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Solidarietà al Senatore Scarpinato, colpevole di denunciare la “borghesia mafiosa” in Italia
In questi giorni sta esplodendo la polemica che sta colpendo il Senatore Roberto Scarpinato, membro della Commissione Antimafia in quota M5S ed ex-magistrato eroe dell’antimafia. Tutto è nato quando settimana scorsa il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, ha accusato l’ex-magistrato antimafia Roberto Scarpinato di “attività depistanti” in antimafia per la strage di Via D’Amelio, affermando che la nota archiviazione dell’inchiesta Mafia-Appalti a Palermo – voluta da Scarpinato – è stata concausa delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il gip ha espresso anche dure valutazioni sull’ex-magistrato, che risuonano un attacco politico più che una valutazione di merito o demerito. L’ANM di Caltanissetta è intervenuta per esprimere solidarietà al gip nisseno Santi Bologna auspicando “che il dibattito su vicende di interesse collettivo si svolga senza alimentare sfiducia nei confronti dei magistrati”. Peccato che il risultato sia stato proprio l’opposto: consegnare un eroe dell’antimafia nelle grinfie di quella classe politica che non vedeva l’ora di trovare un appiglio per poter gettare fango su Scarpinato. Un ottimo espediente che ha legittimato l’attacco frontale della destra unita contro Roberto Scarpinato, una vita da magistrato contro Cosa nostra, ora senatore M5s e membro attivo della Commissione antimafia. Tra Fdi e M5S sono volati gli stracci dopo la richiesta dei meloniani ai 5S di sostituire in Antimafia l’odiato Scarpinato, colui che in Commissione da anni sollecita indagini a 360 gradi sui mandanti esterni delle stragi, compresa la pista del terrorismo attuato dall’estrema destra eversiva di stampo neofascista. I membri della maggioranza di governo stanno chiedendo le dimissioni di Scarpinato per una ragione sostanzialmente pretestuosa, e cioè delle intercettazioni risalenti a trent’anni fa prive di rilievo e conseguenze giudiziarie. Un’accusa che già in passato era stata mossa contro Scarpinato e che i suoi detrattori avevano pagato in aule di tribunale. Roberto Scarpinato in passato era già stato diffamato per aver chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta “Mafia e appalti” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il 1 febbraio 2023 i giornalisti Piero Sansonetti e Damiano Aliprandi sono stati condannati dal Tribunale di Avezzano – specificamente dalla giudice Camilla Cognetti – al pagamento di un’ammenda per diffamazione a mezzo stampa contro Roberto Scarpinato (all’epoca dei fatti procuratore generale di Palermo) e nei confronti dell’ex procuratore della Repubblica di Messina Guido Lo Forte. Lo Forte e Scarpinato avevano querelato Sansonetti e Aliprandi per una serie di alcuni articoli pubblicati sul quotidiano Il Dubbio (che era stampato in provincia di L’Aquila), all’epoca diretto da Sansonetti, in cui i due magistrati venivano praticamente accusati di aver “affossato” l’inchiesta Mafia-Appalti. Si trattava di un’indagine dei carabinieri del Ros aperta nel 1991 sui legami economici tra Cosa Nostra, l’imprenditoria e la politica: una sorta di costola siciliana di Tangentopoli che incrocia il periodo delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. A Scarpinato e Lo Forte, che all’epoca erano sostituti procuratori a Palermo, viene da sempre contestata in modo strumentale la firma apposta sotto la richiesta di archiviazione di una parte di Mafia-Appalti, il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’omicidio di Paolo Borsellino. Ma quella era soltanto una costola dell’inchiesta, che venne riaperta poco dopo. A ricordarlo era stato lo stesso Scarpinato deponendo a Caltanissetta come testimone al processo sul depistaggio delle prime indagini su via d’Amelio: “L’archiviazione del luglio 1992? Non è l’archiviazione di mafia-appalti. Mafia-appalti continua anche dopo quella archiviazione, tant’è che il 5 settembre 1992 viene depositata la nuova informativa sulla Sirap e nel maggio 1993 vengono arrestati 25 personaggi, tra cui lo staff direttivo della Sirap, l’onorevole Lombardo e fu chiesta autorizzazione a procedere nei confronti dei Ministri – sono le parole del magistrato in aula – Quindi quella archiviazione non riguardava mafia-appalti, come spesso nella stampa si legge impropriamente, ma riguardava soltanto la posizione di alcuni soggetti per cui non erano stati aggiunti sufficienti elementi anche a causa di una grave anomalia istituzionale”. Nel corso della sua deposizione Scarpinato aveva ricordato la relazione della Procura di Palermo che, del giugno 1998, “ricostruiva l’intera vicenda dell’inchiesta mafia-appalti”. Dunque è falso sostenere che l’inchiesta Mafia-Appalti sia stata semplicemente “archiviata”, poichè nel luglio 