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Michigan, quattro settimane dopo: Gaza non è scomparsa, ma la campagna sta cambiando
Quattro settimane dopo le primarie democratiche del Michigan, il quadro della corsa di Abdul El-Sayed è cambiato. Nel rapporto pubblicato due settimane dopo il voto avevamo posto una domanda: un progressista contrario agli aiuti militari statunitensi a Israele può vincere a novembre in uno degli Stati più contesi degli Stati Uniti? Quel primo rapporto concludeva che non si poteva ancora parlare di una vittoria dei progressisti, ma dell’inizio di un esperimento politico. Una risposta non c’è ancora. Ma oggi emergono elementi nuovi. L’effetto AIPAC: un possibile boomerang Nelle primarie, AIPAC e gruppi collegati avevano speso più di 30 milioni di dollari contro El-Sayed. Il 22 agosto Axios ha rivelato che alleati del repubblicano Mike Rogers hanno chiesto all’AIPAC di non fare pubblicità pubblica a suo favore. Dopo un colloquio fra Rogers e il presidente dell’AIPAC Michael Tuchin, il gruppo ha accantonato uno spot già preparato contro El-Sayed.[3] Rogers non ha cambiato posizione su Israele. Il problema è elettorale: una presenza troppo visibile dell’AIPAC potrebbe rafforzare proprio il messaggio di El-Sayed contro il peso del grande denaro. La forza finanziaria di un’organizzazione può dunque, oltre una certa soglia, diventare anche un handicap politico. Dai primi segnali a una strategia più riconoscibile Tre settimane dopo le primarie avevamo intravisto un tentativo di ricomporre il rapporto con gli ebrei democratici. Ora quel tentativo è diventato concreto. Il 29 agosto El-Sayed ha chiesto scusa al Jewish Democratic Caucus del Michigan per le parole pronunciate dopo l’attacco di marzo alla sinagoga Temple Israel, riconoscendo che non era quello il momento per inserire l’attacco nel contesto della violenza in Medio Oriente.[4] Il giorno seguente, davanti a circa 300 democratici ebrei al “Summer Simcha”, ha ripetuto le scuse. La campagna sta inoltre cercando una persona incaricata stabilmente dei rapporti con la comunità ebraica. El-Sayed, tuttavia, non ha abbandonato le proprie posizioni di fondo su Gaza e sui diritti dei palestinesi.[5] Non è ancora una riconciliazione compiuta. Restano forti diffidenze. Ma il tentativo appare più chiaro: separare la critica al governo israeliano dalla sicurezza e dall’appartenenza degli ebrei americani, mantenendo allo stesso tempo la propria posizione su Gaza. La base del consenso e i voti che possono decidere Parallelamente El-Sayed cerca di riportare la campagna su costo della vita, sanità, scuole e condizioni economiche. Di fronte alle polemiche sullo streamer Hasan Piker, ha insistito che la corsa riguarda l’“affordability” nel Michigan e l’accesso alle cure.[6] Questi temi costituiscono una parte importante e relativamente stabile della sua base politica. Gaza, Israele, AIPAC e il rapporto con gli elettori ebrei possono invece incidere soprattutto sul margine. Non sappiamo se siano i temi più importanti per la maggioranza degli elettori; ma in una corsa così serrata anche piccoli spostamenti possono decidere il risultato. Alcuni elettori allontanatisi dai democratici nel 2024 possono tornare per la posizione su Gaza; alcuni ebrei democratici possono attenuare la loro diffidenza; altri possono allontanarsi se le rassicurazioni sembrano insufficienti. I sondaggi: un movimento, non ancora una tendenza EPIC-MRA, su 600 likely voters intervistati dal 22 al 28 agosto, dà El-Sayed al 47% e Rogers al 43%, contro il 43%-46% dello stesso istituto a fine luglio. Con un margine d’errore di ±4 punti, sarebbe però prematuro parlare di vantaggio consolidato.[7] La prova più difficile: allargare senza perdere Quattro settimane dopo le primarie, la novità non è dunque un cambiamento di linea, ma un cambiamento di metodo. El-Sayed cerca di mantenere le proprie posizioni di fondo e, nello stesso tempo, di ridurre le fratture che possono impedirgli di costruire una maggioranza. È un equilibrio difficile. Se arretra troppo su Gaza, rischia di perdere una parte degli elettori che proprio su questo tema sono tornati verso i democratici. Se non riesce a ricostruire fiducia con una parte degli elettori ebrei e moderati, può perdere dall’altra parte quei pochi punti che in Michigan potrebbero decidere l’elezione. La prova dei prossimi mesi sarà quindi non soltanto quanto consenso saprà raccogliere, ma se riuscirà ad allargare la coalizione senza disfare quella che lo ha portato fin qui. Fonti e note [1] Kazuhiro Imamura, «Michigan, due settimane dopo: che cosa dice davvero la vittoria di Abdul El-Sayed», Pressenza, 21 agosto 2026. [2] Kazuhiro