25esimo Anniversario G8 di Genova: la repressione e l’uso di armi non-convenzionali. Intervista a Laura Corradi
Sulla scia del “popolo di Seattle” del 1999[1], durante la riunione dei capi di
governo degli otto maggiori paesi industrializzati (G8) svoltasi nel capoluogo
ligure da venerdì 20 luglio a domenica 22 luglio 2001 e nei giorni precedenti,
circa 200.000 persone appartenenti ai movimenti sociali, ai movimenti
ecologisti, all’associazionismo civile, ai sindacati di base, alla sinistra
radicale e antagonista si riversavano nelle strade di Genova contro la
globalizzazione neoliberista e la sua violenza economica, proponendo un “altro
mondo possibile” fatto di democrazia, diritti e giustizia sociale. Ma in quei
giorni si è avverato ciò che Amnesty International ha definito “la più grave
sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda
Guerra Mondiale” tra feroce repressione poliziesca, torture alla Scuola Diaz,
punizioni collettive alla Caserma di Bolzaneto, l’impego di uso di armi di
distruzioni di massa illegali nei lacrimogeni, oltre all’omicidio del giovane
attivista Carlo Giuliani. Nei sei anni successivi, lo Stato italiano subì alcune
condanne in sede civile per gli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Nei
confronti di funzionari pubblici furono inoltre aperti procedimenti in sede
penale per i medesimi reati contestati. Circa 250 dei procedimenti, originati da
denunce nei confronti di esponenti delle forze dell’ordine per lesioni, furono
archiviati a causa dell’impossibilità di identificare personalmente gli agenti
responsabili. Di questo ne parliamo con Laura Corradi, sociologa ecofemminista,
attivista impegnata nei movimenti femministi, queer, deep ecology, pacifisti,
contro il razzismo, per la salute e i diritti sociali, è stata partecipe delle
manifestazioni contro il G8 di Genova nel 2001. Ha insegnato Feminist Theory e
Sociology of Sexualities all’Università di Santa Cruz in California, dove ha
appreso l’importanza del metodo intersezionale e l’importanza di intersecare
variabili di classe, genere, razza/etnia/cultura, età, orientamenti sessuali,
religione, status e diverse abilità, nella ricerca sociologica. Da sempre svolge
ricerca con un approccio decoloniale nelle comunità etniche a basso reddito, tra
rifugiati/e, tra le popolazioni indigene in India, tra le comunità Maori in
Nuova Zelanda e tra i Rom e Sinti in Europa, prestando molta attenzione allo
sviluppo dei femminismi indigeni. Tra le più importanti studiose del
confederalismo democratico in Rojava, del pensiero di Abdullah Öcalan e del
femminismo curdo, è autrice di libri, articoli scientifici e divulgativi, è una
grande sostenitrice dei processi di decolonizzazione delle conoscenze e delle
metodologie a partire dalle prospettive aborigene. Attualmente è docente
universitaria presso la Università della Calabria e si occupa di Sociologia
della Salute e dell’Ambiente, di Studi di Genere e Metodo Intersezionale e di
Genere e Scienza.
Con il Genoa Social Forum sei stata una delle protagoniste delle attiviste che
hanno animato le proteste al G8 di Genova nel luglio 2001…
L’epoca dei World Social Forum ha rappresentato un momento importante nella
storia delle società che hanno preso la parola per costruire un mondo migliore,
contrapponendosi alle decisioni delle élite politiche ed economiche globali
rappresentate dal G8. Una mobilitazione così vasta e trasversale delle società
non era mai avvenuta nel mondo: dopo Seattle ho partecipato al World Social
Forum di Porto Alegre, a quello degli Stati Uniti, a quello dell’India a Mumbai,
a Durban per il South-African Social Forum – quindi sì ero parte di questo
movimento dei movimenti, delle sue idee di cambiamento.
Il potere costituito ha gettato “carichi da novanta” sulla popolazione in
protesta contro il G8 in una repressione senza fine. Cosa è avvenuto in quei
momenti?
