Tag - 2 giugno

Faro di Roma: 2 giugno. Come cristiani e come cittadini della Repubblica nata dalla Resistenza diciamo no al militarismo e quindi alla parata ai Fori Imperiali
DI LAURA TUSSI E SALVATORE IZZO SU FARO DI ROMA DEL 1° GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi e Salvatore Izzo, pubblicato su Faro di Roma il 1° giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In questa prospettiva si colloca anche l’impegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, animato dal sociologo e docente Antonio Mazzeo e sostenuto da numerosi insegnanti, ricercatori e attivisti, tra cui il professor Lucivero. L’Osservatorio denuncia la crescente presenza delle forze armate negli istituti scolastici e accademici attraverso protocolli d’intesa, attività promozionali, percorsi di orientamento e collaborazioni che, secondo i promotori, rischiano di normalizzare la cultura militare all’interno di luoghi che dovrebbero invece essere dedicati alla formazione critica e alla costruzione della cittadinanza democratica…continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pressenza: Ancora sulla parata militare del 2 giugno
DI LAURA TUSSI SU PRESSENZA DEL 30 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Pressenza  il 30 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in riferimento alla parata del 2 giugno. «Siamo alla vigilia del giorno in cui l’Italia celebra la nascita della Repubblica con la tradizionale parata militare del 2 giugno, e torna inevitabilmente ad affacciarsi una domanda profonda sul significato stesso della democrazia costituzionale nata dalla Resistenza. Perché sussiste un evidente dissonanza tra l’inchinarsi alle Frecce Tricolori, ai mezzi militari e all’esibizione della forza dello Stato, e la Costituzione italiana che custodisce un principio radicale ma spesso rimosso dal dibattito pubblico: l’articolo 11, quello in cui “l’Italia ripudia la guerra”, come anche dichiara l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università…continua a leggere su www.pressenza.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A margine del 2 giugno
La democrazia liberale è agli sgoccioli. La strada che ha imboccato in Europa dopo il 1992 con la progressiva neutralizzazione del conflitto sociale e della rappresentanza, in favore della governance tecnocratica, ha portato i paesi europei, e in primis l’Italia, a una condizione oramai insostenibile. L’Italia è un paese fermo […] L'articolo A margine del 2 giugno su Contropiano.
June 3, 2026
Contropiano
Sergio Costa: “80 anni fa il voto alle donne, ma la parità è ancora un cammino aperto”
«Ottant’anni fa milioni di cittadini scelsero la Repubblica. E per la prima volta, davanti alle stesse urne degli uomini, c’erano loro: le donne – ha dichiarato Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati – Quasi tredici milioni di italiane che fino al giorno prima erano state spettatrici della Storia e che all’improvviso ne diventavano protagoniste. Quel 2 giugno non nacque soltanto una forma di Stato, nacque un popolo di cittadine e cittadini libere, liberi e uguali». «Conservo un ricordo di famiglia che mi è caro – ricorda Sergio Costa – Mia madre, allora ventenne, a quel voto non poteva ancora prendere parte, perché la legge fissava a ventuno anni la soglia per le urne. Eppure visse quel giugno con un trasporto che mi ha sempre raccontato come qualcosa di nuovo, quasi inebriante. Sapeva di dover aspettare, ma sentiva già di appartenere a quella conquista, al riscatto di generazioni di donne tenute ai margini della vita pubblica». «Ma celebrare oggi significa anche guardare in faccia ciò che manca: il divario salariale, la scarsa presenza nei luoghi decisionali, la violenza che continua a colpire troppe donne – conclude Sergio Costa – La parità resta un cammino aperto. A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il mio augurio è che le istituzioni sappiano onorare quelle radici con i fatti, perché una democrazia è compiuta davvero solo quando nessuno resta indietro». Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
