
Espulsione dell’IMA dalla WMA: motivazioni, repliche e commenti
Pressenza - Wednesday, June 17, 2026L’articolo pubblicato il 13 giugno scorso dalla rivista medico-scientifica The Lancet riferisce che alla World Medical Association (WMA) è stata presentata la petizione firmata da oltre 1˙600 professionisti, associazioni di categoria ed enti di settore con cui viene chiesto che nell’ordine del giorno della sua Assemblea Generale di ottobre prossimo sia inserita la mozione per il sanzionamento dell’Associazione Medica Israeliana (IMA).
Nel riferire la notizia la redazione di The Lancet precisa di non aver reperito “alcuna dichiarazione in cui l’IMA abbia condannato pubblicamente gli attacchi israeliani al sistema sanitario di Gaza, criticato la condotta israeliana nella guerra, chiesto un cessate il fuoco o risposto ai rapporti delle Nazioni Unite sul genocidio contro i palestinesi”.
In specifico l’articolo pubblicato da The Lancet riporta che
- il People’s Health Movement (PHM)
- la rete Artsen voor Gaza (Medici / Sanitari per Gaza olandese)
- il Consiglio Consultivo Sanitario di Voce Ebraica per la Pace
“chiedono la sospensione dalla WMA dell’IMA, perché non ha preso posizione contro il genocidio dei palestinesi, la distruzione delle infrastrutture sanitarie e le torture e gli omicidi di operatori sanitari a Gaza” e “chiedono il sanzionamento dell’IMA per quelle che definiscono violazioni dell’etica medica e del diritto internazionale umanitario nella guerra a Gaza”.
Effettivamente sul sito dell’associazione di categoria israeliana risulta che i suoi più recenti pronunciamenti ufficiali in merito a questioni riguardanti la salute e l’incolumità della popolazione palestinese sonoL’IMA ha dichiarato a The Lancet: “Le accuse contro l’IMA sono, nella peggiore delle ipotesi, menzogne, e nella migliore, affermazioni fortemente contestate presentate come fatti. Ancor più grave, le richieste dei firmatari di espellere l’IMA dalla WMA sembrano confondere il governo di un Paese con la sua associazione medica, un precedente estremamente pericoloso. Infine, la petizione ignora qualsiasi ruolo di Hamas nella distruzione del sistema sanitario di Gaza, come la loro strategia deliberata di nascondersi sotto e dentro gli ospedali e di utilizzare gli ospedali come centri di comando militari e depositi di munizioni, in violazione dell’articolo 19 della Quarta Convenzione di Ginevra”. L’IMA aggiunge che essa e “i propri membri hanno chiarito in numerose occasioni di sostenere l’etica medica universale”. L’IMA ha rilasciato dichiarazioni in cui chiedeva il rispetto della neutralità medica e del diritto internazionale umanitario, la consegna sicura degli aiuti umanitari ai civili a Gaza e un trattamento umano dei prigionieri e dei detenuti negli ospedali. Ad agosto ha espresso “profonda preoccupazione” per un attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis. L’IMA afferma che la sua espulsione dalla WMA “non promuoverebbe la pace, l’assistenza sanitaria o i diritti umani. Al contrario, danneggerebbe la collaborazione scientifica, indebolirebbe il dialogo medico internazionale e creerebbe un precedente in base al quale le campagne di pressione politica potrebbero essere utilizzate per isolare i professionisti sanitari sulla base della nazionalità”. La WMA ha dichiarato a The Lancet: “La WMA attribuisce grande valore all’inclusione e ritiene che il coinvolgimento dei suoi 117 membri, associazioni mediche nazionali, sia vitale per promuovere la salute e l’etica medica a livello globale. Preservare il dialogo e la cooperazione tra i medici a livello internazionale è essenziale in un mondo frammentato da conflitti e crisi umanitarie in escalation. Le nostre ferme dichiarazioni chiedono la protezione dell’assistenza sanitaria nelle zone di conflitto, tra cui Gaza, Libano, Ucraina, Sudan, Siria, Iran e Myanmar, sono ancora più incisive perché riuniamo la nostra variegata professione per discutere e sviluppare le nostre politiche”. Il comunicato prosegue affermando che “l’IMA, uno dei nostri membri fondatori e un forte sostenitore dell’etica e delle politiche della WMA, ha partecipato allo sviluppo delle nostre dichiarazioni su Gaza e si è rivolta al governo israeliano in diverse occasioni, esprimendo le preoccupazioni condivise dalla professione medica. La WMA si oppone all’esclusione di qualsiasi suo membro per le azioni del proprio governo: agire in tal modo ridurrebbe la nostra capacità di denunciare le ingiustizie e rischierebbe di limitare il dialogo tra i medici in questo momento critico, in cui è fondamentale raggiungere un consenso a sostegno della nostra etica medica”. Derek Summerfield, docente clinico senior onorario al King’s College di Londra, firmatario della petizione promossa da PHM, ha affermato che l’IMA “ha violato ogni regola della WMA”. Juliette Mattijsen, co-coordinatrice di PHM Europa e medico nei Paesi Bassi, afferma che l’IMA “non sta rispettando il suo giuramento medico, ovvero quello di difendere i professionisti sanitari e i colleghi che vengono uccisi e detenuti”. Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di Città del Capo e membro di PHM Sudafrica, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA ha “colluso con il trattamento indicibile riservato ai palestinesi durante questa guerra. Non ha mai riconosciuto le prove del deliberato attacco alle strutture sanitarie e agli operatori sanitari a Gaza, né le condizioni crudeli, disumane e degradanti in cui i detenuti palestinesi sono rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Mentre i gazawi venivano affamati e privati dell’accesso all’acqua e alle forniture mediche, l’IMA è rimasta in silenzio”. Solo dopo che la British Medical Association ha sospeso i propri rapporti con l’IMA a causa della crisi di Gaza nel giugno 2025 l’IMA “ha lanciato alcuni deboli appelli affinché le forniture mediche venissero consentite”, afferma London. Nell’ottobre del 2025 l’associazione medica sudafricana SAMA ha sospeso i rapporti con l’IMA e chiesto la sospensione dell’IMA dalla WMA a causa della “condotta dell’IMA nel contesto dell’etica medica internazionale e degli obblighi umanitari” nella crisi di Gaza.
