Naufragio Cutro, l’equipaggio: “Il radar non ha battuto nulla”

Pressenza - Saturday, September 19, 2026

Ripresa l’udienza a carico dei 6 militari indagati sui presunti ritardi nei soccorsi. Il pm chiede i motivi della sosta prolungata della motovedetta V5006 a Crotone.

“Alle 3.20 del 26 febbraio quando siamo arrivati a Capocolonna non si poteva procedere in sicurezza e il comandante ha deciso di rientrare in porto”. Lo hanno ribadito all’unisono venerdì 18 settembre due componenti dell’equipaggio della motovedetta della Guardia di Finanza V5006 nel corso della loro testimonianza al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, il cui naufragio a Steccato di Cutro ha causato 94 morti e decine di dispersi.

Udienze ricominciate per sei imputati

Processo che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di porto. Sul banco degli imputati, per omicidio e naufragio colposo, figurano Giuseppe Grillo, 57 anni, capo turno della sala operativa del Reparto operativo aeronavale (ROAN) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, 51 anni, comandante del ROAN di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, 52 anni, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza; Nicolino Vardaro, 53 anni, comandante del Gruppo aeronavale della Finanza di Taranto; Francesca Perfido, 41 anni, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma e, infine, Nicola Nania, 52 anni, in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria.

L’udienza, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Alfonso Scibona, è ripresa dopo la pausa estiva con l’audizione di due finanzieri scelti: Alessandro Erdas, motorista della V5006, e Roberto Camarretta, radarista a bordo dell’unità. I due sono stati interrogati dal pubblico ministero Matteo Staccini, mentre gli avvocati degli imputati e quelli di parte civile hanno scelto di acquisire agli atti le relazioni di servizio.

La ricostruzione attraverso le relazioni di servizio

Relazioni che fanno un resoconto freddo di quanto accaduto quella notte del 26 febbraio, quando la motovedetta V5006 dalle 20 si trovava in mare per attività di pattugliamento. Alle 23.30 la motovedetta riceveva la comunicazione della segnalazione di Frontex che avvisava della presenza di un caicco sospetto (possible migrant vessel scrive Frontex nell’avvistamento delle 21.26 del 25 febbraio 2023, ndr) che faceva rotta verso la Calabria. A quel punto il comandante dell’unità, il luogotenente Pasquale Lombardo, disponeva il rientro in porto per bunkeraggio. L’unità entrava nel porto vecchio di Crotone a mezzanotte e lì restava fino alle 2.20 del 26 febbraio, quando riprendeva il mare per andare a intercettare il caicco. Un’ora dopo, alle 3.20, all’altezza di Capocolonna a causa delle condizioni meteo avverse la V5006 invertiva la rotta tornando verso Crotone, dove giungeva alle 4.45.

Da ricordare che né il primo rientro, né il secondo sono stati comunicati alla Guardia Costiera che aveva offerto il suo supporto per dirigersi verso il caicco. Soprattutto, come è ormai noto, il Roan di Vibo Valentia aveva comunicato alle 23.36 al comando regionale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria che “per il momento è un’attività di polizia che stiamo valutando noi, abbiamo la… una nostra vedetta, la 5006, che l’attenderà… mare permettendo”.

Le due ore di attesa al porto vecchio

Il pm Staccini ha chiesto ai due testimoni il motivo delle due ore di attesa al porto dopo il primo rientro: “Sono serviti 40 minuti per il rifornimento, abbiamo fatto 800 litri di carburante – ha spiegato il finanziere scelto Erdas – poi ci sono ormeggio e disormeggio, pratiche burocratiche per il rifornimento. Il comandante ci ha anche chiesto di sistemare la barca per affrontare il mare successivamente. Da quando abbiamo finito alla nuova partenza, che è stata decisa dal comandante non ricorodo quanto tempo è trascorso, mi pare meno di un’ora”.

Il finanziere Camarretta ha precisato: “Non abbiamo fatto solo rifornimento, ma abbiamo rifatto le stime per capire dove il caicco si sarebbe trovato e quando sarebbe arrivato in acque nazionali in base a segnalazione Frontex, che è stata l’unica avuta durante navigazione. Inoltre, abbiamo messo in sicurezza tutta l’apparecchiatura prima di uscire. Non ricordo se c’è stato un intervallo temporale tra quando eravamo pronti e quando siamo uscire”.

Il sostituto procuratore ha chiesto chiarimenti sulle condizioni meteo. Entrambi i testimoni hanno dato la medesima risposta: “Alle 21 quando eravamo già in mare si poteva proseguire, alle 3.20 a Capocolonna era impossibile proseguire. Il comandante ha deciso e come prassi penso che abbia informato la sala operativa di Vibo Valentia”.

Nel corso della testimonianza del motorista, l’avvocato Francesco Vetere, difensore di Alberto Lippolis, ha chiesto al finanziere Erdas se avesse mai incontrato prima imbarcazioni simili al caicco durante la sua esperienza in mare. Il militare ha iniziato a rispondere con dovizia di particolari di fatti avvenuti qualche mese prima del naufragio, ma è stato fermato dal presidente Scibona, il quale ha fatto notare come la domanda non c’entrasse con il tema della testimonianza, che era sulla relazione di servizio data per acquisita e né poteva essere desunto da domande fatte dal pm. L’avvocato a quel punto non ha insistito.

Domande del pm sulle comunicazioni e sul radar

Più approfondite le domande al radarista della V5006 sulle comunicazioni e sulla procedura seguita per tentare di intercettare il Summer Love. Il finanziere ha evidenziato un dato: “La comunicazione di Frontex con i dati delle coordinate del caicco quando è arrivata a noi era già di un’ora prima. Il target era a 40 miglia a sud est di Capo Rizzuto, ma per la rotta che faceva era a 50 miglia da punto di arrivo previsto, Copanello. Per andare a intercettare l’imbarcazione ci siamo basati sulla segnalazione di Frontex, che indica rotta e velocità, verificando ogni ora il punto dove presumibilmente sarebbe arrivato. Quando siamo usciti alle 2.20 l’idea era quella di intercettare il caicco; secondo i calcoli che avevamo fatto sarebbe entrato in acque nazionali alle 3, quando sarebbero mancate 25 miglia per arrivare al punto previsto di approdo. In base ai dati di Frontex il caicco sarebbe arrivato sulla costa alle 7 del mattino.”

La radio non funzionava bene

Il finanziere Camarretta ha spiegato al Tribunale che “quella sera la radio, probabilmente per le condizioni meteo, non funzionava bene e per questo le comunicazioni il comandante le faceva per telefono” e poi ha specificato al pm: “Il radar di bordo può avere una portata anche di 96 miglia, ma non batterebbe nulla. Quella notte non ha battuto alcun target, per le condizioni meteo che c’erano la portata non andava oltre le due, massimo 3 miglia”. E la motovedetta non è mai arrivata a quella minima distanza.

Infine, nel corso delle domande degli avvocati difensori l’avvocato Alice Massara ha letto anche le sommarie informazioni testimoniali che Camarretta ha fatto alla Procura militare di Napoli che aveva aperto un’indagine in seguito al cosiddetto “Contributo civico” presentato da Cittadinanzattiva di Napoli al Tribunale militare del capoluogo campano e al Comando generale delle Capitanerie di porto.

 

 

Redazione Italia