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Le città nate dalla catastrofe
Dal terremoto che devastò la Sicilia orientale nel 1693 nacquero città capaci di incorporare il trauma in forme nuove. La distruzione può divenire… L'articolo Le città nate dalla catastrofe sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
July 24, 2026
L'INDISCRETO
Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme
Alessandro Marchì, 59 anni, (nella foto), Vigile del fuoco del Comando provinciale di Caltanissetta, ha trovato la morte mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio divampato ieri mercoledi’ in contrada Mimiani, nel territorio di San Cataldo. Un Vigile del fuoco, a 59 anni, può rimanere per […] L'articolo Vvf muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
#sigonella LO SBARCO IN #SICILIA: LIBERAZIONE O COLONIZZAZIONE #usnavy Oggi la colonizzazione continua. In Sicilia ci sono 20-30 singoli punti sensibili e 6 istallazioni principali, in Italia circa 120 basi militari con 15.000 soldati USA e molte informazioni rimangono segrete. Essere subalterni agli USA, da una parte, ci costringe a piegarci alla logica dell’economia di guerra, spostando risorse pubbliche verso le spese militari e il complesso industriale delle armi. https://www.youtube.com/watch?v=D3BpLU3l08c
July 18, 2026
Antonio Mazzeo
«Gli assetati di Sicilia attendono acqua e giustizia»: ARS, se ci sei batti un colpo
Decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e una gestione frammentata hanno progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. Una Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Regionale Siciliana dovrebbe ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Sul modello di quando avvenne con la Commissione d’indagine Grappelli istituita dal ministero dei Lavori pubblici quindici giorni dopo la frana che colpì Agrigento a luglio del 1966[il]    La gravissima crisi idrica che sta colpendo la Sicilia, e in particolare la provincia di Agrigento con il caso emblematico di Maddalusa, non può più essere affrontata esclusivamente come un’emergenza contingente. Essa rappresenta il risultato di decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e di una gestione frammentata che ha progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Per questa ragione è indispensabile che l’Assemblea Regionale Siciliana promuova l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta con il compito di ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. La Commissione dovrà inoltre accertare le ragioni per cui numerosi invasi non sono mai stati completati, molte dighe risultano ancora prive delle opere di adduzione e distribuzione, le reti idriche disperdono enormi quantità d’acqua e numerosi Comuni continuano a registrare gravi inefficienze gestionali, compresa la mancata diffusione dei contatori idrici. È giunto il momento di avviare una profonda riforma del sistema di governance dell’acqua, eliminando inutili sovrapposizioni burocratiche e semplificando il quadro organizzativo. La gestione deve essere improntata a efficienza, trasparenza e responsabilità, affinché ogni Comune possa garantire ai propri cittadini un servizio moderno e affidabile. Le responsabilità di questa situazione affondano le loro radici anche nelle scelte compiute nel passato, a partire dallo scioglimento della Cassa per il Mezzogiorno e, successivamente, con la fine dell’Intervento Straordinario che hanno  rappresentato strumenti essenziali per affrontare il deficit infrastrutturale del Sud. Tutti elementi che, unitamente all’uso disinvolto dei Fondi di Coesione Territoriale, sono concause del progressivo ampliamenti del divario, mentre la Sicilia ha continuato a pagare un prezzo elevatissimo in termini di mancati investimenti e opere incompiute. Emblematico è il caso di Agrigento, dove, nonostante le notevoli risorse messe a disposizione dal Pnrr e gli ingenti investimenti pubblici connessi all’anno di Capitale italiana della Cultura, continuano a permanere criticità strutturali che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. La Commissione non dovrà limitarsi agli aspetti penalmente rilevanti ma Il suo obiettivo dovrà essere quello di ricostruire l’intera vicenda sotto il profilo storico, amministrativo e politico, affinché