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[Ora di buco] Il primato educativo (1/2: trasmissione intera)
Il Senato ha approvato in via definitiva la legge Valditara, ovvero i tre articoli delle “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” che impongono il divieto di parlare di "sessualità" nella scuola dell'infanzia e primaria, mentre nelle scuole medie e superiori sarà obbligatorio il cosiddetto "consenso informato preventivo" dei genitori dell* student*. In sostanza, in nome del primato educativo della famiglia sulla scuola, questo governo mette una pietra tombale sui progetti e sulle lezioni di educazione all'affettività. Valditara commenta sul Giornale "Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender", Provita&famiglia esulta. Corrispondenza con una rappresentante di CUB Sur di Torino in difesa di una docente di un istituto torinese che, sul proprio stato privato di whattsapp, aveva postato a gennaio la foto di Meloni con un poliziotto in ospedale con un collarino. Un contatto fake ha diffuso lo stato, inviandolo al ministero, e l'Usr ha delegato la dirigente scolastica ad avviare un procedimento disciplinare, concluso dalla stessa con sanzione di censura per "imprudenza e offesa all'amministrazione pubblica". Riflessioni sull'aumento delle sanzioni al personale scolastico in tutto il paese. Commenti in studio sui docenti che non hanno denunciato penalmente i ragazzi che li avevano aggrediti in un parco a Parma e su Leonardo che con la sua Fondazione si insinua nelle case editrici (Mondadori, Rizzoli) e fa l'ingresso nella didattica. Vi segnaliamo infine l'Hackmeeting a Firenze: sabato 13 giugno si parlerà anche del Kit di autodifesa dai pappagalli stocastici nelle scuole, laboratorio nel quale si ragiona su come l’adesione acritica alle agende commerciali delle grandi aziende tecnologiche - come accade col ricatto delle risorse PNRR - possa produrre ulteriori danni poi difficilmente riparabili, e provare a dotarsi di qualche strumento per evitare di subire passivamente l'AI.
June 9, 2026
Radio Onda Rossa
La censura che non c’è: il caso De Luca e l’abuso di una parola
Libertà di espressione, critica pubblica e scelte culturali: perché il caso De Luca non può essere ridotto a una questione di censura. Ad ogni esclusione, contestazione o presa di distanza, il riflesso sembra essere sempre lo stesso: gridare alla censura. È accaduto ancora una volta con il caso di Erri De Luca e del Festival della Letteratura di Salerno, che ha deciso di non affidare allo scrittore il discorso inaugurale e di rinunciare alla sua partecipazione dopo alcune sue dichiarazioni sul conflitto di Gaza e sull’uso del termine genocidio. La decisione ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. Sono arrivate accuse di intolleranza, appelli alla libertà di espressione e denunce di un presunto clima illiberale. Una lettura che appare più vicina alla polemica politica che a una corretta interpretazione dei fatti. Ma si tratta davvero di censura? Se vogliamo usare le parole nel loro significato preciso, la risposta è no. Negli ultimi anni il termine “censura” è diventato una delle parole più abusate del dibattito pubblico. Viene spesso utilizzato per descrivere qualsiasi forma di dissenso, critica o esclusione. Basta evocarlo perché la discussione si sposti immediatamente sul terreno della libertà negata, indipendentemente da ciò che è realmente accaduto. Eppure la censura è una cosa seria. Storicamente è stata esercitata da regimi e apparati statali per impedire la diffusione di idee, informazioni e opinioni. È la proibizione di pubblicare, parlare o comunicare liberamente. Nulla di tutto questo è accaduto a Erri De Luca. Nessuno gli ha impedito di esprimere le proprie opinioni. Nessuno ha vietato la pubblicazione dei suoi libri. Nessuno ha limitato il suo accesso allo spazio pubblico. Un festival letterario ha semplicemente deciso di non affidargli il discorso inaugurale, che rappresenta simbolicamente il biglietto da visita dell’evento e ne esprime l’identità culturale. Si può discutere se la scelta sia stata giusta o sbagliata. Ma chiamarla censura significa attribuire alle parole un significato che non hanno. Un festival letterario non è un’istituzione pubblica incaricata di garantire il diritto di parola a chiunque. È un soggetto culturale che compie scelte culturali. Invita alcuni autori e non ne invita altri. Costruisce un programma sulla base di una linea editoriale, di una sensibilità e di una visione. Lo