Cosa è avvenuto lo sanno tutti/e/u – dopo un quarto di secolo ancora non c’è
stata ancora giustizia per Carlo, per le violenze nelle strade, alla Diaz, al
Bolzaneto, per quelli di noi che si sono ammalati a causa dei gas. Avrei dovuto
dormire nella scuola quella notte – ero troppo stanca per tornare nella casa di
amici che mi ospitavano, e avevo trovato un posto libero. Ma non riuscivo a
dormire, avevo fame e sono uscita per andare a mangiare una pizza dagli Elfi.
Quando sono tornata c’era il finimondo – un sacco di gente fuori dalla scuola,
le autoambulanze che arrivavano …
Nonostante ciò, nell’opinione pubblica prevale ancora la negazione e la
minimizzazione di quei momenti, dove ad essere demonizzati sono ancora le
200.000 persone che erano a protestare per un “altro mondo possibile”. Come mai
avvenne questo? Da superstite, come hai vissuto quei giorni?
Eravamo tutti superstiti di quella sospensione di democrazia – il fine era
proprio quello di terrorizzare le persone (non certo di catturare quei black
bloc che avevano agito indisturbati, con abiti nuovi e tanto di telecamera al
seguito … ) volevano distruggere il movimento usando la violenza. Non immaginavo
tanto sadismo nelle forze dell’ordine, nella certezza dell’impunità. E mi
interrogo su cosa sia lo Stato [2], alla luce di Genova.
In pochi ricordano un fatto di estrema gravità: contro i manifestanti a Genova
sono state usate armi non-convenzionali di distruzione di massa come i gas
CS. C’è chi ha avuto conseguenze pesanti sulla propria salute e le ha pagate per
il resto della vita. Il tuo è stato un caso che è stato raccontato sulla stampa
nazionale. Qual è stata l’esperienza che hai avuto? Cosa sono, come nascono i
gas CS e quali effetti hanno sulla salute umana? Cosa è stato il G8 di Genova
per te e cosa ha significato?
Sì a Genova hanno usato il gas CS, cancerogeno, genotossico e mutageno, proibito
a livello internazionale dalla Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche
di Parigi del 1993 entrata in vigore il 29 aprile 1997. Ma in Italia avevano
continuato a produrlo – alla Simad di Ravenna – ed a venderlo a governi
autoritari nel sudest asiatico. Poi ad una manifestazione a Napoli nel marzo
2001 lo hanno usato – ho avuto mal di gola fino a maggio. Ed a Genova, in
quantità enormi, si parlava di 6.200 candelotti tra gas CS e CN al cianuro, che
provocava spasmi facciali e oculari, un vero avvelenamento dell’opposizione
sociale che si stava esprimendo pacificamente.
C’è un libro che narra tutta la storia dei gas e delle conseguenze, dal titolo
‘La sindrome di Genova’ di Enzo Mangini ed Edoardo Magnone, pubblicato da
Fratelli Frilli – credo sarebbe importante riprendere un discorso critico sulle
cosiddette ‘armi non letali’ che in realtà possono uccidere o menomare le
persone – e che oggi si sono moltiplicate, pensiamo all’uso del Taser (shocker
elettrico) o alle pallottole di gomma che vengono usate in molti stati contro i
manifestanti.
Cosa ha significato per me il Genova Social Forum? Lì ho lasciato il 67% dei
miei polmoni a causa dei gas illegali che sono stati utilizzati – questo ha
cambiato la mia vita. Ma c’è stato chi la vita l’ha persa – e questa ferita non
si è mai chiusa, ha condizionato negativamente i movimenti sociali nei decenni
successivi.
Pochi giorni fa c’è stato il 25esimo anniversario dal G8 di Genova. Nel 2001
c’erano 200.000 persone a manifestare, mentre nell’ottobre 2017 c’erano circa
3.000 persone a manifestare con il G7 sull’Agricoltura a Bergamo. Cosa è rimasto
di quelle lotte anti-globalizzazione? Cosa si è perso? Come poter recuperare
quello spirito politico delle proteste di Seattle e Genova 2001?
