Colombia – Dopo Petro
Il 10 agosto, alle 7:34 del mattino, un terremoto ha scosso la Colombia
occidentale, causando la morte di oltre trecento persone e lasciando molte altre
senza tetto. La terza città più grande del Paese, Cali, è stata gravemente
colpita; proprio lì, tre giorni prima, il presidente Abelardo De la Espriella
aveva celebrato la sua cerimonia di insediamento, commettendo una controversa
violazione della norma costituzionale, che stabilisce che i presidenti assumano
la carica presso il Congresso Nazionale di Bogotá. Mentre la gente cercava
freneticamente sopravvissuti tra le macerie, il Ministero degli Affari Esteri
annunciava il riconoscimento ufficiale da parte del nuovo governo della
sovranità israeliana sulle Alture del Golan sotto occupazione, nonché della
rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale, compiendo una svolta di 180
gradi rispetto alle politiche del governo uscente di Gustavo Petro. Il momento
scelto non ha certo contribuito a dissipare l’impressione che il governo di De
la Espriella darà priorità agli interessi degli Stati Uniti e di Israele
rispetto a quelli del popolo colombiano. Durante una conferenza stampa
d’emergenza tenutasi quello stesso pomeriggio, De la Espriella è stato ripreso
mentre rideva e mandava baci. Il suo vicepresidente gli ha ricordato: «Stiamo
affrontando una tragedia nazionale».
Oltre ad aver trasferito la cerimonia di insediamento, De la Espriella intende
inoltre fare della città settentrionale di Barranquilla, dove ha legami
familiari, una delle sedi principali del governo. Entrambe le misure mirano a
presentare la sua elezione come una rottura con il potere costituito, che De la
Espriella descrive come composto sia dalla destra tradizionale sia da una
sinistra storicamente maltrattata che contro ogni pronostico è arrivata al
governo nel 2022. Come in altri luoghi, la posizione populista di De la
Espriella si è rivelata efficace. Al ballottaggio di giugno, ha battuto con un
margine risicato il potenziale successore di Petro, Iván Cepeda, senatore di
sinistra e attivista per i diritti umani, figlio del senatore comunista Manuel
Cepeda, assassinato dai paramilitari nel 1994.
La vittoria di De la Espriella conferma la recente tendenza nell’andamento delle
elezioni a favore di governi di estrema destra in tutta l’America Latina, che
sono in gran parte slegati dal conservatorismo tradizionale, pur rappresentando
gli stessi interessi di classe. La maggior parte degli analisti si aspettava che
il Centro Democrático, fondato sul culto della personalità dell’ex presidente
Álvaro Uribe (2002-2010), rappresentasse la sfida di estrema destra al Patto
Storico di Petro e Cepeda e, di fatto, alcuni settori della sinistra si sono
mostrati ottimisti di fronte alla possibilità che De la Espriella dividesse il
voto della destra e assicurasse una vittoria al primo turno a Cepeda. Tuttavia,
mentre la candidata del Centro Democrático, Paloma Valencia, cercava di
ammorbidire l’immagine intransigente dell’uribismo per attirare gli elettori di
centro, De la Espriella l’ha affiancata da destra e gli elettori conservatori si
sono schierati in massa a favore del nuovo arrivato. Il sorprendente risultato
del primo turno, in cui De la Espriella ha ottenuto il 43,7% dei voti in una
competizione con 13 candidati, ha rappresentato un duro colpo sia per la
sinistra che per la destra dell’establishment colombiano.
Proprio come Noboa in Ecuador o Kast in Cile, De la Espriella ha sfruttato le
preoccupazioni dei cittadini di fronte alla percezione di un deterioramento
della sicurezza, battezzando in modo significativo il partito da lui fondato nel
2024 con il nome di «Difensori della Patria». Sul piano economico, la sua
campagna ha sostenuto che le politiche contro il capitale fossile del «Pacto
Histórico» stessero danneggiando le famiglie con minori risorse. La promessa di
opporsi all’aborto e alla genitorialità delle persone dello stesso sesso ha
attirato gli elettori religiosi e aconservatori, che costituiscono un gruppo
considerevole nel Paese. Strategicamente, nell’ambito del sistema elettorale a
rappresentanza proporzionale della Colombia, la campagna di De la Espriella si è
concentrata sulle aree urbane densamente popolate. L’affluenza alle urne è stata
insolitamente alta, raggiungendo il 64 per cento, e i 12,9 milioni di voti
ottenuti da De la Espriella hanno superato il risultato di qualsiasi candidato
presidenziale precedente. Sebbene Cepeda abbia vinto in 18 dei 32 dipartimenti
regionali della Colombia, oltre che a Bogotá e Cali, la sua campagna ha
incontrato difficoltà nelle roccaforti conservatrici tradizionali, specialmente
nel nord. Come ha dimostrato l’elezione di Petro nel 2022, un programma basato
sul consolidamento della pace, sulla tutela dell’ambiente e sulla difesa dei
diritti sociali raccoglie un forte sostegno nelle regioni politicamente ed
economicamente emarginate, come il Cauca e il Nariño, ma ha meno risonanza nelle
grandi aree urbane, dove gli elettori sono meno colpiti dal conflitto e
dall’abbandono da parte dello Stato.