Rilasciati gli attivisti di Extinction Rebellion fermati stamattina a Roma
Dopo oltre 7 ore, le sei persone prelevate dalle Forze dell’Ordine nei pressi dell’Altare della Patria sono state rilasciate dall’Ufficio Immigrazione di Tor Sapienza. A comunicarlo sono state le stesse persone coinvolte una volta uscite dall’edificio, in quanto le comunicazioni con l’esterno sono state impedite fino al rilascio. A tutte loro, infatti, è stato strappato il telefono dalle mani non appena fermate: azione illegittima e ingiustificata, resa ancora più grave dall’aver negato il diritto previsto di contattare un avvocato o contatto di fiducia. Questi illeciti si aggiungono alle reazioni verbalmente aggressive che le persone denunciano di aver ricevuto da parte degli agenti durante il fermo, come “voglio bruciare lo striscione con voi dentro”. Durante la permanenza in Questura, inoltre, gli agenti si sono rifiutati di chiarire alle persone stesse il loro stato legale – se di fermo o di arresto – sostenendo invece che fossero “graditi ospiti”. Informazione che non è stata fornita neanche ai legali del movimento, così la posizione delle persone, nonostante abbiano ripetutamente tentato di contattare Questure e Commissariati nel corso della mattinata. Tutte e sei le persone sono state rilasciate con denunce per “invasione di terreni ed edifici” (art. 633 cp) nonostante solo tre di loro erano effettivamente entrate nel cantiere e le altre sono state costrette a entrarvi dagli agenti stessi. Tre di loro sono state inoltre denunciate per “resistenza a pubblico ufficiale” (art. 337 cp) per aver praticato resistenza passiva o aver tenuto una bandiera in mano. Oltre a bandiere e striscioni, ad alcune di loro sono state sequestrate anche le telecamere, nonostante non costituissero un corpo del reato, e mancassero dunque i presupposti per il sequestro. “Quanto avvenuto è preoccupante e surreale, un sequestro di persona a tutti gli effetti. Pratiche intimidatorie e illegittime mascherate da gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica, ancora più paradossali se avvengono nella giornata in cui dovremmo celebrare la nostra democrazia. Mentre si verificava questo episodio inaccettabile, si svolgeva la parata per celebrare la Repubblica e la Costituzione: Costituzione che ripudia la guerra, proprio come riportava lo striscione ormai sequestrato. In una Roma sorvolata da aerei caccia, difendere la democrazia sulla Terra diventa un imperativo morale. Abbiamo denunciate una volta e lo faremo ancora”. Extinction Rebellion
June 2, 2026
Pressenza
Pontedera: “No alla guerra” dalla Piaggio alla base NATO
In oltre due migliaia di persone oggi, 2 giugno, a Pontedera e da Pisa, Viareggio, Lucca, Livorno e Piombino hanno risposto all’appello del Movimento No Base, che riferisce: > Una presenza di collettivi variegata e determinata ha rivendicato un futuro di > pace e diritti per il territorio della Valdera portando in piazza > un’opposizione radicale alla militarizzazione del territorio e al progetto > della nuova base militare del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) e del > Tuscania tra Pisa e Pontedera.Non è stata solo una manifestazione, ma un corpo > collettivo che ha attraversato Pontedera per dire che la Toscana non può e non > deve diventare l’hub logistico delle guerre globali. > > Il corteo ha mosso i primi passi dal Comune verso il Duomo, aperto dalle voci > di Stop Rearm. > > Un intervento che ha subito messo a nudo la ferita democratica: decisioni > calate dall’alto, prese in uffici blindati e protette dal segreto militare, > mentre la cittadinanza viene esclusa da ogni scelta che riguarda il proprio > suolo. > > “La partecipazione dei cittadini è l’unico vero antidoto a una politica che > scambia la democrazia con l’obbedienza agli ordini militari”, è stato ribadito > tra i primi applausi della piazza. > > La preghiera e la cultura