Palestina Israele: incarnare un altro modo e fare speranza insieme

Pressenza - Sunday, July 5, 2026

Soprattutto in questi giorni, l’immagine dei topi che mordono i bambini e le bambine a Gaza mi si para davanti agli occhi. Insopportabile. Cedere alla tentazione di una ferocissima rabbia morale per l’ingiustizia e lasciarsi invadere dall’odio per chi ha la responsabilità di tutto ciò? Cedere alla tentazione di una migrazione interiore, che non tollera il dolore e l’impotenza e scade nella disperazione o nell’indifferenza?

Come spesso dice Sulaiman Khatib, co-fondatore di Combatants for Peace, bisogna avere un piede nella realtà e un piede nel sogno.

Il 2 luglio, in tutta Israele, si sono svolte manifestazioni antigovernative per marcare 1000 giorni dal 7 ottobre 2023. Il fulcro delle proteste è la forte richiesta dell’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta statale e indipendente. Questa protesta resta fortemente focalizzata sulle proprie vittime e sulla crisi politica interna, ma apre probabilmente uno squarcio. Soprattutto non è il solo segnale di protesta.

Proprio palestinesi e israeliani che vivono dal fiume Giordano al mare Mediterraneo scelgono di ‘incarnare un altro modo’ (espressione usata spesso da Combatants for Peace) e ‘fare speranza insieme’ (espressione usata dagli attivisti Maoz Inon e Aziz Abu Sarah).

Il prossimo 6 novembre, il movimento congiunto di israeliani e palestinesi Combatants for Peace compirà 20 anni.

Appena qualche giorno fa, la coalizione It’s Time, di cui Combatants for Peace è membro, ricordava in un messaggio che due anni fa iniziava il percorso di un nuovo movimento per la pace, la sicurezza e la giustizia in Israele.

It’s Time, è parte del network che promuove il Festival Re-Imagine Peace, che si svolgerà a Firenze il prossimo fine settimana, dove si potranno incontrare Palestinesi e Israeliani/e che co-resistono e re-immaginano la pace, parola tradita e abusata.

Qui il programma del festival: https://www.reimaginepeacefestival.it/programma/

Combatants for Peace riflettono sul loro 20° anniversario: “Guardando indietro oggi, ciò che appare più straordinario non è tanto la fondazione di Combatants for Peace, quanto la sua capacità di resistere per vent’anni di conflitto, occupazione, guerra, sconvolgimenti politici e profonde perdite. Intere generazioni sono cresciute conoscendo poco altro che violenza, sfollamento, espropriazione e paura… Eppure il nostro movimento è persistito perché non si è mai basato su un accordo assoluto. Si è fondato su un impegno condiviso per la nonviolenza, i diritti umani e la consapevolezza che nessuno dei due popoli può raggiungere la libertà, la dignità o la sicurezza a spese dell’altro.”

Una delle capacità più necessarie in questo momento storico è proprio quella di ‘saper stare nel disaccordo’, ricordando l’interconnessione che ci soggiace: poter continuare a dialogare partendo da punti di vista diversi, senza disumanizzare l’altro, senza gareggiare per superiorità morale, strumentalizzando la propria vittimizzazione; mantenendo al contempo una consapevolezza delle asimmetrie di potere e un senso di giustizia che va verso la responsabilità e la riconciliazione.

In tutto questo tempo, molti si sono chiesti se palestinesi e israeliani/e potessero davvero collaborare, soprattutto di fronte alla realtà dell’occupazione, della disuguaglianza e della negazione dei diritti fondamentali.”

Le accuse di ‘normalizzazione’ agli incontri e alle attività che coinvolgono sia palestinesi che israeliani sono sempre dietro l’angolo, talvolta necessarie per richiamare la consapevolezza di cui sopra, altre volte forse, ideologiche e cieche delle possibilità.

Probabilmente, parte dello scetticismo arriva dall’abuso del binomio ‘pace e dialogo’, drogato da una ‘industria della pace liberale’ che confonde pace con quiete e status quo.

Eppure, nonostante tutte le supposizioni, il nostro movimento continua a crescere, sostenuto da persone che comprendono che i nostri futuri sono interconnessi e che una pace duratura richiederà uguaglianza, libertà e diritti umani per tutti/e. In occasione di questo anniversario, rendiamo omaggio non solo alla nostra organizzazione, ma anche a una comunità che ha continuato a insistere – spesso quando ciò si è rivelato difficile, impopolare e profondamente personale – sul fatto che un’altra via sia ancora possibile.”

Combatants for Peace si sta preparando per lanciare la più grande iniziativa di solidarietà globale digitale e un raduno di locali e internazionali in solidarietà per la raccolta delle olive in autunno in Cisgiordania, che culminerà proprio con il loro anniversario il 6 novembre 2026.

Per ricevere aggiornamenti, aggiungersi al canale whatsapp del gruppo italian Friends of Combatants for Peace: https://linktr.ee/CfPItalia

Immagino e prego che nei prossimi anni – o meglio ancora, a partire da ora – Combatants for Peace possa contribuire alla riconciliazione in un contesto in cui la violenza e la disumanizzazione siano finite e le responsabilità siano riconosciute, in cui le persone si liberino dalla paura e dalla rabbia e siano pronte a guarire insieme e a riparare la rete di relazioni, in cui i leader siano compassionevoli e guidati dalla Vita, e in cui la Terra possa essere ciò che è: generosa, abbondante e nutriente per tutte le persone che la abitano.

Il 1° luglio 2024 si è svolto il primo evento della coalizione It’s Time alla Menora Arena, il più grande evento per la pace nella storia recente di Israele. Da allora, la coalizione ha continuato a crescere e ad espandersi. Oggi comprende circa 85 organizzazioni per la pace e per una società inclusiva.

Hanno organizzato il Peace Summit di Gerusalemme (maggio 2025) e il People’s Peace Summit (fine aprile 2026), eventi sull’educazione alla pace, sessioni di presentazione delle iniziative di ‘presenza protettiva’, una conferenza sulla salute mentale e molto altro ancora. Migliaia di persone – donne e uomini, ebrei e palestinesi, giovani e anziani, membri della Knesset, giornalisti, personalità pubbliche, artisti, educatori e professionisti della salute mentale, attivisti e volontari della “presenza protettiva” – hanno preso parte, stanno prendendo parte e continueranno a prendere parte al lavoro.

‘Arab ‘Aramin e Ygal Elhanan, durante The People’s Peace Summit, 2026, hanno ricordato ciascuno la propria sorella: Arab ha ricordato sua sorella Abir uccisa davanti scuola da un soldato israeliano; Yigal ha ricordato sua sorella Smadar, uccisa in un attentato suicida di due palestinesi. Yigal ha però aggiunto che Smadar è stata uccisa anche “dalla politica di occupazione, furto, espropriazione, uccisioni, separazione e annientamento”.

‘Arab ha detto con tono assertivo: “Non siamo naïfs, lo sappiamo la pace non è facile. La politica di totale distruzione del popolo Palestinese, nella Gaza devastata, nella Cisgiordania che soffre del terrorismo dei settlers spalleggiati dall’esercito israleiano… non porterà sicurezza agli israeliani. La soluzione è che tutti/e dal fiume al mare godano della libertà e dell’uguaglianza… Nella società civile la speranza è viva ed è al lavoro”.

La coalizione continua il suo lavoro, con la convinzione che “I due popoli che condividono questa terra meritano di vivere in sicurezza e dignità. I nostri figli meritano un futuro all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia e della pace. Deve essere così. Può essere così. Sarà così.”.

Per aggiungersi al canale whatsapp della coalizione It’s Time: https://bit.ly/42zfQrB

Note:

Citazioni da Combatants for Peace https://app.getresponse.com/view.html?x=a62b&co=BoIzI8&m=BUMxmJ&mc=JB&s=BQPcD9u&u=z5YMw&z=EhoTycc&

Citazioni da It’s Time:

Messaggio 1 luglio canale whatsapp https://bit.ly/42zfQrB

Citazioni da The People’s Peace Summit 2026:

https://www.youtube.com/watch?v=Z6nOTkXzQHI&t=5447s

Ilaria Olimpico