1992 furono archiviate solo alcune posizioni, mentre l’indagine proseguì e alcuni degli interessati vennero successivamente arrestati. E’ anche falso sostenere che questa “archiviazione parziale” avvenne all’insaputa di Borsellino, poichè vi sono elementi – ampiamenti documentati – che dimostrano che Paolo Borsellino fosse stato informato della richiesta di archiviazione parziale. Più volte Scarpinato ha ricordato l’audizione del magistrato Patronaggio che, davanti alla stessa Commissione Antimafia, riferì della riunione del 14 luglio 1992 alla quale partecipò Borsellino e nella quale si parlò proprio di quella vicenda, richiamando ad atti giudiziari e dichiarazioni rese negli anni successivi. E allora una domanda sorge spontanea: 𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐨𝐧𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚? Roberto Scarpinato oggi muove accuse pesantissime alla presidente Chiara Colosimo e lo fa richiamando audizioni, dichiarazioni e atti giudiziari precisi. Scarpinato arriva a parlare addirittura di un “depistaggio in diretta televisiva”: un’accusa gravissima, che naturalmente dovrà essere verificata e alla quale Colosimo ha tutto il diritto di replicare. Ma proprio perché parliamo della Commissione parlamentare Antimafia, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐚𝐫 𝐟𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚. Qui non stiamo discutendo di una normale polemica politica. Stiamo parlando delle stragi del 1992, di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone e della ricerca della verità su una delle pagine più drammatiche della Repubblica. E mentre da Fratelli d’Italia proviene la richiesta di cacciare Scarpinato dalla Commissione, forse sarebbe il caso, prima di distribuire sentenze politiche, di rispondere nel merito alle questioni che sta sollevando. A trattare in modo strumentale il caso sulle “intercettazione shock”, era stato anche Massimo Giletti che, nella puntata del 29 settembre 2025 de Lo stato delle cose dedicata al caso, dimostrava di non conoscere la vicenda e soprattutto di far di tutto per mettere in cattiva luce Scarpinato, il quale si sforza di spiegare a Giletti la vicenda trovandosi un muro di pietra. Non è la prima volta che Scarpinato viene preso di mira dall’establishment. A causa dell’attività svolta in tanti procedimenti concernenti la criminalità del potere e i rapporti di collusioni con la mafia di colletti bianchi del mondo della politica, delle istituzioni e della economia, è stato spesso al centro di interrogazioni parlamentari, articoli polemici e di attacchi. Nel 1999 l’onorevole Mancuso addebitò a Scarpinato con una interrogazione parlamentare di avere venduto nel 1996 un immobile di cui era comproprietario alla moglie di un soggetto che nel 1992 era stato indagato e archiviato dallo stesso Scarpinato. Il Ministro della Giustizia dopo avere effettuato accertamenti escluse in radice qualsiasi sospetto di irregolarità. Nel luglio 2012 su richiesta di un componente laico del CSM veniva aperta una pratica per il suo trasferimento di ufficio perché in occasione di un intervento – svolto su invito dei familiari di Paolo Borsellino il 19 luglio 2012 nella ricorrenza del ventennale della strage di Via D’Amelio nell’ora e nel luogo della strage -, aveva manifestato il disagio provato in passato nel constatare che in occasione delle commemorazioni ufficiali dei magistrati assassinati dalla mafia erano presenti tra le prime fila anche personaggi che rivestivano cariche pubbliche, la cui condotta non appariva coerente con i valori di legalità. La pratica di trasferimento non aveva alcun corso a seguito di una serie di prese di posizione a suo favore da parte dell’ANM nazionale, di parenti delle vittime delle stragi, di associazioni culturali e da 528 magistrati in servizio presso uffici giudiziari di tutto il paese, i quali sottoscrivevano e inviavano al CSM un documento con il quale ribadivano che il discorso pronunciato da Scarpinato costituiva esercizio non censurabile del diritto costituzionalmente garantito di manifestare il proprio pensiero. Si conosce molto bene la reputazione di Scarpinato, oltre alla carriera da magistrato che ha segnato la storia della giustizia in Italia. Il fatto che il capogruppo FdI alla Camera Galeazzo Bignami chieda la rimozione di Scarpinato dalla Commissione Antimafia e dal Copasir con congetture retoriche è solo per una ragione reale: Scarpinato si sta battendo per non far naufragare le indagini e le inchieste sulle stragi di mafia dei primi anni ‘90, che la destra vorrebbe ridurre a questioni di appalti, mentre invece hanno un profondo significato politico e costituiscono la parte finale dell’epoca dello stragismo iniziata 10-15 anni prima con chiare finalità eversive dell’ordine costituzionale e di attacco alla democrazia italiana. Negli