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Alle OGR un Forum pubblico per la nuova Firenze. E niente cemento
“Siamo attualmente di fronte a una città soffocata dagli interessi privati – interessi di grosso calibro, dove gli spazi pubblici vengono sempre più cannibalizzati dalla speculazione […]. Una città in cui è in atto un vero e proprio saccheggio del … Leggi tutto L'articolo Alle OGR un Forum pubblico per la nuova Firenze. E niente cemento sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
ReCommon lancia la petizione: «Tassiamo gli extra-profitti delle multinazionali fossili»
ReCommon lancia una petizione per chiedere al governo italiano di introdurre subito una vera tassa sugli extra-profitti delle multinazionali fossili, legata a una serie di passi concreti per instradare una transizione energetica in linea con gli obiettivi internazionali di lotta ai cambiamenti climatici. Solo in questo modo ci si potrà affrancare delle molteplici crisi energetiche che si stanno accavallando anno dopo anno.   Dall’inizio del conflitto tra Iran e Stati Uniti e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, l’Europa sta pagando 500 milioni di euro al giorno in più il suo conto per l’impiego dei combustibili fossili. Intanto i giganti fossili guadagnano 30 milioni di euro in più ogni ora, in base a uno studio pubblicato sul quotidiano britannico Guardian. Questo insieme di fattori ha determinato un forte aumento delle bollette dei cittadini, che in Italia è acuito dal costo già spropositato dell’elettricità: nel 2025 nel nostro Paese si sono pagati 116 €/Mwh, rispetto alla media dell’UE che si attesta a 85 €/Mwh.  Questo perché i governi che si sono succeduti negli ultimi decenni ci hanno legato mani e piedi all’impiego dei combustibili fossili, a tutto vantaggio delle nostre grandi multinazionali, con in prima fila ENI, che hanno continuato ad accumulare profitti, ostacolando di fatto una reale ed efficace transizione energetica fuori dai fossili.   Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, Le famiglie italiane stanno pagando già 450 euro in più per il caro-energia in atto, tuttavia sempre gli esperti del Fondo prefigurano scenari con rincari fino a 2.270 euro. Come riportato da uno studio dell’organizzazione Transport & Environment, in Italia gli extra-profitti delle compagnie fossili saranno di almeno 4 miliardi di euro – in Europa il totale è 24 miliardi – e parliamo di una valutazione conservativa, perché copre solo il prezzo dei carburanti stradali e non ad esempio del gasolio e del gas metano per riscaldamento.   L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto poco o nulla, se non dichiarazioni di facciata, per arginare questa deriva. Al fine di calmierare il prezzo dei carburanti alla pompa, il governo ha stanziato 1,8 miliardi di euro. Una misura puramente palliativa, pensata solo a brevissimo termine e che continua ignorare il nodo della questione: l’enorme dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili «Gli impatti dell’attuale crisi si faranno sentire per parecchio tempo. Per questo il governo deve agire subito e senza esitazioni, non ascoltando le obiezioni del comparto fossile italiano. L’esperienza della tassa straordinaria imposta dopo la prima crisi energetica del 2022 ci dice che si può fare molto di più e meglio al fine di raccogliere un gettito maggiore e in maniera trasparente e con una chiara destinazione sociale nell’ambito della transizione fuori dalle fonti fossili» hanno dichiarato Simone Ogno e Antonio Tricarico di ReCommon. Re: Common
June 4, 2026
Pressenza
No cemento alle OGR. Una petizione da firmare e far circolare
