Tag - governo meloni

NO alla guerra e al governo Meloni, NO sociale al referendum, per un 8 marzo di dissenso!
8 marzo: ore 10:30 da Piazza Fabrizio De André (Magliana); ore 17:00 mobilitazione da Circo Massimo 9 marzo: sciopero e mobilitazione ore 9:30 Piazzale Ostiense Verso la manifestazione nazionale del 14 marzo per un NO sociale al referendum, alla guerra e al governo Meloni. Anche quest’anno per l’8 marzo, Giornata […] L'articolo NO alla guerra e al governo Meloni, NO sociale al referendum, per un 8 marzo di dissenso! su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Il governo della speculazione sulle bollette
Narrazioni difficilmente sopportabili. La presidente Giorgia Meloni ha dichiarato di voler combattere la speculazione sui prezzi del gas, dell’elettricità e della benzina. Il suo ministro Pichetto Fratin si è spinto distinguere fra “speculazione buona” e “speculazione cattiva”. In realtà Meloni dovrebbe specificare meglio cosa intende per “colpire la speculazione” al […] L'articolo Il governo della speculazione sulle bollette su Contropiano.
March 6, 2026
Contropiano
Anche a Genova un’assemblea per il No Sociale alla guerra e per mandare a casa il Governo Meloni!
Ieri una partecipata assemblea pubblica ha lanciato anche a Genova il Comitato Per il NO sociale al Referendum verso la manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma che nel frattempo è diventata inevitabilmente anche una manifestazione contro la guerra e le responsabilità del nostro governo nell’escalation bellica. Come evidenziato dall’intervento […] L'articolo Anche a Genova un’assemblea per il No Sociale alla guerra e per mandare a casa il Governo Meloni! su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
No Sociale, verso la manifestazione del 14 marzo, si comincia venerdi a Roma
Il percorso del No Sociale al referendum del 22/23 marzo sulla controriforma costituzionale della giustizia varata dal governo Meloni sta entrando nel vivo del suo percorso, mentre le adesioni continuano ad aumentare. In molti hanno dunque colto la sfida, che è insieme politica e democratica, che troverà il suo momento […] L'articolo No Sociale, verso la manifestazione del 14 marzo, si comincia venerdi a Roma su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Repressioni fantastiche e dove trovarle: perché votare “NO”
Il punto non è la separazione delle carriere. Non è nemmeno il Consiglio superiore della magistratura. Anzi, possiamo arrivare a dire che il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo non riguarda nemmeno la giustizia. Non più di tanto. La riforma – passata per le vie parlamentari a una velocità che non ha precedenti nella storia repubblicana – si presenta al dibattito pubblico italiano come un regolamento di conti, lo scontro finale di una guerra che durerebbe da un trentennio. Più o meno da Mani pulite, a torto a ragione ritenuto evento fondativo dell’era delle ingerenze dei giudici nella politica. Questo elemento c’è, e probabilmente è quello considerato più importante dai sostenitori del “Sì”, insieme alla banale evidenza del fatto che le riforma costituzionali si fanno sempre perché non costano niente. > Mettere mano alla sanità o alle pensioni ha infatti una ricaduta sul bilancio, > con tutti i problemi che ne conseguono. Cambiare la Carta no, vale pochi > spiccioli appena. E però non possiamo non leggere questa riforma nel contesto più generale dell’ingrossamento del codice penale che il governo Meloni porta avanti da quando si è insediato: più reati, più aggravanti, più galera, più facce feroci. Non più polizia però, bizzarramente. Assumere agenti, come sopra, ha un costo, quindi ogni tre che vanno in pensione se ne riprende forse uno. Ma il tema della sicurezza, si sa, è un fatto per lo più di percezione – i reati sono in calo da decenni – quindi la tesi è che basti urlare al cielo che si è pronti a procedere con la massima durezza contro la devianza e la marginalità (i tratti