A Sulmona la festa della Repubblica che ripudia la guerra“Pensate quanto è lungo il lavoro per rendere un uomo capace di uccidere.
Bisogna dirgli che il nemico è un mostro e non un essere umano come lui. Dunque,
la guerra è un triste progetto di morte preparato a freddo. Noi continueremo ad
opporci”: si è aperta con queste parole della cantautrice e attivista
statunitense Joan Baez la manifestazione svolta oggi a Sulmona per chiedere la
smilitarizzazione della base di Monte San Cosimo.
“Celebriamo il 2 giugno, Festa della Repubblica all’insegna di quanto sancisce
la nostra Costituzione: il ripudio della guerra – ha detto Mario Pizzola del
Movimento Nonviolento – Un ripudio che coinvolge anche la preparazione della
guerra e la folle corsa al riarmo decisa dall’Unione Europea e accettata
supinamente dal governo italiano. Da quasi 90 anni la Valle Peligna è costretta
a convivere con il più grande deposito di armi e munizioni esistente in Abruzzo.
Una struttura che rappresenta un pericolo per la popolazione e che è stata già
bombardata nel corso della Seconda guerra mondiale. Vogliamo che questa area
vastissima di 133 ettari venga restituita alla comunità locale per essere
adibita a finalità civili e di pace”.
Il segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, ha
ricordato che già nel primo dopoguerra ci furono lotte organizzate dal sindacato
per chiedere la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e per trasformarlo in area
da destinare ad attività sociali e produttive: “E’ un progetto che oggi
rilanciamo con forza tenendo conto che si tratta di un’area già infrastrutturata
e dotata di ogni servizio come acqua, luce e gas. Ci sono inoltre strade interne
e una ferrovia ed è anche vicinissima all’autostrada Pescara-Roma. Perciò può
rappresentare una importante risorsa per risollevare un territorio soggetto ad
una pesantissima crisi economica e ad un continuo spopolamento, un territorio
dove le uniche attività che vi si insediano sono quelle a forte impatto
ambientale e senza ricaduta occupazionale, come la centrale Snam”.
Renato Di Nicola, del coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra, ha
sottolineato il forte legame che c’è tra fonti fossili e guerra. “Le fonti
fossili – ha detto – non sono solo la causa principale del cambiamento climatico
e dei disastri che esso produce, ma sono anche la causa di molte guerre, come
dimostra il conflitto in Ucraina e quello in Iran. Le due lotte, perciò, sono
congiunte. Il governo continua a dire che all’interno di Monte San Cosimo vi
sono solo limitati quantitativi di armi e munizioni. Ma allora perché negli anni
’80 le servitù militari furono raddoppiate? Perché Gheddafi minacciò di
colpirlo? Se fosse vero che la base militare è poco importante, allora che senso
ha impegnare un’area così grande? Smilitarizziamola e restituiamola ad un
territorio in forte sofferenza. In primo luogo, ad esempio, ad attività di
protezione civile visto che parliamo di una zona ad altissima sismicità”.
Alla manifestazione hanno partecipato anche i giovani del PD la cui
rappresentante Caterina Marzi ha messo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel
mondo, lo sdoganamento della guerra come mezzo ordinario per risolvere le
controversie internazionali, gli eccidi della popolazione civile fino al
genocidio, come a Gaza, la soppressione del diritto internazionale, suscitano
una fortissima preoccupazione tra le nuove generazioni: “Noi guardiamo al futuro
con angoscia, ed è per questo che ci battiamo per la pace, contro il riarmo e
contro la crescente militarizzazione dei territori. Pertanto, facciamo nostro
l’obiettivo della smilitarizzazione del deposito di Monte San Cosimo, come pure
ci opponiamo decisamente ai disegni governativi che mirano alla reintroduzione
della leva militare obbligatoria”.
Marco Alberico, attivista del blog Casa di Vetro, ha fatto presente che la lotta
per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo non parte da zero ma che già in
passato ci sono state molte iniziative: “Circa 20 anni fa una petizione popolare
che raccolse 5.000 firme di cittadini e ben 17 Comuni del comprensorio
approvarono delibere in favore della smilitarizzazione. La stessa Regione
Abruzzo recepì la richiesta dei Comuni ma poi tutto si fermò perché la nostra
classe politica lasciò cadere questa battaglia. Avevamo invitato alla
manifestazione anche i Sindaci, le consigliere regionali e i parlamentari ma non
si è presentato nessuno di essi. Noi però non demordiamo e continueremo a
portare avanti questa lotta quale componente non secondaria della vertenza Valle
Peligna”.
Gli interventi che si sono susseguiti nella manifestazione sono stati
accompagnati anche da canti e letture di testi pacifisti.
Tra questi un appello della Federazione Giovanile Socialista ai coscritti della
leva del 1911 che diceva:
> Pensateci quando in nome del re e della patria vi comanderanno di andare
> contro i vostri fratelli di altre nazioni, lavoratori come voi, sfruttati come
> voi, per ucciderli e farvi uccidere. Risvegliate allora nel vostro cuore i
> migliori sentimenti, e se qualche delinquente gallonato vi comanderà il fuoco,
> non dimenticate la vostra origine, non dimenticate che continuate ad
> appartenere alla classe operaia anche se vi hanno imposto la casacca
> soldatesca, non dimenticate che vi rendereste indegni del bacio materno
> assassinando i vostri compagni.
Redazione Abruzzo