Imamura, «Michigan, tre settimane dopo le primarie: due sviluppi che cambiano il quadro», Pressenza, 27 agosto 2026. [3] Alex Isenstadt, «Scoop: Mike Rogers-AIPAC rupture roils Michigan Senate race», Axios, 22 agosto 2026. [4] Joey Cappelletti, «El-Sayed apologizes for comments he made responding to an attack on a Michigan synagogue», Associated Press, 30 agosto 2026. [5] Andrew Lapin, «‘All of us have to bring down violence wherever we see it,’ El-Sayed says following address to Jewish Democrats», Jewish Telegraphic Agency, 31 agosto 2026. [6] «From Hasan Piker to Jesse Watters, El-Sayed seeks to focus on affordability amid scrutiny from both sides», The Guardian, 25 agosto 2026. [7] «2026 Polls: Michigan Senate», 270toWin, dati aggiornati al 29 agosto 2026 (EPIC-MRA: 600 likely voters, El-Sayed 47%, Rogers 43%, ±4%). Kazuhiro Imamura
September 2, 2026
Pressenza
Michigan, tre settimane dopo le primarie:  due sviluppi che cambiano il quadro
Il 19 agosto, due settimane dopo le primarie democratiche del Michigan, scrivevamo che la vittoria di Abdul El-Sayed non dimostrava ancora che «i progressisti hanno vinto», ma che «in uno degli Stati decisivi degli Stati Uniti è cominciato un esperimento politico». Il quadro restava aperto: El-Sayed aveva vinto di misura, la sfida con il repubblicano Mike Rogers era ancora classificata come “Toss Up” e Gaza era ormai entrata direttamente nella politica interna. Il suo richiamo elettorale, tuttavia, non si esaurisce su Gaza: la campagna ha raccolto consenso anche su questioni quotidiane come sanità, costo della vita e influenza del grande denaro sulla politica. Pochi giorni dopo, due nuovi sviluppi rendono quell’esperimento ancora più interessante.1 AIPAC: da forza finanziaria a possibile costo elettorale Il primo riguarda AIPAC. Secondo Axios, alleati di Mike Rogers — pur essendo il candidato repubblicano noto per le sue posizioni filo-israeliane — hanno chiesto ad AIPAC di non fare pubblicità a suo sostegno nella campagna per novembre. Rogers ha parlato con il presidente di AIPAC, Michael Tuchin; il giorno successivo l’organizzazione ha accantonato un video pubblicitario già preparato contro El-Sayed.  È un passaggio notevole: nelle primarie AIPAC e gruppi collegati avevano speso più di 30 milioni di dollari contro El-Sayed. Ora gli alleati di Rogers temono che un sostegno troppo visibile dell’organizzazione possa diventare elettoralmente controproducente. Non significa che AIPAC abbia perso il proprio peso, ma suggerisce che il suo nome, almeno in Michigan, possa ormai rappresentare anche un costo politico.2 Da Gaza al ritorno di alcuni elettori Il secondo sviluppo viene da un reportage del Guardian a Dearborn e in altre comunità del Michigan. Il giornale ha incontrato elettori che nel 2024 avevano abbandonato i democratici per Gaza — votando “uncommitted”, Jill Stein o perfino Donald Trump — e che oggi stanno tornando, almeno in parte, nell’orbita democratica per sostenere El-Sayed. Un’elettrice che nel 2024 aveva votato “uncommitted” e poi Stein ora fa volontariato per lui; un’altra, che aveva votato Trump, dice che a novembre tornerà ai democratici per El-Sayed.3 Sono ancora testimonianze, non la prova di un riallineamento generale. Ma insieme alla frattura Rogers-AIPAC indicano qualcosa di nuovo: Gaza e il denaro politico non sono più soltanto temi della campagna di El-Sayed. Stanno iniziando a modificare concretamente i comportamenti degli avversari e di una parte dell’elettorato. È questo, a tre settimane dalle primarie, il cambiamento più importante da osservare. Aggiornamento al 26 agosto 2026 Note e fonti 1. Kazuhiro Imamura, «Michigan, due settimane dopo: che cosa dice davvero la vittoria di Abdul El-Sayed», Pressenza, 21 agosto 2026 (situazione aggiornata al 19 agosto). 2. Alex Isenstadt, «Scoop: Mike Rogers-AIPAC rupture roils Michigan Senate race», Axios, 22 agosto 2026. 3. Minnah Arshad, «I hate Democrats, but I love Abdul’: voters who left over Gaza return for progressive push», The Guardian, 23 agosto 2026. Kazuhiro Imamura
August 27, 2026
Pressenza
Aria da midterm: Trump fa liberare una funzionaria che manomise un server delle elezioni 2020
Tina Peters, ex funzionaria elettorale della contea di Mesa, in Colorado, diventata uno dei simboli del movimento trumpiano che negava i risultati elettorali delle elezioni presidenziali del 2020, è stata rilasciata lunedì 1° giugno dal penitenziario statale di La Vista. La sua scarcerazione arriva dopo una pesante e prolungata campagna […] L'articolo Aria da midterm: Trump fa liberare una funzionaria che manomise un server delle elezioni 2020 su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano