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Tutti contro Agcom
PARAGON, ETERNIT, EPSTEIN “Report” ha rivelato un intreccio di affari, politica e servizi segreti che coinvolge il caso dell’Eternit e la rete internazionale di Jeffrey Epstein. Secondo le ricostruzioni, lo scopo dell’attività del faccendiere americano non era limitato al reclutamento di giovani donne, ma includeva operazioni di influenza politica e giudiziaria condotte in collaborazione con figure di primo piano israeliane. In particolare, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, co-fondatore della società di software di sorveglianza Paragon e figura nota nell’orbita di Epstein, avrebbe offerto assistenza attiva al patron dell’Eternit, Stephan Schmidheiny, per influenzare il suo processo. In uno scambio di email del 2013, Barak, attraverso il suo collaboratore Avner Azulay (ex alto ufficiale del Mossad), discusse strategie di lobbying a Roma in vista di un ricorso in Cassazione di Schmidheiny, condannato per il disastro ambientale dell’amianto. L’intervento fu considerato dai collaboratori di Schmidheiny come “eccellente”. Dopo l’annullamento della condanna da parte della Cassazione nel 2014, un consigliere dell’imprenditore ringraziò calorosamente Azulay e, per suo tramite, lo stesso Barak. https://www.lastampa.it/politica/2026/01/02/news/epstein_e_quella_rete_che_porta_a_mister_eternit-15453263 TINDER PER NAZISTI Un investigatore, operando online con lo pseudonimo di Martha Root, ha esposto una rete globale di siti d’incontro per suprematisti bianchi, mettendo in luce circa 8.000 profili utente. La falla ha portato alla diffusione pubblica di oltre 100GB di dati sensibili, tra cui foto e dettagli personali. Le immagini contenevano addirittura metadati GPS, rivelando involontariamente la posizione degli utenti. L’indagine ha anche scoperto che i siti – WhiteDate, WhiteChild e WhiteDeal – sono gestiti dallo stesso estremista di destra con base in Germania, con l’obiettivo di costruire un’intera rete suprematista. https://cybernews.com/security/investigator-exposes-white-supremacist-sites-users IRAN E STARLINK Mentre le proteste continuano in Iran il governo ha raggiunto un nuovo livello di repressione digitale attuando un blackout totale di internet senza precedenti e riuscendo, per la prima volta, a neutralizzare in modo significativo il sistema satellitare Starlink, utilizzato come via di fuga per le comunicazioni durante le proteste. Le autorità hanno implementato tecniche di blocco estremamente sofisticate, di natura militare e presumibilmente fornite dalla Russia, per disturbare localmente i segnali Starlink. Questo ha creato un “patchwork” di connettività, con alcune aree completamente isolate e altre con accesso intermittente. Il disperato tentativo di controllare il flusso d’informazioni ha un costo economico enorme: secondo le stime, l’interruzione costa al Paese 1,56 milioni di dollari all’ora, per un totale già superiore a 130 milioni di dollari. https://www.forbes.com/sites/zakdoffman/2026/01/13/kill-switch-iran-shuts-down-starlink-internet-for-first-time/?streamIndex=0 AGCOM E CLOUDFLARE L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) ha inflitto una sanzione di 14 milioni di euro all’azienda tecnologica Cloudflare per non aver ottemperato a un ordine di contrasto alla pirateria online. La multa, che rappresenta l’1% del fatturato globale della società, è stata irrogata poiché Cloudflare non ha adottato le misure richieste per impedire l’accesso a contenuti pirata attraverso i suoi servizi (come la risoluzione DNS e l’instradamento del traffico di rete). L’ordine faceva parte dell’applicazione della legge antipirateria tramite la piattaforma Piracy Shield. L’Agcom sottolinea che Cloudflare gioca un ruolo strategico nella rete, poiché una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco utilizza proprio i suoi servizi per diffondere opere protette illecitamente. Questa decisione segnala l’intenzione dell’autorità di far rispettare rigorosamente la normativa a tutti i fornitori di servizi coinvolti, compresi quelli con sede all’estero. https://xcancel.com/eastdakota/status/2009654937303896492
