Abitare è fare comunità

Comune-info - Tuesday, September 22, 2026

La crisi abitativa interroga il modello di città e la capacità di garantire a tutte le persone condizioni di vita dignitose. Ripensare l’abitare significa tenere insieme accesso alla casa, relazioni di prossimità, servizi e partecipazione. Le esperienze collaborative e cooperative offrono pratiche concrete da sostenere con una rinnovata responsabilità pubblica. Da queste premesse nasce il confronto di Firenze del 24 settembre, per costruire proposte e alleanze capaci di rendere effettivo il diritto all’abitare

Foto: Street Lab

“Noi vogliamo lavorare per riformare il concetto di abitare nelle nostre città e nei territori” (SFA)

Per imprimere nel paese un cambiamento radicale in tema di diritto all’abitare è necessario recuperare la funzione sociale del pubblico in tutte le sue dimensioni, con una vertenza nazionale che restituisca a tuttə la titolarità dei diritti inalienabili. Parlare di nuova centralità del pubblico significa affermare un suo ruolo centrale non solo attraverso la pianificazione delle risorse, ma anche nello sviluppo di politiche programmatiche in grado di colmare vuoti oggi presenti.

Ma una nuova centralità della politica pubblica significa necessariamente un’integrazione con la dimensione sociale. Considerare l’abitare come parte integrante del welfare può contribuire a rigenerare le città per renderle luoghi più inclusivi e accoglienti investendo sull’autogoverno delle comunità locali nella progettazione urbana e sociale. Il tema di una nuova concezione del pubblico e del suo utilizzo sociale è legato tanto alla capacità di rispondere a bisogni sociali nuovi e complessi, quanto al ripensamento di un diritto all’abitare come un orizzonte più vicino alle esigenze di persone e comunità.

Le città sono lo spazio democratico in cui dare senso e corpo ad una nuova idea di governo del territorio. Occorre una revisione del modello urbano che integri il tema dell’abitare con quello del lavoro, della qualità della vita delle persone, a partire dalle periferie, coniugando promozione sociale e culturale con la capacità di progettare un futuro, incentrato sulla sostenibilità ambientale, sulla lotta alle disuguaglianze sociali e su un’ecologia integrale.

Dalla casa all’abitare collaborativo

Il mercato della casa, soprattutto nelle grandi città, sta diventando sempre più insostenibile anche per il ceto medio che diviene vulnerabile.

L’Italia ha la particolarità della casa in proprietà e dell’investire sul mattone ma in un contesto di precarietà sempre maggiore, in particolare riguardo al lavoro ma anche alle relazioni, che portano a spostamenti anche molto significativi quanto temporanei, la necessità di affitto aumenta ma la disponibilità dei proprietari diminuisce.

Occorre una potente iniziativa pubblica, a tutti i livelli: europeo, nazionale, regionale, locale, a partire dall’aspetto normativo e contemporaneamente di investimento.

A livello normativo occorre anche intervenire sui patrimoni sfitti per incentivare, ma dove non arriva l’incentivo, trovare anche altre forme affinché i proprietari diventino disponibili all’affitto.

Si parla di istituire agenzie che facciano l’incrocio domanda-offerta fino a sostituirsi all’inquilino nel contratto con il proprietario.

Sarebbe un primo passo ma ritengo non sia sufficiente perché questo risolverebbe solo l’aspetto della casa, non necessariamente dell’abitare.

Il contesto che cambia comporta che il pubblico sempre più si deve occupare di abitare e non solo di casa, attraverso servizi di accompagnamento all’abitare che autonomizzino le persone/famiglie rendendole sempre più indipendenti dal pubblico nella ricerca di soluzioni ai propri bisogni. Riguardo a questo si dovrebbe trovare la formula e la struttura migliore, coinvolgendo Pubblico, Privato e Terzo Settore, imparando da esperienze come Homes4all, Fondazione Housing Sociale, ecc.

In questa linea, il passo ulteriore è la promozione dell’abitare collaborativo come opportunità di maggiore indipendenza: a Ecosol, prima di chiamare i servizi, chiamo il vicino di casa. Ecosol è attrattivo e risorsa per il territorio. Sono i Servizi che trovano soluzioni in Ecosol.

