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Il Governo Meloni e la Sua abituale Sottomissione a Israele evidenziata da Ben Gvir e Tajani
L’ultima vergogna per il governo Meloni porta la firma di un ministro incapace, pavido e totalmente succube degli interessi stranieri, in particolare di Israele. Il ministro israeliano Ben Gvir, indagato dalla Procura di Roma per il sequestro nel mare che sarebbe libero della Magnifica Flotilla, si permette di insultare l’Italia definendola “il Paese delle ciabatte”, un’offesa gravissima che non solo umilia la nostra nazione, ma mette a nudo la debolezza e l’ignavia del governo Meloni. Come è possibile che un ministro straniero, sotto indagine per accuse gravissime, possa permettersi di deridere pubblicamente l’Italia senza che il governo italiano reagisca con la fermezza e la dignità che la situazione richiederebbe? La risposta è semplice: perché il governo Meloni è troppo impegnato a inchinarsi a Israele, a mantenere rapporti di sudditanza politica, militare e diplomatica, e a ignorare gli interessi e la dignità del nostro Paese. L’Italia, “serva Italia di dolore ostello” come scriveva Dante, sembra oggi più che mai un Paese incapace di difendere i propri cittadini. Ce ne sono due ancora in mani libiche, ma forse Haftar risponde al governo Netanyahu? La frase di Ben Gvir non è solo un insulto, ma un simbolo di quanto siamo diventati deboli e ricattabili. La risposta di Antonio Tajani, che definisce le parole di Ben Gvir “inaccettabili”, ma si limita a “respingere al mittente” senza alcuna azione concreta, è l’emblema di un governo che non ha né il coraggio né la volontà di difendere gli italiani rapiti nella zona di Sirte. Parole vuote, senza peso, che lasciano il campo libero a chi vuole calpestare la nostra dignità. Non è più tempo di diplomazia tiepida e di dichiarazioni di facciata. Serve una posizione netta, chiara e decisa. Serve un governo che sappia dire “basta” a chi ci insulta e ci umilia, che sappia difendere la dignità calpestata ogni giorno dal governo criminale e genocidio di Netanyahu. Dietro questa ignobile vicenda si nasconde un problema ben più profondo: la totale incapacità del governo Meloni di sganciarsi da Israele, di mettere al primo posto gli interessi italiani e di non farsi dettare la linea da Netanyahu. L’Italia non può e non deve essere il “Paese delle ciabatte”, un Paese che si lascia calpestare e insultare senza reagire. È ora di dire basta a questa sudditanza, a questa ignavia, a questa umiliazione continua. Il governo Meloni ha fallito nel suo compito  fondamentale: difendere gli italiani, non da fantomatiche invasioni, ma dai criminali libici e israeliani. La vicenda Ben Gvir è solo l’ultimo, clamoroso esempio di un’esecutivo che ha scelto la strada della sottomissione e del silenzio di fronte alle offese e alle provocazioni. La dignità italiana, la sua umanità è stata rappresentata dalla Flotilla e dal convoglio fermato da Haftar, non certo dal governo Meloni, che persino Renzi ha invitato alle dimissioni durante il convegno di Confindustria davanti a un Parenzo balbettante. Ray Man
June 9, 2026
Pressenza
I nuovi schiavi della Repubblica
Da Amendolara ai ghetti agricoli, la strage dei quattro braccianti afghani rivela il fallimento delle politiche sul lavoro e sull’immigrazione. Dietro il caporalato c’è una filiera che unisce sfruttamento, decreti …
Parigi, Berlino e Londra ripropongono la manfrina dei volenterosi, spacciandola per pace
Una dichiarazione comune dal tono secco e un perimetro negoziale che sempre copiato dai tempi in cui i “volenterosi” guerrafondai non pensavano certo a sedersi a un tavolo di trattative, ma di distruggere la Russia sul campo di battaglia. E difatti, la dichiarazione congiunta rilasciata alla fine del vertice di […] L'articolo Parigi, Berlino e Londra ripropongono la manfrina dei volenterosi, spacciandola per pace su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia
IL 13 GIUGNO RESPINGIAMOLI! PRO-VITA E REMIGRAZIONE: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA //ORE 14.30 – PIAZZALE DEL VERANO, ROMA// Il 13 giugno 2026 Roma sarà attraversata da due cortei che, seppur distinti, si uniscono attorno a una stessa matrice. Da una parte, il “popolo antiabortista” e “pro-vita” ha organizzato la […] L'articolo Il 13 giugno respingiamo pro-vita e remigrazione, due facce della stessa medaglia su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