ultimi 50 anni in Italia c’è ancora una parte della storia che deve essere scritta e che sta lentamente e faticosamente emergendo in vari filoni giudiziari e che mostra come l’Italia – fin dal Secondo dopoguerra – sia stata il teatro di trame e strategie occulte per tenere i comunisti lontano dal governo e deviare la vita politica del Paese dai binari del progresso democratico, sociale ed economico con il fine di tenere ogni governo italiano saldamente nelle mani degli interessi dei vertici sociali ed economici italiani, e disciplinatamente al servizio degli Stati Uniti d’America, che ci occupano militarmente dal 1945. Ecco dunque spiegata la storia, almeno dalla fine degli anni Ottanta, dell’esistenza di associazioni eversive come la P2, Gladio e della Rete Stay Behind. Fin dal Secondo dopoguerra, con la mancata epurazione dei fascisti dalle neonate istituzione democratiche repubblicane e con il principio della continuità dello Stato – come analizzò lo storico Claudio Pavone -,  una parte società italiana collusa col regime fascista sopravvissuta alla fine del fascismo venne riabilitata sulla scena pubblica si è data molto da fare per mettere in piedi un insieme di rapporti tra apparati di Stato, servizi segreti deviati, militanza neofascista, mafia, logge massoniche e CIA, finalizzata a organizzare il presidio del confine tra i due mondi nella Guerra Fredda e l’eventuale esercito “non ufficiale” funzionale a realizzare colpi di Stato eversivi dell’ordine costituzionale, qualora i comunisti fossero arrivati al governo. Ecco dunque il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli; il Piano Solo del 1964, un tentativo di colpo di Stato  chiamato in tal modo perché “solo l’Arma dei Carabinieri” lo avrebbe dovuto attuare, fatto predisporre da Giovanni de Lorenzo durante il suo incarico di comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, per volere del presidente della Repubblica Antonio Segni; e il golpe Borghese, un tentato colpo di Stato neofascista avvenuto in Italia nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, organizzato dal principe e comandante della Decima Flottiglia MAS Junio Valerio Borghese, a capo del movimento Fronte Nazionale. Per non parlare del sottile filo della strategia della tensione che lega una matassa piuttosto intricata di eventi, vicende, strategie e trame occulte che va dalla Strage di Portella della Ginestra alla morte di Pinelli, attraversa le stragi di Stato portate avanti dal neofascismo eversivo con esplosovi proveniente da basi NATO vicine (Strage di Piazza Loggia, Strage di Piazza Fontana, Strage di Bologna, Strage dell’Italicus) per poi arrivare a quello che Leonardo Sciascia chiamava l’Affare Moro (le cui indagini per il ritrovamento sono state sistematicamente depistate, al fine di far fallire la prospettiva del “compromesso storico”), alla P2, al terrorismo nero e alle innumerevoli stragi di civili e di magistrati da parte della mafia. È un pezzo di storia con cui l’Italia non ha ancora fatto i conti, e non vuole fare i conti, poiché oggi al governo e ai vertici economici e istituzionali del Paese ci sono proprio gli eredi politici di questa strategia antidemocratica che teneva insieme l’estrema destra, i pezzi di Stato deviato, le organizzazioni massoniche e gli interessi statunitensi. Eredi che, tra l’altro, nella destra politica, lo sono proprio sul piano della discendenza dalla collusione tra Berlusconi e le organizzazioni mafiose: quella che Scarpinato più volte ha definito “borghesia mafiosa”, quella che ha portato alla fondazione di Forza Italia e Berlusconi al potere oltre ad essere il garante del grande patto tra vertici del capitalismo italiano e organizzazioni criminali contro lo Stato. Quella al governo oggi è davvero la peggiore destra della storia repubblicana, proliferata grazie ai soldi della mafia e allo sfascio della cultura pubblica del Paese, ed erede degli stragisti neofascisti che erano gli alleati ed esecutori materiali delle strategie stragiste con la collusione degli occupanti americani. Sostenere Roberto Scarpinato significata sostenere il ruolo della Commissione antimafia, facendo sì che  le indagini non siano ancora vittime di depistaggio, dirottate lontano da questa immensa montagna di eversione, mafia, connivenza con pezzi di Stato deviati e servizi segreti stranieri.   Fonti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/15/caso-scarpinato-colosimo-propone-legge-su-incompatibilita-dei-commissari-conte-fdi-combatte-la-mafia-o-campioni-dellantimafia/7731884/ https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Roberto-Scarpinato-I-mandanti-impuniti-delle-stragi-italiane-bb161272-4742-4706-8cbe-2fd9b8b07748.html https://www.raicultura.it/filosofia/articoli/2019/01/Roberto-Scarpinato-Listituto-della-prescrizione-in-Italia-cf42cbb3-fe8a-46c5-a477-7223aa4b36f1.html Lorenzo Poli
