Per una Albania giusta: quarantacinquesimo giorno di protesta a Tirana

Pressenza - Tuesday, July 14, 2026

Come ogni giorno al presidio, prima di dare la parola a chi vuole parlare, si canta l’inno nazionale.

È interessante osservare che è lo stesso che si cantava durante la dittatura di Enver Oxha ed anche prima. A differenza di altri Paesi del cosiddetto Socialismo Reale, anche la bandiera è rimasta la stessa e a nessuno passerebbe per l’anticamera del cervello l’idea di abbattere i monumenti eretti per ricordare la lotta partigiana contro i nazifascisti o i bassorilievo sugli edifici del governo che esaltano la classe operaia.

Si ripudia la dittatura ma non i valori, in cui molti credevano, che questa professava e che ha in larga misura tradito con un sistema poliziesco che condannava ogni dissenso, pur garantendo alcuni diritti sociali di base.

Come immaginate questa “Nuova Albania”? chiedo ad una coppia di giovani manifestanti.

Cercano le parole nelle lingue che un po’ parlano in modo che io possa capire esattamente: Francese, Spagnolo, Inglese e anche un po’ di Italiano…

Vogliono essere sicuri che io comprenda esattamente ciò per cui lottano.

“Prima di tutto immaginiamo un futuro senza Edi Rama e Sali Berisha, un Paese senza corruzione e dove i corrotti vengano individuati e puniti.

Chiediamo giustizia sociale.
Investimenti adeguati per l’istruzione, la sanità pubblica e la difesa dell’ambiente.

Non vogliamo vivere sotto un’oligarchia di speculatori e non vogliamo la svendita del nostro Paese.

Insomma per dirla semplicemente vogliamo un Albania giusta sotto tutti gli aspetti.”

Mauro Carlo Zanella