Censura antipalestinese sui libri scolastici in Libano: atto di rimozione culturale
Per i palestinesi, in particolare per i rifugiati che vivono da decenni in Libano in campi come Ain al-Hilweh nel distretto di Sidone, il termine Palestina e l’identità palestinese sono più di semplici indicazioni geografiche o etniche: sono il fondamento di un’identità nazionale costruita in opposizione alla dispersione (Nakba) e alla lotta per l’autodeterminazione. La rimozione di questi termini dai libri di testo scolastici, accettata paradossalmente dall’UNWRA, così come si evince dalle informazioni raccolte sul posto da fonti dell’Associazione per non dimenticare Sabra e Shatila e da Alkemianews.it, non è quindi una semplice revisione curriculare, ma un’inaccettabile tentativo di cancellare la loro esistenza come popolo distinto, negando la base stessa della loro causa. Le scuole, in questo contesto, sono viste, infatti, come ultimi baluardi per preservare l’identità nazionale per le nuove generazioni. I libri di testo utilizzati nelle scuole dell’UNRWA, soprattutto quelli prodotti dall’Autorità Palestinese per le scuole in Cisgiordania e Gaza, ma anche, appunto, nei campi profughi, sono sempre più spesso al centro di aspre polemiche per reiterati tentativi di epurare i libri di testo, da qualsiasi riferimento alla connessione tra popolo palestinese e territorio o anche semplicemente il termine Palestina e palestinese/i. Che proprio l’UNRWA abbia accettato di sottostare ai diktat dell’apparato imperial-sionista, accettando di cancellare la parola PALESTINA dal materiale didattico, rientra in una strategia di normalizzazione del concetto riduttivo e stereotipato di arabo-islamico contrapposto a quello di ebreo. D’altra parte, questo attacco culturale, coerente con la pulizia etnica in corso in Cisgiordania è in continuità con la legge fondamentale di Israele, autoproclamatosi “Stato Nazione del Popolo Ebraico”, approvata dalla Knesset il 19 luglio 2018. Per protestare contro la rimozione del nome “Palestina” dai libri di testo di geografia, sabato 10 gennaio, si è tenuto uno sciopero nelle scuole di Ain al-Hilweh. A Sidone, seconda città libanese per importanza e dimensioni il movimento studentesco ha condannato questa odiosa forma di censura che ipoteca il futuro dell’autodeterminazione del Popolo palestinese sul piano culturale. Il movimento ha sottolineato che «l’istruzione non è uno spazio per manipolare la terminologia o falsificare i fatti; i tentativi dell’amministrazione dell’UNRWA di manipolare la coscienza degli studenti non sono più accettabili. Pertanto, il movimento studentesco di Sidone e Ain al-Hilweh ha organizzato uno sciopero generale sabato 10 gennaio 2026, in tutte le scuole di Sidone e Ain al-Hilweh, per protestare contro la scandalosa rimozione del nome Palestina da diversi materiali didattici stampati che costituisce un attacco diretto alla coscienza nazionale e al diritto degli studenti a un’istruzione che rispetti la verità e l’identità». Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Raccolta materiali su censura Albanese nelle scuole, ispezioni e circolari Valditara
L’ondata di repressione e censura con annesse ispezioni, attuata da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito e di alcuni uffici scolastici territoriali, che si sta consumando nelle scuole italiane che intendono mettere all’ordine del giorno la questione dei diritti umani e del genocidio in Palestina (da San Miniato a Pontedera, passando per Vicenza), anche per il solo fatto di invitare a parlarne persone titolate come Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha suscitato una grande ondata di indignazione. Per questo motivo, anche in vista dell’Assemblea online del 29 dicembre: Mobilitazione Osservatorio contro censura nelle scuole sul tema, abbiamo raccolto, senza la pretesa di essere esaustivi, prese di posizione associative, sindacali,  partitiche, collettive, politiche, articoli di giornali, lettere al presidente della