La storia non torna indietro, bisogna fare tesoro degli errori commessi – ne
abbiamo fatti parecchi ed andrebbero capiti collettivamente fino in fondo, con
spirito autocritico … E poi andare avanti a costruire cooperazione, solidarietà,
democrazia nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, tra migranti,
sapendo che ci attendono tempi difficili, dove gli spazi di libertà e di
autogestione si restringono se non vengono praticati. Dall’esperienza dei Social
Forum abbiamo imparato che il mondo è fortemente interconnesso, che locale e
globale sono due aspetti della stessa realtà e che la soluzione ai problemi si
trova con un larghissimo coinvolgimento sociale, con alleanze intersezionali
chiare e durevoli – superando settarismi e conflitti (politici, personali,
ideologici) che hanno minato la nostra capacità di lavorare insieme. Se vogliamo
società più giuste e aperte alle diversità, se vogliamo il rispetto dei diritti
(alla salute, all’ambiente, al lavoro dignitoso etc), be’, allora dobbiamo
iniziare a praticare la democrazia dal basso, invece di aspettarcela dallo
Stato. Ovvero cominciare a formarci per la democrazia diretta – a partire
proprio da quella interna ai movimenti che così spesso è mancata in passato, tra
mire egemoniche, protagonismi viriloidi e mancanza di una visione strategica.
Certo un’altra politica è possibile, non separata dalla vita quotidiana,
prendendo spunto dall’esperienza delle comunità zapatiste, dal confederalismo
autonomo delle curde, dalle sperimentazioni di eco-democrazia di genere, dalle
autogestioni. Tornare indietro, per fortuna, non si può.
[1] Movimento no-global o movimento anti-globalizzazione indica organizzazioni
non governative, associazioni e singoli individui relativamente eterogenei dal
punto di vista politico e accomunati dalla critica alla globalizzazione,
soprattutto in ambito economico. Il movimento è anche spesso indicato come
movimento per la giustizia globale, movimento alter-globalizzazione, movimento
anti-globalista, movimento per la globalizzazione anti-corporativa o movimento
contro la globalizzazione neoliberista. La prima comparsa di questo movimento
avvenne in occasione degli Scontri di Seattle per la conferenza OMC del 1999. Di
quello che è stato inizialmente chiamato “popolo di Seattle” non è mai stata
data una denominazione unica, data l’enorme varietà e complessità delle
organizzazioni che a Seattle si sono incontrate.
[2] Il 7 aprile 2015 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato
all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sul “divieto di
tortura e di trattamenti inumani o degradanti” durante l’irruzione alla scuola
Diaz. Il 6 aprile 2017, di fronte alla stessa Corte, l’Italia ha raggiunto una
risoluzione amichevole con sei dei sessantacinque ricorrenti per gli atti di
tortura subiti presso la caserma di Bolzaneto, ammettendo la propria
responsabilità.
https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/g8-italia-patteggia-strasburgo-vittime-bolzaneto-15ec1d46-85c7-42ba-9538-f1fd3b739129.html?refresh_ce
Ulteriori informazioni su gas CS:
https://www.archivioantimafia.org/www.processig8.org/Iniziative/dossier_CS.pdf
https://www.senato.it/show-doc?leg=14&tipodoc=Sindisp&id=52663&idoggetto=0
https://processig8.net/Video/OP_libretto.pdf
https://tavsalute.polito.it/Articoli/NuovoCS.pdf
https://canestrinilex.com/assets/Uploads/pdf/armichimiche.pdf
https://www.notavtorino.org/documenti/03-Quaderno-Maddalena-Gas-CS-prof-Zucchetti.pdf
https://edizionimalamente.it/prefazioni etc/Prefazione Malamente Breve storia
gas lacrimogeni.pdf
https://www.veritagiustizia.it/docs/gas_cs/gascs.php
https://www.ilariarupil.it/wp-content/uploads/2018/05/la-storia-del-gas-genova-2011.pdf
https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2026/07/17/parola-dordine-repressione-genova-tra-continuita-e-svolta/
https://ilmanifesto.it/archivio/2002003314
https://www.studiperlapace.it/view news html?news id=g8gas
https://www.carmillaonline.com/2022/03/10/storia-dei-gas-lacrimogeni-e-delle-repressioni-delle-lotte-nel-mondo/
https://www.poliziaedemocrazia.it/archivio/live/index-6360.html?domain=archivio&action=articolo&idArticolo=209
http://www.laboratoriopoliziademocratica.org/Stampa/sequestrate%20i%20gas.htm
https://www.osservatoriorepressione.info/genova-2001-gas-parte-seconda/
Lorenzo Poli