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La fuga dei medici dal Servizio Sanitario Nazionale
Il 2025 verrà̀ ricordato come l’anno dello spartiacque per i medici italiani. Per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie (3.767) hanno superato i pensionamenti (2.876). Un’inversione di tendenza netta e improvvisa: in un solo anno le dimissioni sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici in servizio, una soglia mai registrata prima, neppure nei mesi più̀ critici della pandemia (3 medici ogni 100). Sono i dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, elaborati dal Centro Studi Anaao Assomed, in particolare da Vincenzo Cosentini (Responsabile Nazionale Centro Studi Anaao Assomed) in collaborazione con Chiara Rivetti, Giovanni Gallo, Pierino Di Silverio. Il fenomeno non è isolato, ma attraversa capillarmente il Paese: in ben 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale prima della pensione sono più̀ di quelli che hanno raggiunto i limiti di età̀ per il riposo. Situazioni particolarmente marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Allargando lo sguardo al bilancio complessivo delle risorse umane, i numeri restituiscono una dinamica di forte tensione sugli organici: per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025, ben 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause. Sul fronte della mobilità interna, l’analisi dei trasferimenti tra aziende sanitarie mostra come questi ultimi non siano guidati soltanto dalle scelte professionali individuali, ma riflettano i profondi processi di riorganizzazione vissuti tra il 2016 e il 2017, oltre agli strascichi degli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Al netto di queste variabili eccezionali, la serie storica evidenzia un andamento complessivamente stabile, con una leggera tendenza alla contrazione negli ultimi anni. Nonostante la fuga dai reparti, il tanto atteso ricambio generazionale ha preso il via: tra il 2015 e il 2024 l’età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo: 2 anni e 7 mesi in meno per i colleghi uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. Nello stesso arco temporale, la consistenza complessiva degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un contributo determinante a questo svecchiamento è arrivato dal “Decreto Calabria”, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l’ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Tuttavia, resta irrisolta la storica frattura di un Paese a due velocità. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione degli organici sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%), confermando la necessità di interventi mirati per riequilibrare l’offerta di salute sui territori. “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, sottolinea Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una <<vasca senza tappo>>”. Per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione, Anaao Assomed chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di passare dalle parole ai fatti con un piano straordinario in 10 punti: 1. Rendere strutturale il “Decreto Calabria”, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti; 2. Superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni; 3. Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi; 4. Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva; 5. Ospedali sicuri, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi; 6. Tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un SSN sempre più al femminile e rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore; 7. Perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno; 8. Un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti; 9. Riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato; 10. Sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti. Qui l’analisi decennale sul personale medico ospedaliero del Ssn, a cura del Centro Studi Anaao Assomed: https://www.anaao.it/public/aaa_4361512_studioanaaodemografiamedica_2ottobre26.pdf.  Giovanni Caprio
October 6, 2026
Pressenza
In Italia c’è una fuga impressionante di medici dal Sistema Sanitario Nazionale
Il 2025 ha segnato un nitido spartiacque per la sanità pubblica italiana: per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie dei medici (che sono state in totale 3.767) hanno superato, e di gran lunga, i pensionamenti (2.876). Le dimissioni sono balzate del 150% in soli dodici mesi, fino al 3,5% del personale in servizio, un livello mai raggiunto nemmeno durante la fase pandemica. Il fenomeno, dettagliato da un report pubblicato dal Centro studi di Anaao Assomed, coinvolge ben 12 regioni su 20 e colpisce professionisti nel pieno della carriera, mentre resta aperta – e non è certo una novità – una grande frattura tra le aree del Nord Italia e il Meridione. Le situazioni più marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i dimissionari superano i pensionati da 2,4 a 3,3 volte. I casi locali fotografano lo spaccato in atto in maniera chiara: in Trentino-Alto Adige le uscite volontarie dagli ospedali sono quasi triplicate in dieci anni, mentre tra il 2015 e il 2025 in Piemonte sono salite da 105 a 245, in Veneto da 115 a 214 e nelle Marche da 33 a 139. In Puglia