infantili di un sistema che si pretende perfetto) per veder crescere i sondaggi, anche se poi il peso della forza pubblica dispiegabile diminuisce di giorno in giorno. Qualche tempo fa il ministro Nordio ha rivendicato che il famoso decreto rave, a tre anni dalla sua entrata in vigore, non ha prodotto manco una condanna. Sarebbe effetto della deterrenza, secondo lui, ma pensare che dal 2022 in Italia non si facciano più feste “illegali” è un’evidente assurdità, quindi si può concludere che quel reato alla fine si è rivelato inutile. Un altro esempio: lo scudo penale per gli agenti di polizia – cioè la loro iscrizione in un registro diverso da quello dei comuni mortali – non avrebbe cambiato nulla della storia dell’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo. L’assistente capo Carmelo Cinturrino sarebbe stato arrestato lo stesso. > Tutto questo per dire che il problema non è “il come”, ma “il perché”. Giorgia > Meloni ha evidentemente in testa una repubblica diversa da quella (pur molto > imperfetta) che abbiamo adesso e che dovrebbe basarsi sullo strapotere di un > esecutivo che non risponde a nessuno – non al parlamento, non ai giudici, non > agli oppositori, nemmeno alla realtà – se non al popolo che l’ha messo lì. Questo referendum ha un ché di plebiscitario: la maggioranza si è votata da sola un testo da sottoporre [alle e, ndr] agli abitanti della nazione per farselo confermare. Gli ultimi sondaggi, per quel che valgono, ci dicono che il piano potrebbe non funzionare (il Paese pare quantomeno diviso), ma tutto per mesi ha remato in quella direzione: anche la volontà di votare il prima possibile, onde evitare una campagna che avrebbe visto – come in effetti sta vedendo – la pressoché inevitabile rimonta dei contrari. Meno si discute e più si passeggia sereni sulla strada di un consenso costruito a colpi di propaganda. All’inizio, nel quesito referendario, nemmeno erano indicati gli articoli della Carta che cambierebbero (sono sette, non pochi) e lo scopo era sempre lo stesso: sorvolare sul dibattito, evitare le discussioni più complesse, giocare a dire che in fondo non sta succedendo niente. Soltanto una decisione della Cassazione in seguito a un ricorso ha fatto sì che chi andrà a votare potrà anche sapere su cosa lo starà facendo, per la cronaca. > Ma cosa significa separare le carriere dei magistrati requirenti da quelli > giudicanti? Significa sottomettere la giurisdizione al governo. Così è in > tutti i Paesi in cui vige la separazione (con correttivi e accorgimenti di > solito in linea con la storia politica locale), così sarà anche in Italia. Pure se, come dicono i legulei del Sì, questo non sta scritto da nessuna parte nel testo della riforma. Ma anche in Venezuela, per dirne uno qualunque, la magistratura è “autonoma e indipendente”, solo che poi Alberto Trentini lo libera la presidente Delcy Rodriguez, mica il giudice di Caracas. Questa sottoposizione si può fare in maniera semplice, con un tratto di penna. Basta togliere al pubblico ministero il ruolo di coordinamento della polizia giudiziaria. Il vicepremier Tajani ha di recente avuto modo di dire che bisognerebbe proprio farlo. Meloni, all’indomani degli arresti per gli scontri di Torino al corteo per Askatasuna, si era spinta un po’ più in là e aveva fatto lei il capo d’accusa: tentato omicidio. Alla faccia della terzietà del giudice: con quanta serenità d’animo la Gip avrà assunto le decisioni che ha assunto sui fermati, mentre aveva sul collo il fiato pesante di una premier che già aveva deciso qual era la cosa più giusta da fare? La parte della riforma sul Consiglio superiore della magistratura – l’organo di rilievo costituzionale di governo autonomo delle toghe – serve a puntellare questo desiderio di limitare il contropotere della giurisdizione. Sdoppiare il Csm – uno per i giudici e uno per i pm – vuol dire dimezzarne la forza: è aritmetica. Togliergli la competenza disciplinare (una sezione serve proprio a