di pace – Davanti al Duomo, lo spazio è stato > occupato dalla testimonianza dei Cristiani No Base. Un richiamo etico e > spirituale che ha ribaltato la narrativa del riarmo: la pace non è l’assenza > di conflitto, ma la presenza di giustizia sociale. Un grido che ha unito > credenti e non nella convinzione che investire in armamenti significhi tradire > l’umanità. > > La scuola non si arruola: contro la censura e per la libertà – Mentre il > corteo riprendeva il cammino, la parola è passata ai collettivi studenteschi e > allə studentə No Base. > > Il focus si è spostato sull’università e sulle scuole, denunciando il clima di > censura e repressione che sta colpendo il mondo della formazione. > > È stata duramente condannata la linea del Ministro Valditara e la gravità > della sanzione inflitta all’insegnante “colpevole” di aver invitato Francesca > Albanese a parlare di Palestina. > > “Sanzionare un docente significa colpire la libertà di insegnamento e il > pensiero critico”, hanno gridato gli studenti, rivendicando una scuola che sia > officina di pace e non anticamera della caserma. > > Presso la palestra Pacinotti, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle > scuole ha approfondito il legame tra propaganda bellica e percorsi formativi, > ribadendo che l’istruzione deve restare pubblica, laica e libera da ogni > logica di guerra. > > Lo snodo della morte: trasporti e Military Mobility – Raggiunta la stazione, > il tema si è fatto infrastrutturale. > > I Ferrovieri contro la guerra hanno tracciato la mappa della “Military > Mobility”. > > Pontedera è oggi lo snodo cruciale che connette i porti di Livorno, Piombino e > La Spezia all’asse Nord Europa-Mediterraneo attraverso Firenze. > > “Vogliono trasformare la Toscana in una piattaforma logistica per il transito > di truppe e armamenti”, hanno denunciato i ferrovieri. > > La piazza ha risposto con un secco no: i binari devono servire alla mobilità > sostenibile dei pendolari e non al trasporto di strumenti di morte. La memoria > della strage di Viareggio è servita a ricordare che la sicurezza dei cittadini > viene sempre sacrificata sull’altare del profitto e della velocità, oggi > piegati alla logistica bellica e all’ipocrisia di chi chiama “presidi di > sicurezza” le basi di proiezione militare all’estero dei soldati nostrani. > > Nel corso della mobilitazione, il corteo ha espresso piena solidarietà – > tramite gli esponenti di Freedom Flotilla Italia – al popolo palestinese e a > tutti i popoli oggi oppressi dalla guerra. > > Welfare e diritto all’abitare – In via Brigate Partigiane, l’Unione Inquilini > ha portato il corteo di fronte alla realtà cruda dell’emergenza abitativa. > > Mentre il governo stanzia 520 milioni di euro per una base militare, migliaia > di famiglie restano senza casa e la sanità pubblica cade a pezzi: “Ogni euro > speso in cemento militare è un euro sottratto a un tetto per chi ne ha bisogno > e a una visita medica garantita”. > > Lavoro e riconversione: il nodo Piaggio – Il momento finale e più simbolico si > è svolto davanti ai cancelli della Piaggio. Qui, l’intervento di Cappellini e > del Coordinamento Valdera Avvelenata ha chiuso il cerchio. > > È stata denunciata la deriva verso la transizione civile-bellica e > l’ossessione per la cyber-sicurezza militare: “Non vogliamo una fabbrica che > costruisce morte, ma una produzione che rispetti l’ambiente e la salute dei > lavoratori”. > > I dati parlano chiaro: l’industria civile genera più occupazione e ricchezza > duratura rispetto a quella bellica.  