le dimissioni del 2025 sono state 308, cinque volte quelle dell’anno precedente (56) e il doppio dei pensionamenti, mentre in Campania 246 medici hanno lasciato il reparto a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato. Tali uscite si innestano su squilibri territoriali già molto profondi e marcati. Nel confronto sugli organici tra il 2015 e il 2024, il Centro-Nord ha infatti guadagnato 4.029 medici, con un incremento del 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, arretrando del 3,1%. Le contrazioni percentuali più pesanti si registrano in Basilicata, con il 24,6% di personale in meno. A seguire, ci sono il Molise, la Valle d’Aosta e la Calabria, rispettivamente al 17,2%, 14,2% e 12,6%. Il quadro non è tuttavia quello di una riduzione generalizzata degli organici. Tra il 2015 e il 2024 il numero complessivo dei medici ospedalieri è infatti aumentato del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243. Contemporaneamente, l’età media è diminuita di due anni e sette mesi tra gli uomini e di due anni e quattro mesi tra le donne. Secondo Anaao, un contributo importante è arrivato dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha consentito l’ingresso di quasi diecimila giovani medici. Progressi che l’accelerazione delle dimissioni rischia però adesso di depotenziare. Il sindacato Anaao Assomed non parla di fisiologica mobilità. «A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni», ha evidenziato il segretario nazionale Pierino Di Silverio. «Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una ‘vasca senza tappo». E ancora: «Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde». Per fermare la frana, Anaao chiede al governo di mettere mano a una serie di misure, invitandolo a superare il tetto di spesa per il personale, garantire retribuzioni europee, incentivare le sedi disagiate e istituire un osservatorio sulle dimissioni. The post In Italia c’è una fuga impressionante di medici dal Sistema Sanitario Nazionale appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Di Battista, salvato da Cuba e dai suoi medici
Ieri sera, in collegamento a DiMartedì, Alessandro Di Battista ha raccontato per la prima volta pubblicamente le vere ragioni del suo malore a Cuba. “Ho un tumore al cervello”. Lo ha raccontato con parole di rara dignità e forza, ma una forza lontanissima da quella “retorica del guerriero” che ha […] L'articolo Di Battista, salvato da Cuba e dai suoi medici su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano
CPR: “COME LA DEPORTAZIONE SI È FATTA MODELLO E CHI CI GUADAGNA”. L’INTERVISTA A LUCA RONDI, AUTORE DI “FRONTIERA ALBANIA”
Radio Onda d’Urto torna a parlare dei lager di Stato, i Cpr, con una lunga intervista a Luca Rondi, autore per Altreconomia del libro inchiesta “Frontiera Albania. Come la deportazione si è fatta “modello”. E chi ci guadagna”. Con Luca Rondi siamo partiti innanzitutto dall’indagine della Procura di Ravenna che ha ipotizzato un’associazione a delinquere finalizzata alla falsità ideologica a carico di 23 medici in varie città italiane, tra cui, unico indagato, è Nicola Cocco, che ai nostri microfoni aveva parlato di “un tentativo di distogliere lo sguardo dal cuore della questione, le condizioni nei Cpr” e dalla loro patogenicità. Gli inquirenti contestano la regolarità dei certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr rilasciati a cittadini stranieri per bloccarne l’espulsione, mentre i professionisti coinvolti respingono le accuse e denunciano la sproporzione delle operazioni di polizia rispetto a quanto viene contestato, oltre che all’attacco mosso alla deontologia medica e all’autonomia della professione sanitaria e anche il fallimento delle politiche migratorie, cui fiore all’occhiello sono proprio i lager dello Stato, i CPR. Il commento di Luca Rondi, giornalista di Altreconomia. Ascolta o scarica “Frontiera Albania. Come la deportazione si è fatta “modello”. E chi ci guadagna” è il titolo dell’ultimo libro inchiesta pubblicato da Altreconomia, collana Le Talpe, nel giugno di quest’anno. La prefazione del libro è di Behrouz Boochani, pluripremiato scrittore, giornalista studioso e regista curdo, ex prigioniero dello stato australiano e delle sue folli politiche migratorie. Lo presentiamo con l’autore Luca Rondi. Ascolta o scarica Luca Rondi è nato a Biella nel 1995, è un giornalista d’inchiesta, inizia la sua carriera nei quotidiani locali poi dal 2019 scrive per il mensile Altreconomia. Le sue inchieste principali riguardano le rotte migratorie, il funzionamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) e le condizioni delle carceri italiane. Tra i suoi saggi di inchiesta e progetti multimediali ricordiamo: “Respinti. Le “sporche frontiere” d’Europa, dai Balcani al Mediterraneo”, scritto nel 2022 con Duccio Facchini): un’analisi dettagliata sui respingimenti e la violazione dei diritti ai confini europei; “Gorgo Cpr. Tra vite perdute, psicofarmaci e appalti milionari” scritto con Lorenzo Figoni: libro-inchiesta nato dopo la pubblicazione del report Rinchiusi e sedati (2023), incentrato sull’abuso di psicofarmaci nei centri di detenzione temporanea per migranti. Limbo – Le vite sospese di chi si fa migrante: un podcast curato insieme a Silvia Baldetti nel 2022.