decidere le eventuali sanzioni per i magistrati che, per dolo o negligenza, si comportano in maniera sbagliata) e affidarla a un tribunale speciale – un’Alta corte la cui composizione risulta ancora misteriosa – è rompere l’autonomia di un potere dello Stato. Sorteggiare i consiglieri, infine, è un’umiliazione e basta: persino un tiro di dado vale di più delle idee di chi indossa la toga. > Ma il vero rischio, quello che dovrebbe spaventare sul serio, è che in questo > modo il pubblico ministero assurgerebbe al livello di accusatore senza altro > compito che perseguire i cattivi soggetti. Una falange di 2.000 super > poliziotti che solo quello devono fare: prima punire e poi sorvegliare. Per > paradosso, in una situazione così, un controllo politico finirebbe con > l’essere addirittura auspicabile. E così, pur nella consapevolezza che il sistema giudiziario abbia già da adesso dei tratti inquietanti, che di inchieste sbagliate, di teoremi, di persecuzioni, di processi politici ne esistono a bizzeffe, il futuro che si presenterebbe con una vittoria del Sì appare ancora più fosco. Votare No non è una scelta di conservazione dell’esistente, ma una difesa possibile dei diritti fondamentali. Un passo necessario, non una scelta di vita. Perché lo vediamo tutti i giorni quello che il governo fa e non ci sono motivi per ritenere che, in mezzo a una serie di provvedimenti da Stato di polizia, ce ne sia uno – la riforma costituzionale – che invece è un capolavoro di democrazia e liberalismo. Al contrario, è un passo in più verso l’oppressione totale. La copertina è di Duncan (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Repressioni fantastiche e dove trovarle:<br> perché votare “NO” proviene da DINAMOpress.
February 27, 2026
DINAMOpress
Per un 8 marzo di “dissenso” verso governo Meloni, violenza, precarietà, guerra e genocidio
Quest’anno la giornata dell’8 marzo si colloca all’interno di un contesto nazionale e internazionale in continuo e rapido cambiamento. Abbiamo visto, nei mesi precedenti, prima le manifestazioni contro la guerra e il riarmo, poi gli scioperi e le mobilitazioni oceaniche per la Palestina e contro il governo Meloni e, più […] L'articolo Per un 8 marzo di “dissenso” verso governo Meloni, violenza, precarietà, guerra e genocidio su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
Cortei contro il ddl Buongiorno. Le foto dalla piazza romana
Contro un ddl che vuole riscrivere la legge sulla violenza sessuale e che, a a differenza della prima bozza, condivisa anche dalle opposizioni, sostituisce il “consenso” con la «volontà contraria all’atto sessuale», introducendo il concetto di “dissenso” e riportando la valutazione del reato alla discrezionalità del singolo caso, in termini di «situazione e contesto specifico in cui il fatto è commesso». Questa legge, se approvata, ci riporta indietro di 50 anni. La giurisprudenza degli ultimi anni, anche alla luce della Convezione di Istanbul del 2011, ha riconosciuto il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale, quindi il ddl Bongiorno ritorna a una visione coercitiva dello stupro. I movimenti femministi e transfemministi promettono battaglia: prossima tappa lo sciopero dell’ 8 e 9 marzo. Foto dalla piazza di Roma, via @nonunadimeno_roma * * * * * * L'articolo Cortei contro il ddl Buongiorno. Le foto dalla piazza romana proviene da DINAMOpress.
February 17, 2026
DINAMOpress
L’Istat gela l’ottimismo del governo sulla produzione industriale
Altro che “Italia locomotiva d’Europa”. Nonostante la narrazione rassicurante del governo e le recenti dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani al Messaggero, fiducioso verso la svolta sulla competitività che sarebbe partita ieri con il summit di Alden Biesen, i dati Istat sulla produzione industriale scattano una fotografia ben diversa: un Paese […] L'articolo L’Istat gela l’ottimismo del governo sulla produzione industriale su Contropiano.
February 13, 2026
Contropiano