Firmate e fate circolare la petizione per Salvare le OGR e le Cascine dal cemento della speculazione edilizia. Il testo è stato presentato all’affollata assemblea pubblica indetta da Salviamo Firenze x viverci al ridotto del teatro Puccini, il 28 … Leggi tutto L'articolo No cemento alle OGR. Una petizione da firmare e far circolare sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Libertà per il dottor Hussam Abu Safiya
Hussam Abu Safiya è un medico pediatra. Era il direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya nella Striscia di Gaza. Venne arrestato il 27 dicembre 2024 dall’esercito israeliano durante un’irruzione in ospedale. Da allora non è stato mai più rilasciato. La detenzione è stata via via confermata, senza nessun processo. Il 9 gennaio 2025, ai sensi della “Legge sui combattenti illegali”, la Corte di giustizia israeliana di Ashkelon prorogò la sua detenzione fino al 13 febbraio e il divieto di incontrare un avvocato fino al 22 gennaio. Il 28 aprile 2026 la detenzione arbitraria al pediatra è stata prolungata a tempo indefinito. Amnesty International ha da tempo lanciato una petizione per richiederne la liberazione. Gli operatori sanitari di #digiunogaza ne hanno raccolto l’appello e realizzato il video disponibile qui:   In un articolo di Assopacepalestina viene descritto così l’iter per gli accusati di essere combattenti illegali: “I gazawi detenuti nel campo di Ofer, che è adiacente all’omonima e più antica prigione, sono tra i detenuti palestinesi che Israele classifica come “combattenti illegali”. In quanto tali, subiscono una procedura giudiziaria molto breve: di solito, consiste in un’udienza di tre minuti condotta tramite Zoom, in cui vengono accusati di “sostenere il terrorismo”, e a seguito della quale la loro detenzione viene prolungata per altri sei mesi o fino alla “fine della guerra”. Adesso però è concretissimo il pericolo di morte per impiccagione come previsto dalla nuova legge israeliana per il reato di terrorismo. Dopo l’arrsto il dottor Hussam Abu Safiya è stato inizialmente portato nel centro Sde Teiman poi trasferito nel campo di Ofer, una struttura militare che Israele ha creato durante l’attuale guerra per i detenuti di Gaza, tra Gerusalemme e Ramallah, nella Cisgiordania occupata. Numerosissime sono le testimonianze delle condizioni disumane riservate ai palestinesi detenuti. Torture fisiche e psicologiche, poco cibo, scarsa igiene, umiliazioni continue inflitte in ogni modo, nessuna cura medica. La struttura di Ofer è citata anche Francesca Albanese nel suo “Quando il mondo dorme”, riportando dialoghi avuti con il dottor Ghassan Abu Sitta, medico chirurgo naturalizzato britannico che lavorò negli ospedali palestinesi fin  quando ne ebbe la possibilità. Un amico del dottor Ghassan, il dottor Adnan al-Bursh, primario del reparto di chirurgia ortopedica dell’ospedale al-Shifa a Ofer ci morì a causa degli abusi sessuali subiti. Perchè tutto questo? Il dottor Hussam Abu Safiya stava lavorando nell’ospedale di cui era direttore in condizioni estreme per poter “aiutare”. Terribile la spiegazione del dottor Ghassan, sempre riportate dalla Albanese: “Le torture e l’uccisione di quasi un migliaio di operatori sanitari sono una componente fondamentale della distruzione del sistema sanitario” perché un ospedale si può ricostruire molto più in fretta di quanto richiede la formazione di un medico e “Anche se ci sarà un cessate il fuoco e i palestinesi avranno una tregua dalle bombe, potete stare sicuri che il genocidio continuerà perché grazie a questa strategia la gente continuerà a morire, anche per condizioni che potavano benissimo essere curate”. Il libro è stato pubblicato nel 2025 e le parole del dottore sembrano predire ciò che è avvenuto e sta avvenendo. Sara Panarella
May 10, 2026
Pressenza
Sciopero generale per la Flotilla. Petizione su change org
