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«Il mondo è diventato palestinese»: da Sarah Mustafa a Luigi de Magistris, Napoli interroga la coscienza dell’Occidente
Al Festival del Giallo di Napoli la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso si trasforma in un confronto su Palestina, diritto internazionale, informazione, resistenza e responsabilità dell’Occidente Non è stata una semplice presentazione letteraria. Al Festival del Giallo di Napoli, il nuovo romanzo di Sarah Mustafa, Il giorno che non ti ho ucciso, è diventato il punto di partenza per una riflessione che ha attraversato memoria, occupazione, diritto internazionale, informazione e resistenza. Sul palco, accanto all’autrice, l’editore Aldo Putignano e Luigi de Magistris. Le letture di Brunella Caputo hanno accompagnato la serata, restituendo voce alle pagine del romanzo e portando il pubblico dentro l’atmosfera del racconto. Sarah Mustafa ha aperto il suo intervento ringraziando Napoli per la vicinanza dimostrata alla causa palestinese e per le mobilitazioni di studenti, associazioni e cittadini che fin dai mesi successivi al 7 ottobre 2023 hanno mantenuto alta l’attenzione su Gaza e sui territori palestinesi occupati. L’autrice ha raccontato anche le proprie esitazioni nel periodo in cui stava per pubblicare il suo primo romanzo. Mentre la guerra occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali, temeva che non ci fosse più spazio per una narrazione diversa. Fu proprio Aldo Putignano a incoraggiarla a proseguire. Per Mustafa la letteratura rappresenta uno strumento per raccontare ciò che raramente trova spazio nella narrazione dominante occidentale: il punto di vista palestinese. Il giorno che non ti ho ucciso si colloca all’inizio degli anni Settanta e racconta l’incontro, a Pavia, tra Carla, giovane operaia italiana impegnata nelle lotte sindacali, e Omar, profugo palestinese segnato da una storia di perdita e violenza. Due destini lontani che si scoprono accomunati dalla ricerca della libertà e della giustizia. Ma il romanzo affonda le proprie radici anche nella storia personale dell’autrice. Nata in Italia, Mustafa ha vissuto da bambina in un campo profughi palestinese. Durante l’incontro ha ricordato il passaggio da una realtà occidentale a una vita fatta di acqua trasportata nelle taniche, servizi essenziali assenti e precarietà quotidiana. «Non è facile scegliere di lasciare la propria terra. In quella casa ci sono i ricordi, la propria storia, la propria vita». Il dibattito ha assunto un tono ancora più politico con l’intervento di Luigi de Magistris, chiamato da Aldo Putignano a riflettere sul rapporto tra informazione e realtà. «Credo che sia stato fatto molto in questi anni per provare a rompere la narrazione della propaganda occidentale». Secondo l’ex sindaco di Napoli, molte delle mobilitazioni nate in questi mesi hanno contribuito a riportare al centro aspetti della questione palestinese spesso rimossi dal dibattito pubblico. «Si dimentica la Nakba. Si dimentica un secolo di occupazione. Si dimentica un secolo di apartheid. Si dimentica il diritto internazionale». Per de Magistris il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma investe direttamente il rapporto tra potere e diritto nelle democrazie occidentali. «Prima c’era più ipocrisia. Formalmente il diritto internazionale esisteva, anche se veniva calpestato. Adesso si sta togliendo perfino il velo dell’ipocrisia. Si dice apertamente che il diritto vale fino a un certo punto». L’ex sindaco ha ricordato anche il clima che, a suo giudizio, si respirava nei primi mesi della guerra. «Quando andavi in televisione e parlavi di genocidio, ti interrompevano e ti chiedevano se ti assumevi la responsabilità di quello che stavi dicendo. Ti collocavano immediatamente tra i fiancheggiatori di Hamas o tra gli antisemiti». Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il tema della resistenza. Richiamando la storia antifascista della città, de Magistris ha stabilito un parallelo tra la lotta palestinese e la Resistenza italiana. «Credo che nessuno si sogni di ritenere i partigiani napoletani delle Quattro Giornate dei terroristi. Francesco Amoretti, presidente dell’ANPI, a sedici anni prese il fucile e sparò contro i cecchini fascisti che coprivano l’avanzata dei carri armati tedeschi. Nessuno avrebbe mai definito terrorista Francesco Amoretti». Da qui la distinzione che ha voluto ribadire con forza: «Il terrorismo va sempre condannato. Io ho fatto il magistrato, sono un giurista. Ma la resistenza è un’altra cosa». E ancora: «Se ti rubano la terra, se ti distruggono le famiglie, se