October 15, 2026
Pressenza
Manifestazione a Montello (BG), 3 ottobre 2026: 2.500 persone per dire NO all’inceneritore della Montello Spa
Un lungo corteo di persone, autorità in fascia tricolore e striscioni: tutti in strada per dire “no” all’inceneritore della Montello. È stata grande la partecipazione alla manifestazione che si è svolta nel pomeriggio di sabato 3 ottobre alle 15:00 che, dal centro, ha attraversato le vie di Montello per raggiungere l’azienda. Organizzata dal Comitato Aria Pulita Tomenone, ha raccolto l’adesione dei sindaci, delle autorità e di altre realtà e gruppi politici del territorio. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il consigliere regionale dem Davide Casati, che da tempo in Regione si sta battendo per fare in modo che Palazzo Lombardia prenda una posizione e applichi misure per contrastare le puzze. Presenti anche il consigliere regionale Onorio Rosati (Alleanza Verdi Sinistra), la co-portavoce e assessora all’Ambiente del Comune di Bergamo Oriana Ruzzini, il co-portavoce provinciale Giuseppe Canducci, ventitré amministrazioni comunali del territorio e migliaia di persone (si stima almeno 2.500) che hanno raccolto l’invito per dire, tutte insieme, “No” al progetto della Montello Spa di realizzare un termovalorizzatore di grandi dimensioni. «Il Consiglio regionale, un anno fa, si è pronunciato chiaramente: stop ai cattivi odori, “no” al nuovo inceneritore di Montello, approvando quasi all’unanimità la mozione a mia prima firma – ha detto Casati -. Le inosservanze delle prescrizioni rilevate da Arpa nei mesi successivi avrebbero dovuto sollecitare l’azienda a mettere in atto le azioni di miglioramento prescritte, non certo a impugnare questi provvedimenti! La misura è colma e i cittadini hanno il diritto di respirare, e noi come istituzioni non possiamo lasciarli soli in questa battaglia». «Chiediamo la massima trasparenza e notizie certe in merito agli interventi della Provincia di Bergamo relativi alle emissioni già prodotte dall’azienda. Risulta infatti che l’azienda abbia impugnato e presentato ricorso al TAR contro le prescrizioni sui miasmi impartite da Provincia e Ats Bergamo. Ci troviamo di fronte al paradosso di un’azienda che chiede l’autorizzazione per realizzare un inceneritore, ma che al contempo non rispetta le norme attuali sulle emissioni e contesti in sede legale le disposizioni degli enti di tutela» – ha dichiarato il consigliere Onorio Rosati di Avs – «Come Gruppo Avs in Consiglio Regionale, abbiamo già depositato due interrogazioni ufficiali: una sulle procedure di Arpa per verificare la correttezza dei procedimenti autorizzativi in corso e l’analisi di tutte le osservazioni presentate dal territorio; l’altra sulla presunta moratoria: Per fare chiarezza sulle notizie di stampa relative a una possibile sospensione dell’iter per 12 mesi. È singolare che un’azienda, dopo aver lamentato ingenti perdite economiche quotidiane per i ritardi sull’impianto, parli ora di uno stop temporaneo e di contatti con i Comuni per lo sfruttamento del calore ed energia da termovalorizzazione». Anche Europa Verde è scesa in piazza: «In Lombardia ci sono ben 12 termovalorizzatori funzionanti e la nostra regione importa rifiuti da altre zone d’Italia perché tutti funzionino a regime. L’offerta di impianti già oggi è superiore al fabbisogno del territorio! In Lombardia non servono nuovi impianti ma nuove leggi, che considerino l’impatto complessivo delle emissioni degli stessi termovalorizzatori. Se Montello vuole investire, sviluppare la sua filiera, innovarsi, inizi col ridurre l’impatto oridigeno dell’attuale impianto, oggi fuori norma. Le regole vanno rispettate, anche e soprattutto dalle grandi aziende. Basta puzze!». In un’aperta lettera di ringraziamento a tutti i manifestanti, il portavoce del Comitato Aria Pulita Tomenone, Eugenio Beccalli, scrive: «Avete contato bene? Lo diciamo chiaramente all’azienda: eravamo più di 2.500 persone, unite da una stessa voce e da una stessa volontà. 23 amministrazioni hanno fatto sentire la loro presenza. Un territorio intero si è mobilitato per dire no. Non siamo numeri. Siamo cittadini, famiglie, lavoratori, persone che vivono questo territorio e che hanno il diritto di difenderlo e di scegliere il futuro che vogliono per i propri figli. E allora lo diciamo forte e senza esitazioni: questo inceneritore non verrà costruito. Questa volta non vincerete. A vincere saranno le persone. A vincere saranno le famiglie del territorio. A vincere saranno i cittadini. Perché quando una comunità si unisce, quando migliaia di persone scendono in strada e fanno sentire la propria voce, quella voce non può essere ignorata. Più di 2.500 persone non sono un dettaglio. 