Come accade per molti sedicenti «outsider», l’ascesa di De la Espriella è stata
possibile grazie alla sua vicinanza al potere. È nato in una famiglia benestante
di Córdoba, roccaforte conservatrice. Suo padre era giudice, mentre sua madre
erede di un allevamento di bestiame. La coppia ricopriva un ruolo di primo piano
nella politica regionale: suo padre sarebbe poi diventato direttore regionale
della vittoriosa campagna presidenziale di Uribe nel 2002, aumentando
l’esposizione del giovane Abelardo a figure influenti, sia in ambito legale che
extralegale. I suoi vent’anni sono stati trascorsi invitando i comandanti delle
Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), il principale gruppo paramilitare del
Paese, a intervenire in forum universitari, conducendo allo stesso tempo una
campagna contro la loro estradizione, tattica favorita da certi circoli di
potere per impedire che ex collaboratori testimoniassero sulla connivenza delle
élite colombiane nelle atrocità commesse dalle forze paramilitari. Un’indagine
disposta nel 2007 dalla Corte Suprema colombiana all’interno della fondazione
Iniziative per la Pace (FIPAZ) sostenuta da Abelardo, a causa dei suoi legami
con i paramilitari, fu bloccata dal procuratore generale, suo amico personale.
Dopo essersi trasferito a Miami e aver ottenuto l’abilitazione alla professione
forense conseguito De la Espriella ha difeso trafficanti di droga e ha ottenuto
la cittadinanza statunitense. Si è creato uno stile appariscente in linea con
l’ambiente latino-conservatore di Miami: denti smaglianti, barba immacolata,
abiti attillati. Tornato in Colombia, in alcuni programmi televisivi ha
raccontato aneddoti su come uccidesse gatti con fuochi d’artificio, cosa che in
seguito ha affermato essere uno scherzo, quando i filamati delle interviste sono
riemersi durante la campagna elettorale. Gli insulti misogini e omofobi, le
sfumature autoritarie e la sua promessa di «distruggere la sinistra» non sono
stati smentiti.
Dopo aver guidato i sondaggi nella fase finale, Cepeda ha ottenuto la cifra
senza precedenti di 12,7 milioni di voti, 1,5 milioni in più rispetto al totale
con cui Petro aveva vinto nel 2022, con un margine di sconfitta inferiore all’1
per cento. Tuttavia, la sua campagna ha commesso diversi errori inutili, poiché
ha tardato a diversificare la propria presenza sui social media e si è
concentrata eccessivamente sugli elettori già convinti. D’altra parte, la
personalità misurata di Cepeda è stata messa in ombra dalla combattività
incendiaria, capace di conquistare il pubblico, sia di Petro che di De la
Espriella. I buoni risultati ottenuti potrebbero garantirgli una nuova
candidatura nel 2030, ma, per ora, l’umano e composto Cepeda dovrà continuare la
lotta dall’opposizione.
Gli indici di gradimento di Petro sono elevati per un presidente uscente, il che
riflette i notevoli risultati ottenuti dal suo governo. I sindacati colombiani
hanno accolto con favore la legislazione sul lavoro promulgata dal suo governo
(Legge 2466/2025), che ha formalizzato l’economia delle piattaforme e ha
regolamentato i lavoratori del settore dell’assistenza, aumentato la
retribuzione degli straordinari, rafforzato i contratti di lavoro, stabilito
salari minimi obbligatori per gli apprendisti, adottato misure drastiche contro
il subappalto e imposto la settimana lavorativa di 42 ore. Il suo governo ha
ridistribuito oltre mezzo milione di ettari di terra produttiva alle famiglie
rurali, rispetto agli appena 13.000 ettari distribuiti dal governo precedente.
Petro ha affrontato una rivendicazione storica con il riconoscimento della
popolazione campesina rurale come «soggetto di diritto», fornendo garanzie
sull’accesso alla terra, sulla produzione alimentare e sugli investimenti
statali nelle comunità. Il governo di Petro ha inoltre vietato il fracking e le
licenze di esplorazione di combustibili fossili. Sul piano internazionale, Petro
ha promosso l’integrazione regionale e l’autonomia, ha ripreso le relazioni
diplomatiche con il Venezuela e Cuba e ha sviluppato il commercio Sud-Sud,
raddoppiando le esportazioni verso l’Africa. La sua posizione su Gaza lo ha reso
una figura emblematica del movimento filopalestinese a livello globale. Sebbene
i suoi progressi legislativi siano ora minacciati – De l’Espriella ha revocato
il divieto di fracking e intende ampliare l’estrazione di petrolio e gas, mentre
i sindacati si preparano a contrastare l’attacco del nuovo governo alle
conquiste ottenute con tanta fatica in materia di lavoro –, la forza del Patto
Storico in Parlamento dovrebbe impedire un regresso totale.
NICK MACWILLIAM È UN REGISTA E GIORNALISTA BRITANNICO CHE HA VISSUTO E LAVORATO
A LUNGO IN AMERICA LATINA
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