ha sempre fatto. Se ogni mancato invito venisse considerato censura, allora qualsiasi selezione culturale dovrebbe essere interpretata come una violazione della libertà di espressione. Il problema nasce dalla crescente confusione tra piani diversi. C’è il piano della libertà di espressione, che riguarda il diritto di manifestare le proprie idee. C’è il piano della critica pubblica, che riguarda il diritto degli altri di contestarle. E c’è il piano delle scelte culturali ed editoriali, che riguarda la libertà di un festival, di un giornale o di un’istituzione culturale di decidere chi invitare e chi no. Confondere questi livelli significa svuotare il concetto stesso di censura e trasformarlo in una parola buona per descrivere qualsiasi conflitto o dissenso. In questa prospettiva la libertà di espressione finisce per essere interpretata come il diritto a essere ascoltati, invitati e sottratti a qualsiasi contestazione. Ma una democrazia non funziona così. La libertà di espressione garantisce il diritto di parlare. Non garantisce il diritto a occupare ogni palco disponibile né quello di essere accolti senza critiche. Proprio qui emerge uno degli equivoci più diffusi del nostro tempo: l’idea che ogni opinione, per il solo fatto di essere espressa, debba ricevere identica legittimazione pubblica. Una società democratica tutela il diritto di esprimere un’opinione, ma non è obbligata a considerarla fondata, condivisibile o meritevole di riconoscimento pubblico. Il dissenso è parte integrante della libertà. Nel caso di De Luca il dibattito si intreccia inevitabilmente con le sue posizioni sul conflitto israelo-palestinese. Posizioni che non rappresentano una conversione improvvisa dell’ultima ora, ma che si inseriscono in un percorso politico e intellettuale sviluppato nel tempo. Questo, tuttavia, non significa che tali idee debbano essere sottratte alla critica. La statura letteraria e intellettuale di Erri De Luca è fuori discussione. Ma il prestigio culturale non può trasformarsi in una forma di immunità morale o politica. Molti continuano a contestare l’utilizzo del termine genocidio per quanto accade a Gaza, osservando che non esiste ancora una sentenza definitiva che lo accerti sul piano giuridico. È un dato reale. Ma è altrettanto vero che la questione è stata posta al centro dell’attenzione delle principali istituzioni internazionali e continua a essere oggetto di un intenso dibattito politico, giuridico e umanitario. Al di là delle definizioni, resta una realtà difficilmente contestabile: la devastazione umanitaria di Gaza, le decine di migliaia di vittime civili, la distruzione di infrastrutture essenziali e una sofferenza collettiva che ha assunto proporzioni enormi. Di fronte a una tragedia di questa portata, minimizzare, negare o relativizzare ciò che accade espone inevitabilmente a una critica severa. Ma la critica non è censura. Questo è il punto che troppo spesso viene dimenticato. Le democrazie si fondano sulla dignità della persona, sull’uguaglianza, sulla libertà e sul rifiuto della discriminazione e della violenza. Per questa ragione le opinioni possono essere discusse, contestate e giudicate sul piano etico, culturale e politico. Essere liberi di parlare non significa essere liberi dalle conseguenze delle proprie parole. Nel caso De Luca il problema non è dunque la censura, che semplicemente non c’è stata. Il problema è la crescente incapacità di distinguere tra limitazione della libertà e conflitto delle idee. Ogni volta che utilizziamo la parola censura per descrivere una controversia culturale, ne svuotiamo il significato autentico. E finiamo per mancare di rispetto proprio a coloro che la censura l’hanno davvero subita: gli scrittori perseguitati, i giornalisti incarcerati e gli oppositori politici ridotti al silenzio. Perché la democrazia non consiste nel garantire che ogni opinione venga accettata, ma nel garantire che ogni opinione possa essere sottoposta al giudizio critico della collettività. La differenza è enorme. Gina Esposito
June 8, 2026
Pressenza
Le commissarie censurano il ”Francesco Berardi”
Lunedì 1 giugno, ad Aprilia (Lt), si è compiuto un atto gravissimo per la libertà di parola in questa città. Le Commissarie, di nomina governativa, si sono arrogate il diritto di non rispettare l’articolo 21 della nostra Costituzione, negando l’autorizzazione al Centro Studi “Francesco Berardi” di svolgere l’ iniziativa culturale: […] L'articolo Le commissarie censurano il ”Francesco Berardi” su Contropiano.
