
La Rivoluzione dei Fenicotteri continua nonostante fermi e intimidazioni
Pressenza - Saturday, July 25, 2026Il 23 luglio, nel suo ormai 54° giorno, la protesta è tornata davanti al Parlamento di Tirana, questa volta la mattina, a partire dalle 8.00. Centinaia di persone si sono radunate davanti al Parlamento, mentre all’interno era in corso la seduta plenaria che avrebbe deciso sulla proprietà delle terre agricole agli stranieri. Più che in un unico punto, i manifestanti si sono distribuiti intorno ai diversi ingressi del Parlamento, già circondato da transenne metalliche e da ingenti schieramenti di polizia.

Ormai sapete che le manifestazioni principali si svolgono nel tardo pomeriggio ogni giorno da oltre cinquanta giorni, con il corteo da piazza Skanderbeg che si dirige verso la sede del premier, per il presidio che dura diverse ore e poi la marcia che continua per altro tempo e percorso indefiniti.

A questi appuntamenti fissi che scandiscono ormai la quotidianità della capitale Tirana, si aggiungono azioni straordinarie al mattino o nei weekend. Vengono convocate ad esempio quando il Parlamento è riunito come i presìdi del 2 luglio e del 20 luglio, oppure davanti ad altre istituzioni, come quello del 9 luglio in cui si è protestato davanti al Ministero della Cultura contro i quattro milioni di euro pubblici destinati al concerto di Ye (conosciuto ai più come Kanye), mentre nei fine settimana la mobilitazione si sposta nei territori recintati e sottratti all’accesso pubblico, tra cui Zvërnec (13 maggio), Rrjoll (13 giugno) e Kakome (21 giugno).


Tornando al 23 luglio, tra i provvedimenti contestati vi è una bozza di legge pubblicata per la consultazione dal Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale, intitolata «Sul trasferimento della proprietà dei terreni agricoli a persone fisiche e giuridiche straniere». Il testo apre la strada all’acquisto di terreni agricoli da parte di cittadini e società straniere, prevedendo che le nuove disposizioni producano effetti sette anni dopo l’eventuale adesione dell’Albania all’Unione Europea. Attualmente gli investitori stranieri possono prendere in affitto la terra agricola fino a 99 anni, ma non acquistarla. Il nuovo testo consentirebbe invece la compravendita di terreni privati e statali, compresi quelli appartenenti al fondo delle terre pubbliche definite “disponibili” o non ancora assegnate.
Una proposta di legge discussa pochi giorni dopo che il Viceministro dell’Agricoltura Fatmir Guri e il direttore generale del Ministero israeliano dell’Agricoltura e della Sicurezza alimentare, Oren Lavi, hanno firmato un memorandum dedicato alle tecnologie agricole, alla produzione sostenibile, alla sicurezza alimentare e alla ricerca congiunta. Era il 2 giugno, terzo giorno della Rivoluzione dei Fenicotteri.
La tensione è salita drasticamente intorno alle 10, quando la polizia ha tentato di spostare le barricate per impedire il lancio di uova e pomodori contro i veicoli dei parlamentari. Fallito il tentativo di allontanare i manifestanti, le forze dell’ordine hanno utilizzato spray al peperoncino e due autocisterne ad acqua per disperdere la protesta.



Per alcuni minuti, l’ingresso del Parlamento si è trasformato in un luogo di scontro e lancio di pomodori e uova. Dalla piazza si sono levati gli slogan “Rama, dimettiti”, “Rama in carcere, Berisha in carcere” e “Parlamento del crimine”, “Polizia del crimine”, “E’ arrivata la vostra fine”. I presidi sono continuati anche oltre le 16, momento intorno al quale, tra le 25 e le 30 persone sono state portate nei commissariati numero 1 e 3 di Tirana. Il Comitato Albanese di Helsinki ha accertato che, entro le 17, nel solo commissariato numero 1 erano trattenute 18 persone: cinque erano state interrogate e rilasciate, mentre per le altre tredici le procedure erano ancora in corso.
Tra le persone fermate vi erano due donne che non avevano compreso per quale ragione fosse stata limitata la loro libertà. Una di loro ha riferito di essere stata portata via mentre stava semplicemente filmando. Edison Lika, attivista di Mesdhe e volontario di Drejtesi Sociale era in collegamento diretto online con la TV di News24. Nel commissariato si trovava anche un manifestante con ferite alla testa e a un braccio, trasferito dopo essere stato prelevato dall’ospedale militare.
Tra le persone condotte in commissariato c’era anche Vjolanda Peca, giornalista di Citizens.al, fermata mentre stava documentando la protesta. Il rappresentante del Comitato Albanese di Helsinki Zylyftar Bregu ha condannato sia il fermo sia l’interrogatorio della giornalista. Anche se in quel momento non mostrava il badge, ha osservato Bregu, dopo essersi identificata come giornalista la condotta della polizia avrebbe dovuto cambiare immediatamente e non tradursi in una limitazione della libertà. Le testimonianze raccolte parlano inoltre di persone trascinate a terra e dell’impiego di lacrimogeni in presenza di bambini, anziani, persone malate e con disabilità. Il manifestante Skerdi Topalli ha denunciato in particolare il trattamento riservato alle donne e alle madri trascinate via dagli agenti.
La repressione non ha però disperso definitivamente la mobilitazione. I manifestanti sono rimasti davanti agli ingressi e alle uscite del Parlamento fino a dopo le 17. Al termine del presidio, gli organizzatori hanno invitato la cittadinanza a marciare verso i commissariati nei quali erano trattenute le persone fermate.
La Rivoluzione dei Fenicotteri non è morta, né arretra di un passo. La risposta del 23 luglio mostra e semmai rafforza la volontà del popolo albanese di resistere. I fenicotteri continuano a occupare lo spazio pubblico nonostante le intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli idranti, i lacrimogeni e i fermi di polizia. La forza dei fenicotteri sta proprio nella persistenza. La forza dei fenicotteri albanesi non consiste nel rispondere alla violenza con altra violenza, ma nel continuare a occupare lo spazio pubblico nonostante le intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli idranti, i lacrimogeni e i fermi di polizia. Essere pacifici non significa accettare l’ingiustizia, né fermarsi o arretrare.
Oggi è il 56° giorno e la protesta che richiamerà la diaspora è prevista per il 14, 15 e 16 agosto.
Foto di Trivet