23 amministrazioni non sono un dettaglio. Sono il segnale chiaro di un territorio che ha scelto di farsi sentire. E noi continueremo a esserci, a difendere il nostro territorio e a far valere la nostra voce. Questa volta non vincerete voi. Questa volta vinceremo noi. Vinceranno le persone.» Una lunga battaglia, quella che vede in campo da un lato la Montello Spa e dall’altro il territorio e che proprio in questo momento sta attraversando un periodo di forte tensione legale. Da un lato ci sono quattro Comuni (Bagnatica, Brusaporto, Costa di Mezzate e Gorlago) che stanno perfezionando l’appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che ha respinto il loro primo ricorso per fermare l’iter di realizzazione dell’impianto. Dall’altro c’è la stessa azienda, che ha scelto di proseguire per vie legali, impugnando davanti al Tar la diffida ambientale emessa dalla Provincia di Bergamo sui rilievi dell’Arpa.   Foto gallery della manifestazione del 3 ottobre 2026:       Fonti: https://www.ecodibergamo.it/videos/bergamo-tv/tg/montello-in-piazza-per-dire-no-alla-realizzazione-di-un-termovalorizzatore-o_1332170_44/ https://primabergamo.it/attualita/migliaia-di-persone-sono-scese-in-strada-per-dire-no-allinceneritore-della-montello/?   Redazione Sebino Franciacorta
October 7, 2026
Pressenza
Ddl antisemitismo: opossum strategy del Pd
di Lavinia Marchetti (*). A seguire 8 link. La thanatosi in natura è un fenomeno biologicamente molto interessante. L’opossum si spaventa così tanto che sviene, si irrigidisce ed emana un odore pestilenziale. Il predatore, schifato dall’idea di mangiare un cadavere marcio, se ne va. Beh i miasmi del PD mi sono arrivati fin qui in Canada. Voi mi direte, ma
FDI, Lega, PD e M5S tra beghe e proclami: è già cominciata la campagna elettorale
Ancora nessuno sa quando si andrà a votare: in linea teorica la fine della legislatura è prevista per il prossimo autunno, ma l’ipotesi che il governo traghetti il Paese alle urne prima della scadenza naturale continua a circolare con forza. Quel che possiamo attestare è che la settimana appena trascorsa ha segnato l’inizio delle manovre elettorali per i quattro principali partiti tra maggioranza e opposizione. Mentre Meloni, nel pieno della crescita di Futuro Nazionale di Vannacci, rilancia temi identitari che intercettano l’elettorato più a destra, Salvini prova a blindare una leadership sempre più contestata convocando un congresso straordinario. Dall’altro lato, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte lancia un’Opa sul centro-sinistra puntando tutto sul no al riarmo e sullo stop alle armi all’Ucraina; Elly Schlein deve invece mediare tra l’ala riformista del PD e una nuova generazione dem che spinge su posizioni più pacifiste e sociali, che trovano peraltro l’appoggio della maggioranza dell’elettorato progressista. FRATELLI D’ITALIA La cornice è Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Dal palco, la premier Giorgia Meloni ha annunciato nel fine settimana un tetto agli studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab a scuola. Misure che, va detto, rischiano di restare lettera morta, tra rilievi di costituzionalità e difficoltà applicative, ma in tutta evidenzia funzionali a coprirsi a destra dal’avanzata di Roberto Vannacci con la sua creatura politica “Futuro Nazionale”. Meloni non ha mai menzionato esplicitamente dal palco l’ex generale (star, sempre nel weekend, del Forum di Orvieto insieme a Gianni Alemanno), ma il messaggio a lui rivolto è stato chiarissimo: «È più importante vincere per governare che vincere per non governare». Avvicinandosi la data delle prossime elezioni, la premier ha ora in mano due carte fondamentali: la legge elettorale su cui la maggioranza, sondaggi alla mano, ha lavorato per mesi, che ora affronta il passaggio decisivo a Montecitorio con tanto di fiducia posta sul provvedimento, e la possibilità effettiva di decidere quando andare alle urne. Nei prossimi mesi si capirà se il centro-destra a trazione meloniana e Futuro Nazionale potranno scendere a patti per affrontare insieme l’appuntamento elettorale. Ad oggi, la distanza sembra ancora ampia. LEGA A Pontida, raduno politico annuale dei militanti della Lega, la partita era soprattutto interna. Salvini guida il Carroccio dal 2013, ma il partito è lontanissimo dal 34% delle Europee 2019, con sondaggi che lo collocano oggi addirittura sotto il 6%. A contestare la linea salviniana ci sono “vecchie glorie” del partito, ma soprattutto dirigenti e amministratori del Nord, che chiedono più federalismo, autonomia e collegialità: Massimiliano Romeo, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e, con toni più prudenti, Luca Zaia. Salvini ha chiuso il raduno con la mossa più inattesa: congresso straordinario già a ottobre, per chiedere se gode ancora della fiducia della «famiglia» leghista, con una verifica che ha detto di volere «alzata di mano per alzata di mano». Il punto è che a eleggere