Storia dell’istituzione del 4 novembre e invito all’assemblea online di condivisione e rilancio delle iniziative autunnaliMARTEDÌ 22 SETTEMBRE, ORE 18:00
ASSEMBLEA ONLINE, CLICCA QUI PER COLLEGARTI
Vi invitiamo a partecipare all’assemblea online di martedì 22 settembre per le
campagne autunnali contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
In particolare, l’assemblea sarà un’occasione per iniziare a organizzare insieme
la mobilitazione di quest’anno contro il 4 novembre.
Altri punti che intendiamo discutere sono: il lancio nei territori della
petizione de La conoscenza non marcia, una campagna social per l’obiezione di
coscienza per sensibilizzare contro il ritorno della leva in qualsiasi sua forma
e la possibilità per i vari territori di organizzare convegni locali di
formazione e/o altre iniziative con l’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università.
I fatti del 4 novembre scorso, come pure tutte le intimidazioni che seguirono
nell’anno puntando all’autocensura del corpo docente sul tema del genocidio del
popolo palestinese, sono indicativi di quanto la scuola sia centrale per un
apparato statale che oggi opera per il ritorno della guerra. L’atto censorio e
repressivo compiuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nei confronti
dell’Osservatorio, dell’ente formativo accreditato CESTES e delle e degli oltre
duemila docenti iscritte al corso di formazione è emblematico. Di fatto, il
Ministero annullò “dall’alto” e con pochi giorni d’anticipo il convegno di
formazione “la scuola non si arruola” che già era stato ufficialmente approvato
da tempo.
Per parteciparvi, le e i docenti potevano richiedere permesso ai fini formativi
proprio il 4 novembre e così non solo evitare di accompagnare le proprie classi
all’alzabandiera di turno, ma anche formarsi e approfondire il tema della
militarizzazione di scuola, università e società. Naturalmente la motivazione
addotta non fu questa, ma piuttosto che (si cita testualmente il decreto):
«L’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di
formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità
estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei
docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva
170/2016». Il MIM stava sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto
un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere
educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è
oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione,
per cui l’Italia ripudia la guerra.
E il 4 novembre purtroppo si inserisce bene nel momemto storico che stiamo
vivendo. Venne istituito nel 1921 per celebrare una “vittoria” in una guerra
mondiale al cui scoppio la governance, come diremmo oggi, dell’Italia di allora
aveva contribuito attivamente. Guerra mondiale che già nel 1917 papa Benedetto
XV definiva “un’inutile strage” e che portò la morte di oltre seicentomila
soldati e oltre un milione di civili italiani. Questo per rimanere sul piano
“patriottico” per come inteso da chi il 4 novembre insiste per addobbarlo a
festa. I numeri salgono se si passa al piano dell’essere umano come essere a cui
decidiamo di riconoscere il diritto alla vita: le stime delle morti causate
dalla Prima Guerra Mondiale sono tra i diciassette e i sessantacinque milioni.
Fu negli anni sessanta, come parte di quel movimento di massa che portò anche
alla legge del 1972 per praticare l’obiezione di coscienza attraverso il
servizio civile, che le celebrazioni del 4 novembre cominciarono a venire sempre
più contestate. Fino a che, nel 1977, il 4 novembre smise di essere giorno
festivo e le celebrazioni furono spostate alla prima domenica di novembre. Nel
frattempo però i primi segnali di diffondere la “cultura della Difesa”
cominciarono ad apparire nel discorso istituzionale: per esempio nel 2007 in
occasione della riforma dei servizi segreti e nel 2014 con il primo protocollo
d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e Forze Armate. Così, al centenario della
fine della Prima Guerra Mondiale, compare sul sito del Ministero della Difesa la
prima campagna per il 4 novembre e nelle sedi istituzionali cominciano le
celebrazioni in pompa magna.
Fino al 24 maggio 2022, quando Roberta Pinotti annuncia in Senato un disegno di
legge di due soli articoli. Il primo è per sancire la reistituzione della
“Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” e il secondo per aprirle la
porta delle scuole:
> «Art. 2. Per celebrare la Giornata di cui all’articolo 1, le istituzioni
> nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado
> organizzano cerimonie, eventi e incontri su temi dell’Unità nazionale, della
> difesa della Patria e del ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della
> Repubblica».
Poi “cambia il governo ma non il risultato” e ciò che è diventato minoranza
subito si prodiga per continuare il suo operato. Lo stesso disegno di legge
resurge quindi il 7 novembre in Senato e viene approvato il 13 luglio 2023. Alla
Camera invece è la maggioranza che prende il testimone, per un eccellente
“lavoro di squadra” che culmina nella legge numero 27 dell’1 marzo 2024. Ne
riportiamo l’Articolo 2.
> «1. Per celebrare la Giornata di cui all’articolo 1, le istituzioni nazionali,
> regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nel
> rispetto dell’autonomia scolastica, possono promuovere e organizzare
> cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e
> testimonianze sui temi dell’Unita’ nazionale, della difesa della Patria,
> nonche’ sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica, anche
> con riferimento alle specificita’ storiche e territoriali.
> 2. Al fine di sensibilizzare gli studenti sul ruolo quotidiano che le Forze
> armate svolgono per la collettivita’ in favore della realizzazione della pace,
> della sicurezza nazionale e internazionale e della salvaguardia delle libere
> istituzioni e nei campi della pubblica utilita’ e della tutela ambientale, le
> iniziative degli istituti scolastici sono volte a far conoscere le attivita’
> alle quali concorrono le Forze armate nell’ambito del servizio nazionale della
> protezione civile, per fronteggiare situazioni di pubblica calamita’ e di
> straordinaria necessita’ e urgenza, in ambito umanitario, in caso di conflitti
> armati e nel corso delle operazioni di mantenimento e ristabilimento della
> pace e della sicurezza internazionale, e negli ambiti di prevenzione e di
> contrasto della criminalita’ e del terrorismo nonche’ di cura e soccorso ai
> rifugiati e ai profughi».
Anche alla luce di queste considerazioni, il 4 novembre scorso come Osservatorio
e di concerto con le relatrici e i relatori decidemmo di mantenere il convegno
(gli interventi sono disponibili qui). Questa azione di rifiuto della guerra e
della penetrazione del militare nel mondo dell’educazione continuò nel
pomeriggio, come avevamo organizzato con realtà e persone di vari territori
nelle precedenti assemblee, grazie alle mobilitazioni che vennero organizzate in
38 piazze… Un altro lavoro di squadra.
L’assemblea del prossimo 22 settembre si inserisce e porta avanti questo
percorso.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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