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FDI, Lega, PD e M5S tra beghe e proclami: è già cominciata la campagna elettorale
Ancora nessuno sa quando si andrà a votare: in linea teorica la fine della legislatura è prevista per il prossimo autunno, ma l’ipotesi che il governo traghetti il Paese alle urne prima della scadenza naturale continua a circolare con forza. Quel che possiamo attestare è che la settimana appena trascorsa ha segnato l’inizio delle manovre elettorali per i quattro principali partiti tra maggioranza e opposizione. Mentre Meloni, nel pieno della crescita di Futuro Nazionale di Vannacci, rilancia temi identitari che intercettano l’elettorato più a destra, Salvini prova a blindare una leadership sempre più contestata convocando un congresso straordinario. Dall’altro lato, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte lancia un’Opa sul centro-sinistra puntando tutto sul no al riarmo e sullo stop alle armi all’Ucraina; Elly Schlein deve invece mediare tra l’ala riformista del PD e una nuova generazione dem che spinge su posizioni più pacifiste e sociali, che trovano peraltro l’appoggio della maggioranza dell’elettorato progressista. FRATELLI D’ITALIA La cornice è Fenix, la festa di Gioventù nazionale. Dal palco, la premier Giorgia Meloni ha annunciato nel fine settimana un tetto agli studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab a scuola. Misure che, va detto, rischiano di restare lettera morta, tra rilievi di costituzionalità e difficoltà applicative, ma in tutta evidenzia funzionali a coprirsi a destra dal’avanzata di Roberto Vannacci con la sua creatura politica “Futuro Nazionale”. Meloni non ha mai menzionato esplicitamente dal palco l’ex generale (star, sempre nel weekend, del Forum di Orvieto insieme a Gianni Alemanno), ma il messaggio a lui rivolto è stato chiarissimo: «È più importante vincere per governare che vincere per non governare». Avvicinandosi la data delle prossime elezioni, la premier ha ora in mano due carte fondamentali: la legge elettorale su cui la maggioranza, sondaggi alla mano, ha lavorato per mesi, che ora affronta il passaggio decisivo a Montecitorio con tanto di fiducia posta sul provvedimento, e la possibilità effettiva di decidere quando andare alle urne. Nei prossimi mesi si capirà se il centro-destra a trazione meloniana e Futuro Nazionale potranno scendere a patti per affrontare insieme l’appuntamento elettorale. Ad oggi, la distanza sembra ancora ampia. LEGA A Pontida, raduno politico annuale dei militanti della Lega, la partita era soprattutto interna. Salvini guida il Carroccio dal 2013, ma il partito è lontanissimo dal 34% delle Europee 2019, con sondaggi che lo collocano oggi addirittura sotto il 6%. A contestare la linea salviniana ci sono “vecchie glorie” del partito, ma soprattutto dirigenti e amministratori del Nord, che chiedono più federalismo, autonomia e collegialità: Massimiliano Romeo, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e, con toni più prudenti, Luca Zaia. Salvini ha chiuso il raduno con la mossa più inattesa: congresso straordinario già a ottobre, per chiedere se gode ancora della fiducia della «famiglia» leghista, con una verifica che ha detto di volere «alzata di mano per alzata di mano». Il punto è che a eleggere il segretario della Lega non sono direttamente tutti gli iscritti, ma il Congresso federale, formato dai delegati del partito. Se il congresso straordinario convocato da Salvini dovesse trasformarsi anche in un congresso elettivo, l’attuale leader partirebbe da una posizione di vantaggio, perché una larga parte dei delegati è considerata vicina alla sua linea. La convocazione ravvicinata riduce inoltre i tempi a disposizione della fronda interna per organizzare un’alternativa. MOVIMENTO 5 STELLE La scossa più forte è arrivata da Nova, percorso partecipativo promosso dal M5S e conclusosi con un evento a Milano nel fine settimana, dove la comunità pentastellata ha costruito le proprie proposte programmatiche. La base M5S ha approvato con il 91,7% la linea secondo cui continuare a inviare armi all’Ucraina «allontana la pace»; il 94,1% ha bocciato il piano europeo di riarmo