repubblica, petizioni messe a punto anche da cittadini e cittadine che non tollerano le ingerenze del Governo all’interno della decisioni autonome dei/delle docenti e anche degli studenti e delle studentesse. Crediamo che tutto ciò possa essere utile per avere un quadro generale comune, invitando a integrare, se ci sono omissioni grosse, segnalando le prese di posizione alla nostra mail: sservatorionomili@gmail.com COMUNICATI DI ASSOCIAZIONI NAZIONALI Docenti per Gaza: COMUNICATO DI DOCENTI PER GAZA SULLA PARTECIPAZIONE DELLE SCUOLE AL WEBINAR CON FRANCESCA ALBANESE Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa: Pisa: condanna ingerenza esponenti leghisti nell’assemblea studentesca Liceo “Dini” con Francesca Albanese Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: Osservatorio condanna attacchi: “Albanese è esperta titolata, stop ingerenze Lega, FDI e Ministro Movimento di Cooperazione Educativa: Solidarietà ai docenti delle scuole sotto attacco per webinar con la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Rete degli studenti medi: CONTINUEREMO A MOBILITARCI NEI LUOGHI DELLA CONOSCENZA E A RIEMPIRE LE PIAZZE DELLE CITTÀ Scuola per la pace: No all’ingerenza politica nelle scuole DALLE SCUOLE: Il Cattaneo di Pisa sugli accertamenti ispettivi Comunicato Docenti del Liceo “Montale” di Pontedera (PI): iniziativa su Francesca Albanese Comunicato del Collettivo studentesco Liceo “Dini” di Pisa sulle ingerenze del Ministero LETTERE A MATTARELLA: Docenti Scrivono a Mattarella a sostegno della libertà  di insegnamento: Albanese a scuola, colleghi della docente che ha organizzato l’incontro scrivono a Mattarella: “E la libertà d’insegnamento?” Genitori scrivono a Mattarella  a sostegno dei docenti: Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi” Genitori scrivono a Mattarella, contro Albanese e insegnanti: Francesca Albanese e gli incontri a scuola, genitori a Mattarella: “Preoccupa deriva culturale” Pisa Docenti della provincia scrivono a Mattarella a sostegno dei docenti del Montale: Bufera politica su Albanese. Ispettori al liceo Montale. Docenti scrivono a Mattarella Valditara contro le scuole che ospitano Francesca Albanese, 107 genitori scrivono a Mattarella: “Indifferenza non protegge i ragazzi”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/23/valditara-francesca-albanese-genitori-mattarella-notizie/8235769/ RACCOLTE FIRME Raccolta firme – Docenti, educatori ed educatrici per il rispetto dei diritti umani in Palestina-La scuola per la Palestina: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScz5_2ZDNS18WNZBoZIu_bMdkS_yQOFq3QxojONm45BgxbgTg/viewform (in corso) Castelnovo né Monti (Reggio Emilia): Ispezioni nelle scuole che hanno ospitato Albanese, docenti di Reggio Emilia raccolgono 200 firme: “profondamente preoccupati” Rete delle scuole di Livorno x Gaza: Solidarietà alle scuole toscane e a Francesca Albanese, per una Palestina libera, per una scuola decolonizzata Vicenza (petizione su change): Lettera aperta al Presidente Mattarella da parte di un gruppo di docenti e genitori del Liceo Fogazzaro di Vicenza Una raccolta firme per esprimere solidarietà nei confronti dei colleghi dell’istituto “Cattaneo- Dall’Aglio” di Castelnovo e del “Mattei” di San Lazzaro: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/24/ispezioni-valditara-scuole-albanese-protesta-docenti-notizie/8237276 SINDACATI FLC CGIL: Webinar con Albanese, FLC CGIL contro “l’attacco del Governo a scuole toscane” Solidarietà della FLC CGIL Emilia Romagna a scuole e docenti sotto attacco per un webinar con Francesca Albanese COBAS SCUOLA : Ispezione o persecuzione politica? GILDA Gilda a fianco di studenti e docenti per la libertà di insegnamento e di apprendimento UNICOBAS Scuola & Università: LA SCUOLA NON SI IMBAVAGLIA! CUB: La Cub per la libertà didattica, di insegnamento e di assemblea per studenti e lavoratori: No alle ispezioni Ministeriali nelle scuole! SSB: Solidarietà IC Massa 6: Francesca Albanese No e i militari Sì nelle scuole? USB: Il Governo attacca ancora una volta la libertà di formazione e insegnamento: Valditara vuole ispezioni punitive in Toscana! Parlare di guerra e genocidio nelle scuole è giusto! Non arretriamo di fronte alla censura e alla repressione del Ministero dell’Istruzione CISL: Ispezioni per le iniziative con Francesca Albanese nelle aule: la posizione della Cisl Scuola Toscana PARTITI   FDI e Lega: Bufera politica su Albanese. Incontro al liceo Montale. Ministro manda gli ispettori Una citta in comune: Difendiamo la Scuola Pubblica come spazio di libertà, di confronto e di democrazia che Valditara vuole trasformare in una caserma LEGA: Scuola: Sasso (Lega), a San Lazzaro lettera dei docenti a Mattarella dopo ispezione per webinar Albanese. Fuori la propaganda politica dalle scuole PAP e  AVS: La politica solidale con le scuole che hanno ospitato Francesca Albanese Partito dei CARC Pisa: Pisa. Ma quali ispezioni? Da ogni scuola un focolaio di lotta contro la guerra e il Governo Meloni! 5 Stelle: Scuola e libertà di pensiero ARTICOLI DI GIORNALE: La circolare di Valditara del 7 novembre: https://www.mim.gov.it/documents/20182/8782792/m_pi.AOODPIT.REGISTRO+UFFICIALE%28U%29.0005836.07-11-2025.pdf/2d9b891c-4f5c-093d-6f0e-d83f8581868d?version=1.0&t=1762781988475 La circolare di Valditara del 12 dicembre Pressenza: Educare sotto ispezione: la vicenda dell’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro (BO) Pungolo Rosso: Bavaglio Albanese nelle scuole, è caccia alle streghe – Docenti per Gaza Orizzonte Scuola: Contraddittorio a scuola: 107 genitori favorevoli inviano una lettera a Mattarella, in risposta ad altri 107 genitori contrari Il caso Albanese si allarga: due nuove ispezioni in Emilia-Romagna e tensioni politiche Tecnica della Scuola: Ispezione nelle scuole dove Francesca Albanese ha parlato. Rete degli Studenti Medi: abuso di potere grave e ideologico. Scontro Lega-PD Assemblee studenti cancellate per mancanza di contraddittorio, Avs chiede a Valditara di riferire in Parlamento Fanpage: Perché Valditara ha chiesto ispezioni a scuola sugli incontri con Albanese e cosa rischiano presidi e prof Il Giornale: Valditara: “Caccia alle streghe per Albanese? I Cobas non mi interessano” Bologna Today: Scuola a rischio ispezione, ri-scoppia il caso Albanese Il Manifesto: Albanese a scuola, Valditara manda gli ispettori La Stampa: Valditara chiede ispezioni in due scuole dove ha parlato Albanese: possibili profili di reato Skytg24: Caso Albanese, Valditara: ispezioni anche in due scuole dell’Emilia Romagna Voce Apuana: Francesca Albanese e gli ispettori all’istituto comprensivo Massa 6, si alza un coro in difesa della scuola: «No alla censura»  Nazione Massa: Caso Albanese, protesta in piazza: “Noi siamo al fianco dei docenti” Repubblica: Caso Albanese, presidio di protesta al Mattei La circolare Valditara colpisce ancora: bloccato il dibattito sulla Palestina in un liceo di Vicenza Radio onda d urto: PALESTINA: REPRESSIONE CONTRO CHI SI ESPONE NEI LICEI DI BOLOGNA E VICENZA. LA RISPOSTA DELLE COMUNITA’ STUDENTESCHE Il Fatto Quotidiano: Intervista ad ALBANESE:  Francesca Albanese sulle ispezioni di Valditara nelle scuole: “Venga da me, ministro, parli con me”  Vivere Pesaro: Albanese a scuola. Baldelli (FdI): M5S e Cgil difendono l’indottrinamento e chiudono al confronto Non Solo Flaminia Pressioni contro l’intervento di Francesca Albanese al liceo Marconi di Pesaro, Ruggeri (M5S): «preoccupanti atteggiamenti di censura» Domani: Valditara chiede ispezioni nelle scuole dove parla la relatrice Onu Francesca Albanese Ilsole24ore: Webinar di Francesca Albanese nelle scuole, Valditara avvia ispezioni: «Ipotesi di reato» Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media
A una settimana dall’inizio del 2026, può essere utile fare il punto sul profilo delle forme di organizzazione politica che ha assunto Israele negli ultimi due anni, in concomitanza con l’aver messo allo scoperto il suo intento genocidiario. Prima la pulizia etnica avveniva più “silenziosamente”, ma ora il sionismo è […] L'articolo Israele, profilo di un paese suprematista. Pena di morte, censure e divieti a Ong e media su Contropiano.
Alessandro Barbero: “Il nostro Paese non è in guerra e non ha nessun nemico che lo minacci o che possa invaderlo”
“L’Unione Europea e la NATO non sono in guerra, e non sono minacciate da nessuno, al di là del fatto che la NATO rappresenta la più poderosa forza militare mai esistita nella storia dell’umanità ed è essa stessa percepita come una minaccia da molti altri Paesi del mondo. In questo contesto, in cui l’Italia e l’Europa potrebbero vivere pacificamente e investire le loro risorse nel benessere dei loro cittadini, in sanità, istruzione e ricerca, è inspiegabile e spaventoso che la politica e l’informazione vogliano creare un clima di isteria bellicista convincendo la gente che siamo minacciati, anzi secondo un’altra narrazione che siamo già in guerra – o forse è fin troppo spiegabile, se pensiamo agli enormi profitti che una politica di riarmo e di guerra può produrre per l’industria bellica. Di questo clima isterico fanno parte la costruzione di un nemico e la censura strisciante per cui, dimenticando che la libertà di parola e di opinione sono l’essenza di quella democrazia che si pretende di difendere, impunemente si censurano opinioni, si silenziano voci e si impediscono dibattiti – ma in certi Paesi dell’Unione già si annullano elezioni e si vietano candidature – col pretesto che sarebbero al servizio del nemico. Che censure del genere si verifichino in una città democratica come Torino è un motivo più che sufficiente per manifestare davanti al Palazzo di Città e per chiedere a una giunta formata dal partito che si chiama Democratico di prendere una posizione nei confronti di questo slittamento inquietante verso la morte della democrazia.” Alessandro Barbero Testo letto dal Prof. Angelo d’Orsi dopo l’annullamento dell’incontro proprio con il professor Barbero sulla questione russofobia. Redazione Italia
Israele non ammette critiche: censurati tutti i media che “minano la sicurezza nazionale”
Il Parlamento israeliano ha approvato lunedì in via definitiva la proroga di un disegno di legge che consente alle autorità del Paese di chiudere i media stranieri qualora questi ultimi siano accusati di minare la sicurezza dello Stato. La legge, promossa dal parlamentare Ariel Kallner del Likud, rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2027 e rappresenta l’estensione di una misura approvata il primo aprile 2024 durante la campagna militare israeliana a Gaza. Il provvedimento appena emanato include diversi emendamenti tesi a eliminare il controllo giudiziario e, a differenza della legge approvata nel 2024, potrà essere applicata anche se Israele non si trova in stato di emergenza, rappresentando una vera e propria forma di censura. La legge, in particolare, prende di mira il media qatariota Al Jazeera, accusato da Israele di essere uno strumento di propaganda della causa palestinese e anche di aver partecipato attivamente al massacro del 7 ottobre. Tutte accuse smentite perentoriamente dall’emittente qatariota che ha parlato di «accuse diffamatorie» e di una soppressione della libertà di stampa che «contraddice il diritto internazionale e umanitario». Sia il sito web che il canale televisivo Al Jazeera restano vietati per legge in Israele. Nel dettaglio, la legge stabilisce che il Ministro delle Comunicazioni ha il diritto, con il consenso del Primo Ministro e con l’approvazione del Governo o del Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale (Gabinetto politico di sicurezza), di disporre che vengano adottate misure per limitare le trasmissioni e l’attività di un’emittente straniera, qualora, sulla base di un parere delle agenzie di sicurezza, si ritenga che il suo contenuto arrechi un danno reale alla sicurezza dello Stato. In questo caso, le autorità potranno prendere una serie di provvedimenti, tra cui l’interruzione delle trasmissioni, la chiusura di uffici in Israele, il sequestro di apparecchiature utilizzate per la trasmissione, la chiusura di un sito web