Mammellone: un archivio liquido

Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, September 9, 2026

Sono 42 le voci del Contro dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar

Ogni giovedì, a partire dal 19 febbraio, una voce accompagnerà lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026

Mammellone è un tratto di mare tra Tunisia e Sicilia, un luogo di incontro più che un confine. Qui, da generazioni, pescatori di sponde diverse condividono lavoro, parole e gesti, legati da una stessa vita sul mare.

In queste acque si  custodiscono le tracce delle migrazioni: relitti, naufragi, memorie. Per questo, non è solo un banco di pesca. È un archivio vivente del Mediterraneo, intreccio tra scambi e perdite, vicinanza e frontiera.

Il Mammellone è un luogo in cui il Mediterraneo mostra il suo volto più vero e  ricorda che gli uomini si sono incontrati molto prima che gli Stati tracciassero linee sulle mappe. 

Mammellone

a cura di Enrico Fravega, Università di Genova

Il Mammellone è un banco di pesca che si apre, quasi segreto, al centro del canale di Sicilia, lungo una linea immaginaria che unisce Sfax a Lampedusa, oggetto di frizioni e accordi gestionali tra Tunisia e Italia.

È una tradizionale zona di pesca delle marinerie italiane ma, soprattutto, è uno dei molti spazi di contatto dove si incontrano pescatori provenienti da tutto il Mediterraneo: mazaresi, lampedusani, tunisini di Mahdia, Chebba o Sfax, maltesi e molti altri che qui pescano, si scontrano, si incontrano, scambiano vino per couscous e chissà cos’altro.

Luoghi comuni che non si collocano su uno spazio meramente geografico ma rappresentano uno spazio di condivisione storico.

Qui le barche restano immobili come astronavi in sospensione; gli uomini a bordo parlano lingue che non si assomigliano eppure si intrecciano in un esperanto di gesti, dialetti marinari e sguardi che bastano a intendersi.

Sono gli operai del mare, uniti dalla fatica di tirare su dal fondo qualcosa che valga la pena di portare a riva. L’incontro, in queste acque, non è commercio e non è diplomazia.

È piuttosto la legge del mare – un patto implicito di mutuo riconoscimento – continuamente incrinata dalla violenza dei regimi di frontiera. Perché qui le storie di pesca tori e di migranti, di Ong e di polizie marittime, si sfiorano, si sovrappongono, si ingarbugliano.

«Quando lo abbiamo tirato su, sembrava un cristiano», racconta Franco Adragna, anche detto Capitan Ciccio, comandante della barca che, con le reti, portò alla luce il Satiro Danzante oggi esposto a Mazara del Vallo.

Ma non sempre le reti restituiscono reperti antichi: in queste acque non è raro che si impiglino ai corpi dei migranti dispersi in mare. Il Mammellone dunque non è soltanto onda e corrente: è un archivio di incontri, naufragi, memorie e scambi.

Uno spazio di mare vivente, in cui ogni barca che lo attraversa riscrive la sua storia, legata alla guerra della pesca e all’estrattivismo ittico.

Esempi dal campo

 Dovete sapere che tra gli anni ’60 e i ’90 il Mediterraneo era ancora ricco, una miniera d’oro, specialmente là al Mammellone. E noi, con le nostre barche che erano tra le più avanzate a quell’epoca, ci andavamo e pigliavamo pesci a volontà. Ma era come una corsa, capisci? Chi ci arrivava prima, prendeva di tutto… Ma piano piano, questo mare, pure quello vicino alla Tunisia si cominciava a sfruttare sempre di più…

Ma era la vita nostra.

Intervista con Antonino, pescatore in pensione di Mazara del vallo

Ma quando mai l’Italia si è interessata di proteggere noialtri pescatori? L’unica cosa che sanno fare e lasciarci soli a mare con i problemi, il carburante che costa sempre più e le motovedette che ci sparano. Guarda la Libia, per esempio, si sono pigliati tutto il golfo della Sirte, come fosse loro. E ci scordiamo, poi, di quello che fece la buonanima di Andreotti? Un bel regalo ai tunisini, il Mammellone… Per anni, solo noi andavamo lì e ora rischiamo che ci multino o che ci sparino.

Intervista con Vito, ex pescatore di Mazara del Vallo