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Contro lo sfruttamento lavorativo sono necessarie le lotte e le alleanze sociali – di Gennaro Avallone
Sappiamo tutto Sappiamo tutto su sfruttamento lavorativo, caporalato e sistemi generalizzati di intermediazione. Sappiamo tutto sulle filiere agricole, sul modo in cui funzionano e sui meccanismi di potere che le governano. Sappiamo anche come si produce l'irregolarità tanto salariale e contributiva (con il lavoro grigio e nero) quanto quella amministrativa (ad esempio, con le [...]
June 6, 2026
Effimera
Amendolara, 6 giugno: Potere al Popolo aderisce alla manifestazione
Sabato 6 giugno saremo ad Amendolara, insieme ad USB Calabria e di tutte le realtà che hanno risposto alla chiamata. Saremo in corteo perché crediamo che la presenza fisica nei luoghi dove si consuma l’ingiustizia abbia un significato che nessun comunicato, per quanto necessario, può sostituire. La Calabria non può […] L'articolo Amendolara, 6 giugno: Potere al Popolo aderisce alla manifestazione su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
STRAGE DI PIAZZA LOGGIA: L’AUDIO-BIOGRAFIA DELLE VITTIME DELLA STRAGE FASCISTA, DI STATO E DELLA NATO A BRESCIA
Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante di francese; Livia Bottardi Milani, 32 anni, insegnante di lettere; Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante di fisica; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante di lettere; Luigi Pinto, 25 anni, insegnante di educazione tecnica, arrivato da Foggia a Brescia per poter insegnare; Euplo Natali, 69 anni, pensionato e partigiano; Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio; Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio. Sono le 8 vittime della strage fascista, di Stato e della Nato del 28 Maggio 1974 in piazza della Loggia a Brescia, durante una manifestazione antifascista, indetta dall’allora Cupa (Comitato unitario permanente antifascista) contro l’ondata di attentati e violenze fasciste che da mesi insanguinavano l’Italia e in particolare il Bresciano. Oltre alle 8 vittime, la strage di Brescia fece più di 100 feriti, decine dei quali in condizioni estremamente gravi, segnando in maniera indelebile l’identità stessa della città di Brescia, dove è nata e dove ha ancora oggi la propria redazione centrale la nostra emittente, Radio Onda d’Urto. In occasione del 52esimo anniversario della strage di piazza della Loggia, il 28 maggio 2026, riprendiamo dagli Archivi di Radio Onda d’Urto l’audio-biografia con la storia, personale e politica, di tutte e 8 le vittime antifasciste di piazza Loggia. Ascolta o scarica
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: 52 ANNI DALLA STRAGE FASCISTA, DI STATO E DELLA NATO DI PIAZZA LOGGIA. LA CRONACA DALLA GIORNATA LOTTA
28 maggio, 52° anniversario della Strage fascista, di Stato e della Nato di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974.  Alle 10.12, ora della Strage, i rintocchi per le 8 vittime di quella esplosione. Sul selciato, rimasero anche un centinaio di feriti.  Come ogni anno a livello istituzionale, la piazza prevede delegazioni e interventi dalle ore 8.30 e per tutta la giornata. Le organizzazioni e le realtà di base dei movimenti sociali cittadini hanno invece lanciato due cortei antifascisti: alle 9 del mattino, appuntamento in piazzale Cesare Battisti (metro San Faustino) per la manifestazione organizzata da centro sociale Magazzino 47, Associazione Diritti per tutti, Collettivo Onda Studentesca, Confederazione Cobas e Cub; alle 18.30, appuntamento in piazza Garibaldi per il corteo serale chiamato da Unione sportiva stella rossa, Non una di meno Brescia, Usb, Potere al popolo, Sinistra anticapitalista e altre realtà. I collegamenti del mattino: ore 9.15 – Michele, della redazione di Radio Onda d’Urto, descrive i primi minuti di concentramento del corteo. Ascolta o scarica.