- il documento trasmesso il 19 novembre 2025 alla Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset dal Comitato Etico dell’IMA per ribadire che la deontologia professionale vieta ai medici di “partecipare a qualsiasi aspetto delle esecuzioni” e, “citando il Giuramento del Medico Ebraico e le linee guida della WMA”, che “i medici professionisti non devono essere coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’esecuzione della pena di morte”;
- la lettera con cui Zion Hagay, il presidente dell’IMA, il 7 giugno scorso ha esortato Benjanim Netanyahu a “riconsiderare la politica di sospensione dei proventi derivanti dai servizi doganali destinati all’Autorità Palestinese, a causa del suo impatto catastrofico sul sistema sanitario palestinese”.
Sicuramente “la principale associazione di categoria, che rappresenta oltre il 90% dei medici di tutte le specializzazioni e in ogni ambito disciplinare e fase della carriera professionale, da studenti e tirocinanti a specialisti e medici di base fino ai pensionati” praticanti e residenti in Israele, l’IMA, non ha preso provvedimenti disciplinari nei confronti dei propri associati che, come evidenziato da ANBAMED, hanno incitato l’esercito a bombardare Gaza e persino gli ospedali del territorio palestinese e hanno torturato gli ostaggi palestinesi detenuti nella base militare di Sde Teiman.
Pubblicata dal periodico medico-scientifico e divulgativo edito dal 1823 da una società indipendente “impegnata a rendere la medicina ampiamente accessibile affinché, oltre ad avere un impatto positivo sulla vita delle persone, la medicina possa servire a migliorare la società”, la notizia della richiesta per il sanzionamento dell’IMA è subito rimbalzata sui media. Ad esempio, il 14 giugno sul quotidiano israeliano Haaretz è stata diffusa con il titolo “Complice di violazioni. Cresce la pressione per sospendere l’IMA dalla confederazione medica globale“.
La campagna per il sanzionamento dell’IMA promossa dal People’s Health Movement (PHM) insieme ad Artsen voor Gaza / Doctors for Gaza e all’Health Advisory Council of the Jewish Voice for Peace (JVP-HAC) è cominciata nel maggio scorso. Da giugno a settembre coinvolge i partecipanti in attività svolte localmente, nelle rispettive nazioni, per raccogliere adesioni alla petizione. Culminerà a ottobre prossimo, con le iniziative al Congresso della WMA a Rotterdam.
“Gli operatori sanitari palestinesi sono sistematicamente presi di mira dall’occupante israeliano – è spiegato sul sito di PHM – Questo non è un fatto casuale, ma parte integrante della distruzione del sistema sanitario palestinese. Tale distruzione è stata ed è tuttora un elemento cruciale del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania. La comunità medica globale non può rimanere in silenzio”.
Ricordando che
- 1.722 operatori sanitari palestinesi sono stati uccisi dall’ottobre 2023, una media di 2-3 al giorno;
- 185 operatori sanitari sono stati arrestati dalle autorità israeliane, molti senza alcuna accusa, e si segnalano casi di tortura e decessi in custodia;
- sono stati rilevati oltre 250 casi di detenzione illegale, tra cui di medici di alto livello, con alcuni detenuti che risultano dispersi o deceduti in custodia;
- ospedali, ambulanze e cliniche sono stati ripetutamente attaccati o distrutti, paralizzando il sistema sanitario;
- dagli esperti delle Nazioni Unite queste azioni compiute dall’esercito israeliano state descritte come “medicidi” e “desanificazione”, cioè il deliberato smantellamento delle strutture e la strumentalizzazione dell’assistenza sanitaria;
i promotori della petizione dichiarano: “Mentre gli operatori sanitari palestinesi vengono uccisi, detenuti, torturati e costretti a lavorare sotto assedio, l’IMA e gran parte della comunità medica israeliana sono rimaste in silenzio: hanno omesso di condannare gli attacchi contro il personale e le strutture di assistenza sanitaria o di ritenere i propri membri responsabili di violazioni dell’etica medica. A fronte di tali sistematiche distruzione e disumanizzazione, il loro silenzio compromette l’integrità professionale dei medici e permette che altri simili attacchi contro gli operatori sanitari possano venire impunemente commessi”.

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfe3SfFvOo2pgaEX6c5FAbsPivkQ2eNVMilxwMSQcAnjX64pQ/viewform