La Valdera avvelenata dai profitti > indiscriminati chiede oggi una bonifica dei territori e delle menti. > > I prossimi appuntamenti – La mobilitazione non si ferma qui. Nel pomeriggio si > prosegue con una grande assemblea proprio nella Tenuta Isabella, l’area > deputata a divenire, secondo il Ministero della Difesa, una pista e un > poligono militare. > > “Noi oggi parleremo del futuro di questa zona e dei prossimi appuntamenti di > mobilitazione, a partire dal campeggio no base giovanile nel fine settimana > del 13 e 14 giugno e la partenza di una nuova flottilla da Viareggio il 20 > giugno”. > > Pontedera ha scelto da che parte stare: dalla parte della vita, della > trasparenza e di un futuro dove i 520 milioni di euro servano a costruire > scuole, case e ospedali, non basi militari. Una scelta di campo condivisa a > livello nazionale: tramite un coordinamento antimilitarista, analoghe > manifestazioni si sono svolte in contemporanea a Catania, Trapani, Cagliari, > Vicenza e Firenze. > > Movimento No Base Redazione Toscana
June 2, 2026
Pressenza
La pace è cammino, la pace richiede lotta e tenacia, la pace passa attraverso strade scoscese
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Paxchristi promuove oggi una mattinata di riflessioni, testimonianze, canti dedicate alla Pace, davanti ad un luogo simbolo di Firenze: la caserma Predieri, che oltre essere base militare, è anche sede del comando Nato. Un presidio di contenuti, una piazza impegnata ed impegnativa, di parole ed anche di invito alla lotta ovvero alle pratiche nonviolente che non sono di resa quanto di “speranza attiva e organizzata”, portati dai punti pace di diverse località di Italia, dalle vicine Prato e Pistoia, quindi Viareggio, passando dalla Valdera, Arezzo, per arrivare fino a Chieti, Roma e Lazio Nord; la convocazione è per “esprimere la nostra contrarietà alla guerra; invocare la pace; fare della nonviolenza una pratica concreta”. “Oltre (e contro) la retorica militare, per una repubblica disarmata, il presidio è pubblica testimonianza per dare risposta con i corpi contro la logica della guerra” (così si apre la mattinata); si ricorda quando davanti a Comiso si manifestava, allora come adesso contrari alla militarizzazione crescente, “contrari all’incalzare dei pericoli del nucleare”; si ricordano le 37 interferenze della Nato e degli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale in avanti, in Laos, Vietnam, Cambogia, Guatemala, Libano, Salvador, Nicaragua, Iran ed altri paesi che rischiano di essere dimenticati. Si implora Giustizia e vicinanza alle vittime delle guerre, si fa riferimento anche alla Palestina, sia pure in modo non esclusivo e senza posizionamenti, si cerca una trasversalità “in solidarietà con tutti i popoli”; si fa appello sostenere anche la legge per la difesa civile nonviolenta, pur esprimendo perplessità di metodo (giustapposizione di esercito di pace e di guerra, senza entrare dentro quei contraddittori che in piazza rischiano di essere ridotti nella complessità). Si fa collettivo appello al cambiamento che deve partire da dentro: “ogni parola ed ogni comportamento contano quando si parla di costruire la pace”, così invitano a riflettere da Rondine cittadella della pace. Si recuperano ricordo e parole di Don Tonino Bello: “la pace richiama il conforto del salotto più dei pericoli della strada”, mentre “occorre una rivoluzione di mentalità”, perché “la pace non è un dato ma una conquista, la pace richiede lotta, sofferenza, tenacia, non tollera atteggiamenti sedentari, postula la radicale disponibilità a perdere la pace per poterla raggiungere”. Da “We shall overcame” a “Solo le pido a Dios” l’appello ai mercanti di morte: recuperando Don Mimmo Battaglia: “ai mercanti di morte, a voi che fate affari (…) le armi spezzano i corpi per affamare il futuro”; “davanti a un bambino ucciso, esiste solo l’abisso Fermatevi!”; “a voi, mercanti di morte, dico Restituitevi alla vostra umanità!” Un padre missionario ricorda l’esperienza vissuta in Brasile, Chico Mendes che ha lottato e dato la vita per difendere i popoli della foresta e la foresta stessa; ricorda una guida di una comunità di base, che è stato anche sindacalista, ucciso alla porta di casa, come conseguenza del suo operato; “getta il seme nella terra, non sarà inutile, pianta per il tuo fratello”. Si legge la poesia di una madre palestinese; un appello ad ascoltare la voce e sentire