il segretario della Lega non sono direttamente tutti gli iscritti, ma il Congresso federale, formato dai delegati del partito. Se il congresso straordinario convocato da Salvini dovesse trasformarsi anche in un congresso elettivo, l’attuale leader partirebbe da una posizione di vantaggio, perché una larga parte dei delegati è considerata vicina alla sua linea. La convocazione ravvicinata riduce inoltre i tempi a disposizione della fronda interna per organizzare un’alternativa. MOVIMENTO 5 STELLE La scossa più forte è arrivata da Nova, percorso partecipativo promosso dal M5S e conclusosi con un evento a Milano nel fine settimana, dove la comunità pentastellata ha costruito le proprie proposte programmatiche. La base M5S ha approvato con il 91,7% la linea secondo cui continuare a inviare armi all’Ucraina «allontana la pace»; il 94,1% ha bocciato il piano europeo di riarmo e il 91,8% l’aumento della spesa militare. Nel pacchetto figurano anche salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, maggiore progressività fiscale e riconoscimento dello Stato di Palestina. Conte porta così al tavolo della futura coalizione un profilo programmatico molto marcato, chiarendo di non voler «indietreggiare di un millimetro». Rispetto al confronto sulla leadership, il M5S insiste sulle primarie, mentre Schlein continua a rinviarle a dopo la definizione del programma comune, senza escluderle esplicitamente. Su Ucraina e riarmo l’elettorato progressista appare in generale molto più vicino alla linea Conte: secondo un sondaggio Ipsos pubblicato il 19 settembre, il 51% degli elettori del campo largo si oppone all’aumento della spesa militare fino al 5% del PIL, contro appena il 17% favorevole. Più equilibrato il giudizio sull’invio di armi a Kiev: il 38% vorrebbe interromperlo e puntare sulla via diplomatica, mentre il 36% è favorevole a proseguirlo PARTITO DEMOCRATICO Nel PD, anche alla luce delle dinamiche che investono il campo progressista, il problema è soprattutto di equilibrio interno. La Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata teatro dell’esposizione interna della segretaria dei giovani del partito, Virginia Libero, e di altri membri di spicco della giovanile che hanno fatto discorsi incendiari ispirati dalla nuova sinistra più radicale e socialista, contro il capitalismo, Israele e il riarmo. «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori», ha detto Libero. E ancora Marco Rocco De Luca, consigliere Pd di Cesena: «Liberiamoci dal giogo imperialista di Trump, dalla retorica sionista, dalle sirene del capitalismo». Parole che hanno reso tangibile una frattura interna e scatenato rumorose reazioni, tra cui quelle dell’ex premier Romano Prodi, che le ha giudicate difficilmente conciliabili con la linea del partito, e Giorgio Gori, che ha richiamato il dovere costituzionale di difesa della patria. Schlein, nel frattempo, mantiene la linea ufficiale: sostegno all’Ucraina «fino a una pace giusta», ma dialogo con Conte perché, ha detto ieri, «le cose che abbiamo in comune sono 4.850», richiamando la celebre canzone di Daniele Silvestri. Ora, però, dovrà tenere insieme una componente riformista e atlantista con una generazione più giovane che spinge il PD verso un profilo più radicale, di cui la salita alla segreteria del partito della stessa Schlein è stata, peraltro, espressione diretta. The post FDI, Lega, PD e M5S tra beghe e proclami: è già cominciata la campagna elettorale appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 21, 2026
L'INDIPENDENTE
REGGIO EMILIA: CONAD IMPUGNA L’ARCHIVIAZIONE DELLE QUERELE DEL 2025. ASSEMBLEA BOSCO OSPIZIO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Non è ancora conclusa la vicenda giudiziaria dei nove cittadini che il 25 febbraio del 2025 avevano protestato sedendosi davanti ai trattori per impedire gli sfalci preliminari alla realizzazione del nuovo supermercato di Conad nell’area del Bosco Ospizio di Reggio Emilia. Il giudice per le indagini preliminari, infatti, lo scorso giugno aveva archiviato le querele di Conad Centro Nord nei confronti dei nove attivisti, come richiesto dallo stesso pubblico ministero, ma Conad ha deciso di impugnare il decreto di archiviazione. Il Tribunale di Reggio ha fissato l’udienza al prossimo 11 dicembre: solo quel giorno, dunque, si saprà se l’archiviazione sarà confermata o invece revocata. “Due volte l’accusa è stata ritenuta infondata da chi è chiamato per legge a valutarla. Due volte Conad ha insistito. A questo punto non ci sembra più la ricerca di giustizia per un torto subito, ma una prova di forza contro le persone che si sono sedute per terra davanti a dei trattori”, commenta l’Assemblea Bosco Ospizio: “Mentre tiene in piedi quel procedimento, Conad continua a raccogliere elementi a sostegno della querela contro ignoti depositata il 3 agosto, il