ReCommon lancia la petizione: «Tassiamo gli extra-profitti delle multinazionali fossili»
ReCommon lancia una petizione per chiedere al governo italiano di introdurre
subito una vera tassa sugli extra-profitti delle multinazionali fossili, legata
a una serie di passi concreti per instradare una transizione energetica in linea
con gli obiettivi internazionali di lotta ai cambiamenti climatici.
Solo in questo modo ci si potrà affrancare delle molteplici crisi energetiche
che si stanno accavallando anno dopo anno.
Dall’inizio del conflitto tra Iran e Stati Uniti e dal conseguente blocco dello
Stretto di Hormuz, l’Europa sta pagando 500 milioni di euro al giorno in più il
suo conto per l’impiego dei combustibili fossili. Intanto i giganti fossili
guadagnano 30 milioni di euro in più ogni ora, in base a uno studio pubblicato
sul quotidiano britannico Guardian.
Questo insieme di fattori ha determinato un forte aumento delle bollette dei
cittadini, che in Italia è acuito dal costo già spropositato dell’elettricità:
nel 2025 nel nostro Paese si sono pagati 116 €/Mwh, rispetto alla media dell’UE
che si attesta a 85 €/Mwh.
Questo perché i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni ci hanno
legato mani e piedi all’impiego dei combustibili fossili, a tutto vantaggio
delle nostre grandi multinazionali, con in prima fila ENI, che hanno continuato
ad accumulare profitti, ostacolando di fatto una reale ed efficace transizione
energetica fuori dai fossili.
Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, Le famiglie italiane stanno
pagando già 450 euro in più per il caro-energia in atto, tuttavia sempre gli
esperti del Fondo prefigurano scenari con rincari fino a 2.270 euro.
Come riportato da uno studio dell’organizzazione Transport & Environment, in
Italia gli extra-profitti delle compagnie fossili saranno di almeno 4 miliardi
di euro – in Europa il totale è 24 miliardi – e parliamo di una valutazione
conservativa, perché copre solo il prezzo dei carburanti stradali e non ad
esempio del gasolio e del gas metano per riscaldamento.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto poco o nulla, se non
dichiarazioni di facciata, per arginare questa deriva. Al fine di calmierare il
prezzo dei carburanti alla pompa, il governo ha stanziato 1,8 miliardi di euro.
Una misura puramente palliativa, pensata solo a brevissimo termine e che
continua ignorare il nodo della questione: l’enorme dipendenza del nostro Paese
dai combustibili fossili
«Gli impatti dell’attuale crisi si faranno sentire per parecchio tempo. Per
questo il governo deve agire subito e senza esitazioni, non ascoltando le
obiezioni del comparto fossile italiano. L’esperienza della tassa straordinaria
imposta dopo la prima crisi energetica del 2022 ci dice che si può fare molto di
più e meglio al fine di raccogliere un gettito maggiore e in maniera trasparente
e con una chiara destinazione sociale nell’ambito della transizione fuori dalle
fonti fossili» hanno dichiarato Simone Ogno e Antonio Tricarico di ReCommon.
Re: Common