L’insostenibile quotidianità di Gaza

Pressenza - Thursday, July 23, 2026
Forse qualcuno ricorda quando nel marzo scorso la nostra amica Veronica raccontò della sua insegnante online di inglese, da Gaza. Le lezioni sono continuate, Veronica migliora il suo inglese. Reem, la sua insegnante, si fa trovare pronta e collegata all’ora giusta, qualche volta rischia che la sua carica non sia sufficiente e si scusa dovendo terminare prima la lezione. Dovrà andare a trovare in una tenda vicina o in una piazza. Così come ci si mette in coda per l’acqua, così si fa per la corrente, immaginiamo. Sabato 18 Veronica legge cosa Reem ha scritto sul suo stato di whatsapp. Riesce a copiare l’immagine, legge e rilegge quello che ha scritto. Ecco la traduzione, sotto un’immagine dove si vedono morti, feriti, distruzione… “Questa è la scena fuori dal posto di lavoro dove vado ogni giorno a lavorare e dove cerco di ricostruire un po’ di normalità. Per fortuna ieri ho deciso di lavorare dalla mia tenda: mi sentivo esausta e semplicemente non avevo le energie per uscire. Mentre lavoravo, questo posto è stato bombardato. C’è stata una strage. Dieci persone sono state uccise e molte altre ferite. Non so se considerarmi fortunata per non essere stata lì in quel preciso istante… o sfortunata per essere ancora viva ed essere così costretta ad assistere ogni giorno a scene come questa.” Veronica, sgomenta, cerca informazioni su cosa è successo quel giorno e trova questi articoli di Eliana Riva sul Manifesto (https://ilmanifesto.it/bombe-sul-corteo-funebre-scene-di-ordinario-orrore-a-nuseirat  e Michele Giorgio su Pagine Esteri  https://pagineesteri.it/2026/07/18/medioriente/gaza-bombe-sul-funerale-e-nuove-demolizioni/) In sintesi: fuori dalla moschea Ahmed Yassin di Nuseirat, venerdì 17 luglio, un drone ha bombardato un corteo funebre, a cui partecipavano adulti e bambini. Si tratta di uno dei tanti massacri che Israele continua a perpetrare a Gaza, dove, dallo scorso 11 ottobre, nonostante la presunta tregua, almeno 1200 palestinesi sono stati uccisi. Veronica chiede a Reem se vuole scrivere di più per condividere con chi da questa parte del mondo, anche se sensibile e segue i fatti, difficilmente può riuscire a immaginare e sentire cosa significa vivere così vicino alla morte e all’annientamento del proprio popolo e della propria storia. Reem è disponibile. Veronica mi cerca e mi dice: “Cosa possiamo chiederle Andrea?” Penso, penso. “Dove e come trovi la forza per andare avanti? Cosa ti aiuta e ti genera momenti di sollievo? Puoi/vuoi fare tu delle domande a noi? Cosa ci chiedi/chiedete di fare? Così risponde Reem:
“Rispetto alla questione della forza, beh, è davvero complicato. Penso che non ci sia altra possibilità. O trovi la forza di affrontare tutto questo, continui ad andare avanti e lavori per il tuo futuro, oppure crolli completamente. E io non perdo la speranza che la vita possa cambiare un giorno. Io devo mantenermi da sola… non c’è nessun altro che possa farlo per me. La vita e le sue circostanze sono davvero difficili, e non ho mai imparato davvero ad arrendermi (non importa quanto brutte diventino le cose). Per quanto riguarda i momenti di sollievo, non esagererei affatto se dicessi che non ci sono veri momenti di riposo. Vivere in una tenda con questo caldo è davvero pesante. È quasi impossibile riposare, a causa del caldo estremo, anche se vorrei fare un pisolino durante il giorno. Quindi passo la maggior parte della giornata con tutto questo rumore intorno e quasi nessuna privacy. Ma cerco di godermi le piccole cose che possono alleviare un po’ la pressione della vita, come andare in palestra, vedere i miei amici o bere un caffè con la cioccolata. Per quanto riguarda l’ultima domanda, onestamente, non so davvero cosa dire…  Gaza ha bisogno di un aiuto reale e concreto, qualcosa che possa aiutare concretamente le persone a continuare a vivere e ad andare avanti dopo l’inferno che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni. E personalmente (forse sembra egoistico) vorrei poter trovare un aiuto o un modo per lasciare Gaza e iniziare una nuova vita all’estero… prima che crolliamo completamente qui… o moriamo.”
Con Veronica ci guardiamo in silenzio. Due considerazioni: dobbiamo fare tutto il possibile per non abbandonare Reem, per non abbandonare il popolo palestinese. Continuare a fare pressioni, perché si rompa l’assedio di Gaza. Torneremo presto a chiedere a Reem se vorrà raccontarci, fosse solo per far sapere al maggior numero di persone possibili come si vive in quel pezzo di terra che il governo israeliano e il suo esercito hanno trasformato in un inferno.

Andrea De Lotto