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
MODENA: NESSUN SPAZIO ALLO SCIACALLAGGIO POLITICO DI FORZA NUOVA , LA CITTA’ ANTIFASCISTA SCENDE IN PIAZZA
“Sabato scorso la nostra città è stata colpita da una tragedia terribile che ha lasciato tutti e tutte noi nel dolore. Di fronte a un dramma simile, l’unica risposta umana possibile sarebbe il silenzio, il rispetto e la solidarietà alla famiglia e alle persone colpite. Invece, assistiamo all’ennesimo atto di sciacallaggio politico da parte dei neofascisti di Forza Nuova , che hanno annunciato un presidio proprio sul luogo dell’incidente. Un tentativo squallido e parassitario di strumentalizzare il dolore per raccogliere visibilità, alimentare l’odio e sputare sulla memoria delle vittime. Modena, città medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, non può e non vuole tollerare questa provocazione. Non permetteremo che le nostre strade diventino il palcoscenico della loro propaganda d’odio, specialmente sopra un lutto cittadino. Facciamo appello a tutta la Modena solidale, meticcia, democratica e antifascista: scendiamo in piazza per fare scudo contro la provocazione nera, per difendere la dignità della nostra città e per stringerci attorno a chi oggi soffre. Respingiamo lo sciacallaggio! Ci vediamo nelle strade”. La Modena antifascista e democratica scende in piazza questa sera contro il presidio convocato da Forza Nuova per strumentalizzare la tragedia accaduta a Modena sabato scorso. Il presidio antifascista è in corso in Largo Aldo Moro. Forza Nuova sara’ in presidio dalle 20.30 in Piazzale Risorgimento. Da Modena Maurizio Merotto della nostra redazione Emilia-Romagna Ascolta o scarica  Da Modena sentiamo anche Paolo Brini Fiom-Cgil Ascolta o scarica   
May 20, 2026
Radio Onda d`Urto
PROCESSO STRAGE DI BRESCIA: SOPRALLUOGO NELLA BASE COPERTA DI SILVIO FERRARI IN VIA ALEARDO ALEARDI
“La descrizione fatta da Ombretta Giacomazzi della base coperta che era nella disponibilità di Silvio Ferrari corrisponde effettivamente all’appartamentino di via Aleardi a Brescia”, dove martedì 5 maggio 2026 c’è stato il sopralluogo voluto dalla Corte d’Assise nell’ambito del processo per la Strage di Piazza Loggia contro il neofascista veronese Roberto Zorzi, accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’eccidio fascista, di Stato e della Nato di piazza Loggia. Il virgolettato è dell’avvocato Federico Sinicato, legale di parte civile, intervistato da Radio Onda d’Urto. Secondo la testimonianza di Ombretta Giacomazzi in quella piccola abitazione, una mansarda al civico 18 di via Aleardi, il neofascista bresciano Silvio Ferrari – morto dilaniato dall’esplosione di una bomba che trasportava sulla sua moto il 19 maggio 1974 – stampava fotografie scattate durante le riunioni alla caserma dei carabinieri di Parona a Verona e a cui partecipavano neofascisti di Ordine Nuovo, veronesi e bresciani, insieme a esponenti dei Servizi Segreti italiani e degli stessi carabinieri. Le fotografie sarebbero state poi consegnate e vendute a carabinieri e esponenti della questura di Brescia. Il sopralluogo in via Aleardi segue quelli svolti a Verona sia nella caserma di Parona, sia a Palazzo Carli, all’epoca sede del Comando Ftase delle forze terrestri Nato del Sud Europa, altra sede di incontri in cui si metteva a punto la strategia stragista. Sempre martedì 5 maggio, in aula è stato interrogato Rizziero Ziliani, noto a Brescia nei primi anni ’70 come picchiatore fascista. Ombretta Giacomazzi l’aveva indicato come partecipante ad alcuni degli incontri a Veron,a dove avrebbe scattato le fotografie poi stampate da Silvio Ferrari. Ziliani ha negato questi fatti. Secondo l’avvocato di parte civile del processo Federico Sinicato, però, questa fase del processo rafforza l’attendibilità della teste di accusa Ombretta Giacomazzi: “Il tema delle fotografie non trova conferma nelle dichiarazioni di Rizziero Ziliani, ma evidentemente ce lo aspettavamo, perché Ziliani era un membro importante all’epoca del gruppo più duro della destra estrema bresciana e quindi era difficile ammettesse di aver fatto fotografie per conto di quel gruppo a cui facevano parte anche esponenti dei Servizi. Certamente – prosegue il legale di parte civile – la credibilità della Giacomazzi con riferimento alle riunioni, al fatto che avvenissero e che lei sia stata coinvolta in alcuni di questi incontri avvenuti alla caserma di Parona – che non aveva nessun motivo di conoscere se non per esserci stata portata – è stata confermata, così come confermata è la sua conoscenza di palazzo Carli a Verona e dell’appartamento di via Aleardi a Brescia“. L’intervista di Radio Onda d’Urto all’avvocato di parte civile, Federico Sinicato Ascolta o scarica (immagine tratta dagli scatti della Fondazione Luigi Micheletti, parte dell’Archivio della Casa della Memoria)