Dovunque ci sia un cohousing, un condominio solidale, un ecovillaggio,… proprio perché le persone stanno bene diventano risorsa per i vicini, per il territorio.

Dobbiamo ricostruire comunità perché già ora i servizi sanitari e sociali non possono più essere per tutti. Le risorse non bastano e la demografia porterà necessariamente ad un peggioramento.

E allora il mondo dell’economia solidale (RIPESS Europe, RIES e CO-Energia) nelle persone di Gabriele Bollini (CO-Energia) e Jason Nardi (RIES) con la collaborazione di Silvia Cafaro (autrice del libro “Abitare collaborativo. La ricerca di un nuovo mutualismo” (Donzelli Editore, 2026), hanno pensato di dare un contributo al loro stare nel Social Forum dell’Abitare, avviando una analisi e una riflessione sulle esperienze italiane e europee di abitare collaborativo nell’incontro del 24 settembre a Firenze “Risposte collettive alla crisi dell’abitare: pratiche, strategie e politiche in Italia ed Europa”; in collaborazione con: Un Tetto sulla Testa, Fuori Binario, GIT Banca Etica Firenze, Alleanza per l’Abitare di Firenze e con il supporto del Distretto di Economia Civile di Firenze, nell’ambito del progetto CHOICE – Community-led HOusing for Inclusion, Climate and Equity

Possibili domande guida di questo percorso che inizia con l’incontro del 24 settembre, sono:

  • Come si sta vivendo la crisi abitativa nei nostri territori?
  • Quali barriere esistono per sviluppare modelli cooperativi realmente inclusivi?
  • Quali alleanze servono tra ESS (Economia sociale solidale), movimenti sociali e amministrazioni pubbliche?
  • Quali richieste o proposte dovrebbero essere promosse a livello nazionale ed europeo?
  • Quali elementi chiave dovrebbe includere un’agenda comune di advocacy?

Nel ripensare le politiche dell’abitare, obiettivi di un dibattito nazionale all’interno della rete delle realtà che si ritrovano nel SFA, possono essere:

  • Politiche europee e nazionali sull’abitare: il piano europeo e quello italiano, i principali nodi critici della situazione attuale.
  • Sensibilizzare sui modelli di abitare cooperativo e abitare promosso dalla comunità, analizzando le diverse esperienze sviluppate nei paesi del sud Europa, con particolare attenzione al movimento di abitare cooperativo in Catalogna come riferimento chiave.
  • Esplorare criticamente l’attuale crisi abitativa che colpisce il sud Europa, affrontando le sue cause strutturali e la sua relazione con disuguaglianze sociali ed economiche più ampie.
  • Analizzare i contesti specifici di ogni paese e promuovere il dialogo sui diversi meccanismi di finanziamento esistenti per sostenere iniziative di abitare cooperativo, mettendo il focus su come rendere l’abitare cooperativo un’opzione veramente accessibile per tutte le classi sociali.
  • Incorporare una prospettiva di genere nei dibattiti, affrontando come la crisi abitativa colpisca in modo sproporzionato le donne – specialmente le donne razzializzate – e come contribuisca alla femminilizzazione della povertà.
  • Rafforzare i legami con i movimenti sociali di base, garantendo che i dibattiti siano connessi con i bisogni e le esperienze reali delle comunità più colpite dalla precarietà abitativa.
    – Sperimentare, in particolare nelle periferie delle città “abbandonate da Dio e dagli uomini”, nuovi spazi fisici di democrazia comunitaria, che prospettano anche nuove forme dell’abitare collettivo, rispetto alle tentate politiche pubbliche di ‘welfare rigenerativo’ delegate agli interventi tradizionali, cioè assistenzialistici, del terzo settore.
  • Quali contributi per una legge sull’abitare per favorire le forme collaborative e cooperative?

Risposte collettive alla crisi dell’abitare: pratiche, strategie e politiche in Italia ed Europa

Firenze, 24 Settembre 2026

dalle 12:00 alle 18:00

presso Cohousing autorecuperato in via Aldini 5 (zona Cure)

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