September 28, 2026
Radio Onda d`Urto
INDAGINE MEDICI CPR, PIAZZE SOLIDALI E CONTRO I LAGER DI STATO DENUNCIANO UN “CLIMA PESANTE E DIFFICILE”
Dopo il presidio dello scorso sabato in piazza Nettuno a Bologna, partecipato da centinaia di persone, anche Bari, Firenze e Milano hanno solidarizzato questo pomeriggio con i sanitari coinvolti nell’inchiesta della Procura di Ravenna. “Medici liberi di curare” e “la cura non è un reato” sono alcune delle frasi scritte su cartelli e striscioni esposti all’esterno del Policlinico di Bari in un presidio che si è tenuto nel pomeriggio per manifestare solidarietà ai sanitari indagati e perquisiti per aver certificato l’inidoneità di persone destinate ai lager di Stato, i CPR. Nell’ambito dell’inchiesta, lo scorso 11 settembre sono stati perquisiti anche nove medici del Policlinico di Bari, tutti infettivologi e psichiatri, nessuno dei quali indagato. L’unico medico indagato con l’accusa di associazione a delinquere resta Nicola Cocco che, ospite nei giorni scorsi sulle nostre frequenze, aveva parlato di “un tentativo di distogliere lo sguardo dal cuore della questione, le condizioni nei CPR”. Su Radio Onda d’Urto l’intervento del dottor Andrea Mariano Laboratorio Salute Popolare di Bologna che ha partecipato al presidio di sabato in piazza Nettuno. Ascolta o scarica Ci siamo collegati in diretta con il presidio di piazza San Babila, Milano, dove abbiamo raccolto le considerazioni di Teresa Florio, attivista della Rete Mai Più Lager No Cpr, che ha organizzato l’iniziativa. Ascolta o scarica
September 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Perquisizioni al personale medico: interrogarsi sul senso di idoneità al trattenimento in CPR
Il 16 settembre 23 medici sono stati perquisiti su disposizione della Procura di Ravenna, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti falsi certificati di non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Al dott. Nicola Cocco, unico formalmente indagato nella nuova operazione, viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati; agli altri medici coinvolti il falso ideologico continuato e l’interruzione di pubblico servizio, in relazione a 34 certificazioni di non idoneità al trattenimento. Questa operazione riporta l’attenzione su un dibattito già aperto: che senso ha parlare di “idoneità” alla reclusione in un luogo patogeno per definizione? Dal 2022, per direttiva ministeriale, è compito di un* medic* valutare le condizioni di salute delle persone prima dell’ingresso in Cpr. Eppure, è noto come anche in casi di fragilità accertata, alcune persone sono state dichiarate idonee al trattenimento — come se un buono stato di salute potesse essere dichiarato compatibile con la tortura della detenzione in Cpr. L’operato dell* medich* viene criminalizzato quando, in linea con il codice deontologico, dichiarano la non idoneità di una persona con un luogo che inchieste, studi, sentenze e le parole di chi vi è stato recluso descrivono come strutturalmente incompatibile con il diritto alla salute. Il tentativo della procura e del ministero è ovviamente un monito e un’intimidazione all* altr* medich*: le indagini sembrano infatti essersi concentrate sulle discussioni e sulle prese di posizione pubbliche dell* medich* coinvolt* — come se il semplice confrontarsi apertamente sulla tutela e cura delle persone fosse di per sé la base della costruzione di questa ennesima montatura associativa. Ne abbiamo parlato con il dott. Vittorio Agnoletto, medico, professore all’Università statale di Milano, fondatore di Lila (Lega italiana lotta contro l’AIDS) e membro di Medicina Democratica.
