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“Gaza: doctors under attack” nelle sale di ospedali e aziende sanitarie della Toscana
La rete Digiuno per Gaza informa che centinaia di operatori e dirigenti sanitari hanno partecipato, negli ospedali di tutte le città toscane, alle proiezioni del film che racconta la strage dei medici palestinesi e riferisce: > La sanità toscana ha ricordato il genocidio di Gaza. Coinvolti anche gli > Ordini professionali. > > “Grazie a tutti voi per essere rimasti qui, in silenzio, a condividere il peso > di queste immagini e per avere deciso di non voltare la testa dall’altra > parte”: è con queste parole che si apre uno dei tanti messaggi lasciati da > medici ed infermieri dopo la proiezione del pluripremiato film “Gaza: doctors > under attack”. Un film-documentario che è stato proiettato per 38 volte negli > ospedali toscani, nel giro di poche settimane, e che è stato visto da quasi > 1.000 operatori e dirigenti sanitari, in un esperimento collettivo di memoria, > di condivisione e di empatìa. > > Tutte le Direzioni delle Aziende sanitarie della Toscana hanno deciso di > accogliere nelle proprie sedi la proiezione del film, promuovendola – come ha > scritto un Direttore Generale in una email ai dipendenti – come “un’occasione > di promozione dei valori che sono alla base della professione sanitaria: il > diritto alla cura, la tutela della salute delle persone, la protezione del > personale medico e il rispetto dei principi umanitari anche nei contesti più > complessi”. Molti dirigenti apicali, Direttori di Ospedale, di Zona e di Unità > Operativa, hanno partecipato alle proiezioni e sono intervenuti nel successivo > dibattito. Significativo è stato anche il coinvolgimento dei rappresentanti > degli Ordini professionali dei Medici, degli Infermieri, dei Fisioterapisti, > delle Ostetriche e dei Tecnici sanitari di tutte le Province toscane, invitati > a presiedere alle proiezioni del film e ad inviare i propri messaggi di > solidarietà. > > Le 38 proiezioni sono state rese possibili grazie alle attiviste ed agli > attivisti di #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, che promettono di continuare il > lavoro di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione nel contesto > sanitario: “ringraziamo le Aziende sanitarie e gli Ordini professionali per > avere accolto la proposta di “parlare di Gaza” nei nostri ospedali; a Gaza > abbiamo assistito alla distruzione sistematica ed intenzionale di tutte le > componenti del sistema sanitario. Secondo i dati confermati dalle Nazioni > Unite oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, oltre 450 operatori > sanitari sono stati detenuti illegalmente in carcere e torturati, oltre il 90% > degli ospedali e degli ambulatori è stato distrutto o reso inagibile. Una > popolazione già decimata dai bombardamenti e dalla carestia è stata > volutamente privata della sua risorsa più importante, il proprio sistema > sanitario. Le Istituzioni hanno il dovere di agire per dare assistenza alla > popolazione, garantire protezione ai curanti, contrastare il genocidio che si > sta consumando in Palestina”. > > A rappresentare come i temi della protezione del personale sanitario e della > negazione del diritto alla salute siano in primo luogo temi deontologici che > chiamano in causa la natura stessa delle professioni di cura. > > I Presidenti degli Ordini hanno scritto che: “è necessario garantire il > rispetto del diritto internazionale umanitario, la protezione delle strutture > sanitarie e la sicurezza di tutti i professionisti impegnati nell’assistenza”; > “è essenziale promuovere occasioni di informazione, riflessione e confronto > che aiutino a mantenere viva la coscienza collettiva su valori che > appartengono profondamente alla nostra identità professionale e deontologica”; > “progetti di sensibilizzazione come il vostro rafforzano i valori di > solidarietà, dignità umana e difesa dei diritti di cui i professionisti > sanitari si fanno promotori, non solo nella cura ma anche nella tutela dei > soggetti più vulnerabili”. > > Gli Ordini professionali hanno ricordato il dovere di tutti i professionisti > della sanità di operare per la pace. Il report delle proiezioni, con dati di dettaglio sulle partecipazioni, immagini e feedback, è pubblicato sul sito www.digiunogaza.it e disponibile anche nel file https://www.digiunogaza.it/wp-content/uploads/2026/05/REPORT.pdf Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
Espulsione dell’IMA dalla WMA: motivazioni, repliche e commenti