o la limitazione dell’accesso allo stesso, nonché interventi tecnologici per impedire la ricezione di trasmissioni via satellite. La direttiva avrà una validità di novanta giorni, con la possibilità di prorogarla per ulteriori periodi fino a 90 giorni ciascuno. Già nel maggio 2024, il governo aveva approvato la chiusura di Al Jazeera – l’unico media che raccontava la guerra a Gaza con propri corrispondenti sul campo – ordinando anche alle forze dell’ordine di fare irruzione presso la sede di Nazareth dell’emittente, così da confiscarne le apparecchiature e realizzarne la chiusura effettiva. Nonostante lo Stato ebraico giustifichi le sue decisioni con la motivazione della «sicurezza nazionale», il suo rapporto con la stampa è così ostile che le sue azioni legislative appaiono più un modo di silenziare chi racconta gli eventi in diretta che non un modo per tutelare la sicurezza nazionale. Non solo, infatti, Israele ha adottato una legge per chiudere i media stranieri, ma ha anche prorogato il divieto di accesso per i giornalisti internazionali alla Striscia di Gaza. Cosa che ha indotto la FPA (Foreign Press Association) – rappresentante di circa 400 testate – a presentare una petizione all’Alta corte di Gerusalemme per ottenere l’accesso indipendente dei media internazionali a Gaza. Ciò significa che il mondo non può avere notizie dirette e indipendenti di ciò che succede in Palestina, ma solo quelle filtrate e selezionate da Israele. Inoltre, secondo due importanti organizzazioni di giornalisti – la IFJ (International Federation of Journalists) e la RSF (Reporter Sans Frontières) – la metà dei giornalisti uccisi nel mondo nel 2025 è stata assassinata a Gaza da Israele. Al Jazeera riporta che molti suoi collaboratori – e in alcuni casi anche le loro famiglie – sono stati ammazzati durante gli ultimi due anni durante l’assedio a Gaza: secondo le stime, sono oltre 200 i cronisti e gli inviati uccisi in Palestina in questo lasso di tempo. Tuttavia, la tendenza a sopprimere la libertà di stampa e a sopprimere fisicamente gli addetti alla comunicazione non è qualcosa di confinabile sono agli ultimi due anni, in seguito all’attacco palestinese del 7 ottobre: già nel 2017, infatti, Netanyahu aveva minacciato di chiudere la sede di Gerusalemme di Al Jazeera e un missile israeliano aveva distrutto l’edificio che ospitava gli studi dell’emittente a Gaza nel 2021. Mentre nel maggio 2022, era stata freddata a colpi d’arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh da soldati israeliani nella Cisgiordania occupata. Con l’ultima legge approvata lunedì sera dalla Knesset, il Parlamento di Israele, lo Stato ebraico conferma la sua tendenza alla censura dell’informazione, continuando a ostacolare la diffusione di ciò che accade realmente in Palestina e adottando misure che sono apertamente in contrasto con la definizione di Israele come «unica democrazia del Medio Oriente». L'Indipendente
Assemblea online 29 dicembre: Mobilitazione Osservatorio contro censura nelle scuole
ALLA LUCE DEGLI ATTI REPRESSIVI E DI CENSURA CHE STANNO COLPENDO LE SCUOLE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ CONVOCA UN’ASSEMBLEA ONLINE PER IL 29 DICEMBRE ALLE 18:00 PER PREPARARE PER L’INIZIO DEL 2026 UN’ADEGUATA MOBILITAZIONE CON TUTTE LE REALTÀ PRESENTI SUI TERRITORI. ALLEGHIAMO IL VOLANTINO E IL DOCUMENTO PER APRIRE LA DISCUSSIONE.  