ti negano l’acqua, se ti bombardano, se uccidono bambini, giornalisti, medici e infermieri, la resistenza non diventa soltanto un diritto. Diventa un dovere». Le parole più dure sono arrivate quando il discorso si è spostato sulle responsabilità dell’Occidente. De Magistris ha raccontato il lavoro svolto insieme ad altri giuristi per documentare quelle che definisce «complicità economiche, finanziarie, istituzionali, tecnologiche e militari». «Se noi vediamo che aziende, tra l’altro italiane, impegnate nella produzione di armi stanno al +500% di profitto, diciamoci la verità: il genocidio senza il sostegno delle forze occidentali, e non soltanto di quelle americane, non sarebbe stato possibile». «In questo Paese si stanno processando portuali che hanno fatto disobbedienza per non imbarcare merci dove c’erano armi. Si stanno processando giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio». Secondo de Magistris, il rischio è che venga meno la fiducia stessa nelle istituzioni. «Se iniziano a dirci che il diritto internazionale non esiste o che esiste solo quando conviene ai potenti, allora avremo un problema enorme». Nel corso dell’incontro de Magistris ha ricordato anche il progetto fotografico B Twin for Gaza, che mette a confronto la vita quotidiana di una bambina palestinese e quella di una bambina napoletana, sottolineando come la solidarietà tra Napoli e Gaza trovi espressione anche attraverso la cultura e l’arte. Sul tema Pressenza aveva già pubblicato un approfondimento: L’infanzia sotto assedio, l’infanzia protetta. Un ponte fotografico tra Gaza e Napoli In questo contesto ha sottolineato quella che considera una profonda distanza tra il sentimento popolare e le scelte dei governi. «Io credo che ci sia una dicotomia fra gli italiani e i governanti». A suggellare il senso della serata sono state anche le parole della prefazione firmata da Mario Capanna, lette da Aldo Putignano. Capanna definisce il romanzo «utile» perché contribuisce a mantenere viva la coscienza del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e richiama i pericoli rappresentati dalla guerra in corso a Gaza, dall’apartheid denunciata in Cisgiordania e dal rischio di un’ulteriore escalation nella regione. Nelle battute finali il confronto è tornato sul tema della pace. Sarah Mustafa ha sostenuto che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza giustizia. «Per arrivare alla pace ci vuole innanzitutto libertà per il popolo palestinese». Ha ricordato l’assenza di diritti fondamentali, dalla disponibilità di acqua potabile alla continuità territoriale, e ha definito il superamento dell’occupazione una condizione imprescindibile per qualsiasi percorso politico futuro. «Bisogna essere in due a voler dialogare». L’ultimo intervento di Luigi de Magistris ha assunto il tono di una riflessione più ampia sul presente. «Pensavano di cancellare per sempre i palestinesi dal mondo. Però non si sono accorti di una cosa. E questo è il bel segreto dell’umanità. Il mondo, un po’ alla volta, è diventato palestinese». Poi la conclusione. De Magistris ha richiamato le parole di Vittorio Arrigoni, «restiamo umani», aggiungendo però la necessità di interrogarsi su quale umanità si voglia difendere. «Dobbiamo chiederci che umani vogliamo essere. Perché Netanyahu è umano. Trump è umano. E non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di dire che quello che stanno facendo è “da bestie”: io, sinceramente, non ho mai visto le bestie fare genocidi». La presentazione di Il giorno che non ti ho ucciso si è trasformata così in una riflessione collettiva sul rapporto tra diritto, giustizia e memoria. Una discussione che, partendo dalla Palestina, ha interrogato direttamente anche le coscienze occidentali. Sarah Mustafa Napoli ascolta la Palestina: Sarah Mustafa al Festival del Giallo Il pubblico segue la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso di Sarah Mustafa sullo scalone panoramico della Villa Floridiana, a Napoli. Lucia Montanaro
June 7, 2026
Pressenza
MEDIO ORIENTE: CONTINUANO I MASSACRI ISRAELIANI IN LIBANO, A GAZA E IN CISGIORDANIA