89 anni fa la strage degli etiopi, l’Italia non ha mai chiesto scusa. Neppure Meloni
Il 19 febbraio è un giorno di lutto per l’Etiopia. E’ il giorno che ricorda gli eccidi compiuti dagli italiani durante la dominazione fascista. Ma l’Italia non ha mai chiesto scusa per quelle stragi né ha mai fatto i conti con il suo passato colonialista in Africa. Una storia di sopraffazione e di violenza che è stata sempre rimossa dai nostri governanti. A questa tradizione si è attenuta anche la premier Giorgia Meloni che nei giorni scorsi è stata ad Addis Abeba per il secondo vertice Italia-Africa e dove ha avuto colloqui con il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Nessun accenno, neppure questa volta, al nostro passato razzista e ai nostri crimini coloniali. La rimozione è iniziata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. A differenza dei crimini nazisti che, con il Processo di Norimberga, hanno visto non solo la punizione dei colpevoli ma anche l’occasione per una riflessione collettiva su quel tragico periodo storico, nulla di simile è avvenuto nel nostro Paese.  Nella Conferenza di Pace di Parigi del 1946 la delegazione italiana, guidata dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi, cercò inutilmente di ottenere la restituzione all’Italia delle sue colonie del periodo prefascista – Eritrea, Somalia e Libia – come riconoscimento e compenso del contributo del nostro Paese alla sconfitta del nazifascismo. Secondo il governo italiano andava fatta una distinzione tra l’avventura fascista e il dominio coloniale precedente perché quest’ultimo, attraverso gli investimenti economici, avrebbe favorito il progresso delle colonie, accreditando l’Italia come il Paese più capace a condurre il Corno d’Africa verso l’autogoverno.  La delegazione etiopica non si limitò ad opporsi alle rivendicazioni territoriali dell’Italia ma chiese che venissero processati per crimini di guerra molti esponenti militari e politici della dittatura fascista che si erano resi responsabili di stragi orrende durante la dominazione coloniale. Ma la richiesta degli etiopi venne respinta dalle potenze vincitrici, soprattutto dagli angloamericani che vedevano in alcuni personaggi, come il generale Badoglio, un possibile baluardo per la lotta al comunismo. Gli etiopi ridussero allora le loro richieste, limitandosi a presentare alla Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra solo dieci casi, tra i quali emergevano i nomi di Pietro Badoglio, Rodolfo Graziani, Guido Cortese ed Enrico Cerulli, ovvero le personalità più direttamente coinvolte negli eccidi.  Ma la Commissione delle Nazioni Unite, pur riconoscendo l’accuratezza della documentazione presentata dagli etiopi, accettò la richiesta di estradizione solo per Badoglio e Graziani. Il primo era accusato di aver impiegato armi chimiche vietate dagli accordi internazionali. Il secondo di aver scatenato una brutale repressione attraverso la quale furono massacrati migliaia di civili inermi.   Si era intanto arrivati al 1949. Tutto lasciava sperare che almeno i principali responsabili fossero sottoposti a processo. Ma il governo italiano respinse la richiesta di estradizione e così nessuno ha mai pagato per quei crimini. Pietro Badoglio morì per un attacco di asma nella sua casa a Grazzano il 1° novembre 1956 e gli vennero riservati anche i funerali di Stato. Rodolfo Graziani, invece, venne processato ma non per gli eccidi in Etiopia bensì per aver collaborato con l’esercito occupante tedesco dall’8 settembre 1943 fino al termine del conflitto nella sua qualità di Ministro della Guerra della Repubblica di Salò. Condannato a 19 anni di carcere, Graziani se ne vide condonare subito 13, ma scontò solo quattro mesi in quanto venne conteggiato il periodo della carcerazione preventiva. Tornato alla vita civile Graziani continuò a professare le sue idee fasciste e nel marzo del 1953 ebbe come riconoscimento la presidenza onoraria del MSI. Ma quali furono i crimini commessi dagli italiani in Etiopia? Le Forze Armate italiane, agli ordini di Badoglio e su espressa autorizzazione di Mussolini, utilizzarono ampiamente il gas iprite vietato dal Protocollo di Ginevra del 1925. A Badoglio è attribuita la responsabilità di aver ordinato almeno 65 bombardamenti all’iprite per un totale di oltre mille bombe C-500-T. Inoltre, Badoglio era accusato di aver bombardato ospedali della Croce Rossa. Quella che è passata alla storia come “la strage di Addis Abeba” avvenne il 19 febbraio 1937. Quel giorno ci fu un attentato della resistenza etiope che aveva come obiettivo il viceré d’Etiopia Rodofo Graziani. L’attentato provocò sette morti e circa cinquanta feriti. Graziani si salvò ma rimase seriamente ferito.  La reazione fu spietata. Il segretario federale del partito fascista Guido Cortese, che aveva sostituito Graziani in quanto in ospedale, fece distribuire armi a tutti gli italiani incitandoli alla mattanza. Gli etiopi vennero trucidati con tutti i mezzi a disposizione: a fucilate, con impiccagioni e a colpi di bastone, ma anche legati ai camion e trascinati lungo le strade. Molti, tra cui anziani, donne e bambini morirono bruciati vivi nelle loro capanne date a fuoco. Si calcola che le vittime furono tra le 20 e le 30.000. A questa strage seguì quella compiuta nella città santa di Debrà Libanos. Qui, su ordine di Graziani, vennero massacrati i monaci cristiani di osservanza copta, solo perché sospettati di aver protetto gli attentatori del 19 febbraio. Le esecuzioni sommarie vennero attuate dal generale Pietro Maletti al quale furono intitolate delle strade in diversi Comuni italiani, rimosse solo da pochi anni. Il numero dei monaci uccisi non è certo ma si calcola che furono tra 1400 e 2000.  Alcuni ministri italiani della Difesa, come Roberta Pinotti e Lorenzo Guerini, avevano assunto l’impegno di rendere omaggio alle vittime dei crimini italiani in Etiopia ma non se n’è fatto nulla. Niente scuse, dunque, né risarcimenti, né restituzione dei beni artistici che furono rubati agli etiopi dall’esercito italiano. La memoria di quell’epoca sanguinosa continua ad essere velata, se non apertamente oscurata, anche nella Repubblica democratica ed antifascista di oggi. Ma c’è chi invece, stando al governo, mantiene viva la memoria dell’Italia fascista e coloniale che fu. Come l’attuale ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, ex cognato di Giorgia Meloni, che nell’agosto del 2012 prese parte ad Affile, in provincia di Roma, all’inaugurazione del mausoleo dedicato a Graziani e sul quale campeggia la scritta “Patria – Onore”. Nell’occasione Lollobrigida non seppe nascondere la sua ammirazione per il “Maresciallo d’Italia” affermando che per lui, e non solo per lui, Graziani (detto anche “il macellaio del Fezzan”) sarà sempre “un punto di riferimento”.   Mario Pizzola
February 18, 2026
Pressenza
Nuove stragi a Gaza, mentre Netanyahu aderisce al Board of peace
Israele sta compiendo in queste ore una serie di ulteriori e gravissime violazione del cessate il fuoco. Il giornalista palestinese Abdul Raouf Shaath è stato ucciso insieme ai colleghi Mohammed Qeshta e Anas Ghanem da un attacco aereo israeliano che ha colpito il veicolo su cui viaggiavano nel centro di […] L'articolo Nuove stragi a Gaza, mentre Netanyahu aderisce al Board of peace su Contropiano.
January 23, 2026
Contropiano
Sfruttano l’orrore di Bondi Beach per mettere a tacere sul genocidio di Israele
Personalmente, faccio fatica a digerire la valanga di ipocrisia di gruppi pro-Israele come il Community Security Trust e il suo direttore politico, Dave Rich, in seguito all’attacco di domenica a Bondi Beach. I media istituzionali, d’altro canto, sembrano avere un appetito smisurato per gli sforzi degli apologeti di Israele volti […] L'articolo Sfruttano l’orrore di Bondi Beach per mettere a tacere sul genocidio di Israele su Contropiano.
December 19, 2025
Contropiano
Attentati e disciplina morale “a gettone” dell’Occidente
L’Occidente, quando scatta il sangue, sa produrre due cose in tempi brevissimi: una “narrativa” dell’innocenza per chi merita protezione simbolica e un tribunale morale per chi viene trattato come sospetto permanente. Dal 2001 siamo nello stato d’eccezione come norma. L’islamofobia funziona come tecnica di governo dell’emozione pubblica. Trasforma un crimine […] L'articolo Attentati e disciplina morale “a gettone” dell’Occidente su Contropiano.
December 16, 2025
Contropiano