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Cernobbio è nel panico: tra la fuffa e le Frecce c’è pure la guerra ibrida
Appena passate, in addestramento, le Frecce Tricolore a scavallare il Monte Bisbino, dalla bella località di Cernobbio, in pieno territorio di guerra ibrida, mi telefona un amico, che ha fatto scorta di acqua potabile, tonno e fagioli in scatola per fare fronte alla segregazione imposta dal celebre appuntamento annuale organizzato […] L'articolo Cernobbio è nel panico: tra la fuffa e le Frecce c’è pure la guerra ibrida su Contropiano.
September 7, 2026
Contropiano
Bari. Fermo preventivo per tre compagni nel corteo contro il governo Meloni!
Restiamo in corteo fino al loro rilascio! Oggi pomeriggio, in occasione del corteo organizzato a Bari per protestare contro la presenza della Meloni per festeggiare il suo “lungo e stabile” mandato, tre dei nostri compagni di Cambiare Rotta sono stati fermati con un fermo preventivo – una delle nuove misure […] L'articolo Bari. Fermo preventivo per tre compagni nel corteo contro il governo Meloni! su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Sono veri i risultati sbandierati dal governo Meloni? La nostra verifica dei fatti
Da oggi il governo Meloni è il più longevo della storia repubblicana. Con i suoi 1.413 giorni a Palazzo Chigi, ha staccato definitivamente il governo Berlusconi II, detentore dal 2005 di questo record. Ancora una volta c’è di mezzo Forza Italia. A differenza di vent’anni fa, però, non ricopre la posizione dominante. In coalizione si è ritagliato il ruolo di co-protagonista, insieme alla Lega (presente allora nella sua connotazione indipendentista) e in misura minore a Noi Moderati. Al vertice c’è Fratelli d’Italia, erede di quell’Alleanza Nazionale che partecipò al secondo esecutivo guidato da Berlusconi. Per celebrare il traguardo raggiunto, il partito della presidente del Consiglio ha pubblicato i rivendicati “record e risultati” ottenuti durante il mandato. La redazione de L’Indipendente, tenendo fede alla sua missione di sottoporre ai lettori un’informazione libera e imparziale, si è messa all’opera per verificare i fatti, cercando di distinguere tra verità e propaganda.  “OCCUPAZIONE AI MASSIMI” Il primo dei risultati sbandierati da Fratelli d’Italia — sul proprio sito e sui social con un carosello — riguarda il lavoro. Secondo FdI, da quando il governo Meloni è entrato in carica l’occupazione è aumentata: a novembre 2022 vi erano 23.252.000 occupati, mentre a luglio risultano 24.370.000 (+4,8%). È vero, e lo confermano i dati ISTAT. Così come è vera la rivendicazione relativa alla crescita dei contratti a tempo indeterminato: «oltre 1,3 milioni di lavoratori a tempo indeterminato in più (quasi 16,6 milioni di luglio 2026 rispetto ai 15,2 milioni di novembre 2022)». Come riportano sempre i dati ISTAT, il numero di contratti a tempo indeterminato è aumentato, anche in proporzione al numero degli occupati e in proporzione al numero dei lavoratori, rispetto al periodo pre-Meloni. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Fratelli d'Italia (@fratelliditalia) Dov’è che glissa Fratelli d’Italia, restituendo ai cittadini un quadro parziale, è sulla sostanza di questi contratti e dunque sulla condizione lavorativa. Non è un mistero che in questi quattro anni inflazione e caro vita hanno eroso il potere d’acquisto degli italiani. A giugno, trainata dalla guerra in Iran (su cui Giorgia Meloni ha preferito non sbilanciarsi più di tanto), l’inflazione ha toccato i massimi da tre anni. Pochi giorni fa un’indagine del Sole 24 Ore ha calcolato che, nell’ultimo lustro, la spesa alimentare degli italiani è cresciuta in media del 30%, trainata dai forti rincari su ortaggi, caffè e olio. Uno degli ultimi rapporti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha fotografato lo stallo del lavoro italiano, dove aumenta l’occupazione ma i salari reali sono in caduta libera. «Risultano inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il divario più grande tra le grandi economie dell’OCSE», denuncia l’organizzazione. Quest’ultima, nell’individuare le cause, punta il dito, oltre che sui rincari energetici, anche sull’incapacità di rialzare in modo deciso i contratti collettivi. L’OCSE ridimensiona anche il record italiano del tasso occupazionale, pari al 62,8%, sotto di 9,3 punti percentuali rispetto alla media dell’area. Una dinamica simile riguarda l’occupazione femminile: il partito di Giorgia Meloni sottolinea che non ci sono «mai state così tante donne al lavoro in Italia», non dicendo però che il Paese resta all’ultimo posto della classifica europea. “PIÙ SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE” Il