Bambini indigeni sepolti nelle “tombe senza nome”: lo Stato canadese è colpevole
Il verdetto preliminare della 57ª sessione del Tribunale Permanente dei Popoli
ha giudicato lo Stato canadese responsabile di genocidio. La sentenza, che verrà
pronunciata il prossimo 30 settembre, nella nazione nord-americana la Giornata
nazionale per la verità e la riconciliazione, sarà inviata al governo federale
del Canada e al Vaticano.
Alle udienze pubbliche, che si sono tenute a Montreal dal 25 al 29 maggio, sono
state esaminate la documentazione e le testimonianze dei crimini commessi nelle
Indian Residential Schools canadesi gestite da enti religiosi cattolici.
Dalla loro istituzione, nel 1876, fino al loro smantellamento, alla fine del XX
secolo, in questi collegi vennero ospitati e, per effetto della legge del 1894
che ne imponeva la frequentazione, forzatamente alloggiati e istruiti circa
150˙000 bambini indigeni .
Nelle ‘scuole residenziali per indiani’ morirono sicuramente circa 4˙000 alunni,
secondo le fonti ufficiali periti a causa della tubercolosi e altre malattie, ma
le comunità indigene calcolano che siano stati molti di più, almeno 6˙000, e tra
il 2008 e il 2015 la Commissione di verità e riconciliazione ha accertato che,
oltre ad essere allontanati dalle proprie famiglie e venire indottrinati, in
queste strutture i piccoli subivano maltrattamenti e abusi.
Quando nel 2021 nei pressi di tre edifici un tempo adibiti a tali scuole sono
state scoperte un migliaio di “tombe senza nome”, la Native Women’s Shelter di
Montreal (NWSM) insieme a Future Generations Foundation, David Suzuki
Foundation, Know History, JFK Law LLP, Aboriginal Legal Services e Daphne Art
Centre ha presentato un’istanza al Tribunale Permanente dei Popoli.
“La richiesta è motivata anche dalle recenti indagini che hanno portato alla
luce le fosse comuni in ex siti di scuole residenziali in tutto il Canada,
rivelando l’ampiezza del fenomeno – spiega il Tribunale Permanente dei Popoli –
Nella richiesta si sostiene che la ricerca di giustizia, verità e
riconciliazione da parte delle comunità indigene per le atrocità commesse contro
i loro figli non sia stata soddisfatta dal governo canadese, nonostante gli
sforzi compiuti dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione tra il 2008
e il 2015″.
Le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità, in specifico omicidi,
sterminio, tortura, schiavitù, violenze sessuali e deportazione, dei bambini
indigeni canadesi, sono state presentate al TPP affinché, esaminando le denunce
della scomparsa dei bambini indigeni e le prove dell’occultamento dei loro
corpi, valutasse le responsabilità dello Stato canadese considerando anche
l’impatto che questi crimini hanno avuto nelle comunità indigene in passato e
nel presente.
Su Altrɘconomia il 29 maggio Alessia Cesana ha riferito che l’executive director
del Native Women’s Shelter di Montreal (NWSM), Na’kuset, in un’intervista ha
dichiarato: “Non so come il Canada abbia fatto a rimanere impunito nonostante
tutti i crimini che ha compiuto. Noi, però, ne stiamo vivendo le conseguenze”.
Il programma della 57ª sessione del Tribunale Permanente dei Popoli era così
suddiviso:
* Reading of the indictment / Presentation of the Prosecution’s Case
* Investigative Journalism & Survivors’ Experiences
* Finding Unmarked Graves & Forced and Coerced Sterilization
* Genocide and Crimes Against Humanity & Defence Presentation
* Prosecution Closing & Judges’ Deliberation and Preliminary Statement
A panel of seven judges will hear evidence on behalf of the Permanent Peoples’
Tribunal this week at the Daphne Art Centre in Montreal – Photo: CBC / Joy
SpearChief-Morris (RCI Canadian News)
La giuria della 57ª sessione del TPP era composta da 7 membri, di cui 3
canadesi: il professor Andrew Woolford, docente di sociologia e criminologia
all’Università del Manitoba ed ex presidente dell’International Association of
Genocide Scholars, Katsi’tsakwas Ellen Gabriel, regista di documentari che nel
1990 il Popolo del Longhouse e la comunità di Kanehsatà:ke, di cui fa parte,
hanno nominato propria portavoce, inoltre referente dell’associazione Indigenous
Climate Action nello Steering Committee e più volte eletta presidente della
Quebec Native Women’s Association; la professoressa Seánna Howard, direttrice
dell’International Human Rights Advocacy Workshop alla facoltà di giurisprudenza
dell’Università dell’Arizona, dove dal 2006 collabora con l’Indigenous Peoples
Law and Policy Program, consulente per la difesa dei diritti di numerose
comunità (Western Shoshone, Chiricahua Apache, Maya in Belize, il Hul’qumi’num
Treaty Group, il Water Protector Legal Collective e la nazione Navajo), inoltre
del governo del Kenya per l’applicazione di leggi e provvedimenti in conformità
con gli standard internazionali del diritto umanitario e del rispetto dei
diritti dei popoli indigeni, che collabora al monitoraggio dei trattati delle
Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e con la Commissione Permanente
delle Nazioni Unite sulle questioni indigene e al Comitato delle Nazioni Unite
per l’eliminazione della Discriminazione Razziale.
Il 29 maggio il quotidiano candese Montreal City News ha annunciato il verdetto
preliminare del TPP, “il Canada ha commesso un genocidio contro i popoli
indigeni nelle scuole residenziali e in altre istituzioni”, riferendo che
– la giudice Seánna Howard ha precisato: “In azioni e omissioni statali
riscontriamo un continuo disprezzo per le vite degli indigeni, la negazione
della loro titolarità a disporre delle informazioni che li riguardano, della
loro sovranità nella propria terra e dell’inviolabilità dei loro corpi, nonché
altre violazioni dei loro diritti”;
– la lead prosecutor e legal director di Aboriginal Legal Services, Christa Big
Canoe ha commentato di esser sempre stata convinta che le prove presentate
fossero sufficienti a dimostrare il compimento di un genocidio e di crimini
contro l’umanità commessi nelle scuole canadesi, che la sentenza condanna in
modo esemplare perché “espressamente elencati in modo esplicito” ed evidenziando
“gli obblighi internazionali dello Stato”.
Inoltre, il quotidiano di Montreal ha focalizzato l’attenzione sulla valenza del
verdetto come una “dichiarazione storica” in cui, inoltre, al governo federale
canadese viene raccomandato di conservare la documentazione del Processo di
Valutazione Indipendente (IAP), cioè le testimonianze di quasi 40˙000 ex alunni
delle Indian Residential Schools, che dal 19 settembre 2027 possono venire
distrutti poiché così decretato nel 2017 dalla Corte Suprema del Canada e, come
osservato dall’executive director dell’NWSM, Na’kuset, la conseguenza sarebbe
devastante: “significherebbe cancellare la nostra storia, come se tutto venisse
nascosto sotto il tappeto, e questo è assolutamente inappropriato e offensivo”.
Maddalena Brunasti