosi prigionieri politici, spesso tenuti in carcere senza accuse comprovate. In alcune zone le popolazioni sono in stato di ostaggio da parte della criminalità organizzata e non sono rari i casi di arruolamento forzato ad opera di bande di narcotrafficanti. In questo clima, la speculazione sfrenata sembra a suo agio. Lievitano così progetti faraonici, come il Proyecto Corredòr Intraoceanico, presentato come un’alternativa al Canale di Panama e che avrebbe la pretesa di cambiare la geografia del Messico, naturalmente a spese di un immane disastro ambientale e della dislocazione (o deportazione?) degli abitanti dei territori interessati. O ancora i progetti turistici, come quelli denominati Tren Maya e Ruta de la cultura maya, che sono destinati ad aumentare la deforestazione e incrementare la cementificazione dell’ambiente. Oltre ad Abel, ha preso la parola Sandra Lopez, del Centro per i diritti umani Fry Bartolomé de Las Casas (FRAYBA), fondato dal vescovo di San Cristobàl de Las Casas, don Samuèl Ruiz Garcia. Ci ha spiegato che il compito del centro sia quello di raccogliere testimonianze e denunce sulle violazioni dei diritti umani, oltre che di accompagnare e sostenere le vittime. “Se mi chiedono se c’è la pace nel Chiapas, rispondo che c’è una paz pendiente. Ci sono più di 24.000 persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa dei megaprogetti e 416 desaparecidos negli anni 2024-25, oltre agli attacchi armati, alle torture.” La Lopez denuncia inoltre il tentativo del mercato di appropriarsi e svuotare di significato la cultura indigena. Per questo ritiene importante lavorare ed attivarsi per il mantenimento delle lingue originarie, della cultura e della visione filosofico-spirituale (cosmovisiòn) delle popolazioni indigene. Lavorando in modo coordinato, CNI e FRAYBA hanno avviato azioni legali per fermare alcuni megaprogetti, ma per ora con scarsi risultati. “I megaprogetti – ci dice Abel – vengono mandati avanti lo stesso, grazie al concetto governativo di “utilità pubblica”, per cui senza una reale valutazione sull’impatto ambientale”. E qui probabilmente a molte persone del pubblico il pensiero sarà corso alla vicenda della fabbrica RWM in Sardegna. E il pubblico era numeroso e attento. Il Congreso Nacionàl Indigena compie ad ottobre 30 anni di storia e i presenti hanno salutato con un caloroso applauso i due rappresentanti di un mondo lontano sulla carta geografica, ma assai vicino per molte altre cose. Anche la Sardegna ha a che fare con i megaprogetti, fra turbine eoliche, gasdotti, rigassificatori, cavi sottomarini, per tacere della speculazione turistica e dei danni delle servitù militari. Quel che cambia, in Messico e in particolare nel Chiapas, è il livello della violenza repressiva contro le persone che si oppongono alle ingiustizie ed ai soprusi. “Non vogliamo solo solidarietà, vogliamo complicità”, hanno detto. Complicità significa essere con loro, conoscere, divulgare, sostenere, partecipare ai gruppi di osservatori internazionali, per chi può. Cosa dire, come testimone, davanti a questo incontro pubblico così forte di conoscenze e di emozioni, se non augurare ad Abel e a Sandra un buon proseguimento della loro marcia d’informazione e confronto nel continente europeo ed un augurio di vittoria per i popoli del Chiapas contro le grandi speculazioni e per i propri diritti, per i diritti della Natura. Meritano un sostegno attivo.   Carlo Bellisai – Redazione Pressenza  Sardigna foto di Redazione Sardigna Carlo Bellisai
September 24, 2026
Pressenza