25esimo Anniversario G8 di Genova: la repressione e l’uso di armi non-convenzionali. Intervista a Laura Corradi

Pressenza - Tuesday, July 28, 2026

Sulla scia del “popolo di Seattle” del 1999[1], durante la riunione dei capi di governo degli otto maggiori paesi industrializzati (G8) svoltasi nel capoluogo ligure da venerdì 20 luglio a domenica 22 luglio 2001 e nei giorni precedenti, circa 200.000 persone appartenenti ai movimenti sociali, ai movimenti ecologisti, all’associazionismo civile, ai sindacati di base, alla sinistra radicale e antagonista si riversavano nelle strade di Genova contro la globalizzazione neoliberista e la sua violenza economica, proponendo un “altro mondo possibile” fatto di democrazia, diritti e giustizia sociale. Ma in quei giorni si è avverato ciò che Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale” tra feroce repressione poliziesca, torture alla Scuola Diaz, punizioni collettive alla Caserma di Bolzaneto, l’impego di uso di armi di distruzioni di massa illegali nei lacrimogeni, oltre all’omicidio del giovane attivista Carlo Giuliani. Nei sei anni successivi, lo Stato italiano subì alcune condanne in sede civile per gli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Nei confronti di funzionari pubblici furono inoltre aperti procedimenti in sede penale per i medesimi reati contestati. Circa 250 dei procedimenti, originati da denunce nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine per lesioni, furono archiviati a causa dell’impossibilità di identificare personalmente gli agenti responsabili. Di questo ne parliamo con Laura Corradi, sociologa ecofemminista, attivista impegnata nei movimenti femministi, queer, deep ecology, pacifisti, contro il razzismo, per la salute e i diritti sociali, è stata partecipe delle manifestazioni contro il G8 di Genova nel 2001. Ha insegnato Feminist Theory e Sociology of Sexualities all’Università di Santa Cruz in California, dove ha appreso l’importanza del metodo intersezionale e l’importanza di intersecare variabili di classe, genere, razza/etnia/cultura, età, orientamenti sessuali, religione, status e diverse abilità, nella ricerca sociologica. Da sempre svolge ricerca con un approccio decoloniale nelle comunità etniche a basso reddito, tra rifugiati/e, tra le popolazioni indigene in India, tra le comunità Maori in Nuova Zelanda e tra i Rom e Sinti in Europa, prestando molta attenzione allo sviluppo dei femminismi indigeni. Tra le più importanti studiose del confederalismo democratico in Rojava, del pensiero di Abdullah Öcalan e del femminismo curdo, è autrice di libri, articoli scientifici e divulgativi, è una grande sostenitrice dei processi di decolonizzazione delle conoscenze e delle metodologie a partire dalle prospettive aborigene. Attualmente è docente universitaria presso la Università della Calabria e si occupa di Sociologia della Salute e dell’Ambiente, di Studi di Genere e Metodo Intersezionale e di Genere e Scienza. 

 

Con il Genoa Social Forum sei stata una delle protagoniste delle attiviste che hanno animato le proteste al G8 di Genova nel luglio 2001…

L’epoca dei World Social Forum ha rappresentato un momento importante nella storia delle società che hanno preso la parola per costruire un mondo migliore, contrapponendosi alle decisioni delle élite politiche ed economiche globali rappresentate dal G8. Una mobilitazione così vasta e trasversale delle società non era mai avvenuta nel mondo: dopo Seattle ho partecipato al World Social Forum di Porto Alegre, a quello degli Stati Uniti, a quello dell’India a Mumbai, a Durban per il South-African Social Forum – quindi sì ero parte di questo movimento dei movimenti, delle sue idee di cambiamento.

Il potere costituito ha gettato “carichi da novanta” sulla popolazione in protesta contro il G8 in una repressione senza fine. Cosa è avvenuto in quei momenti? 

Cosa è avvenuto lo sanno tutti/e/u – dopo un quarto di secolo ancora non c’è stata ancora giustizia per Carlo, per le violenze nelle strade, alla Diaz, al Bolzaneto, per quelli di noi che si sono ammalati a causa dei gas. Avrei dovuto dormire nella scuola quella notte – ero troppo stanca per tornare nella casa di amici che mi ospitavano, e avevo trovato un posto libero.  Ma non riuscivo a dormire, avevo fame e sono uscita per andare a mangiare una pizza dagli Elfi. Quando sono tornata c’era il finimondo – un sacco di gente fuori dalla scuola, le autoambulanze che arrivavano …

Nonostante ciò, nell’opinione pubblica prevale ancora la negazione e la minimizzazione di quei momenti, dove ad essere demonizzati sono ancora le 200.000 persone che erano a protestare per un “altro mondo possibile”. Come mai avvenne questo? Da superstite, come hai vissuto quei giorni? 

Eravamo tutti superstiti di quella sospensione di democrazia – il fine era proprio quello di terrorizzare le persone (non certo di catturare quei black bloc che avevano agito indisturbati, con abiti nuovi e tanto di telecamera al seguito … ) volevano distruggere il movimento usando la violenza. Non immaginavo tanto sadismo nelle forze dell’ordine, nella certezza dell’impunità. E mi interrogo su cosa sia lo Stato [2], alla luce di Genova.

In pochi ricordano un fatto di estrema gravità: contro i manifestanti a Genova sono state usate armi non-convenzionali di distruzione di massa come i gas CS. C’è chi ha avuto conseguenze pesanti sulla propria salute e le ha pagate per il resto della vita. Il tuo è stato un caso che è stato raccontato sulla stampa nazionale. Qual è stata l’esperienza che hai avuto? Cosa sono, come nascono i gas CS e quali effetti hanno sulla salute umana? Cosa è stato il G8 di Genova per te e cosa ha significato?

Sì a Genova hanno usato il gas CS, cancerogeno, genotossico e mutageno, proibito a livello internazionale dalla Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche di Parigi del 1993 entrata in vigore il 29 aprile 1997. Ma in Italia avevano continuato a produrlo – alla Simad di Ravenna – ed a venderlo a governi autoritari nel sudest asiatico. Poi ad una manifestazione a Napoli nel marzo 2001 lo hanno usato – ho avuto mal di gola fino a maggio. Ed a Genova, in quantità enormi, si parlava di 6.200 candelotti tra gas CS e CN al cianuro, che provocava spasmi facciali e oculari, un vero avvelenamento dell’opposizione sociale che si stava esprimendo pacificamente.

C’è un libro che narra tutta la storia dei gas e delle conseguenze, dal titolo ‘La sindrome di Genova’ di Enzo Mangini ed Edoardo Magnone, pubblicato da Fratelli Frilli – credo sarebbe importante riprendere un discorso critico sulle cosiddette ‘armi non letali’ che in realtà possono uccidere o menomare le persone – e che oggi si sono moltiplicate, pensiamo all’uso del Taser (shocker elettrico) o alle pallottole di gomma che vengono usate in molti stati contro i manifestanti.

Cosa ha significato per me il Genova Social Forum? Lì ho lasciato il 67% dei miei polmoni a causa dei gas illegali che sono stati utilizzati – questo ha cambiato la mia vita. Ma c’è stato chi la vita l’ha persa – e questa ferita non si è mai chiusa, ha condizionato negativamente i movimenti sociali nei decenni successivi.

Pochi giorni fa c’è stato il 25esimo anniversario dal G8 di Genova. Nel 2001 c’erano 200.000 persone a manifestare, mentre nell’ottobre 2017 c’erano circa 3.000 persone a manifestare con il G7 sull’Agricoltura a Bergamo. Cosa è rimasto di quelle lotte anti-globalizzazione? Cosa si è perso? Come poter recuperare quello spirito politico delle proteste di Seattle e Genova 2001?