sistema Italia lavora dunque di più rispetto al passato ma guadagna di meno. Gli ultimi dati Eurostat, relativi al 2024, rivelano che nel nostro Paese un lavoratore su dieci è a rischio povertà. Un fenomeno in crescita rispetto al 2023, che fotografa la condizione di precarietà vissuta da milioni di lavoratori. Di fronte a questo quadro sociale si ridimensiona l’impatto del sostegno alle famiglie sbandierato dal governo Meloni. Fratelli d’Italia rivendica di avere aumentato l’indennizzo economico per il congedo parentale, dal 30% del 2022 all’80% odierno. Ed è vero. Così come è confermato dall’INPS l’aumento del 50% del Bonus Mamme, passato dai 40 euro del 2024 ai 60 odierni. Il governo ha anche esteso i congedi parentali, che prima valevano fino ai 12 anni dei figli e ora fino ai 14. «Confermato anche il “Bonus Nascite”: un contributo di 1.000 euro per i nuovi genitori, introdotto nel 2025 e rinnovato nel 2026». Insufficiente, a quanto pare, per fermare l’inverno demografico e vincere le resistenze dei giovani italiani nel metter su famiglia, preoccupati dalla citata precarietà sociale. Nel 2025, l’Italia ha registrato appena 355mila nuovi nati, il valore più basso della sua storia recente, con un crollo del 3,9% rispetto all’anno precedente. “SICUREZZA PIÙ FORTE” Il governo rivendica che da gennaio a luglio 2026 gli sbarchi sono diminuiti dell’80% rispetto allo stesso periodo nel 2023. I dati del Ministero degli Interni lo confermano, ma il paragone è discutibile dal punto di vista metodologico. Innanzitutto, perché nel 2023 l’attuale maggioranza era già a Palazzo Chigi da diversi mesi. Quell’anno fu poi straordinario per il numero di sbarchi, raggiungendo la cifra record dei 157mil arrivi, terzo picco storico dopo quelli vissuti dal governo Renzi nel 2014 e nel 2016. Per quanto riguarda il numero di arrivi, nel 2024 e nel 2025 il governo Meloni ha mantenuto la media del 2021, non avvicinandosi minimamente ai numeri del Conte I (con il picco minimo degli 11mila sbarchi) e Conte II. Sui rimpatri, Fratelli d’Italia rivendica l’aumento del 60% rispetto al 2021. Ed è vero. Tuttavia, allargando lo sguardo e prendendo come riferimento ad esempio il 2019, il numero di rimpatri effettuati nel 2025 risulta inferiore. Anche su questo versante, le due esperienze esecutive di Conte si confermano molto più stringenti. Mettendo da parte l’aspetto puramente numero del fenomeno migratorio, ci si accorge che Fratelli d’Italia non cita alcun dato sui morti in mare. Se in termini assoluti sono leggermente diminuiti, non si  può dire lo stesso del tasso di mortalità. Questo dimostra che le rotte migratorie non vengono messe in sicurezza, ma che viene sempre più esternalizzata la loro gestione, come confermato ad esempio dal rinnovo del memorandum d’intesa con la Libia. Ci sono poi i viaggi in Tunisia effettuati da Giorgia Meloni in compagnia della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che nel luglio del 2023 portarono ai suoi frutti e dunque alla firma di un memorandum che ha trasformato il Paese in una nuova Libia coi soldi di Bruxelles. “LA SCUOLA DEL MERITO” Un altro cavallo di battaglia del governo Meloni è stato l’ossessione per il merito. Al punto da cambiare denominazione al Ministero dell’Istruzione. Fratelli d’Italia rivendica di aver portato il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l’università dai 7,4 miliardi di euro del 2019 a 9,4 miliardi nel 2026. Con le approssimazioni del caso il confronto regge. Tuttavia non tiene conto dell’inflazione. A guardarlo così, il balzo nominale è addirittura del 27%. Se lo si aggiusta per l’aumento dei prezzi, il confronto cambia radicalmente. I 9,4 miliardi odierni equivalgono a circa 7,7 miliardi di euro del 2019. L’aumento reale è di circa 300 milioni di euro, pari al 4% (e non il 27%). «Più risorse per l’università significano didattica di qualità, sostegno alla ricerca, e maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti», scrive Fratelli d’Italia, glissando sulla quota di PIL destinata all’istruzione universitaria. Il Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) sottolinea come il nostro Paesi destini al settore appena lo 0,6% del PIL, contro una media europea dello 0,8%. Nel carosello social, Fratelli d’Italia parla di «stipendi più alti per i docenti: +412€ al mese entro il 2027». Manca il riferimento temporale iniziale, e non è un caso. Per comprendere la composizione della cifra arriva in soccorso l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN). I 412 euro sono la somma di tre incrementi (compresi tra il 124 e i 144 euro lordi) disposti da altrettanti ritocchi nei contratti collettivi. Il primo di questi, però, riguarda