La chiamata allo sciopero generale parte ancora una volta con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova: la flottiglia è di nuovo stata bloccata con un atto di pirateria del governo genocida di Israele. Questa è una chiamata per convergere subito su una mobilitazione unitaria come quella del 3 ottobre. Le organizzazioni sindacali devono promuovere la lotta e l’unità per dare continuità agli impegni che pubblicamente hanno preso contro il riarmo e in solidarietà alla Palestina e ai popoli oppressi, perché la determinazione dei lavoratori e degli studenti non arretra: non farlo significherebbe fare un passo indietro rispetto a quello che abbiamo faticosamente costruito dopo il 3 ottobre. La determinazione dei lavoratori non si arresta, né contro l’ondata di repressione, né contro la repressione che subiamo sui posti di lavoro. L’assedio posto alla Palestina è lo stesso che ci incatena ovunque, anche nelle aziende, perché vuol dire alimentare un’economia di guerra, che per noi si traduce in precarietà delle nostre vite: troppe aziende lucrano sulle nostre morti, sia le morti sul lavoro che quelle tra le vittime civili palestinesi e libanesi, che sono figlie della stessa logica dell’odioso sistema capitalista che governa e impone al mondo violenza e odio. Questa stessa economia di guerra vuol dire soprattutto chiudere ospedali qui e distruggerne a Gaza, vuol dire ricatto tra lavorare per la guerra o fare la fame. La Palestina è in ognuno di noi lavoratori, perché la nostra determinazione non è devota all’immobilismo, né ai tempi diplomatici. Per lo sciopero generale. (Per favore aggiungi alla tua adesione, dove indichi il cognome, anche l’eventuale sindacato/RSU/RSA di appartenenza perché l’appello nasce da una spinta unitaria della base) Prime adesioni: Global Sumud Flotilla Italia Giuseppe Gomini, RSU FIOM Ducati Bologna Paolo Bocale, RSU USB Titan Finale Emilia Daniele Torregiani, RSA/RLS Filcams CGIL Torino Vincenzo Dell’Aquila, USB Marcegaglia Ravenna Ivan Lisanti RSU, FP e CMdL CGIL Bologna Isabella Cerutti, SGB cooperative sociali Bologna Elia Ansaloni, RSU CGIL Tecnoelastomeri Castelfranco Emilia Stefano Rebecchi, SGB AUSL Modena Giampietro Montanari, RSU FIOM Toyota Bologna Alessandro Cevenini, RSU USB Regione Emilia Romagna Virginio Piló, RSU FLC CGIL Università di Bologna Marco Deluca, insegnante Cobas scuola Bologna Nicola Sacchetto, pensionato ex dirigente Fiom Taranto Corrado Mannoni, FIOM GSM Bologna Mauro Covili, educatore sanitario per Gaza, Bologna Riccardo Gandini, Ufficio scolastico regionale Emilia-Romagna Virginio Piló, RSU FLC CGIL Università di Bologna Andrea Scagliarini, FIOM Nuova Star Zola Predosa Romeo Giannini, Unione degli Studenti, studente del liceo Monti di Cesena Marion Mucci, Oss cooperativa Sociale Bologna Giuseppe Curcio, funzionario Università di Bologna Sharon Ciarleglio, insegnante RSU SGB scuola comunale Bologna Link per firmare la petizione.       Redazione Italia
May 4, 2026
Pressenza
Rilanciamo una richiesta della Comunità Territoriale di Rebibbia  (con una premessa sulla nostra associazione)
Foto da FB Comunità Territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi PREMESSA L’associazione Carteinregola è diventata un punto di riferimento per tanti cittadini e tante realtà del territorio non solo di Roma. Da più di 13 anni lavoriamo, da un lato, per informare i cittadini di tanti processi in atto – trasformazioni urbane, destinazioni del patrimonio pubblico, proposte normative che riguardano leggi nazionali e regionali o delibere comunali e municipali e molto altro – dall’altro, per far conoscere le vertenze di tante realtà che fanno parte della nostra rete – anche se, lo ricordiamo, Carteinregola non è un coordinamento nè un’associazione di associazioni – ma anche di tanti comitati che ci inviano segnalazioni che riteniamo abbiamo diritto di essere conosciute, ascoltate e magari ricevere risposte dalle