A Sulmona la festa della Repubblica che ripudia la guerra

Pressenza - Tuesday, June 2, 2026

“Pensate quanto è lungo il lavoro per rendere un uomo capace di uccidere. Bisogna dirgli che il nemico è un mostro e non un essere umano come lui. Dunque, la guerra è un triste progetto di morte preparato a freddo. Noi continueremo ad opporci”: si è aperta con queste parole della cantautrice e attivista statunitense Joan Baez la manifestazione svolta oggi a Sulmona per chiedere la smilitarizzazione della base di Monte San Cosimo.

“Celebriamo il 2 giugno, Festa della Repubblica all’insegna di quanto sancisce la nostra Costituzione: il ripudio della guerra – ha detto Mario Pizzola del Movimento Nonviolento – Un ripudio che coinvolge anche la preparazione della guerra e la folle corsa al riarmo decisa dall’Unione Europea e accettata supinamente dal governo italiano. Da quasi 90 anni la Valle Peligna è costretta a convivere con il più grande deposito di armi e munizioni esistente in Abruzzo. Una struttura che rappresenta un pericolo per la popolazione e che è stata già bombardata nel corso della Seconda guerra mondiale. Vogliamo che questa area vastissima di 133 ettari venga restituita alla comunità locale per essere adibita a finalità civili e di pace”.

Il segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, ha ricordato che già nel primo dopoguerra ci furono lotte organizzate dal sindacato per chiedere la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e per trasformarlo in area da destinare ad attività sociali e produttive: “E’ un progetto che oggi rilanciamo con forza tenendo conto che si tratta di un’area già infrastrutturata e dotata di ogni servizio come acqua, luce e gas. Ci sono inoltre strade interne e una ferrovia ed è anche vicinissima all’autostrada Pescara-Roma. Perciò può rappresentare una importante risorsa per risollevare un territorio soggetto ad una pesantissima crisi economica e ad un continuo spopolamento, un territorio dove le uniche attività che vi si insediano sono quelle a forte impatto ambientale e senza ricaduta occupazionale, come la centrale Snam”.

Renato Di Nicola, del coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra, ha sottolineato il forte legame che c’è tra fonti fossili e guerra. “Le fonti fossili – ha detto – non sono solo la causa principale del cambiamento climatico e dei disastri che esso produce, ma sono anche la causa di molte guerre, come dimostra il conflitto in Ucraina e quello in Iran. Le due lotte, perciò, sono congiunte. Il governo continua a dire che all’interno di Monte San Cosimo vi sono solo limitati quantitativi di armi e munizioni. Ma allora perché negli anni ’80 le servitù militari furono raddoppiate? Perché Gheddafi minacciò di colpirlo? Se fosse vero che la base militare è poco importante, allora che senso ha impegnare un’area così grande? Smilitarizziamola e restituiamola ad un territorio in forte sofferenza. In primo luogo, ad esempio, ad attività di protezione civile visto che parliamo di una zona ad altissima sismicità”.

Alla manifestazione hanno partecipato anche i giovani del PD la cui rappresentante Caterina Marzi ha messo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel mondo, lo sdoganamento della guerra come mezzo ordinario per risolvere le controversie internazionali, gli eccidi della popolazione civile fino al genocidio, come a Gaza, la soppressione del diritto internazionale, suscitano una fortissima preoccupazione tra le nuove generazioni: “Noi guardiamo al futuro con angoscia, ed è per questo che ci battiamo per la pace, contro il riarmo e contro la crescente militarizzazione dei territori. Pertanto, facciamo nostro l’obiettivo della smilitarizzazione del deposito di Monte San Cosimo, come pure ci opponiamo decisamente ai disegni governativi che mirano alla reintroduzione della leva militare obbligatoria”.

Marco Alberico, attivista del blog Casa di Vetro, ha fatto presente che la lotta per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo non parte da zero ma che già in passato ci sono state molte iniziative: “Circa 20 anni fa una petizione popolare che raccolse 5.000 firme di cittadini e ben 17 Comuni del comprensorio approvarono delibere in favore della smilitarizzazione. La stessa Regione Abruzzo recepì la richiesta dei Comuni ma poi tutto si fermò perché la nostra classe politica lasciò cadere questa battaglia. Avevamo invitato alla manifestazione anche i Sindaci, le consigliere regionali e i parlamentari ma non si è presentato nessuno di essi. Noi però non demordiamo e continueremo a portare avanti questa lotta quale componente non secondaria della vertenza Valle Peligna”.

Gli interventi che si sono susseguiti nella manifestazione sono stati accompagnati anche da canti e letture di testi pacifisti.

Tra questi un appello della Federazione Giovanile Socialista ai coscritti della leva del 1911 che diceva:

Pensateci quando in nome del re e della patria vi comanderanno di andare contro i vostri fratelli di altre nazioni, lavoratori come voi, sfruttati come voi, per ucciderli e farvi uccidere. Risvegliate allora nel vostro cuore i migliori sentimenti, e se qualche delinquente gallonato vi comanderà il fuoco, non dimenticate la vostra origine, non dimenticate che continuate ad appartenere alla classe operaia anche se vi hanno imposto la casacca soldatesca, non dimenticate che vi rendereste indegni del bacio materno assassinando i vostri compagni.

Redazione Abruzzo