September 21, 2026
Radio Blackout - Info
CPR: nessuna persona è idonea (a essere torturata). La cura non è un reato
Lunedì 21 settembre 2026 ore 18 Piazza San Babila, Milano Che le sempre più frequenti intimidazioni subite dal personale medico chiamato a certificare l’idoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio potessero un giorno cedere il passo a iniziative giudiziarie volte a coinvolgere chi fosse “colpevole” di rilasciare “troppi” certificati con esito negativo, era qualcosa che fino a qualche tempo fa sembrava poter essere relegato a un romanzo distopico. Allora, credevamo nell’autonomia di giudizio del* medic*, quando questo giudizio rimane ancorato ad evidenze oggettive e ai principi fondamentali della materia, oltre che a quelli della deontologia medica. E’ arrivato poi però il caso “Ravenna” della scorsa primavera, a riportarci bruscamente con i piedi per terra, una terra in cui lo Stato pretende di condizionare questi giudizi e di criminalizzarne gli autori quando questi si allontanano dal risultato auspicato: quello di dare un senso ai CPR riempiendoli il più possibile, per giustificarne l’esistenza, l’esigenza e i costi, per così alimentare la propaganda securitaria fondata sulla paura di una perenne emergenza dell’invasione “aliena”. Ma i fatti delle ultime ore, con perquisizioni domiciliari mattutine in tutta Italia, degne dei peggiori criminali e l’imputazione del reato di associazione a delinquere a danno di chi, come il dr. Nicola Cocco, più si è speso ed esposto per denunciare e raccogliere documentazione della patogenicità dei CPR, ha davvero superato il limite dell’immaginazione, oltre che quello della democrazia. E questi fatti richiedono ora una ferma reazione, che in tante e tanti si sentono di condividere con noi. La pretesa di piegare un atto di cura a un atto di polizia non può infatti più essere tollerata. Specie ora che la pressione, con il Patto UE Migrazione e Asilo dello scorso giugno, si è fatta più forte e chiede che con un altro simile atto medico (quello di “screening”) si dia l’avallo formale alla detenzione amministrativa e alla deportazione – anche in Paesi terzi – di chiunque bussi alla fortezza Europa: uomini, donne e bambini. Teniamo però a sottolinearlo: questa pretesa deve essere contestata e arginata non tanto e non solo nell’interesse della categoria medica, nel nome della sua indipendenza, ma nell’interesse di chiunque si auguri di trovarsi ancora in un Paese in cui vengano garantiti i diritti e le libertà fondamentali di ciascun*. E in particolare, e ancor di più, una ferma presa di posizione collettiva deve essere assunta nell’interesse delle migliaia di persone che ogni anno, da quasi 30 anni, grazie a superficiali e frettolose certificazioni della loro pretesa “idoneità” al trattenimento, passano dal tritacarne della detenzione amministrativa e dalla deportazione, nell’indifferenza quasi generale, costrette – solo per il fatto di non essere in possesso di un pezzo di carta che la legge ha reso impossibile acquisire – a immolare tempo della propria vita e la propria salute sull’altare della propaganda securitaria di Stato. Perché quello che questi giorni insegnano è soprattutto questo: che è evidentemente deflagrata l’esigenza, ora più che mai, per chi ci governa, di nascondere quello che sta diventando invece sempre più evidente e noto: i CPR – proprio i “gioielli” di famiglia, fiero paradigma ostentato ed esportato – sono luoghi di sistematica oppressione e violenza psicofisica, nei quali gli abusi strutturali e le violazioni dei diritti fondamentali e della stessa dignità umana si combinano con condizioni di trattenimento disumane e con il sinistro utilizzo di queste strutture quale discarica sociale per le persone più fragili ed emarginate. Utilizzo che ha fatto registrare una vera e propria deriva manicomiale a ogni effetto, se non fosse che non si tratta di luoghi di cura, ma di abbandono e di