e il 91,8% l’aumento della spesa militare. Nel pacchetto figurano anche salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, maggiore progressività fiscale e riconoscimento dello Stato di Palestina. Conte porta così al tavolo della futura coalizione un profilo programmatico molto marcato, chiarendo di non voler «indietreggiare di un millimetro». Rispetto al confronto sulla leadership, il M5S insiste sulle primarie, mentre Schlein continua a rinviarle a dopo la definizione del programma comune, senza escluderle esplicitamente. Su Ucraina e riarmo l’elettorato progressista appare in generale molto più vicino alla linea Conte: secondo un sondaggio Ipsos pubblicato il 19 settembre, il 51% degli elettori del campo largo si oppone all’aumento della spesa militare fino al 5% del PIL, contro appena il 17% favorevole. Più equilibrato il giudizio sull’invio di armi a Kiev: il 38% vorrebbe interromperlo e puntare sulla via diplomatica, mentre il 36% è favorevole a proseguirlo PARTITO DEMOCRATICO Nel PD, anche alla luce delle dinamiche che investono il campo progressista, il problema è soprattutto di equilibrio interno. La Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata teatro dell’esposizione interna della segretaria dei giovani del partito, Virginia Libero, e di altri membri di spicco della giovanile che hanno fatto discorsi incendiari ispirati dalla nuova sinistra più radicale e socialista, contro il capitalismo, Israele e il riarmo. «Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori», ha detto Libero. E ancora Marco Rocco De Luca, consigliere Pd di Cesena: «Liberiamoci dal giogo imperialista di Trump, dalla retorica sionista, dalle sirene del capitalismo». Parole che hanno reso tangibile una frattura interna e scatenato rumorose reazioni, tra cui quelle dell’ex premier Romano Prodi, che le ha giudicate difficilmente conciliabili con la linea del partito, e Giorgio Gori, che ha richiamato il dovere costituzionale di difesa della patria. Schlein, nel frattempo, mantiene la linea ufficiale: sostegno all’Ucraina «fino a una pace giusta», ma dialogo con Conte perché, ha detto ieri, «le cose che abbiamo in comune sono 4.850», richiamando la celebre canzone di Daniele Silvestri. Ora, però, dovrà tenere insieme una componente riformista e atlantista con una generazione più giovane che spinge il PD verso un profilo più radicale, di cui la salita alla segreteria del partito della stessa Schlein è stata, peraltro, espressione diretta. The post FDI, Lega, PD e M5S tra beghe e proclami: è già cominciata la campagna elettorale appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 21, 2026
L'INDIPENDENTE
Nazisti in prova: Sassonia, Vannacci e non solo
Riflessioni a caldo di Franco Astengo e Maurizio Fantoni Minnella. Recuperando un’analisi di Lavinia Marchetti. LOTTA AI MIGRANTI: RISULTATI ELETTORALI E SENSO STORICO di Franco Astengo Il senso storico complessivo dell’offensiva di destra (o meglio dell”arretramento storico”) è ancora una volta quello su cui poggiò la grande offensiva reazionaria identificata con il nazismo. Aspetti fondamentali nel diritto nazionalsocialista, sui quali
September 8, 2026
La Bottega del Barbieri
La favola della destra moribonda
Perché la retorica della rinascita progressista nasconde la vera natura del potere di Mario Sommella (*). A seguire un link e una vignetta dell’illuminante (come sempre) Mauro Biani. Ci sono narrazioni che non descrivono il mondo: lo addomesticano. Ne attenuano gli spigoli, ne riducono la complessità a una formula consolatoria, e finiscono per produrre l’effetto opposto a quello che dicono
POST – REFERENDUM: MELONI, DIMETTERNE DUE (O TRE) PER SALVARE TUTTI GLI ALTRI AL GOVERNO