istituzioni. Però, come abbiamo raccontato, mesi fa abbiamo ricevuto 17 sanzioni della Polizia di Roma Capitale (1) che hanno raggiunto la cifra di 15.000 euro, per affissioni abusive di manifesti di cui non conoscevamo nemmeno l’esistenza, solo per aver pubblicato sul nostro sito un comunicato della Rete di Quartiere San Lorenzo che era stato pubblicato su Facebook da ANPI San Lorenzo, e che aveva lo stesso titolo (solo il titolo!) dei manifesti stampati e affissi da ignoti. Questo forse dovrebbe indurci a non pubblicare più nulla che non sia prodotto dalla nostra associazione, e a non rilanciare iniziative di altri, per non correre il rischio che possa succedere la stessa cosa – un  anonimo che affigge manifesti in qualche modo collegati al comunicato pubblicato – e di ricevere nuovamente multe salatissime per fatti di cui non abbiamo alcuna responsabilità. Ma non vogliamo che quella incresciosa vicenda ci intimorisca e ci spinga a ridurre il nostro impegno nel farci portatori delle tante criticità e contraddizioni di questa nostra città, dove continua a esistere una grande distanza tra centro e periferie, tra le richieste di chi invoca il decoro e quelle di chi non ha casa, servizi sanitari, collegamenti di trasporto pubblico, prospettive di lavoro e di vita. Per questo rilanciamo il comunicato ricevuto dalla Comunità territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (2) che – lo specifichiamo – non fa parte della nostra rete e non comprende nostri soci, ma che fa richieste che ci sembrano giuste e ragionevoli, in linea con le ripetute richieste di Carteinregola affinchè quelle serie infinite di negozi chiusi e inutilizzati in palazzi pubblici nelle tante periferie romane fossero destinate a rilanciare l’occupazione e gli spazi sociali dei quartieri (3). Continuiamo quindi nel compito faticoso – e, abbiamo visto, anche rischioso – che ci siamo dati. Anna Maria Bianchi Missaglia Riceviamo dalla Comunità territoriale dei quartieri di Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi(2) e pubblichiamo: IL COMUNICATO DELLA COMUNITA’ TERRITORIALE : CHIUSI DA TANTO, TROPPO TEMPO. Nella giornata di ieri [1 aprile NDR] abbiamo fatto ufficialmente richiesta al Comune di Roma per l’utilizzo di una parte dei negozietti abbandonati in via Giovanni Palombini 15. Dopo la riapertura di Villa Tiburtina e oltre 3000 firme raccolte, è arrivato il momento di far vivere quegli spazi. Non un semplice progetto, ma un sogno concreto: sportelli, aule didattiche, co-working, aula studio, laboratori e tanto altro. Ma anche servizi consultoriali, collaborazioni con il Museo di Casal De’ Pazzi e al ASL Roma 2, centro di raccordo del tavolo interistituzionale sulle politiche socio-sanitarie. In una parola: una casa di quartiere, in continua evoluzione. Un luogo di incontro e condivisione per giovani, famiglie, persone fragili, nuovi abitanti e vecchi residenti. A misura delle 25–30 mila persone che vivono tra Rebibbia, Ponte Mammolo e Casal de’ Pazzi. Basta abbandono: questi locali possono tornare a essere un cuore pulsante, al fianco delle due attività commerciali che hanno resistito in tutti questi anni. Riapriamo i negozietti insieme e ridiamo futuro al quartiere! LA PETIZIONE DELLA COMUNITA’ TERRITORIALE REBIBBIA-PONTE MAMMOLO- CASAL DE’PAZZI  Link per firmare https://chng.it/WwQwVqYp7W (4) Per osservazioni e precisazioni sull’articolo di Carteinregola e sulla pubblicazione del testo della Comunità Territoriale di Rebibbia scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 7 aprile 2026 NOTE (1) vedi 15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) 26 marzo 2026 (2) la Comunità territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De’ Pazzi  è composta da: Casale Alba 2, Comitato di Quartiere Mammut, Riapriamo Villa Tiburtina – Sportello socio-sanitario