il CCNL 2019-2021, quando a Palazzo Chigi non c’era Giorgia Meloni. Larga parte del finanziamento di quel contratto venne coperta dalle Leggi di Bilancio del triennio di riferimento, a cui il governo Meloni ha aggiunto circa 300 milioni di euro. Quindi dei 412 euro medi lordi rivendicati, restano i 287 euro dati dai ritocchi contrattuali finanziati totalmente sotto il governo dei “meritevoli”. IL SUD LOCOMOTIVA D’ITALIA Chiude il carosello social un riferimento al Sud, che con la Zona Economica Speciale (ZES) unica avrebbe attratto 8,5 miliardi di investimenti diretti. Il dato arriverebbe dal Forum Verso Sud, organizzato lo scorso anno a Sorrento da The European House – Ambrosetti (TEHA). Anche Confindustria e SRM, il centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, confermano la cifra, portandola a 9 miliardi di euro. Nessun riferimento alle recenti proteste contro le autorizzazioni ZES — dalla Sardegna alla Puglia — che accusano il governo di scavalcare enti locali e base popolare nella progettazione urbana, svendendo il Paese alle mire turistiche dei super ricchi. Tralasciando le promesse mancate risalenti alla campagna elettorale, possiamo dire che il bilancio tracciato da Fratelli d’Italia si appoggia su dati veritieri, accompagnati però da una narrazione parziale. A leggere “record e risultati” del governo Meloni verrebbe da pensare di essere in un Paese all’avanguardia dal punto di vista lavorativo, capace di garantire sostegni solidi alle famiglie e basato su un sistema scolastico efficiente e ben finanziato. Poi c’è lo scontro con la realtà, che abbiamo provato a ricostruire in questo articolo, affiancandola man mano alla retorica governativa. L’Italia resta un Paese rallentato dal lavoro povero (e ancora fortemente disuguale dal punto di vista di genere), incapace di uscire dall’inverno demografico e con una scarsa propensione al futuro, come dimostrano le risorse destinate ai giovani. The post Sono veri i risultati sbandierati dal governo Meloni? La nostra verifica dei fatti appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola
Confesso che con mia moglie abbiamo abolito da sempre la TV dall’arredamento di casa, però, quando ci capita di essere fuori con una TV a disposizione, vediamo pochi canali: RAI Scuola, RAI Storia, RAI 5, almeno non c’è quasi pubblicità, … Leggi tutto L'articolo Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
IL GOVERNO MELONI CELEBRA LA SUA LONGEVITÀ. MARCO REVELLI: “NULLA DA FESTEGGIARE IN BASSO. LA VITA QUOTIDIANA È PEGGIORATA”
“In questi anni di governo Meloni la vita quotidiana è peggiorata. Festeggiano una grazia ricevuta, la durata non è di per sè stessa un merito, anche per gli individui si raggiungono età avanzate ma dipende dai contenuti di quelle vite; non c’è nulla da festeggiare in basso, tra di noi, tra la gente, tra i cittadini comuni, tra i lavoratori“. È il commento perentorio, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, del prof. Marco Revelli, storico, sociologo, che ha insegnato Scienza della politica presso Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale al record di longevità del governo Meloni nella storia della Repubblica. Tra i successi enunciati di questi 1413 giorni viene ribadito l’aumento dell’occupazione “ma non si è mai visto che una buona crescita dell’occupazione si accompagnasse ad una diminuzione dei salari, invece questa è la realtà”. Se anche altri indicatori economici non sono positivi, il prof. Revelli si chiede: “cosa resta dell’azione governativa oltre all’ossessione securitaria-repressiva?”.  “Restano i proclami anti-immigrazione – risponde Revelli – resta il dare in pasto ad una popolazione in difficoltà un capro espiatorio, uno strato sociale collocato più in basso di chi sta più in basso tra i cittadini, in modo tale che si possano in qualche modo gratificare perché esiste qualcuno che sta sotto di loro; è un meccanismo perverso, un meccanismo che regola tutte le forme di degrado sociale e civile e tutti i governi di destra”. Per il prof. Revelli “la forza di Meloni sta nella debolezza della sua opposizione, nelle posizioni ondivaghe e schizofreniche, su molti terreni, come sulla politica estera, del Partito Democratico e di una parte consistente di quello schieramento che non si oppone con la forza e che ci si aspetterebbe che facesse alla politica di riarmo e alla deriva verso una guerra generalizzata; temi che dovrebbero stare in cima all’agenda politica anche se nelle tornate elettorali nell’agenda poi contano di più i temi legati alle condizioni di vita. L’ondata di indignazione che ha accompagnato Israele prima per il genocidio a Gaza e poi per la dissennata guerra all’Iran, in parte la si vedrà nelle urne, la si vedrà soprattutto nel voto all’opposizione che sarà tanto più convinto quanto maggiore sarà la compattezza di questa opposizione nella critica alle politiche occidentali a favore di Israele e nella critica al rischio di guerra generalizzata verso cui sta scivolando la questione ucraina”. L’intervista di Radio Onda d’Urto al prof. Marco Revelli, storico, sociologo, che ha insegnato Scienza della politica presso Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale. Ascolta o scarica.          