i cittadini conoscano come siano state impiegate le risorse pubbliche destinate al sistema idrico siciliano e perché tanti interventi siano rimasti incompiuti. Esiste un precedente che dimostra come lo Stato abbia già saputo reagire a situazioni straordinarie. Dopo la frana che colpì Agrigento il 19 luglio 1966, il ministro dei Lavori Pubblici istituì, il 3 agosto dello stesso anno, una Commissione d’indagine (Grappelli) incaricata di accertare le responsabilità del dissesto urbanistico e di formulare proposte per evitare il ripetersi di simili tragedie. Oggi la Sicilia ha bisogno dello stesso coraggio istituzionale. La questione dell’acqua non riguarda soltanto la gestione di un servizio pubblico: riguarda la dignità delle persone, la salute, l’agricoltura, il turismo, lo sviluppo economico e la stessa credibilità delle istituzioni. Non è più tempo di rinvii. È il momento della verità, della trasparenza e delle responsabilità. Gli assetati di Sicilia attendono giustizia prima ancora che acqua. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. Redazione Sicilia
July 14, 2026
Pressenza
Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET”
In Italia tocca a Catania il “primato” nazionale della gioventù totalmente assorbita nel “NEET”. Il comune di Catania, nel Documento Unico di Programmazione (DUP), solo alcuni giorni aveva evidenziato questo “primato” nazionale che riguarda i giovani catanesi – nella città che ambiva ad essere la Capitale della Cultura 2028 – […] L'articolo Catania ha il “primato” nazionale della gioventù assorbita nel “NEET” su Contropiano.
July 13, 2026
Contropiano
L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita
L’8 luglio del 1960 Catania, sin dalla mattinata, era mobilitata per protestare per i morti e i feriti di Genova, Reggio Emilia, Licata, Palermo causati dalla durissima repressione attuata dalla polizia durante le manifestazioni operaie e studentesche contro il governo Tambroni e il congresso del Movimento Sociale Italiano che doveva […] L'articolo L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita su Contropiano.
July 10, 2026
Contropiano
Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del popolo palestinese
Il porto di Messina sta per essere trasformato in uno dei principali hub del crocierismo nel Mediterraneo. Sono state affidate, per 21 anni, al colosso dei trasporti navali e della logistica marittima MSC (Mediterranean Shipping Company) le banchine su cui si affaccia il Palazzo municipale e distanti meno di 200 […] L'articolo Messina. MSC, crocierismo, trasporti marittimi e il genocidio del popolo palestinese su Contropiano.
July 6, 2026
Contropiano
Tremestieri Etneo: la Polizia sale di nuovo in cattedra per educare alla legalità
Il 15 giugno scorso all’I.C. “Campus Don Bosco” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, una squadra a cavallo e una squadra cinofili della Polizia di Stato hanno chiuso l’anno scolastico con lezioni sulla legalità e sulle attività svolte per controllare il territorio. Circa 140 studenti e studentesse hanno imparato come i poliziotti a cavallo mantengono l’ordine nei parchi, nei giardini e sulle spiagge, mentre l’unità cinofili ha simulato interventi antidroga e per la ricerca di esplosivi. È stato infine ricordato come sia molto importante non maltrattare gli animali. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continuiamo a mostrare tutte le nostre perplessità di fronte a queste iniziative. Non perché la legalità, il rispetto degli animali e delle regole in generale non siano importanti ma perché pensiamo che questi temi a scuola debbano essere affrontati a partire dalla complessità delle ragioni sociali e culturali che li determinano e non solo ed esclusivamente da un punto di vista securitario. Per tali ragioni crediamo fermamente che solo la società civile con tutta la sua ricchezza possa educare veramente ad una convivenza pacifica e rispettosa di uomini, donne e animali. Infatti, l’interiorizzazione delle norme e il loro rispetto è qualcosa che si può avverare in maniera concreta ed efficace solo nel momento in cui le regole nascono da processi ampiamente condivisi che vanno al di là delle sedi istituzionali e abbracciano tutte le realtà sociali. D’altra parte la nostra stessa Costituzione auspica una partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla costruzione della comunità, con la consapevolezza che questa costruzione non si può limitare al solo ambito giuridico. Sottolineare con la presenza delle Forze dell’Ordine all’interno delle scuole l’aspetto coercitivo della legge può distorcere questo messaggio fondamentale e mettere in ombra la bellezza di costruire insieme la società di domani. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sospeso l’obbligo di dimora del richiedente asilo in procedura di frontiera
