Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
PARTE 1. LA REGGIO CHILDREN INTERNATIONAL NETWORK E L’ESERCITO ISRAELIANO
La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook
dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il
problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una
e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole:
> «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren Srl
> con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate queste
> relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in quanto
> tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio focus è
> stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia il North
> American Reggio Emilia Alliance.
> La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al
> Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro
> Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo
> ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel
> 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 ottobre,
> scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda pro-israeliana, a
> volte schierate direttamente con l’IDF.
> Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una
> collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la
> mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui
> i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]»
Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita,
soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure
Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la
presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista:
«Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che
era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio
Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti
scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi
istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota
mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6] che ho pubblicato è
stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network
Reggio Children.»
Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non
accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in
Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una
regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al
cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore
all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6,
compromesse con le quelle israeliane.
Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una
città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito
Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni.
Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le
complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La
sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al
genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica
sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo
e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di
taglio antisemita).
Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle
informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle
occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle
pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive
ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi.
PARTE 2. CENTRO INTERNAZIONALE LORIS MALAGUZZI, PRINCIPESSA DEL GALLES E…
PARMIGIANO
Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la
scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di
Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con
le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla
fama internazionale).
Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche
degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente
impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che
viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se
poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto.
Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di
una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra
disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e
professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona
pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini,
luoghi).
Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli,
entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un
parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si
posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate
aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma
proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere
alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi
educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal
sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui).
Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come
del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute
in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in
quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome di Loretta
Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne
Italiane (UDI). Oggi, a circa tre anni dalla sua morte, le è stato dedicato un
archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti
degli incontri (vedi qui).
Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con
Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da
autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora
vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola
democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a
Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di
grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui
lavoravano e vivevano.
Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal
Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il
sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si
ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles,
Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana
Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per
la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese
consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie
svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese),
che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su
questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui
obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è
il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della
principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre
istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza?
La classica carità e generosità dei grandi filantropi.
Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due
annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia
informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro
di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di
formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione
possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta
dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per
una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire.
A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato
deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio,
dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città
che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative
e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni
non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali,
faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove
riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la
principessa e li misconosce il Ministro Valditara.
Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a
fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia
industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e
formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita
nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento
Parmalat, nel 2003?).
Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione,
la guerra e la relativa propaganda incantatrice.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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