primo giorno del presidio permanente”. Per l’Assemblea Bosco Ospizio “non si tratta di casi isolati, ma di un metodo di chi ha dalla sua una serie di strumenti che i cittadini comuni non hanno. La stessa logica con cui, dieci giorni fa, la nostra proposta progettuale è stata respinta in cinque giorni senza alcuna valutazione reale. Chi manda avanti i legali su tre fronti contemporaneamente non sta dialogando con la città: sta aspettando che si stanchi”. La mobilitazione in nome del Bosco Ospizio di Reggio Emilia nasce per salvaguardare un’area verde di oltre 4 ettari occupata da un bosco urbano in gran parte consolidato e in piccola parte in forte espansione in uno spazio un tempo occupato da un ricovero, demolito nel 2005. In questo momento l’area è minacciata dalla costruzione di un nuovo superstore Conad. L’area verde verrebbe trasformata in cemento e asfalto, con l’abbattimento di circa 100 alberi adulti e un consumo di suolo di 30000 m² di cui 13.000 m² previsti per edifici e relative pertinenze. Per opporsi al progetto è nata circa due anni e mezzo fa un’assemblea permanente di cittadini, e dal 3 agosto 2026 è in corso un presidio permanente per impedire l’inizio dei lavori. Il presidio inizia la mattina alle 7.00 con la colazione e termina alle 19.00 con l’assemblea aperta al pubblico. Una delegazione dell’assemblea, composta da attivisti, tecnici, e cittadini ha partecipato mercoledi 9 settembre a una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (Sala stampa, Via della Missione 4, Roma) a seguito dell’interrogazione parlamentare presentata da Stefania Ascari e Antonio Ferrara (Movimento 5 Stelle) sul Bosco Ospizio di Reggio Emilia per esporre la vicenda. A margine della conferenza stampa il nostro collaboratore Stefano Bertoldi ha realizzato le interviste con Alice Vecchi ARPAE Emilia Romagna, Giuseppe Bonazzi biologo Assemblea Bosco Ospizio e Stefania Ascari parlamentare del M5S Ascolta o scarica 
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Alta Velocità Basso Garda, M5S: “Serve davvero una nuova stazione?”
Pubblichiamo comunicato M5S su nuova stazione Alta Velocità Basso Garda. Torna ciclicamente la proposta di realizzare una stazione dell’Alta Velocità tra Rivoltella e la Torre di San Martino. Come Movimento 5 Stelle continuiamo a porci una domanda molto semplice: quale reale beneficio porterebbe al territorio? Oggi il progetto prevede circa 200 milioni di euro di opere, una cifra ben lontana dai 35 milioni inizialmente indicati nel 2018. Per rendere funzionale la stazione sarebbero infatti necessari nuova viabilità dal casello di Sirmione, parcheggi, aree di interscambio, collegamenti pedonali e altre infrastrutture. E mentre studio dei trasporti e analisi costi-benefici sono ancora in aggiornamento, ci si chiede se abbia davvero senso investire una cifra così elevata per una stazione che rischia di essere difficilmente raggiungibile e di incentivare, anziché ridurre, l’uso dell’auto privata. Nel frattempo, con l’avvio della nuova linea AV, sono previste più corse regionali, fino a una frequenza di 30 minuti, mentre i treni Alta Velocità potranno continuare a fermare nelle stazioni già esistenti di Desenzano e Peschiera. Perché allora consumare altro territorio agricolo e realizzare una nuova infrastruttura da centinaia di milioni senza aver prima dimostrato che sia realmente necessaria? Per questo ho presentato una nuova interrogazione a Regione Lombardia, chiedendo quali valutazioni siano state fatte sull’impatto territoriale, ambientale e trasportistico dell’opera e quali siano le ragioni per continuare a sostenerla. Il Basso Garda non ha bisogno di opere faraoniche calate dall’alto. Ha bisogno di trasporto pubblico efficiente, collegamenti capillari, meno traffico e tutela del territorio. E a Matteo Salvini diciamo una cosa semplice: prima di pensare a nuovi progetti da centinaia di milioni di euro, trovi le risorse per mantenere la promessa fatta ai cittadini bresciani sulla gratuità della Corda Molle. I soldi pubblici devono essere spesi dove servono davvero ai cittadini.   Movimento 5 Stelle   https://www.gardapost.it/2026/08/18/stazione-garda-m5s-oltre-200-milioni-per-unopera-che-rischia-di-non-servire-a-nessuno/ Redazione Sebino Franciacorta
August 28, 2026
Pressenza
CASO ROGGERO: LA DESTRA DI GOVERNO FA QUADRATO ATTORNO ALLA RICHIESTA DI GRAZIA PER IL GIOIELLIERE GIUSTIZIERE
