La pace e la nonviolenza si mettono in cammino: a Roma parte la Quarta Marcia Mondiale

Pressenza - Tuesday, September 22, 2026

Nella Giornata internazionale della Pace, la sede romana dell’University for Peace ha aperto il programma della 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Collegamenti con dieci Paesi, istituzioni, associazioni e comunità per riportare la pace fuori dalle dichiarazioni di principio e dentro le relazioni, l’educazione e le città.

Il 21 settembre, Giornata internazionale della Pace, Roma si è collegata con città e comunità di diversi continenti per dare il via agli eventi romani della 4ª Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.

A ospitare l’incontro è stato Palazzo Falletti, sede italiana dell’University for Peace delle Nazioni Unite, trasformato per alcune ore in un crocevia di esperienze e testimonianze. Una domanda ha attraversato l’intera giornata: come si costruisce concretamente la pace in un tempo nel quale la guerra e la violenza sembrano diventare sempre più normalizzate?

Non una conferenza nel senso tradizionale. La giornata ha alternato interventi, collegamenti internazionali e confronto, mettendo al centro la necessità di fare della nonviolenza una pratica quotidiana, capace di tradurre la costruzione della pace in scelte, relazioni e azioni concrete.

A ospitare l’incontro è stato Palazzo Falletti, sede italiana dell’University for Peace delle Nazioni Unite, trasformato per alcune ore in un crocevia di esperienze, testimonianze e domande. Una soprattutto: come si costruisce concretamente la pace in un tempo nel quale la guerra e la violenza sembrano diventare sempre più normalizzate?

Non una conferenza nel senso tradizionale. La giornata ha alternato interventi, collegamenti internazionali e confronto, mettendo al centro la necessità di fare della nonviolenza una pratica quotidiana, capace di tradurre la costruzione della pace in scelte, relazioni e azioni concrete.

Ad aprire l’incontro, il rettore dell’University for Peace Francisco Rojas Aravena, insieme a Roberto Savio, della delegazione italiana UPEACE. Savio ha richiamato il quadro internazionale segnato dalla contemporanea presenza di numerosi conflitti, dall’aumento delle spese militari e dalla difficoltà di costruire risposte realmente globali.

È proprio in questo scenario che la Marcia prova a cambiare prospettiva. Non un unico corteo che attraversa il pianeta, ma una rete di città che si attivano contemporaneamente, mettendo in relazione iniziative nate nei territori.

E quella rete, a Roma, è diventata immediatamente visibile. Sullo schermo si sono alternate voci da Nepal, India, Pakistan, Bangladesh, Costa Rica, Colombia, Senegal, Benin, Libano e Barcellona, insieme alle esperienze italiane di Perugia e Civitavecchia. Contesti lontanissimi tra loro, uniti dalla scelta di costruire iniziative locali e di riconoscersi dentro un percorso comune.

A queste testimonianze si sono aggiunti gli interventi di rappresentanti della Soka Gakkai e dell’Associazione per la difesa dei diritti umani e della libertà religiosa, portando nel confronto altre esperienze di impegno per il dialogo, i diritti e la libertà di coscienza.

Il confronto ha riportato più volte la costruzione della pace alla sua dimensione quotidiana. Carla Fermariello, presidente della Commissione Scuola dell’Assemblea Capitolina, ha indicato nella convivenza uno dei nodi centrali. Prima ancora delle grandi dichiarazioni, c’è «la questione di come si sta insieme». Una sfida che attraversa le scuole, le relazioni tra generazioni, il linguaggio pubblico e il modo in cui si affrontano le differenze.

La presenza dell’assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale Claudia Pratelli ha sottolineato a sua volta il ruolo che educazione e partecipazione possono assumere nella diffusione di una cultura di pace.

Su questo terreno si è concentrato anche l’intervento di Federica Fratini, del Comitato promotore romano della Marcia, che ha legato nonviolenza, educazione e benessere delle nuove generazioni.

Il disagio di bambine, bambini e adolescenti, ha sottolineato, non può essere letto soltanto come un problema individuale. Occorre guardare anche all’ambiente nel quale crescono: guerre raccontate quotidianamente, crisi ambientali, discriminazioni, isolamento sociale, violenza nei linguaggi e nei contenuti digitali. Da qui una responsabilità che riguarda soprattutto gli adulti. «La scuola è l’ultimo presidio realmente democratico che ancora resiste», ha ricordato Fratini, chiedendo un investimento nell’educazione alla nonviolenza attiva che abbia la stessa serietà con cui negli ultimi anni si è investito nella formazione digitale.

Non basta, quindi, chiedere ai più giovani di essere meno violenti. Bisogna costruire contesti nei quali possano imparare e sperimentare altri modi di gestire i conflitti. E bisogna che gli adulti siano i primi a praticarli.

Nel secondo momento della giornata, il dibattito “Cammini per la pace e nonviolenza, confronto e testimonianze di comunità” ha allargato ulteriormente lo sguardo.

Con Rojas Aravena e Savio sono intervenuti don Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, Antonella Trocino di ABC Beni Comuni, Sergio Bellucci, direttore accademico della Delegazione italiana UPEACE, e Marco Inglessis, di Energia per i Diritti Umani APS e del Comitato promotore romano della Marcia.

Dall’università all’associazionismo, dalle comunità alle istituzioni, le diverse esperienze hanno ribadito che la pace non si costruisce in un luogo separato dalla vita quotidiana. Passa attraverso le città, le scuole, i quartieri, i rapporti sociali e la capacità di creare spazi nei quali il conflitto non debba necessariamente trasformarsi in violenza.

È su questo terreno che si svilupperanno anche i prossimi appuntamenti romani della Marcia.

Sabato 26 settembre, la città sarà percorsa a piedi, in bicicletta e sul Tevere con “Roma in Marcia verso la Pace e la Nonviolenza”, da Ponte Milvio a Piazza del Popolo. Nel pomeriggio Palazzo Valentini ospiterà il confronto “Agenda 2030 versus Prontezza 2030. Sviluppo sostenibile o economia di guerra”, mentre la giornata si concluderà a San Lorenzo con la Festa dell’Intercultura.

Il 2 ottobre, Giornata internazionale della Nonviolenza, protagonisti saranno studenti e studentesse con l’iniziativa in Campidoglio “La voce di chi guarda al futuro”. Nel pomeriggio si aprirà poi il Festival della Nonviolenza Attiva, che il 2 e 3 ottobre riunirà in via Stamira 5 associazioni, reti, libri, laboratori e incontri dedicati a migrazioni, genere, pace e disarmo, ambiente ed educazione.

Il percorso si allargherà anche oltre il centro della Capitale: il 3 ottobre il Cammino di Santa Sinforosa collegherà Setteville a Tivoli, mentre nel pomeriggio Palombara Sabina ospiterà una marcia per la pace, il disarmo e la nonviolenza.

Al termine dell’incontro, il percorso è proseguito anche fuori da Palazzo Falletti. Le persone presenti si sono messe in cammino verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, dove, alla tomba di Papa Francesco, sono state deposte la bandiera della Marcia Mondiale e una corona di alloro.

Un gesto simbolico che ha accompagnato la conclusione della giornata e richiamato ancora una volta il senso della Marcia: uscire dai luoghi del confronto, attraversare la città, mettere in relazione persone e comunità e trasformare le parole in azione.

È la stessa direzione che accompagnerà i prossimi appuntamenti romani: fare della nonviolenza una pratica quotidiana, una scelta e un cammino condiviso verso la pace.

 

Foto di Energia per i Diritti Umani

Francesca De Vito