Naufragio di Cutro, il capitano Barbera: la Finanza non ha colpe. Prima parte
Giustificati i motivi del mancato intercetto: “Non era obbligatorio andare, non
era Sar. La brusca virata vicino alla spiaggia ha causato la tragedia”. Il
giudice Scibona ridimensiona l’analisi dell’ufficiale.
Una difesa a spada tratta dell’attività di law enforcement intrapresa dalla
Guardia di Finanza (ma mai portata a termine) nella drammatica notte del
naufragio di Cutro. È questo il senso della testimonianza resa dal capitano
Gaetano Barbera, all’epoca dei fatti di Steccato comandante della Sezione
operativa navale della Guardia di Finanza di Crotone, nel corso della
diciottesima udienza del processo sui ritardi nei soccorsi al caicco Summer
Love, lo schianto del quale, il 26 febbraio 2023, causò la morte di 94 persone.
“L’operazione di quella notte – ha dichiarato con sicurezza Barbera rispondendo
alle domande del pm Matteo Staccini – era un’operazione di polizia. Non era
stato attivato il cosiddetto accordo tecnico dal Comando operativo navale
proprio perché non c’era la certificazione della presenza dei migranti su quella
barca. C’è stata tutta una serie di analisi da parte delle autorità preposte, da
cui è emerso che non c’erano situazioni di pericolo nei confronti
dell’imbarcazione, che navigava autonomamente senza alcun problema. L’analisi è
stata fatta da esperti che hanno valutato nel merito, ma anche noi abbiamo dato
un’occhiata a quella che era la messaggistica che era arrivata. Effettivamente
non c’erano situazioni per le quali ipotizzare un pericolo.”
In ogni caso, ribadendo che “nel caso di Cutro l’attivazione dell’accordo
tecnico era in capo al Comando operativo aeronavale, che non ha ritenuto
opportuno doverlo attivare”, Barbera ha sottolineato continuamente nel corso
delle sue risposte: “La Guardia di Finanza non è deputata a queste valutazioni;
la Guardia di Finanza non può attivare un piano SAR a tavolino, se non avendo
l’imbarcazione a vista e constatando che c’è un serio e imminente pericolo di
vita”. Barbera ha attribuito la responsabilità esclusiva della qualificazione
SAR alla Guardia Costiera: “In ogni caso la Guardia di Finanza non è deputata a
queste valutazioni. L’autorità marittima ha correttamente valutato di non dover
considerare in pericolo il natante, e quindi di non attivare il piano SAR”.
Invece, ha aggiunto l’ufficiale, “il velivolo di Frontex che ha avvistato
l’imbarcazione, se avesse valutato che c’era in quel momento una situazione per
la quale dichiarare il SAR, avrebbe potuto dichiararlo tranquillamente.”
Il mancato avvio del piano SAR
Il cardine della linea esposta da Barbera risiede proprio nei motivi per cui non
fu attivato l’accordo tecnico che avrebbe permesso l’intervento della Guardia
Costiera con i mezzi ognitempo per andare in soccorso al caicco in un’operazione
SAR. Sollecitato dall’avvocato Alice Massara, difensore del colonnello Nicola
Vardaro, a specificare quali elementi determinassero l’attivazione dell’accordo
tecnico, Barbera ha spiegato, citando con precisione articoli e dati: “L’accordo
tecnico, all’allegato 2, tra le 17 voci prevede di dover annotare il numero di
possibili migranti a bordo, a partire da una telefonata da parte dei migranti
alle forze di polizia in cui si dice che sta arrivando un’imbarcazione, oppure
dalla captazione di 30-40 utenze telefoniche, tali da far comprendere al
velivolo che si trova sopra che effettivamente possano esserci migranti a
bordo”.
Quando il pm Staccini gli ha fatto notare, nella segnalazione di Frontex la
dicitura “possible additional people”, l’ufficiale ha sostenuto che l’agenzia
europea utilizza tale formula in modo standardizzato: “Quando Frontex segnala,
segnala sempre come possible POB (people on board). Poi c’è un’analisi che ha
fatto Frontex e, all’esito di quella, è stata fatta un’ulteriore analisi da
parte del Comando operativo navale. Nessuno ha certificato la presenza dei
migranti a bordo”.