Mammut, Csoa La Torre, Associazione La Chiocciolina ODV, CdQ Kant-Nomentana, Rete Studenti Roma Est, Insieme per l’Aniene Onlus, Centro Anziani Ponte Mammolo, Museo di Casal De’ Pazzi, Comitato di Quartiere Rebibbia, Red Foxes, Nuova Generazione Natura a.p.s., Azzurra 86 A.s.d.p. , Roma NoProfit, Donne De Borgata, Scuola Palenco – Movimento per il diritto all’Abitare Vedi pagina FB Comunità territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De’ Pazzi  https://www.facebook.com/profile.php?id=61574119710356 Informazioni di contatto +39 389 431 4738 comunitaterritoriale00156@gmail.com (3) La Proposta si inserisce in una battaglia di Carteinregola che va avanti da anni affinchè i tanti locali di proprietà pubblica che giacciono abbandonati nelle periferie siano messi a disposizione delle tante realtà che si impegnano nel sociale, o anche dei cittadini di buona volontà, che vogliono riaprire spazi per attività anche commerciali che restituiscano vita e socialità alla comunità. Per questo nelle osservazioni alla Delibera adottata delle modifiche delle norme tecniche del Piano regolatore  abbiamo inserito questa proposta: Titolo I Capo 4° Criteri e modalità di perequazione Art.21 bis Edifici abbandonati e degradati        (comma 1. Le disposizioni del presente articolo si applicano a tutte le aree e gli edifici, indipendentemente dalla destinazione funzionale, individuati sulla base di verbali redatti dalle autorità preposte e approvati con apposito provvedimento della Giunta Capitolina previa comunicazione di avvio del procedimento nei confronti degli interessati. Si considerano abbandonati e/o degradati gli edifici dismessi da più di 3 anni alla data di adozione della presente norma ovvero danneggiati da eventi imprevisti (crollo, incendio, ecc) che determinano pericolo per la sicurezza o per la salubrità o l’incolumità pubblica o disagio per il decoro e la qualità urbana a causa di uno o più dei seguenti aspetti: salute, sicurezza idraulica, problemi strutturali che ne pregiudicano la sicurezza, inquinamento, degrado ambientale, urbanistico-edilizio e sociale.)   OSSERVAZIONE Aggiungere comma 1bis:  I locali commerciali di proprietà comunale  posti al piano terra e dismessi da più di 3 anni alla data di adozione della presente norma, sono messi a bando per finalità  sociali, start up giovanili,  iniziative di imprenditoria femminile o di categorie protette, con canone abbattuto come da Regolamento sull’utilizzo dei beni immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale Art. 20   MOTIVAZIONE: La riapertura di attività artigianali e di commercio di prossimità è di fondamentale importanza per la creazione di opportunità di lavoro e per la vivibilità, accessibilità e sicurezza dei quartieri in maggiore difficoltà, anche in omaggio alla politica capitolina della “Città dei quindici minuti”. (4) Avevamo già rilanciato la petizione un anno fa nell’articolo del 13 aprile 2025 Riapriamo i negozietti abbandonati di via Palombini 15: casa di quartiere e consultorio! https://www.carteinregola.it/riapriamo-i-negozietti-abbandonati-di-via-palombini-15-casa-di-quartiere-e-consultorio/
April 7, 2026
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Possibile lancia campagna NO DDL “anticritiche”
Possibile ha lanciato una raccolta firme per fermare il cosiddetto DDL “antisemitismo”. La trovi all’indirizzo tinyurl.com/stopddl Perché firmare? Il Senato ha approvato il DDL antisemitismo. Un DDL non combatte l’odio: strumentalizza le critiche. La definizione IHRA adottata dal testo equipara l’antisemitismo alla critica politica a un governo – e lo dicono le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste. Inoltre, le scuole verrebbero formate su una definizione politicamente contestata da giuristi e relatori speciali ONU, oltre che da alcune realtà ebraiche antirazziste. L’articolo 3 prevede, infine, il potere di bloccare manifestazioni e cortei. Trovi tutti i dettagli nel testo della raccolta. La libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con il popolo palestinese, il contrasto al genocidio e la critica ad un governo come quello di Israele non sono negoziabili. Firma la petizione lanciata da Possibile, a prima firma Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti. In poche ore la petizione ha raggiunto 15’000 firme. Possibile