il sentimento: “una madre a Gaza ascolta il buio, filtra i suoi uno a uno”; “una madre a Gaza) si erge come uno scudo per i suoi figli”; “fa il pane col sale delle lacrime dei suoi occhi”. “Quando visiti la Palestina, vivi nel sorriso delle donne, nello sguardo dei bambini, vivi nello sguardo stanco ma mai arreso, mani ruvide del colore rossastro della terra…”; continuando attraverso le parole di Antonio De Lellis, “per un popolo che non vuole nemici, per chi vive la nonviolenza, le lacrime di tutte le madri”. Interviene Alessandro Orsetti, in rappresentanza del Comitato No Comando Nato, ricordando che nel luglio 2022 si era appena saputo che la caserma Predieri sarebbe diventata Comando Nato, eppure nessuno era in grado di fornire informazioni; il Comando si è quindi già inserito qui, in città, vicino agli abitati ed agli abitanti, militarizzando di fatto un territorio. “La Nato si occupa di difendere l’Occidente ricco, vogliamo che diminuiscano le strutture militari sul territorio, mentre ci sono propagande militari: un riarmo in Europa, ma anche in Italia”; continua Orsetti, “dobbiamo fare un lavoro concreto, si sta diffondendo una mentalità che dobbiamo contrastare; dobbiamo andare nelle scuole a parlare con i giovani che sono a rischio, perché possono assumere logiche belliciste o altrimenti essere indifferenti, avallando quindi quello che sta succedendo”. “La nonviolenza è lotta, non è remissività”, uniti secondo le proprie traiettorie, convergenti verso le prassi che portino fuori dall’indifferenza, fuori dal silenzio, uniti nell’indignazione, oltre la rassegnazione. La pace richiede impegno, lotta e soprattutto coerenza di posizionamenti di idee sentimenti comportamenti, uniti dentro una collettività che diviene una comunità in cammino. Emanuela Bavazzano
June 2, 2026
Pressenza
A Sulmona la festa della Repubblica che ripudia la guerra
“Pensate quanto è lungo il lavoro per rendere un uomo capace di uccidere. Bisogna dirgli che il nemico è un mostro e non un essere umano come lui. Dunque, la guerra è un triste progetto di morte preparato a freddo. Noi continueremo ad opporci”: si è aperta con queste parole della cantautrice e attivista statunitense Joan Baez la manifestazione svolta oggi a Sulmona per chiedere la smilitarizzazione della base di Monte San Cosimo. “Celebriamo il 2 giugno, Festa della Repubblica all’insegna di quanto sancisce la nostra Costituzione: il ripudio della guerra – ha detto Mario Pizzola del Movimento Nonviolento – Un ripudio che coinvolge anche la preparazione della guerra e la folle corsa al riarmo decisa dall’Unione Europea e accettata supinamente dal governo italiano. Da quasi 90 anni la Valle Peligna è costretta a convivere con il più grande deposito di armi e munizioni esistente in Abruzzo. Una struttura che rappresenta un pericolo per la popolazione e che è stata già bombardata nel corso della Seconda guerra mondiale. Vogliamo che questa area vastissima di 133 ettari venga restituita alla comunità locale per essere adibita a finalità civili e di pace”. Il segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, Francesco Marrelli, ha ricordato che già nel primo dopoguerra ci furono lotte organizzate dal sindacato per chiedere la smilitarizzazione di Monte San Cosimo e per trasformarlo in area da destinare ad attività sociali e produttive: “E’ un progetto che oggi rilanciamo con forza tenendo conto che si tratta di un’area già infrastrutturata e dotata di ogni servizio come acqua, luce e gas. Ci sono inoltre strade interne e una ferrovia ed è anche vicinissima all’autostrada Pescara-Roma. Perciò può rappresentare una importante risorsa per risollevare un territorio soggetto ad una pesantissima crisi economica e ad un continuo spopolamento, un territorio dove le uniche attività che vi si insediano sono quelle a forte impatto ambientale e senza ricaduta occupazionale, come la centrale Snam”. Renato Di Nicola, del coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra, ha sottolineato il forte legame che c’è tra fonti fossili e guerra. “Le fonti fossili – ha detto – non sono solo la causa principale del cambiamento climatico e dei disastri che esso produce, ma sono anche la causa di molte guerre, come dimostra il conflitto in Ucraina e quello in Iran. Le due lotte, perciò, sono congiunte. Il governo continua a dire che all’interno di Monte San Cosimo vi sono solo limitati quantitativi di armi e munizioni. Ma allora perché negli anni ’80 le servitù militari furono raddoppiate? Perché Gheddafi minacciò di colpirlo? Se fosse vero che la base militare è poco importante, allora che senso ha impegnare un’area così grande? Smilitarizziamola e restituiamola ad un territorio in forte sofferenza. In primo luogo, ad esempio, ad attività di protezione civile visto che parliamo di una zona ad altissima sismicità”. Alla manifestazione hanno partecipato anche i giovani del PD la cui rappresentante Caterina Marzi ha messo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel mondo, lo sdoganamento della guerra come mezzo ordinario per risolvere le controversie internazionali, gli eccidi della popolazione civile fino al genocidio, come a Gaza, la soppressione del diritto internazionale, suscitano una fortissima preoccupazione tra le nuove generazioni: “Noi guardiamo al futuro con angoscia, ed è per questo che ci battiamo per la pace, contro il riarmo e contro la crescente militarizzazione dei territori. Pertanto, facciamo nostro l’obiettivo della smilitarizzazione del deposito di Monte San Cosimo, come pure ci opponiamo decisamente ai disegni governativi che mirano alla reintroduzione della leva militare obbligatoria”. Marco Alberico, attivista del blog Casa di Vetro, ha fatto presente che la lotta per la smilitarizzazione di Monte San Cosimo non parte da zero ma che già in passato ci sono state molte iniziative: “Circa 20 anni fa una petizione popolare che raccolse 5.000 firme di cittadini e ben 17 Comuni del comprensorio approvarono delibere in favore della smilitarizzazione. La stessa Regione Abruzzo recepì la richiesta dei Comuni ma poi tutto si fermò perché la nostra classe politica lasciò cadere questa battaglia. Avevamo invitato alla manifestazione anche i Sindaci, le consigliere regionali e i parlamentari ma non si è presentato nessuno di essi. Noi però non demordiamo e continueremo a portare avanti questa lotta quale componente non secondaria della vertenza Valle Peligna”. Gli interventi che si sono susseguiti nella manifestazione sono stati accompagnati anche da canti e letture di testi pacifisti. Tra questi un appello della Federazione Giovanile Socialista ai coscritti della leva del 1911 che diceva: > Pensateci quando in nome del re e della patria vi comanderanno di andare > contro i vostri fratelli di altre nazioni, lavoratori come voi, sfruttati come > voi, per ucciderli e farvi uccidere. Risvegliate allora nel vostro cuore i > migliori sentimenti, e se qualche delinquente gallonato vi comanderà il fuoco, > non dimenticate la vostra origine, non dimenticate che continuate ad > appartenere alla classe operaia anche se vi hanno imposto la casacca > soldatesca, non dimenticate che vi rendereste indegni del bacio materno > assassinando i vostri compagni. Redazione Abruzzo
June 2, 2026
Pressenza
La democrazia non è un’eredità, ma una responsabilità quotidiana
In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani desidera rivolgere una riflessione alla comunità scolastica e, in particolare, alle giovani generazioni, chiamate a raccogliere l’eredità più preziosa consegnata dal 2 giugno 1946: la consapevolezza che la democrazia non è una conquista definitiva, bensì una costruzione quotidiana. Ogni anno celebriamo la Festa della Repubblica ricordando il referendum che consentì agli italiani di scegliere liberamente il proprio futuro dopo gli anni della dittatura e della guerra. Eppure, a ottant’anni da quella scelta storica, la domanda più importante non è cosa accadde allora, ma cosa sta accadendo oggi. Viviamo in un’epoca straordinaria. Mai nella storia dell’umanità così tante persone hanno avuto accesso all’informazione, alla conoscenza e agli strumenti di comunicazione. Eppure assistiamo, contemporaneamente, alla crescita delle guerre, all’espansione dei discorsi d’odio, all’indifferenza verso le sofferenze altrui, all’isolamento sociale e alla difficoltà di costruire relazioni autentiche. È un paradosso che dovrebbe interrogare profondamente il mondo della scuola. Possiamo conoscere in tempo reale ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza, ma rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi siede accanto a noi in classe. Possiamo parlare con il mondo intero attraverso uno schermo, ma talvolta fatichiamo ad ascoltare chi vive nella nostra stessa comunità. Possiamo accedere a una quantità immensa di dati, ma non sempre sviluppiamo la capacità di comprendere il significato umano delle informazioni che riceviamo. Forse la sfida più grande del nostro tempo consiste proprio in questo: imparare nuovamente a riconoscere l’altro come persona. Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, quando richiama la necessità che prevalga la forza della legge e non la forza delle armi, non riguardano soltanto i conflitti internazionali. Esse chiamano in causa ciascuno di noi. Ogni volta che prevale la prepotenza sul dialogo, l’umiliazione sul rispetto, l’esclusione sull’inclusione, si produce una piccola ferita ai principi che sostengono la convivenza democratica. Per questa ragione il Coordinamento ritiene che la scuola debba essere considerata oggi uno dei più importanti presìdi democratici del Paese. Nelle aule scolastiche non si trasmettono soltanto conoscenze. Si costruiscono visioni del mondo. Si apprendono le regole della convivenza civile. Si sperimenta il valore della partecipazione. Si impara che la libertà individuale acquista significato soltanto quando si accompagna alla responsabilità verso gli altri. Ai giovani desideriamo rivolgere un invito particolare. Non considerate la Costituzione un semplice documento storico né un insieme di norme da studiare per una verifica. La Costituzione è una narrazione collettiva che parla anche di voi. È il racconto di donne e uomini che, dopo aver conosciuto la guerra, la repressione e la privazione delle libertà fondamentali, decisero di affidare il futuro del Paese alla dignità della persona umana, all’uguaglianza e alla solidarietà. Ogni generazione è chiamata a riscrivere quel racconto attraverso le proprie scelte. La qualità della democrazia italiana dipenderà dalla vostra capacità di difendere la verità contro la disinformazione, il dialogo contro l’aggressività, la partecipazione contro l’indifferenza, la cooperazione contro la cultura dello scarto. Al personale scolastico, ai dirigenti, ai docenti e a tutti coloro che operano quotidianamente nelle istituzioni educative, desideriamo rivolgere un sentimento di profonda gratitudine. In una società spesso attraversata da tensioni, fragilità relazionali e disorientamento culturale, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi luoghi nei quali è possibile incontrare la diversità senza temerla, confrontarsi senza annullarsi reciprocamente, crescere senza rinunciare alla propria identità. Educare ai diritti umani oggi significa molto più che trasmettere contenuti. Significa insegnare ai giovani che la dignità non è negoziabile, che nessuna persona può essere ridotta a un’etichetta, che il rispetto delle differenze non indebolisce una comunità ma la rende più forte. Forse la riflessione più urgente che gli ottant’anni della Repubblica consegnano alla scuola riguarda proprio il concetto di cittadinanza. Per troppo tempo abbiamo pensato che essere cittadini significasse principalmente esercitare dei diritti. Ma il futuro delle democrazie dipenderà dalla capacità di comprendere che cittadinanza significa anche prendersi cura degli altri, delle istituzioni democratiche, dei beni comuni, della verità e della