L’articolo pubblicato il 13 giugno scorso dalla rivista medico-scientifica The Lancet riferisce che alla World Medical Association (WMA) è stata presentata la petizione firmata da oltre 1˙600 professionisti, associazioni di categoria ed enti di settore con cui viene chiesto che nell’ordine del giorno della sua Assemblea Generale di ottobre prossimo sia inserita la mozione per il sanzionamento dell’Associazione Medica Israeliana (IMA). Nel riferire la notizia la redazione di The Lancet precisa di non aver reperito “alcuna dichiarazione in cui l’IMA abbia condannato pubblicamente gli attacchi israeliani al sistema sanitario di Gaza, criticato la condotta israeliana nella guerra, chiesto un cessate il fuoco o risposto ai rapporti delle Nazioni Unite sul genocidio contro i palestinesi”.  In specifico l’articolo pubblicato da The Lancet riporta che > * il People’s Health Movement (PHM) > * la rete Artsen voor Gaza (Medici / Sanitari per Gaza olandese) > * il Consiglio Consultivo Sanitario di Voce Ebraica per la Pace “chiedono la sospensione dalla WMA dell’IMA, perché non ha preso posizione contro il genocidio dei palestinesi, la distruzione delle infrastrutture sanitarie e le torture e gli omicidi di operatori sanitari a Gaza” e “chiedono il sanzionamento dell’IMA per quelle che definiscono violazioni dell’etica medica e del diritto internazionale umanitario nella guerra a Gaza”. > L’IMA ha dichiarato a The Lancet: “Le accuse contro l’IMA sono, nella peggiore > delle ipotesi, menzogne, e nella migliore, affermazioni fortemente contestate > presentate come fatti. Ancor più grave, le richieste dei firmatari di > espellere l’IMA dalla WMA sembrano confondere il governo di un Paese con la > sua associazione medica, un precedente estremamente pericoloso. Infine, la > petizione ignora qualsiasi ruolo di Hamas nella distruzione del sistema > sanitario di Gaza, come la loro strategia deliberata di nascondersi sotto e > dentro gli ospedali e di utilizzare gli ospedali come centri di comando > militari e depositi di munizioni, in violazione dell’articolo 19 della Quarta > Convenzione di Ginevra”. L’IMA aggiunge che essa e “i propri membri hanno > chiarito in numerose occasioni di sostenere l’etica medica universale”. > L’IMA ha rilasciato dichiarazioni in cui chiedeva il rispetto della neutralità > medica e del diritto internazionale umanitario, la consegna sicura degli aiuti > umanitari ai civili a Gaza e un trattamento umano dei prigionieri e dei > detenuti negli ospedali. Ad agosto ha espresso “profonda preoccupazione” per > un attacco all’ospedale Nasser di Khan Younis. > > L’IMA afferma che la sua espulsione dalla WMA “non promuoverebbe la pace, > l’assistenza sanitaria o i diritti umani. Al contrario, danneggerebbe la > collaborazione scientifica, indebolirebbe il dialogo medico internazionale e > creerebbe un precedente in base al quale le campagne di pressione politica > potrebbero essere utilizzate per isolare i professionisti sanitari sulla base > della nazionalità”. > > La WMA ha dichiarato a The Lancet: “La WMA attribuisce grande valore > all’inclusione e ritiene che il coinvolgimento dei suoi 117 membri, > associazioni mediche nazionali, sia vitale per promuovere la salute e l’etica > medica a livello globale. Preservare il dialogo e la cooperazione tra i medici > a livello internazionale è essenziale in un mondo frammentato da conflitti e > crisi umanitarie in escalation. Le nostre ferme dichiarazioni chiedono la > protezione dell’assistenza sanitaria nelle zone di conflitto, tra cui Gaza, > Libano, Ucraina, Sudan, Siria, Iran e Myanmar, sono ancora più incisive perché > riuniamo la nostra variegata professione per discutere e sviluppare le nostre > politiche”. > Il comunicato prosegue affermando che “l’IMA, uno dei nostri membri fondatori > e un forte sostenitore dell’etica e delle politiche della WMA, ha partecipato > allo sviluppo delle nostre dichiarazioni su Gaza e si è rivolta al governo > israeliano in diverse occasioni, esprimendo le preoccupazioni condivise dalla > professione medica. La WMA si oppone all’esclusione di qualsiasi suo membro > per le azioni del proprio governo: agire in tal modo ridurrebbe la nostra > capacità di denunciare le ingiustizie e rischierebbe di limitare il dialogo > tra i medici in questo momento critico, in cui è fondamentale raggiungere un > consenso a sostegno della nostra etica medica”. > > Derek Summerfield, docente clinico senior onorario al King’s College di > Londra, firmatario della petizione promossa da PHM, ha affermato che l’IMA “ha > violato ogni regola della WMA”. > Juliette Mattijsen, co-coordinatrice di PHM Europa e medico nei Paesi Bassi, > afferma che l’IMA “non sta rispettando il suo giuramento medico, ovvero quello > di difendere i professionisti sanitari e i colleghi che vengono uccisi e > detenuti”. > > Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di > Città del Capo e membro di PHM Sudafrica, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA > ha “colluso con il trattamento indicibile riservato ai palestinesi durante > questa guerra. Non ha mai riconosciuto le prove del deliberato attacco alle > strutture sanitarie e agli operatori sanitari a Gaza, né le condizioni > crudeli, disumane e degradanti in cui i detenuti palestinesi sono rinchiusi > nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Mentre i gazawi venivano > affamati e privati dell’accesso all’acqua e alle forniture mediche, l’IMA è > rimasta in silenzio”. > Solo dopo che la British Medical Association ha sospeso i propri rapporti con > l’IMA a causa della crisi di Gaza nel giugno 2025 l’IMA “ha lanciato alcuni > deboli appelli affinché le forniture mediche venissero consentite”, afferma > London. Nell’ottobre del 2025 l’associazione medica sudafricana SAMA ha > sospeso i rapporti con l’IMA e chiesto la sospensione dell’IMA dalla WMA a > causa della “condotta dell’IMA nel contesto dell’etica medica internazionale e > degli obblighi umanitari” nella crisi di Gaza. Effettivamente sul sito dell’associazione di categoria israeliana risulta che i suoi più recenti pronunciamenti ufficiali in merito a questioni riguardanti la salute e l’incolumità della popolazione palestinese sono * il documento trasmesso il 19 novembre 2025 alla Commissione per la Sicurezza Nazionale della Knesset dal Comitato Etico dell’IMA per ribadire che la deontologia professionale vieta ai medici di “partecipare a qualsiasi aspetto delle esecuzioni” e, “citando il Giuramento del Medico Ebraico e le linee guida della WMA”, che “i medici professionisti non devono essere coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’esecuzione della pena di morte”; * la lettera con cui Zion Hagay, il presidente dell’IMA, il 7 giugno scorso ha esortato Benjanim Netanyahu a “riconsiderare la politica di sospensione dei proventi derivanti dai servizi doganali destinati all’Autorità Palestinese, a causa del suo impatto catastrofico sul sistema sanitario palestinese”. Sicuramente “la principale associazione di categoria, che rappresenta oltre il 90% dei medici di tutte le specializzazioni e in ogni ambito disciplinare e fase della carriera professionale, da studenti e tirocinanti a specialisti e medici di base fino ai pensionati” praticanti e residenti in Israele, l’IMA, non ha preso provvedimenti disciplinari nei confronti dei propri associati che, come evidenziato da ANBAMED, hanno incitato l’esercito a bombardare Gaza e persino gli ospedali del territorio palestinese e hanno torturato gli ostaggi palestinesi detenuti nella base militare di Sde Teiman. Pubblicata dal periodico medico-scientifico e divulgativo edito dal 1823 da una società indipendente “impegnata a rendere la medicina ampiamente accessibile affinché, oltre ad avere un impatto positivo sulla vita delle persone, la medicina possa servire a migliorare la società”, la notizia della richiesta per il sanzionamento dell’IMA è subito rimbalzata sui media. Ad esempio, il 14 giugno sul quotidiano israeliano Haaretz è stata diffusa con il titolo “Complice di violazioni. Cresce la pressione per sospendere l’IMA dalla confederazione medica globale“. La campagna per il sanzionamento dell’IMA promossa dal People’s Health Movement (PHM) insieme ad Artsen voor Gaza / Doctors for Gaza e all’Health Advisory Council of the Jewish Voice for Peace (JVP-HAC) è cominciata nel maggio scorso. Da giugno a settembre coinvolge i partecipanti in attività svolte localmente, nelle rispettive nazioni, per raccogliere adesioni alla petizione. Culminerà a ottobre prossimo, con le iniziative al Congresso della WMA a Rotterdam. “Gli operatori sanitari palestinesi sono sistematicamente presi di mira dall’occupante israeliano – è spiegato sul sito di PHM – Questo non è un fatto casuale, ma parte integrante della distruzione del sistema sanitario palestinese. Tale distruzione è stata ed è tuttora un elemento cruciale del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania. La comunità medica globale non può rimanere in silenzio”. Ricordando che * 1.722 operatori sanitari palestinesi sono stati uccisi dall’ottobre 2023, una media di 2-3 al giorno; * 185 operatori sanitari sono stati arrestati dalle autorità israeliane, molti senza alcuna accusa, e si segnalano casi di tortura e decessi in custodia; * sono stati rilevati oltre 250 casi di detenzione illegale, tra cui di medici di alto livello, con alcuni detenuti che risultano dispersi o deceduti in custodia; * ospedali, ambulanze e cliniche sono stati ripetutamente attaccati o distrutti, paralizzando il sistema sanitario; * dagli esperti delle Nazioni Unite queste azioni compiute dall’esercito israeliano state descritte come “medicidi” e “desanificazione”, cioè il deliberato smantellamento delle strutture e la strumentalizzazione dell’assistenza sanitaria; i promotori della petizione dichiarano: “Mentre gli operatori sanitari palestinesi vengono uccisi, detenuti, torturati e costretti a lavorare sotto assedio, l’IMA e gran parte della comunità medica israeliana sono rimaste in silenzio: hanno omesso di condannare gli attacchi contro il personale e le strutture di assistenza sanitaria o di ritenere i propri membri responsabili di violazioni dell’etica medica. A fronte di tali sistematiche distruzione e disumanizzazione, il loro silenzio compromette l’integrità professionale dei medici e permette che altri simili attacchi contro gli operatori sanitari possano venire impunemente commessi”. https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfe3SfFvOo2pgaEX6c5FAbsPivkQ2eNVMilxwMSQcAnjX64pQ/viewform Maddalena Brunasti
June 17, 2026
Pressenza