Libano ancora crocevia di stragi e massacri, con il numero delle vittime dal 2 marzo, inizio dell’aggressione israeliana su larga scala, sempre più vicino a quota 4mila, con 11mila feriti e centinaia di migliaia di sfollati. Hezbollah respinge la tregua che esclude il Libano del sud e di fatto trasforma l’esercito libanese – più una polizia militare che un vero esercito – nel cane da guardia di Tel Aviv contro il movimento sciita, che dal canto proprio ha “informato il premier Aoun del rifiuto all’intesa: qualsiasi accordo deve partire dal ritiro completo di Israele”. Mentre quindi su Beirut e il nord per ora non si spara, al sud e nell’est è guerra. 12 le vittime oggi, 7 solo a Tiro, millenaria città nel sud del Libano. Colpito anche l’ospedale Jabal Amel con 4 morti e 7 feriti, oltre a danni alla struttura sanitaria. In direzione della non distante Sidone, invece, ordinata da Israele l’ennesima evacuazione di altri 8 villaggi dal sud; migliaia le persone in fuga. Dal Libano il reporter Ivan Grozny, nostro collaboratore.Ascolta o scarica  A Gaza una ragazza 18enne è rimasta uccisa in un raid con droni israeliani su Khan Younis, nel sud della Striscia: nell’attacco altre 15 persone sono rimaste ferite. Un altro 18enne, questa volta un ragazzo, è stata ammazzato invece in Cisgiordania, durante un raid occupante contro il villaggio di Beitin. Il corpo della vittima Haitham Ez al-Din Omar Hamida, è stato trattenuto dagli israeliani, come spesso fanno, senza riconsegnarlo ai familiari. L’esercito ha anche rapito altre 13 persone. Circa 10mila quelle dietro le sbarre, un terzo abbondante delle quali in detenzione amministrativa e quindi senza nemmeno accuse. Tra loro uno dei più noti è il dottor Hussam Abu Safiya, rapito da Gaza nel dicembre 2024 e fino allora direttore dell’ospedale Kamal Adwan. Abu Safiya è stato trasferito in un altro carcere e sottoposto a completo isolamento, come riferisce il figlio Ilyas dopo aver parlato con i legali. Sentiamo il figlio nell’intervento tradotto in italiano Ascolta o scarica 
June 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Israele continua la sua guerra contro studenti e ricercatori palestinesi
Tra il primo e il due giugno, le forze israeliane hanno lanciato una nuova campagna della loro guerra genocida contro il popolo palestinese. A essere presi di mira sono stati studenti e ricercatori, tanto nella Striscia quando in Cisgiordania. Sono state a decine le persone fermate, e di almeno cinque […] L'articolo Israele continua la sua guerra contro studenti e ricercatori palestinesi su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
Cisgiordania: scolari inseguiti e aggrediti e incursioni, sequestri e omicidi
L’International Middle East Media Center riferisce che in questi giorni si sono intensificate le aggressioni dei palestinesi che abitano in Cisgiordania e che gruppi di coloni israeliani si accaniscono sui bimbi e ragazzi palestinesi mentre si recano a scuola. Domenica scorsa è stato ripreso l’inseguimento degli scolari a Kisan, un villaggio a est di Betlemme e un’auto guidata da coloni israeliani ha investito e gravemente ferita una ragazza nella strada principale di Al-Lubban ash-Sharqiya, nell’area di Wadi al-Sha’er, a sud di Nablus, dove nella stessa giornata venivano invase le proprietà e attaccati i veicoli dei palestinesi. Inoltre a Rammun, nella zona intorno a Ramallah, i coloni israeliani si sono introdotti in un edificio scolastico in costruzione e con la distruzione delle strutture e con il furto di materiali e attrezzature hanno fatto danni stimati di almeno 30 mila shekel (pari a 10 mila dollari americani). Nei pressi di Taybeh i coloni hanno invaso i terreni coltivati dalla comunità beduina di Abu Faza’ al-Ka’abna disperdendo una mandria di cammelli affamati che hanno distrutto piante e raccolti. Contemporaneamente le forze di occupazione israeliane conducevano un’operazione su vasta scala in tutta la Cisgiordania: nelle incursioni in città, villaggi e campi profughi, che intanto venivano isolate con posti di blocco, sono state fatte irruzioni nelle abitazioni e sequestrate e arrestate molte persone, tra cui l’avvocato Ahmad Rafiq Hussein e alcuni ex prigionieri politici, e sono stati uccisi tre giovani, il 31enne Amjad Jawad Abdul‑Fattah Natsha, il 26enne Emad Haroun Shtayyeh e Hasan Nasrallah. L’IMEMC segnala che: > Nelle ultime settimane si è assistito a un’intensificazione di invasioni, > sparatorie, rapimenti e attacchi da parte di coloni paramilitari israeliani > illegali in diversi distretti della Cisgiordania, con conseguente uccisione di > numerosi palestinesi e ferimento e rapimento di decine di altri.  > > Quest’anno, nella Cisgiordania occupata, sono stati uccisi 65 palestinesi, tra > cui 15 bambini e un giornalista, 17 dei quali per mano di miliziani > israeliani. 31 maggio 2026: * Colonizers Chase Schoolchildren Near Bethlehem * Colonizers Injure Student, Invade Communities Across West Bank * Israeli Forces Invade West Bank, Abduct Palestinians 1 giugno 2026 * Soldiers Kill Palestinian Man Near Bethlehem * Israeli Forces Kill a Palestinian in Ar-Ram * Soldiers Shoot Palestinian In Tulkarem, Continue West Bank Violations Maddalena Brunasti