VI ASPETTIAMO E BUONE FESTE. A seguito di alcuni post sui social e sui giornali di esponenti locali della destra è partita una interpellanza parlamentare e una rapidissima ispezione del Ministero dell’Istruzione e del Merito atta ad accertare gli avvenimenti. Sul banco degli “imputati” Francesca Albanese invitata online da alcuni istituti comprensivi a parlare di Palestina. I fatti riguardano scuole della Toscana, dell’Emilia Romagna e delle Marche; in alcuni casi gli ispettori non sono arrivati a giudicare l’operato di docenti e presidi, perché la presenza di Albanese era legata a una richiesta degli studenti e delle studentesse dentro un’assemblea regolarmente convocata. ALBANESE NELLE SCUOLE SECONDARIE? OGGI A LEI IL DINIEGO, DOMANI A NOI TUTTI L’invito a Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite per il territorio palestinese occupato, era finalizzato a presentare il suo ultimo libro: “Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina”, un percorso didattico, legato alla tragica attualità, che tuttavia ha provocato una pronta reazione politica di esponenti della destra (articoli sulla stampa locale e gli immancabili post sui social), che hanno chiesto la verifica di eventuali estremi di reato per Albanese; a ciò è seguita l’iniziativa del ministro Giuseppe Valditara con l’invio di ispettori che, a distanza di pochissimi giorni, sono entrati nelle scuole “incriminate” per valutare l’operato dei/delle docenti e verificare se sia stato garantito quel contraddittorio funzionale a scongiurare il rischio di “indottrinamento ideologico“. E proprio in questi ultimi giorni, in un istituto superiore dell’Emilia Romagna, con circolare della dirigenza, è stato annullato l’incontro con due refusenik, ossia obiettori di coscienza israeliani, organizzato da Assopace Palestina. Un’iniziativa di censura o di prudenza vista la nota ministeriale del 7 novembre che invoca il pluralismo e il contraddittorio? A nostro avviso si è voluta impedire la presenza di voci scomode e non allineate con i desiderata governativi. Detto in altri termini, ogni qual volta che parliamo di Palestina, di colonialismo di insediamento e dei civili palestinesi vittime dei bombardamenti israeliani dovremmo chiamare Smotrich oppure Gallant e Netanyahu, sui quali pende un mandato di cattura per crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale? Se oggi dovessimo invitare in una scuola lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé dovremmo forse convocare l’ambasciatore di Israele o uno dei ministri che rivolgendosi agli arabi e ai palestinesi utilizza termini razzisti? O un ufficiale dell’esercito contro cui esistono prove dirette per crimini di guerra? E ogni qual volta si registrano presenze di militari nelle scuole denunciate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il ministro Valditara non invoca il contraddittorio? NON SI PARLI DI ATTUALITÀ A non essere gradita al ministro Giuseppe Valditara è proprio l’attualità, eppure da quando esistono le assemblee studentesche sono gli argomenti vissuti a provocare indignazione e il bisogno di approfondimenti. Si è parlato anche di estremi di reato perché la relatrice Francesca Albanese avrebbe “accusato l’attuale governo di essere fascista e complice di un genocidio” e sono state promesse azioni giudiziarie nei suoi confronti per tutelare il buon nome della maggioranza. In realtà sono le sue relazioni presentate all’Onu ad essere sul banco degli imputati a totale sprezzo del diritto internazionale. Chiedere la fine di rapporti commerciali con Israele è una richiesta inammissibile? O deve essere bandita ogni domanda relativa alle complicità politiche, finanziarie e industriali dello Stato italiano con Israele? Sono proprio l’accusa di genocidio e il racconto della Nakba che si vogliono bandire dalle scuole. Queste sono peraltro le stesse riflessioni di tanti e tante docenti, genitori, studenti e studentesse che registrano l’instaurarsi di un clima autoritario nelle scuole al fine di impedire l’autonomia e la libertà di insegnamento. Le ispezioni assumono allora una valenza politica perché vengono vissute negli istituti come un atto intimidatorio contro docenti, studenti e studentesse: non sono le sanzioni o i richiami a preoccupare, ma la continua intromissione del Ministero nella vita scolastica con l’utilizzo dei controlli e dei provvedimenti disciplinari per seminare paura, rassegnazione e silenzio. Ci siamo posti in questi giorni ulteriori domande: le scuole italiane sono divenute un covo di settari