March 7, 2026
Pressenza
San Donato Milanese: la tutela del verde arriva al Consiglio di Stato
C’è una differenza sostanziale tra una scelta tecnica e una scelta politica. Il ricorso al Consiglio di Stato contro una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che impone il rispetto dei vincoli ambientali non è un atto neutro. È una dichiarazione di priorità. A San Donato Milanese, nell’area San Francesco, la recente decisione del TAR ha riaffermato un principio elementare: la quota di verde fruibile prevista dalla convenzione urbanistica del 1993 deve essere rispettata. Non è un dettaglio burocratico. È un impegno pubblico. È un patto con la città. La sentenza ha annullato la delibera del 2021 che autorizzava il progetto “Sport Life City” — arena, strutture sportive, funzioni commerciali — riportando l’area a “zona bianca” nel PGT. In termini urbanistici significa una sola cosa: si riparte da zero. Serve una nuova pianificazione. Eppure l’Amministrazione ha scelto di impugnare la decisione davanti al Consiglio di Stato. Non è solo una questione locale Questa non è una vicenda che riguarda esclusivamente San Donato. Se passa il principio che un’Amministrazione possa aggirare — o tentare di superare — una sentenza che tutela vincoli ambientali sottoscritti in convenzioni urbanistiche, il precedente si estende ben oltre i confini comunali. La petizione promossa per fermare il ricorso non è quindi rivolta soltanto ai cittadini sandonatesi. È un appello a tutti i cittadini italiani. Perché il nodo è semplice: le convenzioni urbanistiche sono strumenti giuridici che regolano l’equilibrio tra interesse pubblico e intervento privato. Se quell’equilibrio diventa variabile, se gli impegni sul verde possono essere ridiscussi quando risultano scomodi, allora la tutela ambientale diventa negoziabile. E questo riguarda ogni città. Verde urbano: infrastruttura, non ornamento Ogni metro quadrato impermeabilizzato produce effetti misurabili: aumento del rischio idraulico, incremento delle isole di calore, riduzione della capacità di assorbimento del suolo, perdita di spazi pubblici. Il verde urbano non è arredo. È infrastruttura ambientale. È mitigazione climatica, qualità dell’aria, salute pubblica, equilibrio idrogeologico. In un Paese fragile come l’Italia, dove il consumo di suolo continua a crescere e il dissesto idrogeologico è una costante emergenza, sostenere che la rigenerazione debba prevalere sull’espansione non è ideologia: è buon senso pianificatorio. Rigenerare significa intervenire sull’esistente. Significa aumentare permeabilità e alberature. Significa progettare resilienza, non moltiplicare volumetrie. Una scelta di coerenza istituzionale Rinunciare al ricorso sarebbe un segnale chiaro su tre piani: * rispetto delle convenzioni urbanistiche sottoscritte; * coerenza istituzionale nei confronti delle decisioni della giustizia amministrativa; * visione di lungo periodo per una città adattiva e resiliente. Non si tratta di essere contro lo sport o contro lo sviluppo. Si tratta di stabilire quale sviluppo sia compatibile con gli impegni presi e con le esigenze ambientali del nostro tempo. La petizione chiede: * il ritiro del ricorso al Consiglio di Stato; * la conferma integrale della quota di verde prevista dalla convenzione del 1993; * l’avvio