C’è aria di fratelli coltelli dentro la destra italiana dopo il crack del referendum costituzionale sulla giustizia, sonoramente battuto nelle urne da circa 15 milioni di voti, 2 milioni in più di quelli raccolti dai favorevoli. La Meloni accusa il colpo, travolto dalla sonora sconfitta referendaria con la vittoria schiacciante del “No” contro le modifiche costituzionali sulla giustizia. Nell’esecutivo saltano le prime teste: la fino a poche ore fa potentissima e temuta capo di gabinetto del Guardasigilli Nordio, Giusy Bartolozzi, e il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e della fino a costretti a rassegnare le dimissioni. Sulla figura di Del Mastro, ras meloniano del Piemonte settentrionale. Da Biella Roberto Pietrobon, giornalista e dirigente Alleanza Verdi Sinistra della città di Delmastro. Ascolta o scarica La Meloni cerca poi di scaricare la ministra del Turismo Daniela Santanchè, invitata pubblicamente a seguire l’esempio di Bartolozzi e Delmastro. Per ora però l’esponente Fdi, entrata in mattinata al ministero del Turismo, non ha dato alcuna risposta né alla premier né ai giornalisti, assiepati all’esterno. Anche Nordio avrebbe offerto le proprie dimissioni, respinte dalla premier: la caduta di un ministero centrale, come quello della Giustizia, porterebbe infatti dritti alla caduta dell’esecutivo, trattandosi di uno dei ministeri più “pesanti” e decisivi. Per evitare scherzetti soprattutto dei suoi, ‘nessuna crisi di governo’ è il mantra che filtra da palazzo Chigi, con la Meloni che fa sapere di non avere alcuna intenzione in Parlamento per chiedere di confermare la fiducia al governo, evitando il confronto con le opposizioni, che dal canto loro hanno già chiesto già oggi, mercoledì 25 marzo, in apertura di seduta del Senato, di poter discutere al più presto la mozione di sfiducia per la Santanchè. Il commento su Radio Onda d’Urto Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Una zona rossa è per sempre
Nuova ordinanza della Prefettura per rinnovare il provvedimento sull'area di piazza XX Settembre e sulla Bolognina. Intanto Fdi rinnega l'accordo Comune-Viminale sulla sicurezza in Bolognina, il Pd s'affanna a rivendicarlo. E sul Cpr "decide il Governo", dice il sindaco.
September 16, 2025
Zic.it | Zeroincondott★
BRESCIA: NESSUN IMMOBILE RICORDERÀ SERGIO RAMELLI, IL CONSIGLIO PROVINCIALE BOCCIA LA PROPOSTA DI FDI
8 consiglieri di maggioranza alla Provincia di Brescia hanno votato a favore della proposta di due consiglieri di Fratelli d’Italia, Daniele Mannatrizio e Tommaso Brognoli, che avevano chiesto di dedicare un immobile a Sergio Ramelli. 9 i voti contrari su 17 presenti. La minoranza è uscita dall’aula, una decisione condivisa dal consigliere leghista Agostino Damiolini e da Laura Treccani di Lombardia Ideale. In questo modo è mancato il numero legale per approvare la mozione. Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, era stato ucciso nel 1975 da alcuni militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia. La proposta di dedicare una proprietà della provincia a Ramelli aveva alimentato il dibattito politico e l’iniziativa era stata bollata da partiti, associazioni e sindacati che si riconoscono nella storia democratica e antifascista della Repubblica, come “di chiaro carattere propagandistico e strumentale, già messa in atto in altre realtà territoriali”. Si tratta della “strategia revisionista di un mondo politico che, anziché recidere le proprie connessioni con la forma peggiore assunta dal fascismo storico, quello della Repubblica Sociale Italiana, persegue il mantenimento di atteggiamenti ambigui e revisionisti”. Nel comunicato contrario alla proposta “provocatoria” si erano uniti PD, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, AVS, Movimento 5 Stelle, Al lavoro per Brescia, Provincia Bene Comune e Brescia Attiva, CGIL, CISL e UIL, ANPI, Fiamme Verdi e ANED. La strategia di FdI per intitolare spazi pubblici a Ramelli prosegue in tutta Italia, ma non sempre attecchisce: nel bresciano lo scorso mese il Consiglio comunale di Mazzano aveva bocciato la proposta. A Lonato invece era passata a fine maggio, tra le proteste della cittadinanza. Il consigliere provinciale proponente e capogruppo di FdI, Daniele Mannatrizio, ha dichiarato che “per garantire comunque l’approvazione della mozione, verrà convocato un Consiglio provinciale straordinario per lunedì prossimo 4 agosto, a dimostrazione della ferma volontà politica di portare a compimento un atto di memoria e di civiltà”. Il commento di Francesco Bertoli, segretario generale della CGIL di Brescia. Ascolta o scarica
July 30, 2025
Radio Onda d`Urto