X denuncia le censure governative direttamente nel suo codice, ma non senza ambiguità
Il social X punta a una maggiore trasparenza e, più nello specifico, fa sfoggio
della decisione di esplicitare ogni forma di censura governativa direttamente
nel codice sorgente dei suoi algoritmi di raccomandazione, un codice che viene
progressivamente messo a disposizione del pubblico attraverso una strategia di
divulgazione open source. Si tratta di un passo importante per quanto riguarda
la responsabilizzazione in ambito social, ma anche di una soluzione che rischia
di rivelarsi più una distrazione di massa che uno strumento concretamente utile.
La decisione é stata veicolata in maniera estremamente esplicita dal
proprietario della piattaforma, il multimiliardario Elon Musk, il quale ha
voluto mandare un messaggio netto e definitivo: “qualsiasi censura richiesta dai
governi è ora visibile chiaramente”. Il riferimento è, nello specifico, alle
elezioni brasiliane del 2026, evenienza per cui é stata indicata una voce
specifica per rimarcare le richieste imposte dalla Corte Elettorale Superiore
(TSE), pretese che sono state immediatamente rappresentate dalla politica
statunitense con la forma dell’atto censorio.
La giustizia brasiliana ha infatti imposto ai fornitori di applicazioni del web
di disattivare, in periodo elettorale, gli algoritmi di raccomandazione relativi
agli account ufficiali di tutti i candidati: in pratica, l’equivalente social
del silenzio elettorale italiano. Una misura che non oscura del tutto i profili
– chi già segue un candidato continua a vederne i post – e che non tocca le
inserzioni a pagamento, ma che sembra comunque aver spinto Musk ad assumere una
posizione coraggiosa: accettare gli atti di moderazione e censura stabiliti per
legge dalle diverse legislazioni nazionali, ma, allo stesso tempo, renderne
esplicita la natura, così che i singoli poteri si assumano la responsabilità
delle proprie azioni oscurantiste. Una soluzione entusiasmante, radicale e
rivoluzionaria, di cui però vale la pena mettere in dubbio la genuinità.
Musk e le autorità brasiliane hanno alle spalle un passato tutt’altro che
sereno: X si è più volte rifiutata di rimuovere post etichettati come
propaganda/disinformazione di estrema destra, nonché di nominare un
rappresentante legale in Brasile, mancanze che le sono costate l’oscuramento
locale tra il 30 agosto e l’8 ottobre 2024, fino a quando l’azienda non si è
adeguata alle norme di legge e non ha pagato una sostanziosa sanzione. Al di là
delle diatribe brasiliane, gli algoritmi di raccomandazione di X sono inoltre
motivo di attrito anche con Bruxelles.
La Commissione Europea ha già multato X per 120 milioni di euro per il mancato
rispetto del Digital Services Act (DSA) e ha parallelamente aperto un’indagine
il cui scopo é proprio quello di comprendere il funzionamento degli algoritmi di
raccomandazione del social, da tempo accusati di alimentare censure informali –
i cosiddetti “shadowban” – e raccomandazioni mirate a orientare il flusso
dell’attenzione pubblica verso determinati soggetti. In particolare verso lo
stesso Musk. Che la situazione europea abbia influenzato o meno le decisioni
dell’azienda, resta il fatto che X si sta muovendo verso un codice di
programmazione dei propri algoritmi parzialmente leggibile da tutti grazie al
modello “aperto”, così da rendere più immediata la comprensione dei meccanismi
che governano le alchimie digitali della piattaforma.
Il sistema, tuttavia, non è del tutto trasparente, si limita piuttosto a
mostrare ciò che vuole mostrare. Alcuni elementi vengono infatti tenuti lontani
dallo sguardo degli utenti per il timore che possano essere sfruttati per
inondare il social di post calcolati per cavalcare gli algoritmi in maniera
manipolatoria, inoltre il codice non riporta tutta una serie di privilegi
nascosti. Non si può sapere con certezza, ad esempio, se Musk goda di comandi
dedicati, se riceva incentivi inseriti manualmente dai programmatori o se il suo
profilo aggiri in qualche maniera i normali filtri.
Non è chiaro, inoltre, come l’azienda intenda comportarsi in contesti come
quello indiano, dove i governi non solo possono richiedere interventi di
moderazione dei contenuti, ma pretendono anche che tali richieste restino
riservate. Se non seguita da azioni coerenti, la direzione intrapresa da X
rischia dunque di ridursi a un’operazione di marketing pensata per accontentare
certe istituzioni e compiacere l’utente medio, senza però garantire una
trasparenza reale. Una prospettiva disarmante, ma tutt’altro che impossibile,
perlomeno se consideriamo che da quando Musk ha assunto il controllo della
piattaforma il social ha pressoché eliminato i report di trasparenza in cui, tra
le altre cose, venivano riportati i tassi di intervento sulle richieste avanzate
dai vari governi nei confronti dell’ex Twitter.
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