Per la costruzione di un Fronte Democratico costituzionale pacifista e antirazzista

Pressenza - Saturday, September 12, 2026

In questa congiuntura di estremo pericolo per le sorti sia dell’umanità che del pianeta, mentre diverse, gravissime, crisi si intersecano influenzandosi a vicenda, è necessario che le forze sociali, sindacali e politiche di autentica opposizione trovino unità, a livello sia nazionale che europeo e internazionale, per indicare una via d’uscita alternativa alle torsioni autoritarie, messe in atto da governi e classi dirigenti cinice e miopi, che sono causa esse stesse della crisi in atto.
E’ lo stesso sistema atlantico/occidentale, di cui il nostro governo è complice tassello, a dover venir messo sotto accusa per la subalternità nei confronti della politica statunitense, al di là delle moine che effettuano verso i capi di turno, anziché portare avanti le forze profonde che si agitano e crescono nel nostro continente. Rendiamocene conto: l’Europa viene fatta rotolare verso al guerra, malgrado che i suoi popoli in grande o massima parte vi si oppongano, pur non avendo ancora trovato la forza politica capace di segnare la strada alternativa.
Nei prossimi mesi avranno luogo elezioni in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia. In tale prospettiva, è fondamentale porsi fin da subito tre questioni dirimenti intorno alle quali forgiare l’unità di tutte le forze antifasciste e democratiche presenti in Italia e nell’Unione.
Occorre, innanzitutto, imporre il ritorno alla via diplomatica per un’uscita dalla guerra in Ucraina, cui il centro-destra imperante in Europa continua ad opporsi fin dall’inizio, nell’ambito di un progetto che non può che essere quello atlantico – e suicida – di una guerra generalizzata alla Russia. A tale fine, basterebbe convocare una conferenza regionale per la sicurezza in Europa, una Helsinki 2, che gli Stati europei, a parole amanti della pace e del rispetto del diritto internazionale, si sono finora dimenticati di convocare, dimentichi, si direbbe, degli indubbi, enormi benefici che i popoli europei e russi ebbero a ricavare dalla Helsinki1.
Occorre anche porre fine alla spaventosa corsa all’economia di guerra per tirar fuori il mondo occidentale dalla crisi in cui si va sempre più incartando, ed investire di pari passo in politiche che creino possibilità di lavoro, ricerca e crescita sia umana che economica. Ribadiamolo: col riarmo si rotola sempre di più, e a velocità sempre crescente, verso il baratro
Una politica comune europea, fedele ai suoi valori fondanti, per quanto ci glissi sopra la sua attuale dirigenza, non può parimenti prescindere da una chiara condanna del genocidio del popolo palestinese, attraverso la rottura di ogni collaborazione culturale, economica, militare (intelligence compresa), nel rispetto intransigente del diritto internazionale e di coloro che sono chiamati a darne attuazione.
Né possiamo dimenticare la necessità di abolire le leggi crudeli, inumane e criminali con cui sia l’Ue che i suoi stati membri, tra cui l’Italia della Meloni e non solo, continuano a dare quotidiana attuazione a quello che a tutti gli effetti altro non è che un dumping di migranti alla ricerca di una vita dignitosa nel nostro continente.
Quelle che sono state fin qui elencate non costituiscono, evidentemente, altro che un primo abbozzo di idee e progetti di trasformazione che potrebbero trovare rispondenza in vasti settori dell’elettorato italiano ed europeo e come tali risultare facilmente sviluppabili e migliorabili dal basso.
Quello che qui preme sottolineare è l’urgenza di costruirvi intorno un sistema unitario pluripartitico di azione politica comune.

Enrico Calamai
Mauro Carlo Zanella

Redazione Roma