Sul punto il presidente del collegio penale, il giudice Alfonso Scibona, ha
contestato al teste le risultanze istruttorie secondo cui in 9 casi su 10 le
segnalazioni di Frontex riguardavano migranti. L’ufficiale, apparendo sorpreso,
ha ridimensionato la statistica affermando sicuro: “No, non è così. Può
succedere magari che su 10, che ne so, 6 volte abbiano ragione e 4 volte no, ma
non 9 su 10”.
Le stufette a bordo del caicco
La linea di Barbera ha ricalcato quella delle ‘stufette’ tenuta finora da tutti
gli imputati e dai loro comandanti nell’ambito del processo sul naufragio di
Cutro riguardo alla forte risposta termica rilevata all’interno del caicco
Summer Love dall’aereo Eagle One di Frontex: “Si vede una persona in coperta e
la significativa rilevazione termica è associata al fatto che fossimo a
febbraio, e quindi bastava una piccola fonte di calore perché si registrasse
questa rilevazione termica”. E ancora, a giustificazione della mancata
attivazione del SAR, ha addotto il fatto che “c’era la captazione di una sola
utenza telefonica, quindi non 30-40 come in genere avviene quando ci sono
numerosi migranti a bordo”, aggiungendo che di norma la presenza di migranti si
percepiva “perché c’è tutta una serie di elementi, tipo i parabordi che vengono
lasciati fuori così, i migranti in coperta, delle tende strane, o barche con un
bordo libero ridotto, che indica la linea di galleggiamento”.
Il capitano Barbera ha anche evidenziato il ruolo del velivolo Frontex: “In caso
di dubbi può anche interrogare l’imbarcazione, quindi può chiamare con il VHF
sul canale 16, canale internazionale, e chiedere informazioni all’unità,
assicurandosi che sia tutto a posto”, poiché “se non rispondono c’è qualcosa che
non va, perché una barca che naviga normalmente non ha motivo di non rispondere
sul canale 16”.
Non era una tradizionale barca di migranti
Nel corso della testimonianza, l’ufficiale – citandolo in una delle sue
digressioni – ha introdotto un tema che da qualche tempo la difesa stava
cercando di inserire nel dibattimento per evidenziare come il caicco non fosse
un’imbarcazione “tradizionale” per il traffico di esseri umani: i controlli
effettuati negli anni precedenti su natanti simili. Con dovizia di particolari
Barbera ha ricordato: “Era stato effettuato un controllo proprio dalla V5006
qualche tempo prima, con tre turchi a bordo che erano in navigazione ordinaria.
Dalla consultazione delle banche dati SDI sui soggetti che erano a bordo, né
tantomeno sull’imbarcazione, non risultavano elementi tali da ricondurre ad
attività illecita”. Ha inoltre precisato che, nella sua esperienza calabrese, “i
migranti viaggiavano su barche a vela, imbarcazioni a motore in ferro o
pescherecci, ma barche di questo tipo che trasportassero migranti, a mia
memoria, non ne ricordo”.
La virata e l’analogia con l’incidente stradale
Secondo l’ufficiale, la tragedia sulle coste del naufragio di Cutro fu causata
dalla brusca virata effettuata dagli scafisti davanti alla spiaggia: “In questi
quattro anni di servizio in Calabria non mi è mai capitato di vedere una manovra
del genere e non era neanche pensabile: una manovra impossibile, una manovra che
non si può fare. Senza quell’accostata, quell’imbarcazione sarebbe arrivata a
terra, così come ne sono arrivate tante altre nello stesso tratto di mare e in
altri tratti di mare, e non è mai successo nulla di così tragico, in quelle
stesse condizioni di mare. Consideri che lì c’è un fondale di 3 metri e mezzo,
quindi quell’imbarcazione, con un pescaggio di 2 metri o 2 metri e mezzo,
sarebbe arrivata sospinta dal moto ondoso dritta sulla battigia”.
L’ufficiale è ricorso a un’analogia stradale per escludere le responsabilità
della Finanza: “È come se noi avessimo contezza che sta arrivando un camioncino,
un furgone con dei migranti che deve attraversare Crotone, e decidessimo
nell’ambito dell’autonoma attività di polizia di fermarlo dopo Crotone. Che
succede? Che durante questo frangente l’autista del pulmino si schianta contro
un albero e succede quello che succede. Non può essere imputata la Guardia di
Finanza di tutto questo”.
Redazione Italia