ed estremisti? E ogni azione della docenza necessita di un controllo da parte del Ministero come si faceva in epoca fascista? Si alimenta il sospetto sui/sulle docenti, sulla loro professionalità, si punta direttamente a condizionare le decisioni degli organi collegiali e, a nostro avviso, è anche l’inizio di una campagna antisindacale. I prossimi mesi diranno se i nostri argomenti sono fondati o meno. Quanto accade nelle scuole è soltanto un tassello di quanto avviene nell’intera società dove censura e repressione colpiscono intellettuali come il prof. Angelo d’Orsi, i centri sociali come Askatasuna, i movimenti studenteschi, gli attivisti per la Palestina, le persone che non rinunciano a esprimere un pensiero critico come l’imam Mohamed Shahin e infine i resistenti palestinesi come Anan Yaeesh e tutte le realtà conflittuali oggetto di repressione per il decreto sicurezza. Alla luce dei fatti appena descritti, L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università convoca un’assemblea online da tenersi il 29 Dicembre alle 18:00. Urge preparare un’adeguata risposta e mobilitazione da condividere con tutte le realtà presenti sui territori per l’inizio 2026. DEMOCRAZIA E AUTONOMIA DIDATTICA NON SI INGABBIANO! Per seguire l’assemblea entra nella riunione in Zoom https://us02web.zoom.us/j/81571709889?pwd=fUhfagxxq781tj9dTOmkdaamWCDDaP.1
Vicenza. Nuovo caso di censura sulla Palestina nelle scuole
Un nuovo caso di censura che impedisce di poter parlare di Palestina nelle scuola arriva da Vicenza, dove c’è stato il divieto imposto per l’iniziativa “Racconti dai territori” dell’assemblea del Liceo Fogazzaro. La motivazione formale addotta pe il divieto richiama alle note ministeriali varate recentemente che impongono pluralismo e confronto […] L'articolo Vicenza. Nuovo caso di censura sulla Palestina nelle scuole su Contropiano.
Le ingerenze sioniste sull’Università di Bologna. Un vergognoso cedimento
Da mesi stiamo denunciando un caso di censura e diffamazione che restituisce il senso dell’ingiustizia e della gravità che la complicità con Israele può comportare. La vicenda ha come teatro l’ateneo più antico dell’Occidente, l’Università di Bologna, che porta avanti collaborazioni con istituzioni ed enti israeliani, nonostante gli appelli e […] L'articolo Le ingerenze sioniste sull’Università di Bologna. Un vergognoso cedimento su Contropiano.
Moldavia, Partito Comunista: “Il PAS sta preparando la censura”
Il Partito Comunista della Moldavia ha presentato una denuncia pubblica nella quale si porta in evidenza, come già fatto da altri osservatori, che in Moldavia, adesso capitalista, il governo del Partito d’Azione e Solidarietà (PAS, di destra, di orientamento europeista, pro-NATO e guidato dalla Presidente Maia Sandu) ha predisposto una legge con cui sottoporre a controllo i contenuti pubblicati su internet. L’obiettivo è mettere sotto controllo l’opposizione politica e sociale, l’informazione e la controinformazione, prevedendo anche pesanti sanzioni. Con il pretesto di “combattere le fake news”, il governo del PAS vuole controllare l’intero Internet. Il governo sta redigendo una nuova legge per la stampa online che consegnerà il controllo dei contenuti internet al Consiglio Audiovisivo, un organismo da tempo accusato di dipendenza politica. Formalmente, è una protezione contro la disinformazione, ma in realtà si concretizza con la possibilità di bloccare siti web, multare giornalisti e limitare qualsiasi opinione scomoda. In precedenza, le autorità avevano già tentato di bloccare siti web senza una decisione del tribunale, chiudere i canali Telegram e stavano considerando il divieto di TikTok e altre piattaforme. Ora tutte queste idee sono combinate in un meccanismo di controllo su larga scala. Non c’è mai stata una censura simile in Moldavia. Sotto gli slogan della “sicurezza”, le autorità ricevono uno strumento di protezione da una sola cosa: dalle critiche. Redazione Italia