violenza. Il logorio psicofisico del dubbio, nei detenuti, circa la propria sorte e la durata (e il senso!) di questa prigionia senza reato fanno poi il resto, accendendo fatalmente la miccia della spirale dell’autolesionismo, dei pestaggi e della somministrazione indiscriminata di sedativi, in questi luoghi che possono essere legittimamente definiti patogeni per chiunque vi entri. E che siano patogeni è ormai sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla letteratura scientifica, oltre che comprovato da vagonate di cartelle cliniche e testimonianze video e fotografiche. Peraltro, che non vi sia garantito il diritto alla salute l’hanno detto chiaramente, in questi ultimi mesi, persino il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale, restando inascoltati. Il Comitato europeo di Prevenzione della Tortura ha evidenziato nel 2024 gravi criticità, tra cui “la pratica della diffusa somministrazione di psicofarmaci non prescritti alla popolazione trattenuta” e “casi di maltrattamenti fisici e di uso eccessivo della forza da parte del personale di polizia nei confronti di persone trattenute.” In tale contesto, non può meravigliare quindi se un* medic*, anzi tant* di loro, valutando in scienza e coscienza, e in conformità con l’art. 32 della Costituzione e del Codice di Deontologia Medica, possano considerare una o più persone inidonee al trattenimento in CPR. Semplicemente perché la verità (scientifica) è che NESSUNA PERSONA E’ IDONEA (A ESSERE TORTURATA) Sennonché, questa grande scontata ma nascosta verità – che nei CPR si pratichi ormai strutturalmente (da quasi 30 anni e oltre 40 morti) la tortura di Stato e che l’unica soluzione è che vadano chiusi – è quanto di più “pericoloso” possa esserci per chi ha fatto dei CPR il proprio cavallo di battaglia politica. E allora va colpito chi dice, certifica e documenta questa verità. E quale miglior espediente che quello di sbattere il dottore in prima pagina e accusarlo di dire il falso o di organizzarne altri perché altri lo facciano? Ma ormai il re – e soprattutto la regina – sono nudi e chi li ha additati è dalla parte del giusto e non ha nulla da temere. E tutt* noi siamo con loro. Queste le nostre conclusioni, che soprattutto dopo questi giorni, sono sempre più condivise e vanno difese e rivendicate: – Il vero crimine è la violenza di Stato sulle persone migranti: nei CPR, nei cosiddetti “luoghi idonei”, alla frontiera, con le deportazioni, con la clandestinità forzata e con la criminalizzazione. E noi andremo avanti a denunciarlo. – Solidarietà all* medich* coinvolt* dalle perquisizioni e dalle indagini di questi giorni, criminalizzat* per aver detto il vero, sulla base di evidenze scientifiche e principi deontologici e non certo ideologici. – I CPR sono strutturalmente fondati sulla violenza, luoghi irrimediabilmente patogeni e vanno quindi chiusi. Per adesioni (entro le 13 di lunedì): presidio21settembre@gmail.com Per info: noaicpr@gmail.com Mai più lager – NO ai CPR Redazione Milano
September 19, 2026
Pressenza
Usb: piena solidarietà ai medici indagati, la cura non è reato
Violenze, aggressioni, persecuzioni, sfruttamento lavorativo contro i lavoratori migranti in Italia. A questo si aggiunge un’altra indagine amministrativa, che cerca di mettere sotto accusa i contributi erogati dall’INPS a cittadini stranieri licenziati o appartenenti a fasce economicamente deboli. La propaganda politica, sull’onda della proposta di remigrazione si sta trasformando in […] L'articolo Usb: piena solidarietà ai medici indagati, la cura non è reato su Contropiano.
September 19, 2026
Contropiano
La vera domanda da porsi sui Cpr
Lo sguardo di acule sulla vicenda delle/i professioniste/i sanitarie/i accusate/i di aver ostacolato l'ingresso di migranti nei Cpr, per la quale a Bologna si terrà una manifestazione di solidarietà in piazza Nettuno alle 18.
September 18, 2026
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