X denuncia le censure governative direttamente nel suo codice, ma non senza ambiguità

L'INDIPENDENTE - Tuesday, August 25, 2026

Il social X punta a una maggiore trasparenza e, più nello specifico, fa sfoggio della decisione di esplicitare ogni forma di censura governativa direttamente nel codice sorgente dei suoi algoritmi di raccomandazione, un codice che viene progressivamente messo a disposizione del pubblico attraverso una strategia di divulgazione open source. Si tratta di un passo importante per quanto riguarda la responsabilizzazione in ambito social, ma anche di una soluzione che rischia di rivelarsi più una distrazione di massa che uno strumento concretamente utile.

La decisione é stata veicolata in maniera estremamente esplicita dal proprietario della piattaforma, il multimiliardario Elon Musk, il quale ha voluto mandare un messaggio netto e definitivo: “qualsiasi censura richiesta dai governi è ora visibile chiaramente”. Il riferimento è, nello specifico, alle elezioni brasiliane del 2026, evenienza per cui é stata indicata una voce specifica per rimarcare le richieste imposte dalla Corte Elettorale Superiore (TSE), pretese che sono state immediatamente rappresentate dalla politica statunitense con la forma dell’atto censorio.

La giustizia brasiliana ha infatti imposto ai fornitori di applicazioni del web di disattivare, in periodo elettorale, gli algoritmi di raccomandazione relativi agli account ufficiali di tutti i candidati: in pratica, l’equivalente social del silenzio elettorale italiano. Una misura che non oscura del tutto i profili – chi già segue un candidato continua a vederne i post – e che non tocca le inserzioni a pagamento, ma che sembra comunque aver spinto Musk ad assumere una posizione coraggiosa: accettare gli atti di moderazione e censura stabiliti per legge dalle diverse legislazioni nazionali, ma, allo stesso tempo, renderne esplicita la natura, così che i singoli poteri si assumano la responsabilità delle proprie azioni oscurantiste. Una soluzione entusiasmante, radicale e rivoluzionaria, di cui però vale la pena mettere in dubbio la genuinità.

Musk e le autorità brasiliane hanno alle spalle un passato tutt’altro che sereno: X si è più volte rifiutata di rimuovere post etichettati come propaganda/disinformazione di estrema destra, nonché di nominare un rappresentante legale in Brasile, mancanze che le sono costate l’oscuramento locale tra il 30 agosto e l’8 ottobre 2024, fino a quando l’azienda non si è adeguata alle norme di legge e non ha pagato una sostanziosa sanzione. Al di là delle diatribe brasiliane, gli algoritmi di raccomandazione di X sono inoltre motivo di attrito anche con Bruxelles.

La Commissione Europea ha già multato X per 120 milioni di euro per il mancato rispetto del Digital Services Act (DSA) e ha parallelamente aperto un’indagine il cui scopo é proprio quello di comprendere il funzionamento degli algoritmi di raccomandazione del social, da tempo accusati di alimentare censure informali – i cosiddetti “shadowban” – e raccomandazioni mirate a orientare il flusso dell’attenzione pubblica verso determinati soggetti. In particolare verso lo stesso Musk. Che la situazione europea abbia influenzato o meno le decisioni dell’azienda, resta il fatto che X si sta muovendo verso un codice di programmazione dei propri algoritmi parzialmente leggibile da tutti grazie al modello “aperto”, così da rendere più immediata la comprensione dei meccanismi che governano le alchimie digitali della piattaforma.

Il sistema, tuttavia, non è del tutto trasparente, si limita piuttosto a mostrare ciò che vuole mostrare. Alcuni elementi vengono infatti tenuti lontani dallo sguardo degli utenti per il timore che possano essere sfruttati per inondare il social di post calcolati per cavalcare gli algoritmi in maniera manipolatoria, inoltre il codice non riporta tutta una serie di privilegi nascosti. Non si può sapere con certezza, ad esempio, se Musk goda di comandi dedicati, se riceva incentivi inseriti manualmente dai programmatori o se il suo profilo aggiri in qualche maniera i normali filtri.

Non è chiaro, inoltre, come l’azienda intenda comportarsi in contesti come quello indiano, dove i governi non solo possono richiedere interventi di moderazione dei contenuti, ma pretendono anche che tali richieste restino riservate. Se non seguita da azioni coerenti, la direzione intrapresa da X rischia dunque di ridursi a un’operazione di marketing pensata per accontentare certe istituzioni e compiacere l’utente medio, senza però garantire una trasparenza reale. Una prospettiva disarmante, ma tutt’altro che impossibile, perlomeno se consideriamo che da quando Musk ha assunto il controllo della piattaforma il social ha pressoché eliminato i report di trasparenza in cui, tra le altre cose, venivano riportati i tassi di intervento sulle richieste avanzate dai vari governi nei confronti dell’ex Twitter.

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