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Rete Studenti Medi: «Studiare è un diritto, non un privilegio»
“Tra rincari dei libri (+1,8%) e del materiale di cancelleria (+2/4%), il diritto allo studio viene messo a rischio. Secondo le ultime stime, la spesa tra libri e corredo può raggiungere la cifra record di 1˙300 € a studente”, avverte la Rete degli Studenti Medi del Lazio. Avvisando che “con l’avvicinarsi del rientro a scuola il caro-scuola torna a colpire le famiglie”, il coordinamento degli studenti chiede a Ministero e Regione Lazio interventi strutturali: “più risorse e misure uniformi per il rimborso dei libri, insieme a comodato d’uso ed ebook gratuiti nelle scuole”. «I mercatini di libri usati, come quelli che organizziamo, aiutano concretamente le famiglie, ma non possono sostituire l’intervento delle istituzioni – dichiara Simone Montori, referente della Rete degli Studenti Medi del Lazio – Al quarto anno di governo Meloni, studiare costa sempre di più. Le forze politiche di opposizione che si candidano a governare il Paese devono affrontare il caro-scuola alla radice, mettendo al centro dei propri programmi elettorali un’evoluzione del sistema del diritto allo studio, capace di rispondere alle esigenze degli studenti di oggi». Redazione Roma
September 1, 2026
Pressenza
Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”. Gentile Direttore, la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che quella Rai continuiamo a finanziare. Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato “finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima. Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con estrema chiarezza, che cosa è successo e perché. Non servono comunicati burocratici. Servono risposte. Perché Ranucci è stato sostituito? Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione? Quali errori professionali gli vengono contestati? Chi ha assunto la decisione? Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla rilevanza giornalistica di Report? E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso? Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio. Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico, impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva. Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere. Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per “colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Rai. Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di indagare il potere. Soprattutto il potere che governa. È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico. E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo. Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della Rai. L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a tutti. Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e, soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa personale. Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini, con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?” Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande sull’indipendenza editoriale. Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini». Esatto. Dei cittadini. Non di Giorgia Meloni. Non di Fratelli d’Italia. Non della maggioranza parlamentare di turno. E neppure dell’opposizione. La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico. Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci. Le chiediamo indipendenza dal potere. E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla. Redazione Italia
August 29, 2026
Pressenza
L’Italia può abbandonare l’acciaio? Spunti per una produzione pianificata e sostenibile
A inizio agosto ci siamo espressi circa l’ennesima recrudescenza della vertenza Ilva, determinata dall’ingiunzione di chiusura delle aree a caldo dell’impianto di Taranto. Una situazione che, lo ribadiamo, minaccia direttamente gli impianti di Genova e Novi Ligure ma più in generale costituisce una seria ipoteca sulla tenuta della produzione siderurgica […] L'articolo L’Italia può abbandonare l’acciaio? Spunti per una produzione pianificata e sostenibile su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano