
FDI, Lega, PD e M5S tra beghe e proclami: è già cominciata la campagna elettorale
L'INDIPENDENTE - Monday, September 21, 2026Ancora nessuno sa quando si andrà a votare: in linea teorica la fine della legislatura è prevista per il prossimo autunno, ma l’ipotesi che il governo traghetti il Paese alle urne prima della scadenza naturale continua a circolare con forza. Quel che possiamo attestare è che la settimana appena trascorsa ha segnato l’inizio delle manovre elettorali per i quattro principali partiti tra maggioranza e opposizione. Mentre Meloni, nel pieno della crescita di Futuro Nazionale di Vannacci, rilancia temi identitari che intercettano l’elettorato più a destra, Salvini prova a blindare una leadership sempre più contestata convocando un congresso straordinario. Dall’altro lato, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte lancia un’Opa sul centro-sinistra puntando tutto sul no al riarmo e sullo stop alle armi all’Ucraina; Elly Schlein deve invece mediare tra l’ala riformista del PD e una nuova generazione dem che spinge su posizioni più pacifiste e sociali, che trovano peraltro l’appoggio della maggioranza dell’elettorato progressista.
Fratelli d’Italia
La cornice è Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Dal palco, la premier Giorgia Meloni ha annunciato nel fine settimana un tetto agli studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab a scuola. Misure che, va detto, rischiano di restare lettera morta, tra rilievi di costituzionalità e difficoltà applicative, ma in tutta evidenzia funzionali a coprirsi a destra dal’avanzata di Roberto Vannacci con la sua creatura politica “Futuro Nazionale”. Meloni non ha mai menzionato esplicitamente dal palco l’ex generale (star, sempre nel weekend, del Forum di Orvieto insieme a Gianni Alemanno), ma il messaggio a lui rivolto è stato chiarissimo: «È più importante vincere per governare che vincere per non governare». Avvicinandosi la data delle prossime elezioni, la premier ha ora in mano due carte fondamentali: la legge elettorale su cui la maggioranza, sondaggi alla mano, ha lavorato per mesi, che ora affronta il passaggio decisivo a Montecitorio con tanto di fiducia posta sul provvedimento, e la possibilità effettiva di decidere quando andare alle urne. Nei prossimi mesi si capirà se il centro-destra a trazione meloniana e Futuro Nazionale potranno scendere a patti per affrontare insieme l’appuntamento elettorale. Ad oggi, la distanza sembra ancora ampia.
Lega
A Pontida, raduno politico annuale dei militanti della Lega, la partita era soprattutto interna. Salvini guida il Carroccio dal 2013, ma il partito è lontanissimo dal 34% delle Europee 2019, con sondaggi che lo collocano oggi addirittura sotto il 6%. A contestare la linea salviniana ci sono “vecchie glorie” del partito, ma soprattutto dirigenti e amministratori del Nord, che chiedono più federalismo, autonomia e collegialità: Massimiliano Romeo, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e, con toni più prudenti, Luca Zaia. Salvini ha chiuso il raduno con la mossa più inattesa: congresso straordinario già a ottobre, per chiedere se gode ancora della fiducia della «famiglia» leghista, con una verifica che ha detto di volere «alzata di mano per alzata di mano». Il punto è che a eleggere il segretario della Lega non sono direttamente tutti gli iscritti, ma il Congresso federale, formato dai delegati del partito. Se il congresso straordinario convocato da Salvini dovesse trasformarsi anche in un congresso elettivo, l’attuale leader partirebbe da una posizione di vantaggio, perché una larga parte dei delegati è considerata vicina alla sua linea. La convocazione ravvicinata riduce inoltre i tempi a disposizione della fronda interna per organizzare un’alternativa.
Movimento 5 Stelle
La scossa più forte è arrivata da Nova, percorso partecipativo promosso dal M5S e conclusosi con un evento a Milano nel fine settimana, dove la comunità pentastellata ha costruito le proprie proposte programmatiche. La base M5S ha approvato con il 91,7% la linea secondo cui continuare a inviare armi all’Ucraina «allontana la pace»; il 94,1% ha bocciato il piano europeo di riarmo e il 91,8% l’aumento della spesa militare. Nel pacchetto figurano anche salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, maggiore progressività fiscale e riconoscimento dello Stato di Palestina. Conte porta così al tavolo della futura coalizione un profilo programmatico molto marcato, chiarendo di non voler «indietreggiare di un millimetro». Rispetto al confronto sulla leadership, il M5S insiste sulle primarie, mentre Schlein continua a rinviarle a dopo la definizione del programma comune, senza escluderle esplicitamente. Su Ucraina e riarmo l’elettorato progressista appare in generale molto più vicino alla linea Conte: secondo un sondaggio Ipsos pubblicato il 19 settembre, il 51% degli elettori del campo largo si oppone all’aumento della spesa militare fino al 5% del PIL, contro appena il 17% favorevole. Più equilibrato il giudizio sull’invio di armi a Kiev: il 38% vorrebbe interromperlo e puntare sulla via diplomatica, mentre il 36% è favorevole a proseguirlo
Partito Democratico
Nel PD, anche alla luce delle dinamiche che investono il campo progressista, il problema è soprattutto di equilibrio interno. La Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata teatro dell’esposizione interna della segretaria dei giovani del partito, Virginia Libero, e di altri membri di spicco della giovanile che hanno fatto discorsi incendiari ispirati dalla nuova sinistra più radicale e socialista, contro il capitalismo, Israele e il riarmo. «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori», ha detto Libero. E ancora Marco Rocco De Luca, consigliere Pd di Cesena: «Liberiamoci dal giogo imperialista di Trump, dalla retorica sionista, dalle sirene del capitalismo». Parole che hanno reso tangibile una frattura interna e scatenato rumorose reazioni, tra cui quelle dell’ex premier Romano Prodi, che le ha giudicate difficilmente conciliabili con la linea del partito, e Giorgio Gori, che ha richiamato il dovere costituzionale di difesa della patria. Schlein, nel frattempo, mantiene la linea ufficiale: sostegno all’Ucraina «fino a una pace giusta», ma dialogo con Conte perché, ha detto ieri, «le cose che abbiamo in comune sono 4.850», richiamando la celebre canzone di Daniele Silvestri. Ora, però, dovrà tenere insieme una componente riformista e atlantista con una generazione più giovane che spinge il PD verso un profilo più radicale, di cui la salita alla segreteria del partito della stessa Schlein è stata, peraltro, espressione diretta.
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