June 1, 2026
Pressenza
GLOBAL SUMUD LAND CONVOY: IN 10 ANCORA NELLE PRIGIONI LIBICHE. IL RACCONTO DI CARLA BIAVATI, APPENA RIENTRATA DALLA MISSIONE
Prosegue l’aggressione coloniale israeliana in Palestina: in Cisgiordania, con gli assalti, le violenze e i rapimenti di palestinesi per mano di militari e coloni; nella Striscia di Gaza con bombardamenti di aerei, droni e artiglieria che non si sono mai fermati davvero. Anche ieri almeno 3 vittime civili vicino Khan Yunis, nel sud. Oggi un’altra vittime palestinese in un attacco su Deir el Balah, nella Striscia centrale, e diversi i feriti. Secondo le autorità di Gaza il numero di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre 2023 a oggi nella Striscia sale a 72,938. “La situazione a Gaza è destinata a peggiorare, anche se smettono di bombardare, anche se smettono di uccidere quotidianamente, come fanno. Certo, non muoiono più a centinaia ogni giorno, ma muoiono a decine a settimana”. Ha detto ieri Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi, durante un incontro in Senato a Roma. In Libia, intanto, sono ancora nelle mani delle milizie di Haftar dieci attiviste e attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, che volevano portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Abbiamo intervistato Carla Biavati, attivista per la Palestina del Bds Bologna e di Assopace, appena rientrata in Italia, che faceva parte del convoglio fermato in Libia. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
PALESTINA: RAID DELL’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO SU GAZA E VIOLENZE DEI COLONI IN CISGIORDANIA OCCUPATA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO
Israele continua a colpire duramente la Palestina. Nella Striscia di Gaza non si fermano i bombardamenti e gli sfollamenti forzati: ieri, martedì 26 maggio, i raid ucciso 7 palestinesi, mentre questa notte si sono registrate altre 4 vittime. Tra loro Muhammad Odeh, comandante dell’ala militare di Hamas. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare dell’organizzazione ucciso dall’ottobre 2023. Ad annunciarlo è stato il ministro Katz, che è tornato anche a minacciare la deportazione totale dei palestinesi di Gaza, la cosiddetta e farlocca “emigrazione volontaria” da Gaza che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. “La situazione è difficile e la tregua è finta. Dal cessate il fuoco sono state uccise circa 900 persone” racconta da Gaza Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza, denunciando anche la drammatica situazione umanitaria: “Non esiste più elettricità, si vive con i generatori e il carburante ha un costo impossibile”. Con l’arrivo del caldo si moltiplicano anche malattie e infezioni nei campi tenda, dove mancano acqua, igiene e raccolta dei rifiuti. Intanto migliaia di bambini palestinesi restano senza scuola, distrutte dai bombardamenti dell’esercito di occupazione: “Ci sono bambini che da tre anni non riescono ad andare a scuola”, spiega Abu Omar, “intere generazioni rischiano l’analfabetismo”. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. In Cisgiordania Occupata Mediterranea Saving Humans denuncia un “sistema strutturale di pulizia etnica” nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Nel rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica”, l’organizzazione documenta quasi tremila violazioni nel solo 2025. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media di un assalto ogni due giorni, spesso con il sostegno diretto dell’esercito israeliano. “I coloni hanno il compito di rendere impossibile la vita ai palestinesi finché non se ne vadano”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina, parlando di un legame “sistematico e diretto” tra coloni armati, esercito e esecutivo di Netanyahu. Secondo il dossier, molti coloni coinvolti nelle violenze sarebbero oggi integrati formalmente nelle forze armate israeliane, mentre reti internazionali di finanziamento continuerebbero a sostenere economicamente le colonie illegali. Nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio, nella West Bank i coloni israeliani hanno incendiato veicoli e un’intera casa a Khirbet Masoud, sud di Jenin, vergando slogan razzisti, mentre vicino Hebron un 13enne è stato ferito da un raid dell’esercito occupante, nell’ambito dell’ennesimo rastrellamento: una dozzina i rapiti, tra loro anche un paio di giornalisti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto anche Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
“Perché non li considerano esseri umani”
