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Per la costruzione di un Fronte Democratico costituzionale pacifista e antirazzista
In questa congiuntura di estremo pericolo per le sorti sia dell’umanità che del pianeta, mentre diverse, gravissime, crisi si intersecano influenzandosi a vicenda, è necessario che le forze sociali, sindacali e politiche di autentica opposizione trovino unità, a livello sia nazionale che europeo e internazionale, per indicare una via d’uscita alternativa alle torsioni autoritarie, messe in atto da governi e classi dirigenti cinice e miopi, che sono causa esse stesse della crisi in atto. E’ lo stesso sistema atlantico/occidentale, di cui il nostro governo è complice tassello, a dover venir messo sotto accusa per la subalternità nei confronti della politica statunitense, al di là delle moine che effettuano verso i capi di turno, anziché portare avanti le forze profonde che si agitano e crescono nel nostro continente. Rendiamocene conto: l’Europa viene fatta rotolare verso al guerra, malgrado che i suoi popoli in grande o massima parte vi si oppongano, pur non avendo ancora trovato la forza politica capace di segnare la strada alternativa. Nei prossimi mesi avranno luogo elezioni in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia. In tale prospettiva, è fondamentale porsi fin da subito tre questioni dirimenti intorno alle quali forgiare l’unità di tutte le forze antifasciste e democratiche presenti in Italia e nell’Unione. Occorre, innanzitutto, imporre il ritorno alla via diplomatica per un’uscita dalla guerra in Ucraina, cui il centro-destra imperante in Europa continua ad opporsi fin dall’inizio, nell’ambito di un progetto che non può che essere quello atlantico – e suicida – di una guerra generalizzata alla Russia. A tale fine, basterebbe convocare una conferenza regionale per la sicurezza in Europa, una Helsinki 2, che gli Stati europei, a parole amanti della pace e del rispetto del diritto internazionale, si sono finora dimenticati di convocare, dimentichi, si direbbe, degli indubbi, enormi benefici che i popoli europei e russi ebbero a ricavare dalla Helsinki1. Occorre anche porre fine alla spaventosa corsa all’economia di guerra per tirar fuori il mondo occidentale dalla crisi in cui si va sempre più incartando, ed investire di pari passo in politiche che creino possibilità di lavoro, ricerca e crescita sia umana che economica. Ribadiamolo: col riarmo si rotola sempre di più, e a velocità sempre crescente, verso il baratro Una politica comune europea, fedele ai suoi valori fondanti, per quanto ci glissi sopra la sua attuale dirigenza, non può parimenti prescindere da una chiara condanna del genocidio del popolo palestinese, attraverso la rottura di ogni collaborazione culturale, economica, militare (intelligence compresa), nel rispetto intransigente del diritto internazionale e di coloro che sono chiamati a darne attuazione. Né possiamo dimenticare la necessità di abolire le leggi crudeli, inumane e criminali con cui sia l’Ue che i suoi stati membri, tra cui l’Italia della Meloni e non solo, continuano a dare quotidiana attuazione a quello che a tutti gli effetti altro non è che un dumping di migranti alla ricerca di una vita dignitosa nel nostro continente. Quelle che sono state fin qui elencate non costituiscono, evidentemente, altro che un primo abbozzo di idee e progetti di trasformazione che potrebbero trovare rispondenza in vasti settori dell’elettorato italiano ed europeo e come tali risultare facilmente sviluppabili e migliorabili dal basso. Quello che qui preme sottolineare è l’urgenza di costruirvi intorno un sistema unitario pluripartitico di azione politica comune. Enrico Calamai Mauro Carlo Zanella Redazione Roma
September 12, 2026
Pressenza
24-28 febbraio: carovana per la strage di Cutro
ripreso da MeltingPot. Il calendario degli incontri. A seguire i nostri link. “Rompere il silenzio”: la nuova Carovana per una Calabria aperta e solidale Dal 24 al 28 febbraio, contro l’oblio: tre anni dalla strage di Steccato di Cutro   Dal 24 al 28 febbraio torna per il secondo anno la Carovana per una Calabria aperta e solidale, un’iniziativa politica
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Il suprematismo cristiano e quello sionista
A volte, puntando il dito sugli ebrei, addirittura chiedendo a Liliana Segre di puntualizzare la sua condanna del governo israeliano e la sua sofferenza, ci scordiamo di quasi duemila anni (almeno a partire dalla persecuzione cristiana contro i pagani, come accadde alla filosofa Ipazia di Alessandria, fatta a pezzi da zelanti cristiani) di suprematismo cristiano, razzista, guerrafondaio e colonialista. Gli ebrei sionisti hanno imparato dai cristiani europei il colonialismo, il militarismo, il fascismo e il razzismo. Senza l’appoggio di leaders statunitensi ed europei, che rivendicano le radici cristiane della nostra “civiltà”, il genocidio del popolo Palestinese sarebbe semplicemente impossibile. Quando nel 1948 il Consiglio di Sicurezza dell’ ONU decise, con il voto determinante dell’ Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ahimè, di creare in Palestina una entità sionista, uno Stato ebraico, i cristiani europei avevano colonie in gran parte dell’Africa e in Asia e ci starebbero ancora se non ci fosse stato il sacrificio di decine e decine di migliaia di militanti dei vari movimenti di liberazione nazionale. Prima di parlare degli ebrei della diaspora, che non sono israeliani, noi cristiani delle varie chiese europee o laici di cultura cristiana dovremmo vedere la “trave che abbiamo nei nostri occhi” e chiedere perdono per i genocidi del passato e per il migranticidio attuale rivendicato da una premier cristiana e dal ministro Salvini, con i suoi rosari e presepi, esempio di baciapile, “mangiaostie” e “piscia Acquasanta” (e blasfemo è lui non io).   Mauro Carlo Zanella
June 14, 2025
Pressenza