AVV. ROSSANA CHILLEMI, AVV. MARTINA STEFANILE – PROGETTO INLIMINE – ASGI Con decreto del 27 giugno 2026, il Tribunale di Plermo, pronunciandosi su un reclamo proposto ai sensi dell’art. 5-quinquies del d.lgs. 142/2015, ha disposto inaudita altera parte la sospensione degli effetti esecutivi del provvedimento con cui il Prefetto di Agrigento aveva autorizzato un richiedente asilo, sottoposto alla nuova procedura accelerata obbligatoria di frontiera, a risiedere esclusivamente presso il centro di Villa Sikania (Agrigento) per un periodo massimo di dodici settimane.  Il reclamo contestava alcuni profili di illegittimità del nuovo istituto, tra cui la violazione degli obblighi informativi, la nullità per incompetenza dell’atto con cui il Presidente della Commissione territoriale aveva disposto l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, la mancata valutazione delle condizioni di vulnerabilità del richiedente e l’assenza di una valida notificazione del provvedimento limitativo della libertà di movimento.  Infatti, sbarcato a Lampedusa il 14 giugno, il reclamante veniva sottoposto a procedura di screening terminata in un unico giorno. Il relativo verbale evidenziava l’invio all’ente/servizio antitratta senza tuttavia qualificarlo come soggetto vulnerabile. Ancora, il verbale consuntivo dell’infomativa era redatto in maniera approssimativa e non tradotto. Il provvedimento prefettizio di applicazione dell’obbligo di dimora invence, anch’esso non tradotto, mancava della data e luogo di notifica nonché dell’informativa sulle conseguenze circa la sua eventuale violazione.  Il Tribunale di Palermo ha ritenuto verosimilmente sussistenti le doglianze della difesa e accordato la tutela cautelare invocata. Il reclamo è stato anche occasione per sollevare una questione di legittimità costituzionale dell’art. 5-ter del d.lgs. 142/2015, introdotto dal d.l. 100/2026 per violazione dell’art. 13, che imporrebbe un atto motivato dell’autorità giudiziaria. L’art. 5 ter, infatti, non prevede uno strumento di convalida della misura, lasciando al Prefetto il controllo sulla misura e costringendo di fatto il richiedente asilo ad attivarsi per proporre reclamo avverso il provvedimento prefettizio. Si è altresì ravvisato ulteriore profilo di incostituzionalità rispetto all’art. 3 della Costituzione, laddove la misura in esame presenta profili simili a quella prevista all’art. 14 c. 1 bis del TUI, la quale però, è sottoposta alla convalida del Giudice di Pace, configurando, quindi, una disparità di trattamento in violazione dell’art. 3 della Costituzione. Il Tribunale affronta anzitutto una questione processuale di particolare interesse, affermando l’ammissibilità della tutela cautelare atipica ex art. 700 c.p.c. anche nell’ambito del reclamo previsto dall’art. 5-quinquies del d.lgs. 142/2015. Il giudice osserva infatti che la nuova disciplina prevede il rimedio del reclamo ma non contempla alcuna misura cautelare tipica idonea a sospendere immediatamente gli effetti del provvedimento prefettizio, con la conseguenza che il ricorso allo strumento residuale di cui all’art. 700 c.p.c. risulta non solo ammissibile ma necessario per garantire l’effettività della tutela giurisdizionale assicurata dagli artt. 24 e 113 Cost.   Questa decisione apre uno dei primi spazi di sindacato giurisdizionale sulla nuova disciplina della procedura di frontiera introdotta dal Patto europeo, confermando come anche il nuovo istituto dell’autorizzazione a soggiornare in un luogo determinato resti soggetto al controllo del giudice ordinario sotto il profilo della corretta applicazione della procedura applicata e tutela effettiva dei diritti fondamentali del richiedente asilo.  Tribunale di Palermo, decreto del 27 giugno 2026