di una nuova pianificazione fondata su rigenerazione, fruibilità pubblica eresilienza ambientale. Difendere un principio, non solo un’area Se la tutela del verde diventa subordinata alla pressione edificatoria, il messaggio è chiaro: gli accordi ambientali sono reversibili. Se invece si afferma che un impegno pubblico va rispettato, si rafforza un principio di civiltà giuridica e ambientale. San Donato Milanese è oggi un caso emblematico, ma la questione è nazionale. Il territorio è un bene comune. La sua difesa non è un’opzione politica: è una responsabilità collettiva. E questa responsabilità riguarda tutti. Link alla petizione: https://www.change.org/p/fermiamo-il-ricorso-contro-la-tutela-del-verde-a-san-francesco-san-donato-milanese RecSando Rete Civica di San Donato Milanese e del Sud Est Milano Fabrizio Cremonesi Flavio Mantovani Redazione Italia
February 20, 2026
Pressenza
Attivati nel tuo Comune: boicottiamo Teva nelle farmacie pubbliche
Teva è una multinazionale farmaceutica che trae profitto dall’occupazione israeliana, sostiene l’esercito e opera nelle colonie occupate illegalmente. Non è una posizione politica: è una violazione del diritto internazionale, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Per questo lanciamo una petizione rivolta ai Comuni che gestiscono farmacie comunali. Chiediamo di interrompere i rapporti commerciali con Teva e di sospendere la distribuzione dei suoi prodotti. Il nostro boicottaggio non è contro un Paese o un popolo, ma contro chi fa soldi sui crimini. I soldi pubblici non devono finanziare l’occupazione. Questa campagna vive solo se diventa azione concreta nei territori. Stiamo costruendo una rete di volontarie, volontari e referenti locali per: * inviare una lettera ai sindaci * raccogliere firme (online e cartacee) * consegnare la petizione nei Comuni Mettiamo a disposizione un kit operativo con materiali e indicazioni pratiche. Sta già succedendo: Comuni come Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Rosignano, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, Corinaldo, Rovereto, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Carrara hanno già detto no a Teva o promosso percorsi pubblici di informazione. La pressione dal basso funziona. Funziona davvero. Ora è il momento di allargare Ogni Comune coinvolto è un precedente. Ogni firma raccolta è un messaggio politico. Ogni azione coordinata rende più difficile per Teva continuare a occupare spazi nei bandi e negli acquisti pubblici. Se pensi che indignarsi non basti più, se pensi che i diritti non siano negoziabili, se pensi che anche dal tuo Comune si possa fare la differenza, attivati con noi. Scrivici per diventare referente locale o volontaria/o: bdsitalia.teva@gmail.com sanitaripergaza@gmail.com digiunogaza@gmail.com   BDSItalia
January 29, 2026
Pressenza
No alla presenza dell’ICE in Italia per le Olimpiadi
La famigerata Immigration and Customs Enforcement, da tutti conosciuta con l’acronimo di ICE, sarà impegnata in Italia di supporto alle forze dell’ordine locali, per gestire la sicurezza in tutto il periodo delle Olimpiadi e Paraolimpiadi invernali di Milano-Cortina, dal 6 febbraio al 15 marzo. Dopo i crimini di cui si sono macchiati i suoi esponenti è inaccettabile che questo venga concesso in un Paese che ancora si dichiara democratico. Le azioni violente, i crimini e i soprusi compiuti da questo corpo paramilitare (che tanto somiglia ai pretoriani da basso Impero Romano o peggio, ai mercenari assoldati a suon di denaro per compiere le peggiori nefandezze ) mal si conciliano con lo “spirito olimpico” e con la sensibilità della maggior parte del popolo italiano. Facciamo sentire il nostro “No” a questa presenza non grata e soprattutto pericolosa. Link per firmare la petizione. Redazione Italia
January 26, 2026
Pressenza