pace. Una Repubblica può sopravvivere a molte crisi economiche, a profonde trasformazioni sociali e persino a difficili passaggi politici. Ciò che rischia davvero di indebolirla è la perdita della capacità di riconoscersi come comunità umana. Il contrario della democrazia, infatti, non è soltanto la dittatura. Il contrario della democrazia è l’indifferenza verso il destino degli altri. A ottant’anni dalla sua nascita, la Repubblica continua dunque a rivolgere a ciascuno di noi una domanda semplice e al tempo stesso impegnativa: quale società stiamo costruendo con le nostre parole, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani? Dalla risposta a questa domanda dipenderà non soltanto il futuro delle istituzioni democratiche, ma la qualità umana della nostra convivenza civile. Romano Pesavento, presidente CNDDU Maddalena Brunasti
June 2, 2026
Pressenza
La Repubblica celebrata dalla Meloni non è quella del 2 giugno 1946
In occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto un’affermazione importante: “dopo 80 anni dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani”. Una frase che potrebbe esser stata pronunciata da uno statista: parole importanti, che lascerebbero presagire l’esplicitazione di una visione di quello che lei pensa debba essere la Repubblica del futuro, perché questo richiederebbe la responsabilità pubblica che ha assunto di fronte al Paese.  Ma la frase di Meloni invece è morta lì. Nessuna visione, nessuna prospettiva.  Non sapremo mai probabilmente quale sia la sua idea di “Repubblica di domani”.  Quello che sappiamo, e stiamo sperimentando però, è quale sia la sua idea di Repubblica di questi 4 anni e mezzo di governo.  La Repubblica in cui lei annovera a padre della patria l’estensore di ordini di fucilazione di partigiani, quale è stato Giorgio Almirante nella sua fase Repubblichina, e poi occulto facilitatore dello stragismo fascista di Stato, durante la sua direzione del Movimento Sociale Italiano. La Repubblica che ha strutturato uno Stato securitario, oppressivo e poliziesco, perseguito inizialmente con il grottesco decreto “anti-raveparty”, e poi attuato con tutti i decreti sicurezza, fatti approvare in maniera obbediente alla sua maggioranza in Parlamento. La Repubblica che copre la strage di Cutro, che riporta in Libia con un volo di Stato un torturatore e uno stupratore quale Usāma al-Maṣrī, che costruisce lager per migranti in Albania in accordo con l’autocrate rosso Edi Rama, censurati dalla legislazione europea, e che oggi ospitano più poliziotti italiani in villeggiatura che persone migranti. La Repubblica che è tutt’ora complice e fiancheggiatrice del genocidio di Gaza, e asservita agli interessi geopolitici di Trump. La Repubblica che in questi 4 anni e mezzo, ha abbandonato decine di migliaia di cittadini colpiti da luttuose alluvioni e catastrofi naturali a causa della crisi ecoclimatica.  La Repubblica in cui le mafie, la corruzione pubblica e privata, senza alcun spargimento di sangue, operano come neanche riuscivano a fare durante la ‘stagione delle stragi’ e di Tangentopoli.  La Repubblica dell’economia di guerra, del riarmo, della militarizzazione delle scuole e delle università, e del probabile ritorno alla leva militare obbligatoria.  L’idea di Repubblica, con cui Meloni governa questo Paese, è concreta nella vita dei cittadini italiani, anche attraverso altre scelte che riguardano la sanità, la scuola, i diritti delle persone, specie quelle più fragili.  La consapevolezza di questo concreto presente porta a concludere che, anche se lei la covi intimamente, la sua idea di ‘Repubblica di domani’ non avrà sicuramente niente a che vedere con i valori e le radici di quel 2 giugno 1946.  Ci si augura solo che, quanto prima possibile, Meloni torni ad appartenere alla ‘Repubblica di domani’ da semplice cittadina, che onori per primo con il suo tempo, cosa che non ha mai fatto, quel valore che apre la Costituzione all’articolo 1. Leonardo Animali
June 2, 2026
Pressenza