Michigan, tre settimane dopo le primarie:  due sviluppi che cambiano il quadro

Pressenza - Thursday, August 27, 2026

Il 19 agosto, due settimane dopo le primarie democratiche del Michigan, scrivevamo che la vittoria di Abdul El-Sayed non dimostrava ancora che «i progressisti hanno vinto», ma che «in uno degli Stati decisivi degli Stati Uniti è cominciato un esperimento politico». Il quadro restava aperto: El-Sayed aveva vinto di misura, la sfida con il repubblicano Mike Rogers era ancora classificata come “Toss Up” e Gaza era ormai entrata direttamente nella politica interna. Il suo richiamo elettorale, tuttavia, non si esaurisce su Gaza: la campagna ha raccolto consenso anche su questioni quotidiane come sanità, costo della vita e influenza del grande denaro sulla politica. Pochi giorni dopo, due nuovi sviluppi rendono quell’esperimento ancora più interessante.1

AIPAC: da forza finanziaria a possibile costo elettorale

Il primo riguarda AIPAC. Secondo Axios, alleati di Mike Rogers — pur essendo il candidato repubblicano noto per le sue posizioni filo-israeliane — hanno chiesto ad AIPAC di non fare pubblicità a suo sostegno nella campagna per novembre. Rogers ha parlato con il presidente di AIPAC, Michael Tuchin; il giorno successivo l’organizzazione ha accantonato un video pubblicitario già preparato contro El-Sayed. 

È un passaggio notevole: nelle primarie AIPAC e gruppi collegati avevano speso più di 30 milioni di dollari contro El-Sayed. Ora gli alleati di Rogers temono che un sostegno troppo visibile dell’organizzazione possa diventare elettoralmente controproducente. Non significa che AIPAC abbia perso il proprio peso, ma suggerisce che il suo nome, almeno in Michigan, possa ormai rappresentare anche un costo politico.2

Da Gaza al ritorno di alcuni elettori

Il secondo sviluppo viene da un reportage del Guardian a Dearborn e in altre comunità del Michigan. Il giornale ha incontrato elettori che nel 2024 avevano abbandonato i democratici per Gaza — votando “uncommitted”, Jill Stein o perfino Donald Trump — e che oggi stanno tornando, almeno in parte, nell’orbita democratica per sostenere El-Sayed. Un’elettrice che nel 2024 aveva votato “uncommitted” e poi Stein ora fa volontariato per lui; un’altra, che aveva votato Trump, dice che a novembre tornerà ai democratici per El-Sayed.3

Sono ancora testimonianze, non la prova di un riallineamento generale. Ma insieme alla frattura Rogers-AIPAC indicano qualcosa di nuovo: Gaza e il denaro politico non sono più soltanto temi della campagna di El-Sayed. Stanno iniziando a modificare concretamente i comportamenti degli avversari e di una parte dell’elettorato. È questo, a tre settimane dalle primarie, il cambiamento più importante da osservare.

Aggiornamento al 26 agosto 2026

Note e fonti

  1. Kazuhiro Imamura, «Michigan, due settimane dopo: che cosa dice davvero la vittoria di Abdul El-Sayed», Pressenza, 21 agosto 2026 (situazione aggiornata al 19 agosto).
  2. Alex Isenstadt, «Scoop: Mike Rogers-AIPAC rupture roils Michigan Senate race», Axios, 22 agosto 2026.
  3. Minnah Arshad, «I hate Democrats, but I love Abdul’: voters who left over Gaza return for progressive push», The Guardian, 23 agosto 2026.

Kazuhiro Imamura