ReCommon lancia la petizione: «Tassiamo gli extra-profitti delle multinazionali fossili»
ReCommon lancia una petizione per chiedere al governo italiano di introdurre subito una vera tassa sugli extra-profitti delle multinazionali fossili, legata a una serie di passi concreti per instradare una transizione energetica in linea con gli obiettivi internazionali di lotta ai cambiamenti climatici. Solo in questo modo ci si potrà affrancare delle molteplici crisi energetiche che si stanno accavallando anno dopo anno.   Dall’inizio del conflitto tra Iran e Stati Uniti e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa sta pagando 500 milioni di euro al giorno in più il suo conto per l’impiego dei combustibili fossili. Intanto i giganti fossili guadagnano 30 milioni di euro in più ogni ora, in base a uno studio pubblicato sul quotidiano britannico Guardian. Questo insieme di fattori ha determinato un forte aumento delle bollette dei cittadini, che in Italia è acuito dal costo già spropositato dell’elettricità: nel 2025 nel nostro Paese si sono pagati 116 €/Mwh, rispetto alla media dell’UE che si attesta a 85 €/Mwh.  Questo perché i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni ci hanno legato mani e piedi all’impiego dei combustibili fossili, a tutto vantaggio delle nostre grandi multinazionali, con in prima fila ENI, che hanno continuato ad accumulare profitti, ostacolando di fatto una reale ed efficace transizione energetica fuori dai fossili.   Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, Le famiglie italiane stanno pagando già 450 euro in più per il caro-energia in atto, tuttavia sempre gli esperti del Fondo prefigurano scenari con rincari fino a 2.270 euro. Come riportato da uno studio dell’organizzazione Transport & Environment, in Italia gli extra-profitti delle compagnie fossili saranno di almeno 4 miliardi di euro – in Europa il totale è 24 miliardi – e parliamo di una valutazione conservativa, perché copre solo il prezzo dei carburanti stradali e non ad esempio del gasolio e del gas metano per riscaldamento.   L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto poco o nulla, se non dichiarazioni di facciata, per arginare questa deriva. Al fine di calmierare il prezzo dei carburanti alla pompa, il governo ha stanziato 1,8 miliardi di euro. Una misura puramente palliativa, pensata solo a brevissimo termine e che continua ignorare il nodo della questione: l’enorme dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili «Gli impatti dell’attuale crisi si faranno sentire per parecchio tempo. Per questo il governo deve agire subito e senza esitazioni, non ascoltando le obiezioni del comparto fossile italiano. L’esperienza della tassa straordinaria imposta dopo la prima crisi energetica del 2022 ci dice che si può fare molto di più e meglio al fine di raccogliere un gettito maggiore e in maniera trasparente e con una chiara destinazione sociale nell’ambito della transizione fuori dalle fonti fossili» hanno dichiarato Simone Ogno e Antonio Tricarico di ReCommon. Re: Common
June 4, 2026
Pressenza
Flessibilità UE sull’energia se si spende in armi. Roma e Bruxelles sulla stessa linea
Bruxelles ha infine risposto alle richieste del governo Meloni sul fronte del caro-energia, anche se non si tratta di un assegno in bianco. E non si tratta nemmeno di una risposta scritta formale alla lettera inviata da Palazzo Chigi lo scorso 18 maggio a Palazzo Berlaymont, ma è integrata nel […] L'articolo Flessibilità UE sull’energia se si spende in armi. Roma e Bruxelles sulla stessa linea su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
Quando il lavoratore o la lavoratrice sono in vacanza – di Alessandro Villari
Pubblichiamo un articolo di Alessandro Villari sull’ennesimo tentativo di dare un definitivo colpo di spugna a tutte quelle cause con cui i lavoratori denunciano un salario inferiore al minimo costituzionale  (benché previsto da contratti collettivi sottoscritti anche dai sindacati confederali). Come scrive anche l’Associazione Comma 2: “Il lupo perde il pelo ma non il [...]
June 3, 2026
Effimera