June 3, 2026
Contropiano
L’intelligence tedesca propone una stretta sulla solidarietà con la Palestina
La Germania rappresenta un’avanguardia della repressione contro il movimento di solidarietà con la Palestina. Lo dimostra il recente dossier redatto dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV), i servizi segreti interni del paese. Il documento è intitolato “Estremismo laico pro-palestinese“, e opera una vera e propria equiparazione tra il […] L'articolo L’intelligence tedesca propone una stretta sulla solidarietà con la Palestina su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Peter Thiel lancia “Objection”: l’IA dei miliardari per silenziare i giornalisti
Finanziata da Peter Thiel e guidata dall’uomo che fece fallire la rete di blog Gawker, la nuova startup lanciata circa un mese fa coi soldi del fondatore di Palantir garantisce un servizio straordinario, per chi ha liquidità da spendere: tra i 2 e i 15 mila dollari per trasformare, in […] L'articolo Peter Thiel lancia “Objection”: l’IA dei miliardari per silenziare i giornalisti su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Bologna 13-14 maggio: colonialismo italiano su schermo
«NN – Non Noto» di Tezetà Abraham e «Omar Mukthar: il leone del deserto» di Mustafa Akkad. Il Centro Studi G. Donati organizza – con il Centro missionario diocesano di Bologna, Un Ponte Per, Rete Yekatit 12-19 febbraio  – presso il Cinema Gamaliele in via Mascarella 46 a Bologna la rassegna «Colonialismo italiano – storie da raccontare» con due proiezioni:   – mercoledì
staffetta radio contro la censura del dissenso@0
I contributi di Radio Blackout durante le Staffetta Radiofonica contro la censura del dissenso, organizzata da varie radio (ondarossa, onda d’urto, città fujiko, ciroma, blackout)in risposta agli attacchi repressivi verso chi parla ai micorfoni delle radio autoorganizzate e a chi porta testimonianze dalle lotte nelle strade, nelle prigioni e nei posti di lavoro. Qui l’indizione della staffetta: CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA – Radio Onda d`Urto Il ruolo di Radio Blackout all’interno dell’Operazione Scintilla che portò allo sgombero dell’Asilo Occupato e all’arresto e alla denuncia di diversi compagn. A cura di Macerie su Macerie Una pillola informativa sulla libertà di espressione dei lavoratovi attraverso i mezzi di comunicazione a cura di Frittura Mista alias Radio Fabbrica Una testimonianza dalla trasmissione Zardins Magnetics in onda su Radio Onde Furlane, sui vari procedimenti penali di cui sono stati accusati per aver sostenuto ai microfoni le lotte contro il carcere e i cpr. Zardins Magnetics L’esperienza della trasmissione Aria di Radio Blackout che attraverso le dediche vocali e musicali per i/le detenut del carcere LoRusso-Cotugno, del carcere minorile Ferrante Aporti e del Cpr di C.so Brunelleschi, cerca di oltrepassare i muri e le sbarre per portare solidarietà e vicinanza ai/le reclus, ma anche per costruire un rapporto con gli/le amic e familiari delle persone recluse
staffetta radio contro la censura del dissenso@1
I contributi di Radio Blackout durante le Staffetta Radiofonica contro la censura del dissenso, organizzata da varie radio (ondarossa, onda d’urto, città fujiko, ciroma, blackout)in risposta agli attacchi repressivi verso chi parla ai micorfoni delle radio autoorganizzate e a chi porta testimonianze dalle lotte nelle strade, nelle prigioni e nei posti di lavoro. Qui l’indizione della staffetta: CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA – Radio Onda d`Urto Il ruolo di Radio Blackout all’interno dell’Operazione Scintilla che portò allo sgombero dell’Asilo Occupato e all’arresto e alla denuncia di diversi compagn. A cura di Macerie su Macerie Una pillola informativa sulla libertà di espressione dei lavoratovi attraverso i mezzi di comunicazione a cura di Frittura Mista alias Radio Fabbrica Una testimonianza dalla trasmissione Zardins Magnetics in onda su Radio Onde Furlane, sui vari procedimenti penali di cui sono stati accusati per aver sostenuto ai microfoni le lotte contro il carcere e i cpr. Zardins Magnetics L’esperienza della trasmissione Aria di Radio Blackout che attraverso le dediche vocali e musicali per i/le detenut del carcere LoRusso-Cotugno, del carcere minorile Ferrante Aporti e del Cpr di C.so Brunelleschi, cerca di oltrepassare i muri e le sbarre per portare solidarietà e vicinanza ai/le reclus, ma anche per costruire un rapporto con gli/le amic e familiari delle persone recluse