
Per non dimenticare Oussama Darkaoui, morto di CPR
Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, August 5, 2026Il 5 agosto di due anni fa, nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, moriva Oussama Darkaoui. Non si è trattato di una tragica fatalità, non può essere considerato neppure un fatto isolato ed eccezionale, quanto piuttosto un dramma maturato in un contesto di enorme sofferenza, abbandono e degrado. A due anni di distanza ricordiamo Oussama, un ragazzo di appena 22 anni con tanti sogni da realizzare e una intera vita da vivere. Ricordiamo la sua morte per rammentare a tutti quanto sia ingiusto e disumano il sistema della detenzione amministrativa e quanta sofferenza venga riservata a migliaia di stranieri nel nostro Paese.
Oussama è il simbolo di una lotta che non deve arrestarsi, una lotta di civiltà e per la nostra civiltà. Perché, a differenza di quanto si vada affermando da alcune parti, la nostra civiltà non è quella dei respingimenti, della chiusura (mentale, prima ancora che fisica), della paura, della violenza e dell’odio. Così, quanto accaduto al giovane Oussama ci interroga su quanto sta accadendo in questi anni in Italia, in Europa e nel Mondo. Viviamo un tempo caratterizzato da paura e violenza. Paura di tutto ciò che è altro da noi, violenza (non solo fisica) contro la diversità. Tutto ciò si traduce sul piano politico in una legislatura difensiva e di chiusura. Si adottano così sempre nuovi provvedimenti emergenziali e urgenti, sempre più restrittivi, sempre più figli dell’allarmismo sociale creato ad arte.
Tutto questo genera una cecità morale dei governanti e dei governati che si scrollano di dosso ogni responsabilità rispetto ai fenomeni sociali, da un lato, e agli accadimenti nazionali ed internazionali, come se tutto fosse normale e naturale. Abbiamo intrapreso così, passo dopo passo, un cammino pericoloso, in direzione della demonizzazione dello straniero e della chiusura totale a tutto ciò che è “altro” da noi. Questa strada, rappresenta il percorso più semplice e sicuro per una politica superficiale e irresponsabile, ma, lungi dal risolvere i problemi sociali che pur esistono, rappresenta uno strumento per colpire soltanto i soggetti più fragili e meno tutelati. Lo straniero è diventato così la causa di tutti i mali italiani e il solo nemico da combattere per vivere meglio.
Così, quanto accaduto ad Oussama svela tutta l’ipocrisia del mondo occidentale. L’ipocrisia di chi dichiara di essere il difensore di tradizioni, di principi, di una cultura “superiore”, ma dimentica la vera essenza di quella cultura. Dal famoso motto della Rivoluzione francese “Liberté, Égalité, Fraternité”, trasfuso nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, passando per le Costituzioni dei moderni Stati europei, per la Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, la cultura occidentale è stata protesa alla difesa della sacralità dell’uomo, di tutti gli uomini. Il maggiore insegnamento della nostra cultura sta proprio nell’umanesimo, inteso non come un convenzionale periodo storico da studiare a scuola, ma come cultura della vita e della difesa dell’uomo e dei suoi diritti. Una tradizione che abbiamo rinnegato anche da ultimo con l’approvazione a livello europeo con le nuove normative in materia di migrazione.
Come Europa e come Italia dovremmo allora ricordare la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni. L’Italia nasce per sublimare le tante culture che caratterizzavano quella terra a forma di stivale. Una terra che è stata per lunghissimo tempo punto di incontro e di fusione di diverse culture. Dai tempi delle colonie della Magna Grecia, l’Italia è stata terra di approdo, di incontro, di fusione di culture, lingue, tradizioni. La terra delle tante realtà comunali, delle province, dei dialetti e anche dei tanti culti religiosi, dei tanti santi venerati, delle tante storie. Non vi è Paese più ricco di diversità del nostro. Da Nord a Sud e da Sud a Nord, l’Italia è una terra di mille differenze, quelle differenze che la rendono unica e meravigliosa. Questa terra che ha accolto per secoli uomini e donne provenienti da ogni angolo del mondo, oggi, non è più in grado di essere accogliente.
Spaventati da chi parla di una invasione in corso rischiamo di perdere il senso della realtà.
Così ci aggrappiamo ad una pseudo cultura che dovremmo difendere ma in cui non crediamo. Le nostre tradizioni distrutte da tempo dal consumismo e dal capitalismo, sono da tempo radici secche. Rimaniamo così ancorati ad una cultura che non esiste più, se non nella versione riveduta e corretta dall’imperialismo americano. Ecco allora che chi parla di attacco alla nostra cultura, sta difendendo un simulacro, un cadavere in putrefazione. Mentre la vera cultura è viva e dinamica nel momento in cui è in divenire e in relazione con il diverso da sé. La storia dei popoli è storia di contaminazione e non di chiusura. È storia di incontro e non di solitudine. I popoli che si sono aperti al mare, che hanno favorito i contatti economici e culturali, sono i popoli che hanno favorito la loro ricchezza e la loro crescita. I popoli che si sono chiusi, ritirandosi in sé stessi, hanno sancito la loro fine.
Ricordare Oussama Darkaoui nel giorno dell’anniversario della sua morte significa ricordare tutto questo e molto di più.
Ricordare oggi Oussama vuol dire anche pensare ai tanti stranieri che continuano ad essere rinchiusi nei CPR italiani in condizioni di degrado, di abbandono e di sofferenza estrema. Oussama ci ricorda che i CPR continuano la loro drammatica funzione e, soprattutto, dispensano ancora oggi gratuita sofferenza. Le immagini che vengono quotidianamente diffuse dall’interno di queste strutture, mostrano tutta la drammaticità della situazione che si vive all’interno dei CPR. Strutture collocate in zone diverse d’Italia sono accomunate da degrado e abbandono. Sono accomunate dall’essere luoghi di estremo disagio e di sofferenza.
Commemorare Oussama Darkaoui significa oggi ricordare che vi sono luoghi infernali che devono essere cancellati per restituire dignità e onore alla cultura occidentale e al nostro Paese.
Oggi, 5 agosto, alle ore 17 si terrà un presidio promosso dall’Assemblea Lucana No CPR davanti al CPR di Palazzo San Gervasio (PZ).
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