La storia non torna indietro, bisogna fare tesoro degli errori commessi – ne abbiamo fatti parecchi ed andrebbero capiti collettivamente fino in fondo, con spirito autocritico … E poi andare avanti a costruire cooperazione, solidarietà, democrazia nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, tra migranti, sapendo che ci attendono tempi difficili, dove gli spazi di libertà e di autogestione si restringono se non vengono praticati. Dall’esperienza dei Social Forum abbiamo imparato che il mondo è fortemente interconnesso, che locale e globale sono due aspetti della stessa realtà e che la soluzione ai problemi si trova con un larghissimo coinvolgimento sociale, con alleanze intersezionali chiare e durevoli – superando settarismi e conflitti (politici, personali, ideologici) che hanno minato la nostra capacità di lavorare insieme. Se vogliamo società più giuste e aperte alle diversità, se vogliamo il rispetto dei diritti (alla salute, all’ambiente, al lavoro dignitoso etc), be’, allora dobbiamo iniziare a praticare la democrazia dal basso, invece di aspettarcela dallo Stato. Ovvero cominciare a formarci per la democrazia diretta – a partire proprio da quella interna ai movimenti che così spesso è mancata in passato, tra mire egemoniche, protagonismi viriloidi e mancanza di una visione strategica. Certo un’altra politica è possibile, non separata dalla vita quotidiana, prendendo spunto dall’esperienza delle comunità zapatiste, dal confederalismo autonomo delle curde, dalle sperimentazioni di eco-democrazia di genere, dalle autogestioni. Tornare indietro, per fortuna, non si può.

 

[1] Movimento no-global o movimento anti-globalizzazione indica organizzazioni non governative, associazioni e singoli individui relativamente eterogenei dal punto di vista politico e accomunati dalla critica alla globalizzazione, soprattutto in ambito economico. Il movimento è anche spesso indicato come movimento per la giustizia globale, movimento alter-globalizzazione, movimento anti-globalista, movimento per la globalizzazione anti-corporativa o movimento contro la globalizzazione neoliberista. La prima comparsa di questo movimento avvenne in occasione degli Scontri di Seattle per la conferenza OMC del 1999. Di quello che è stato inizialmente chiamato “popolo di Seattle” non è mai stata data una denominazione unica, data l’enorme varietà e complessità delle organizzazioni che a Seattle si sono incontrate.

[2] Il 7 aprile 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti” durante l’irruzione alla scuola Diaz. Il 6 aprile 2017, di fronte alla stessa Corte, l’Italia ha raggiunto una risoluzione amichevole con sei dei sessantacinque ricorrenti per gli atti di tortura subiti presso la caserma di Bolzaneto, ammettendo la propria responsabilità. https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/g8-italia-patteggia-strasburgo-vittime-bolzaneto-15ec1d46-85c7-42ba-9538-f1fd3b739129.html?refresh_ce

 

Ulteriori informazioni su gas CS:

https://www.archivioantimafia.org/www.processig8.org/Iniziative/dossier_CS.pdf

https://www.senato.it/show-doc?leg=14&tipodoc=Sindisp&id=52663&idoggetto=0

https://processig8.net/Video/OP_libretto.pdf

https://tavsalute.polito.it/Articoli/NuovoCS.pdf

https://canestrinilex.com/assets/Uploads/pdf/armichimiche.pdf

https://www.notavtorino.org/documenti/03-Quaderno-Maddalena-Gas-CS-prof-Zucchetti.pdf

https://edizionimalamente.it/prefazioni etc/Prefazione Malamente Breve storia gas lacrimogeni.pdf

https://www.veritagiustizia.it/docs/gas_cs/gascs.php

https://www.ilariarupil.it/wp-content/uploads/2018/05/la-storia-del-gas-genova-2011.pdf

https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2026/07/17/parola-dordine-repressione-genova-tra-continuita-e-svolta/

https://ilmanifesto.it/archivio/2002003314

https://www.studiperlapace.it/view news html?news id=g8gas

https://www.carmillaonline.com/2022/03/10/storia-dei-gas-lacrimogeni-e-delle-repressioni-delle-lotte-nel-mondo/

https://www.poliziaedemocrazia.it/archivio/live/index-6360.html?domain=archivio&action=articolo&idArticolo=209

http://www.laboratoriopoliziademocratica.org/Stampa/sequestrate%20i%20gas.htm

https://www.osservatoriorepressione.info/genova-2001-gas-parte-seconda/

 

 

Lorenzo Poli