Contrariamente a quanto riportato inizialmente da alcune testate nazionali, Mario Roggero non si è ancora presentato in carcere a Fossano. Il gioielliere di Gallo Grinzane condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una tentata rapina al suo negozio del 28 aprile 2021, attenderà, a quanto si apprende, l’emissione del formale ordine di carcerazione prima di costituirsi. A chiarirlo è stato il fratello Dante Roggero: “Mio fratello si costituirà appena sarà ufficiale la richiesta di carcerazione. Non so dove si presenterà”. Nel frattempo il caso ha assunto una dimensione nazionale, trasformandosi in un terreno di scontro politico e istituzionale. La principale novità della giornata è rappresentata dalla decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha disposto l’avvio dell’istruttoria finalizzata all’eventuale concessione della grazia nei confronti del gioielliere piemontese. Attorno alla richiesta di grazia si è rapidamente raccolta gran parte della maggioranza di governo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo su X, ha sostenuto che debba essere percorsa «ogni possibilità perché possa tornare a casa», definendo quanto accaduto a Roggero «ingiusto, incomprensibile e difficile da accettare». Crosetto ha inoltre criticato quella che considera una giurisprudenza che negli anni avrebbe finito per «stravolgere» il senso delle leggi, ricordando come, a suo giudizio, in altri casi siano stati concessi benefici a condannati per reati gravissimi. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che ha lanciato un appello pubblico al Presidente della Repubblica affinché venga concessa la grazia. “È stato mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione. Ritengo ingiusta questa condanna”, ha affermato, definendo Roggero “un lavoratore onesto, un nonno che non merita il carcere”. Parallelamente, i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Civici d’Italia, Udc e Maie-Centro Popolare hanno promosso una raccolta firme tra i parlamentari per sostenere formalmente la richiesta di grazia. In una nota congiunta spiegano che, pur nel rispetto degli aspetti giuridici della vicenda, ritengono necessario evitare che, considerata anche l’età dell’uomo, la pena si trasformi di fatto «in una condanna all’ergastolo». Anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha annunciato il proprio sostegno all’iniziativa. Una decisione fortemente criticata dalle opposizioni in consiglio regionale. Secondo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle il governatore starebbe utilizzando un caso giudiziario conclusosi dopo tre gradi di giudizio per finalità di consenso politico, alimentando emotività e contrapposizioni invece di affrontare il tema della sicurezza con interventi concreti. “Il processo riguarda un cittadino che ha sparato a tre rapinatori già in fuga, uccidendone due e ferendone un terzo. La magistratura ha stabilito che non si trattava di legittima difesa e che in Italia non ci si può fare giustizia da sé” hanno scritto in una nota. Critici anche gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra che evidenziano quella che “definiscono una contraddizione politica: mentre Cirio invoca oggi “comprensione umana” per Roggero, sostiene un governo che, secondo AVS, ha introdotto una significativa stretta repressiva con decine di nuovi reati e un generale inasprimento delle pene. I consiglieri richiamano inoltre il caso di alcuni giovani coinvolti nelle manifestazioni pro-Palestina, sostenendo che nei loro confronti non sia stata manifestata la stessa sensibilità istituzionale. Per AVS, la richiesta di grazia avanzata pubblicamente da esponenti della maggioranza rappresenta un’iniziativa dal forte valore simbolico ma anche un tentativo di mettere in discussione una decisione assunta dalla magistratura al termine di tre gradi di giudizio. “Il caso è certamente complesso ma ciò che è stato stabilito è che non ricorrevano i presupposti della legittima difesa. Lo ha deciso l’autorità giudiziaria, unico soggetto competente a farlo”. Il commento di Alice Ravinale capogruppo AVS in Regione Piemonte Ascolta o scarica 
July 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Flottilla rapita: la complicità nel PD milanese
Come voleva il sindaco Sala resta il gemellaggio con Tel Aviv. Nelle stesse ore del sequestro di civili disarmati in acque internazionali spuntano 6 consiglieri comunali della maggioranza a votare con la destra di Mario Sommella (*) C’è una geografia morale che si rivela tutta in una sera di maggio. Mentre nelle acque internazionali del Mediterraneo orientale i commando della
66 million feet deep: l’opera che continua a presentarci il conto
Eccoci di nuovo qui, con l’ennesimo capitolo sui costi scomodi e ballerini della Torino-Lione.  Emerge infatti un nuovo, oneroso e pesante conto per i cittadini: parliamo di 66 milioni di […] The post 66 million feet deep: l'opera che continua a presentarci il conto first appeared on notav.info.
May 5, 2026
notav.info
Il genocidio a Gaza parla anche italiano
Un’inchiesta del portale mediorente.net rivela il coinvolgimento di cittadini italiani nelle operazioni militari a Gaza. Nessuna indagine, nessuna trasparenza: solo omissioni e responsabilità rimosse Novecentoventotto cittadini italiani. Non un numero …