ReCommon lancia la petizione: «Tassiamo gli extra-profitti delle multinazionali fossili»

Pressenza - Thursday, June 4, 2026

ReCommon lancia una petizione per chiedere al governo italiano di introdurre subito una vera tassa sugli extra-profitti delle multinazionali fossili, legata a una serie di passi concreti per instradare una transizione energetica in linea con gli obiettivi internazionali di lotta ai cambiamenti climatici.

Solo in questo modo ci si potrà affrancare delle molteplici crisi energetiche che si stanno accavallando anno dopo anno.  

Dall’inizio del conflitto tra Iran e Stati Uniti e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa sta pagando 500 milioni di euro al giorno in più il suo conto per l’impiego dei combustibili fossili. Intanto i giganti fossili guadagnano 30 milioni di euro in più ogni ora, in base a uno studio pubblicato sul quotidiano britannico Guardian.

Questo insieme di fattori ha determinato un forte aumento delle bollette dei cittadini, che in Italia è acuito dal costo già spropositato dell’elettricità: nel 2025 nel nostro Paese si sono pagati 116 €/Mwh, rispetto alla media dell’UE che si attesta a 85 €/Mwh. 

Questo perché i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni ci hanno legato mani e piedi all’impiego dei combustibili fossili, a tutto vantaggio delle nostre grandi multinazionali, con in prima fila ENI, che hanno continuato ad accumulare profitti, ostacolando di fatto una reale ed efficace transizione energetica fuori dai fossili.  

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, Le famiglie italiane stanno pagando già 450 euro in più per il caro-energia in atto, tuttavia sempre gli esperti del Fondo prefigurano scenari con rincari fino a 2.270 euro.

Come riportato da uno studio dell’organizzazione Transport & Environment, in Italia gli extra-profitti delle compagnie fossili saranno di almeno 4 miliardi di euro – in Europa il totale è 24 miliardi – e parliamo di una valutazione conservativa, perché copre solo il prezzo dei carburanti stradali e non ad esempio del gasolio e del gas metano per riscaldamento.  

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto poco o nulla, se non dichiarazioni di facciata, per arginare questa deriva. Al fine di calmierare il prezzo dei carburanti alla pompa, il governo ha stanziato 1,8 miliardi di euro. Una misura puramente palliativa, pensata solo a brevissimo termine e che continua ignorare il nodo della questione: l’enorme dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili

«Gli impatti dell’attuale crisi si faranno sentire per parecchio tempo. Per questo il governo deve agire subito e senza esitazioni, non ascoltando le obiezioni del comparto fossile italiano. L’esperienza della tassa straordinaria imposta dopo la prima crisi energetica del 2022 ci dice che si può fare molto di più e meglio al fine di raccogliere un gettito maggiore e in maniera trasparente e con una chiara destinazione sociale nell’ambito della transizione fuori dalle fonti fossili» hanno dichiarato Simone Ogno e Antonio Tricarico di ReCommon.

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