Il presidio delle Libere Cittadine a Montecitorio: la resistenza quotidiana della “Sumud” nel cuore di Roma

Pressenza - Friday, June 19, 2026

Alle soglie di Palazzo Montecitorio, nel cuore pulsante delle istituzioni italiane, sorge il nostro presidio che trascende la mera protesta per farsi avamposto di resistenza politica e civile. Nato spontaneamente da cittadine e cittadini romani che stanchi di scrollare video agghiaccianti sul proprio cellulare, hanno scelto di fare della propria presenza fisica una barricata contro l’oblio e l’indifferenza istituzionale.
Cerchiamo giorno dopo giorno, di prendere esempio dai palestinesi, con la nostra testimonianza di Sumud, termine arabo che incarna l’essenza della resilienza e della ferma determinazione nel rimanere saldi sulla propria terra e nei propri principi, opponendosi strenuamente all’ingiustizia e all’oppressione. Non ci sostituiremo mai al popolo palestinese, ma cerchiamo di essere anche la loro voce, proprio come vogliono loro.

Il fulcro di questa mobilitazione risiede nella perentorietà delle nostre richieste: esigere dal governo italiano una presa di posizione inequivocabile che vada ben oltre le dichiarazioni di facciata. Richiediamo l’immediata cessazione di ogni rapporto diplomatico, commerciale e militare con Israele. I collegamenti logici ed etici delle nostre azioni sono nitidi e complessi. Noi denunciamo il regime di apartheid e il genocidio, ponendo l’accento sulla tragica condizione di oltre diecimila prigionieri palestinesi, tra i quali donne, bambini e molti sanitari, detenuti nelle carceri israeliane, spesso sottoposti a pratiche disumane. Tali pratiche sono inferte per fiaccare l’indomabile spirito di resistenza dei palestinesi rappresentato da figure emblematiche, come Marwan Barghouti, che lottano per l’autodeterminazione del loro popolo anche all’interno dei centri di tortura. Inoltre, il presidio si fa regolarmente megafono per il supporto ad azioni umanitarie internazionali, come le missioni della “Global Sumud Flotilla”, e in solidarietà ai giornalisti e reporter che pagano con la vita o con la censura il dovere di documentare il conflitto.


Il nostro operato non si esaurisce nello stazionamento passivo o nella declamazione di slogan. Cerchiamo di attuare un lavoro meticoloso di contro-informazione e sensibilizzazione del corpo sociale. Attraverso letture pubbliche – come la snervante e dolorosa recitazione dei nomi delle vittime, l’esposizione di striscioni, il volantinaggio e persino forme di protesta creativa con performance che possano attirare l’attenzione di tutti, cercando di sfidare la narrazione dominante.
Ci diamo da fare ogni giorno per scuotere la “politeia” italiana, attiriamo non solo l’attenzione dei passanti, ma anche dei funzionari o legislatori per farli confrontare con le immagini del dramma palestinese. Abbiamo creato mozioni una petizione che chiede al presidente della Repubblica di farsi garante effettivo dell’articolo 2 della Costituzione “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e del diritto-dovere di solidarietà in esso enunciato per l’appoggio che difendono il diritto di manifestare il dissenso, quando siamo stati attaccati dai vari DDL sicurezza. Siamo anche nella rete “Roma sa da che parte stare” per la raccolta che ha visto la firma di più di 15.000 romani per chiedere al sindaco della capitale la revoca di tutti gli accordi con Israele, nonché il loro monitoraggio.

La nostra esperienza sul campo è tutt’altro che scevra da pericoli e intimidazioni. Il presidio è diventato, in più occasioni, teatro di tensioni, molte volte abbiamo subito la virulenta intolleranza di sionisti, di frange filo-israeliane o di contestatori di passaggio. Spesso abbiamo avuto occasione di parlare con soldati che militano nelle file dell’IDF e non sono mancati episodi di aggressione verbale e fisica di individui che miravano con violenza e di azioni volte a danneggiare, oltraggiandole, le foto dei bambini gazawi trucidati, posate da noi, sull’asfalto.
Il nostro presidio è anche un abbraccio costante di umanità che ha voglia di condividere il dolore di ciò che accade. Sono molte le persone che per turismo passano nel cuore di Roma e si fermano entusiaste nel vedere che un gruppo manifesta per il popolo palestinese, allora si creano connessioni di pura solidarietà e sono sempre emozioni belle e forti.
Nonostante le intimidazioni, continuiamo a presidiare l’emiciclo,
a difendere i diritti umani calpestati, essendo consapevoli che la resistenza pacifica richiede coraggio morale ed impegno constante ma è proprio quello che continueremo a fare, cercando di impegnarci al meglio e sempre a fianco alle sorelle e fratelli palestinesi fino alla vittoria.

Redazione Roma