Libano Mentre proseguono le violenze nella striscia di Gaza, l’aggressione israeliana contro il Libano non ha limiti. La mediazione Usa è una finzione. La “dottrina delle macerie” e “la politica della tenaglia” vengono applicate dall’esercito di invasione per uccidere libanesi, far pressione sul governo per cedere sulla linea politica e soprattutto per svuotare il sud del paese dalla sua gente e colonizzarlo con bande di coloni ebrei arrivati da ogni dove. Uccisioni e distruzioni vanno di pari passo. Il Ministero della Salute libanese ha pubblicato la statistica quotidiana delle atrocità sioniste: 3.111 martiri e 9.432 feriti a seguito dell’aggressione israeliana in corso contro il Libano dal 2 marzo. Cisgiordania Venerdì sera, l’esercito di occupazione israeliano ha arrestato un giovane palestinese nel giorno del suo matrimonio, in una sala ricevimenti nel governatorato di Jenin, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata. I coloni ebrei israeliani hanno inoltre attaccato il villaggio di Masoud, a sud di Jenin, aprendo il fuoco e seminando paura e panico tra i cittadini palestinesi. La Cisgiordania sta assistendo a un’escalation di aggressioni da parte dei coloni, sotto la protezione dell’esercito israeliano, in particolare nelle aree rurali adiacenti agli insediamenti e agli avamposti, che spesso diventano punti di partenza per attacchi violenti contro i palestinesi e le loro proprietà. Secondo la Commissione dell’Autorità Palestinese contro il Muro e gli Insediamenti, nel mese di aprile sono stati registrati 1.637 attacchi, con una media giornaliera di 55 aggressioni. Global Sumud Flotilla Il silenzio stampa in Italia sulle atrocità compiute dagli israeliani contro gli attivisti della flottiglia è un’onta indelebile. Testimonianze e foto sono state censurate. La documentazione si trova sulle agenzie di informazione, ma non passano. Le atrocità compiute dagli israeliani agli attivisti presi in ostaggio nelle acque internazionali sono indescrivibili. Un giovane statunitense, l’attivista Gregory Terry, ha dichiarato al suo arrivo in Turchia, doppo l’evacuazione da Israele: “I soldati dell’occupazione erano le persone peggiori che abbia mai incontrato. Erano le persone più odiose e crudeli che abbia mai conosciuto. Non riesco a immaginare come Israele tratti i palestinesi. I soldati dell’occupazione torturano e violentano i palestinesi perché non li considerano esseri umani. Gli Stati Uniti finanziano questo genocidio e ne sono complici attivi. Tutto ciò avviene con i soldi dei contribuenti statunitensi”. Ipocrisie diplomatiche Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno pubblicato un comunicato congiunto, nel quale “chiedono” la cessazione dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e che i responsabili delle violenze perpetrate dai coloni siano chiamati a risponderne. “Le politiche del governo israeliano in Cisgiordania minano la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati.” Poi aggiungono fotografando la situazione denunciata da palestinesi e ONU da anni: “Il progetto di insediamento E1 dividerà in due la Cisgiordania e costituisce una violazione del diritto internazionale”. Dopo aver fotografato la realtà, non hanno mosso un dito per imporre sanzioni ai trasgressori. Che non sia mai, per non urtare la sensibilità degli amici e alleati sionisti. Bloccare le esportazioni di armi che hanno permesso quella politica arrogante e suprematista dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione disamata palestinese? Figuriamoci! Ipocriti. ANBAMED
May 23, 2026
Pressenza
Israele: l’avamposto di un dominio senza limiti – di Paolo Punx
La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto al pubblico, come monito, come nuova normalità. Ancora una volta Israele ha superato se stesso nello spingersi oltre limiti sempre più invisibili. Lo scorso anno il tentativo di portare aiuti [...]
May 22, 2026
Effimera
PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse fratture dopo un’aggressione. In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi palestinesi. Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180 bambini e bambine dei villaggi beduini della zona. “Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione” racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme, separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”. In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei confronti della comunità beduina non si fermano: “I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali, sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche, uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto