
Processo naufragio di Cutro, sopravvissuta: soccorsi arrivati dopo 4 ore
Pressenza - Monday, June 8, 2026“Perché quando siamo entrati nelle acque italiane nessuno è venuto a soccorrerci?”. Mamozai Nigeena, ventiseienne afgana sopravvissuta al naufragio di Cutro, è arrivata a Crotone dalla Germania per testimoniare al processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer love il cui naufragio, il 26 febbraio 2023, è costato al vita a 94 persone.
“Ero a bordo con mio marito. C’erano più di 180 persone. I trafficanti prima di partire ci avevano detto che eravamo pochi, invece eravamo più di 100″, ha spiegato la donna, raccontando le difficoltà di un trasbordo in mare aperto dopo che la prima imbarcazione si era fermata per un’avaria. “Hanno costretto a buttare le valigie, il mare non era calmo come quando eravamo partiti. C’erano donne e bambini che gridavano. Una situazione brutta”. Ricordando i momenti concitati, ha descritto la spietatezza del trasferimento: “Nessuno tra i passeggeri era dotato di salvagente; gli unici dispositivi di sicurezza – ha confermato la teste – erano a disposizione esclusiva dei trafficanti.
L’avvistamento di un elicottero dal caicco
Rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile, Enrico Calabrese, la ragazza ha ha riferito di aver udito il rumore di un elicottero (anche se non ha saputo precisare a che ora e in che zona) e visto qualcuno scattare delle foto dai finestrini della nave. Su questo dettaglio l’avvocato Francesco Vetere, difensore del tenente colonnello Alberto Lippolis, ha chiesto se potesse trattarsi di un aereo. La risposta della ventiseienne è stata netta: “Sono vissuta in Afghanistan e posso capire la differenza tra un elicottero e un aereo. Non sono solo le mie parole, ma di tanti altri che hanno dichiarato la stessa cosa”.
La superstite ha poi ripercorso l’avvicinamento alla costa italiana, visibile in lontananza. “Alla vista di alcune luci che si avvicinavano, i trafficanti si sono spaventati pensando che fosse la polizia e hanno virato bruscamente. È in quel momento che l’imbarcazione si è infranta. “Si sono rotti finestrini, legni, la barca. I bambini urlavano. Mio marito ha telefonato al numero di emergenza, ma solo dopo diverse ore sono arrivati i soccorsi, circa 3 o 4 ore dopo. Non so per quale motivo non sono venuti a soccorrerci. Se la barca era entrata in acque italiane, perché non sono venuti a salvarci?”.
“Sono rimasta da sola in Germania”
Oggi Mamozai Nigeena vive ad Amburgo. Ha raccontato di essere seguita da una psicologa per i pesanti traumi subiti. Il giudice Scibona, permettendole di parlare liberamente, ha raccolto il suo sfogo: “Noi siamo rimasti vivi, ma ci hanno fatto tante promesse che non sono state mai attuate. Sono rimasta sola in un campo rifugiati in Germania, non abbiamo visto nulla dall’Italia. Nessuna delle promesse fatte è stata mantenuta. Quello che resta della mia famiglia è scappata in Turchia, ma nessuno ci ha aiutato a farli venire qui. Io sono sola in un Paese sconosciuto”.
Il dolore di due sorelle afghane
Il dolore ha trovato voce anche nella testimonianza di due sorelle afgane, Nabila e Adiba Ander (rappresentate come parte civile dall’avvocato Mareco Bona), le quali hanno perso un fratello nella strage. Avevano provato a partire dall’Afghanistan anni prima, ma solo le donne ce l’avevano fatta, perché i trafficanti le avevano divise dai maschi della famiglia che erano stati rimandati in Afghanistan dalla Turchia. Loro vivevano in Germania. Il 26 febbraio 2023 il fratello sarebbe dovuto arrivare in Europa. Era a bordo del caicco Summer Love: “Aspettava da più di dieci anni questo momento. Abbiamo visto in un video che nostro fratello stava arrivando, eravamo felici. Mia mamma aveva preparato una festa e cucinato per lui. Poi è successo il naufragio. Nostra madre ora vorrebbe uccidersi per il dolore che sta vivendo.”